Ispirazioni, Prosa Poetica, Visioni

Questo amore inspiegabile…

שיכורים מאהבה, shikhorim me ahavah, drunk with love… e per fortuna c’è la musica israeliana mizrahi in questa vigilia di natale iniziata con un giro al Carrefour per comprare le sigarette e bersi un caffè al centro commerciale e ascoltare musica e musica guardando verso il sole che sorgeva alle nove di mattina in questo inverno pieno di oscurità che mi dava ancora la luce nella musica orientale, questo amore inspiegabile verso le sonorità dell’Est, questo amore inspiegabile… musica su musica in quei 16 giga che riempiono ora il cellulare di musica infinita, anche quando dopo andavo con mio padre all’Alta Sfera a fare la spesa di Natale e vedevo quella giovane cassiera che proprio cassiera non era, visto che stava lì solo a controllare il prezzo finale della merce aiutata da quella che segnava il codice a barre, una bellezza strana, come questa cantante israeliana, Eden ben Zaken, dai capelli biondi e dal viso pieno di luce ma dai tratti di certo non da modella, eppure tutta la bellezza era là, che si rifletteva in quella giovane dal nome Aida, come quell’altra ragazza albanese di una volta, e forse albanese lo era anche lei, la sosia di Eden ben Zaken, e chissà perché ogni amore nasce sempre da una somiglianza, da una strana somiglianza di qualche ragazza con qualche altra ragazza, come lo era per Alina, simile a Nadia, come era per Leida, simile a Sarit Hadad, come è per Ana, simile a Inna, e così a perdersi all’infinito, in una bellezza che rimanda ad un’altra, e se qualcuno scriveva che l’amore nasce da una metafora a me a viene da dire che l’amore nasce da una somiglianza… e mi rilassavo, mi rilassavo nel dopo pranzo a riposare, facendo la mia camminata di sempre, ascoltando ancora musica, quella musica raggaeton che piaceva ad Ana, quella musica dai testi a volte un po’ spinti, dalla musica e dalle note orecchiabili, e che passo di qualità dai tempi dove ascoltavo musica black metal, a queste sonorità piene di vita e di amore, anche adesso che il desiderio è spento e più che desiderare sogna, sogna quando tornerà Ana, forse un giorno, non si sa quando… ed ero un po’ distrutto, dopo pranzo, da questo girare di negozi e supermercati, che sentivo lo stress delle compere, e forse ancora lo stress del lavoro che non mi ha ancora lasciato, e solo nel pomeriggio trovavo una ragione d’essere alla giornata che altrimenti sarebbe marcita… trovavo una ragione d’essere nel libro di Galimberti sul cristianesimo e mi sembrava di recuperare una parte di me stesso, con quel sentimento della promessa e del futuro, dell’avvenire, che non poteva esserci migliore combinazione di attendere l’avvenire e insieme sognare una ragazza e ascoltare alla vigilia di natale musica israeliana che l’amore sacro e l’amore profano vengono a incontrarsi e mescolarsi per dare una quiete e una sensazione di piacere mai sentita che mi accompagnerà ancora per giorni, per mesi, per tanto tempo, là dove il tempo non finisce a Natale, e neanche a Capodanno, e neppure a gennaio il giorno del mio compleanno, e neppure a febbraio quando torna Ana, ma non si sa quando finisce, come l’attesa di un giorno finale, un’escatologia infinita che non si sa quando si compierà, e l’attesa, la promessa, l’attesa e il fondersi dell’amore profano con quello sacro si manifesta in me per ripulirmi da pensieri e paranoie e ipocondrie senza alcun fondamento e mi sento alato nel liberarmi in queste sonorità orientali che mi infondono l’anima di nuovo… e poi il pomeriggio, a compendio delle letture sul cristianesimo doveva anche chiamarmi Stas che era insieme con Larisa e Dmitrij all’Esselunga a comprare i pellet e a fare la spesa e dovevo andare a prenderli in macchina al paesino qua vicino per caricare la merce… e si parlava con Larisa di come loro festeggino il 7 gennaio il Natale e non il 25 come da noi o anche in Romania, come quando parlavo con Ana, e si parlava così, del più e del meno, di come forse, dopo le vacanze di Natale, sentiranno ancora quelli delle case popolari, se gliel’assegnano alla fine una casa popolare, e di come fa freddo a volte lì da noi in mansarda, dove la stufa a pellet fa quello che può, e mi sentivo in pace con me stesso, anche prima di vedere loro, a vedere tutta quella gente andare e venire nel supermercato, come stamattina, ma con quel senso di tranquillità che la mattina non trovavo, stressato dalle compere, e non c’era salvezza migliore che recuperare quella parte di me stesso che sa attendere, che crede nell’amore, un amore che si confonde tra sacro e profano, che sa sia di eros che di agapè, senza bestemmiare contro lo spirito, senza ripudiare la carne, senza condannare la sensualità, ma dandosi il giusto tempo che serve per non essere schiavo di pulsioni, con l’idea che la sessualità non è un divieto ma neanche un obbligo, e che non c’è meglio al mondo di andare d’accordo con tutti e dove c’è odio e incomprensione ricordarsi sempre della divinità che tutto sopporta con pazienza… e non c’è giorno migliore di questo per darsi ancora ad altra musica israeliana, ritrovando quella luce di cui Hanukkah dice nel periodo più buio dell’anno, e la luce la ritrovavo in questo amore incomprensibile per la musica orientale, per le ragazze, per l’attesa futura, che recupero quella parte di me stesso che negavo quando tornavo dalla Repubblica Ceca dove tutti quegli amici si dicevano non religiosi e mi lasciavano imitarli solo per perdermi nel regno assoluto dei piaceri e della sensualità che avrebbe visto quelle relazioni con Xhuliana, e poi Alina e poi Leida, mentre qui c’è solo da recuperare quell’amore inspiegabile che era degenerato fin troppo con Leida… e la poesia, ritrovare la poesia, l’elogio della poesia e della promessa e dell’attesa e della musica e dell’amore in quelle belle pagine di quei libri che mi danno ancora la voglia di credere nell’umanità, là dove troppi giorni a contatto con gente di officine e gente materialista e meccanica, tecnica, mi fa perdere il senso del tutto, e che piacere ritornare nelle braccia dei libri, della musica, dell’attesa, della promessa, dell’amore, di gente normale, di ragazze e donne e non più solo tra il ferro degli strumenti e dei macchinari… e mi perderei ancora, mi perderei ancora alla ricerca della canzone più orientale che ci sia, del canto più orientale che ci sia, in questo amore inspiegabile che va verso oriente, e qui nasce ancora la poesia, e la voglia di cantare, e di sognare, e di attendere quell’amore che se anche non c’è è presente nella musica e nel canto e nella bellezza femminile, senza divieti sensuali, ma anche senza forzature erotiche, e mi perdo così, mi perdo così, in questo amore inspiegabile…

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