Ispirazioni, Riflessioni, Visioni

Alla poligamia dell’anima…

Ed è quasi la fine dell’anno ormai, altro che Natale, e come ogni fine dell’anno che si avvicina si avvicinano anche i bilanci… bastava guardare un attimo Facebook e i post di rabbì C. per ricordarmi di Hanukkah, quelle luci che si accendono nel periodo più scuro dell’anno, l’inverno, dove si cerca di trovare una luce anche in noi, come nella storia di Yosef abbandonato dai fratelli e lasciato solo come in un mondo dell’oltretomba da cui poi interpreterà i sogni e cercherà di avere una visione per il futuro… sì, bastavano quei due video di rabbì C., sentire salmodiare in ebraico per portarmi con le lacrime agli occhi e pensare ancora ad Ana… due lacrime, due semplici lacrime che mi facevano capire il periodo oscuro nel quale mi sto gettando, una specie di depressione in piccolo, dove voglio prendere pausa dai troppi studi, dalle troppe ragazze, dal troppo lavoro… e ripensavo al libro che avevo letto durante il giorno, quella sociologia dell’islam che faceva un po’ di chiarezza su tutte le mie idee che avevo di quella religione, solo per approdare al pensiero di sempre, che salvava tutto, la poligamia e le ragazze… e pensare che qualche giorno fa leggevo proprio sul quotidiano di come l’uomo si di per sé, per natura, poligamo, e mai come quest’anno, o come questi dieci anni, ma sopratutto quest’anno, è vero… che anno terribile, pensavo, quando ricominciava il tempo, alla fine dell’università, una nuova vita, un nuovo corso del tempo, un corso del tempo che dopo un anno vuole i suoi bilanci… che casino tra Leida, Ana, Manuela, Marina, e quell’altra ragazza romena senza nome, senza dimenticare le due volte che rivedevo Alina, che casino, che casino… che un casino così non l’ho mai fatto, forse neanche nel 2008, l’anno più psicotico e ipersessuale di sempre, e dopo un anno si fanno i conti, si fa una specie di bilancio… sta di fatto che pensavo a lei, sotto le note e il canto delle canzoni di Inna, la sua foto sul pc, che ricorda davvero il volto di Ana, e mi perdevo in quella musica, e sognavo tutte le ragazze di quest’anno, così come mi vedevo tutto quest’anno intento a studiare tedesco e albanese, a ripassare il mio russo, a non dimenticare l’inglese, che mi chiedevo come avevo potuto resistere così tanto a così tante lingue, così tanta musica, così tanto lavoro, così tante ragazze, che adesso viene davvero il tempo di un attimo di riposo, un po’ da tutto, come mi chiedeva anche il dottore l’ultima volta che lo incrociavo… riposo, e il pensiero delle ragazze, quel libro sull’islam che ha rivelato l’unico fascino vero di questa religione: la poligamia… che pensavo anche a Miryam che rivedevo questo mezzogiorno dopo pranzo, quando andavo a bermi un caffè e le chiedevo del suo ginocchio di cui mi parlava, la fisioterapia che deve fare per quattro mesi, forse un’operazione, ma si spera di no, ed era un attimo di pace parlare con lei, guardarla negli occhi, sentire la sua voce, guardare il suo volto e provare a pensare ad una ragazza così, una musulmana italiana come tante, eppure in qualche modo speciale, con quel suo sguardo da giovane madonna… ed era una catena di pensieri e immagini che si perdevano tra Ana, Inna, Miryam e Marina, senza capire più a chi volevo più bene, forse a tutte, forse a nessuna, senza per forza pensare al desiderio erotico, ma perdendomi nella loro bellezza a modo loro e nelle loro parole, nel loro parlare, nella loro femminilità, e si apriva un mondo, il mondo delle ragazze… che mi chiedo ancora come pensavo di trovare l’apice del mondo solo nella musica, nelle lingue, negli studi, e non nelle parole e nei loro volti, nella loro bellezza, e mi dicevo che davvero era ora di prendersi un attimo di pausa da questo sesso a tutti i costi che Leida mi aveva stregato, da questa mania albanese e tedesca, da questo rimpallare di religioni e teologie e madonne e cristi e profeti e figure messianiche, che nel libro dell’islam l’unica cosa che contava alla fine davvero era la poligamia, o il sogno della poligamia, l’antico sogno che si è trasformato in questi dieci anni in ragazze a non finire, la mia vera natura, altro che religiosità ipocrite, e ancora una volta dal solito ciclo ebraismo, cristianesimo, islam riscopro le ragazze… che per un attimo quasi mi verrebbe davvero l’idea di provarci con Miryam, o se non di provarci almeno provare a conoscerla meglio, mentre prima mi perdevo nella musica di Inna e pensavo ad Ana, e ripensavo anche a Marina sul lago di Como, quando si bagnava sulla riva, e dentro di me pensavo solo a quanto non mi piaceva in fondo, a quando poi la notte andavo da Ana e rilasciavo su di lei tutta la mia energia… oggi non sarebbe più così, è un periodo scuro questo, l’inverno inoltrato, i giorni più corti, quella luce che si cerca per illuminare la vita, quella luce nelle tenebre di quest’anno, e per fortuna quei due video di rabbì C. mi davano la giusta ispirazione… sì, sarà un periodo più leggero d’ora in poi, tra questo natale, Ana che va via, Marina che non voglio più sentire, il bilancio di fine anno, i miei 33 anni a gennaio che per un attimo suonano troppo imponenti, e se ho recuperato libri sull’islam, sui bahaì, sull’ebraismo è anche per relativizzare questo numero 33 che è troppo carico di significato nella cultura cristiana, e non voglio farmi fregare da religiosismi, meglio pensare alla poligamia, alle ragazze, e cercare di capire un giorno quale potrebbe essere la ragazza per me, anche se dal fondo risuonano sempre le parole di Alina: “Meglio non amare…”… che anno terribile per me questo 2017, che solo ora me ne rendo conto, riuscire ormai nel mio intento di capire senza troppa difficoltà articoli in tedesco e in albanese, a costo di fatica immane, senza sapere perché, forse solo perché Leida aveva un nome tra l’albenese e il tedesco, una via di mezzo tra una città olandese e la sofferenza leiden tedesca e un nome un po’ greco da leggenda del cigno, che ispirazione! Quanto erotismo con lei, ora che anche lei non c’è più, e quante anche scene e parole al limite del mostruoso, del degenero, e solo ora mi rendo conto di quanto sia stato terribile questo anno, un 2017 non da dimenticare, ma anzi da cui imparare, e l’insegnamento mi arriva proprio in questi giorni a pensare a tutte queste ragazze, e cercare di capire quale avrebbe potuto essere quella giusta, forse, e proprio mi sa davvero nessuno, mentre ora sono solo in dubbio tra seguire quella scia che mi porta da Ana e quell’altra scia che mi porta da Miryam… che 2017, che era ora di cancellare l’incantesimo albanese, l’incantesimo russo, con Marina che non mi diceva niente e Leida che mi dava solo sensazioni negative, e sarebbe anche ora di non pensare più al passato, di lasciare perdere quel ricordo antichissimo che va sotto il nome di Katia… ed è giusto allora tornare a pensare alle ragazze, non per forza all’erotismo, ma anche ad una storia, una storia come si deve, come tutti, con qualche ragazza normale, a costruire una vita, a costruire qualcosa, e lasciare perdere per un po’ l’ossessione del lavoro, delle lingue, degli studi, quel giusto che basta per non far incancrenire il cervello, ma senza esaurirsi o strapensare o stressarsi di mille cose da sapere e da fare… sì, basterà pensare un po’ più spesso alle ragazze, senza per forza desiderarle ogni volta eroticamente, ma come persone con cui parlare, gente con cui condividere momenti, idee, modi di sentire, e quella mia poligamia nascosta sotto il nome di islam potrà forse trovare la sua via d’uscita e incamminarmi verso l’anno nuovo dove niente sarà stravolto, dove però il ricordo dell’ultimo anno sarà forse più forte di questo continuo impasto degli ultimi dieci anni, pensando forse a emanciparmi dal mio lungo passato stesso, e pensare più in breve indietro, più a lungo nel futuro, a costruire forse qualche relazione che possa durare, e non al continuo ricambio senza fine di una poligamia erotica che porta solo stress… e ci voleva, ci voleva davvero che Ana se ne andasse via per qualche mese, qualche mese di riposo, qualche settimana ora verso Natale, senza studiare troppo, senza lavorare troppo, verso la fine dell’anno, senza distruggersi di libri e lingue, di ragazze da avere ad ogni costo, di amori da trovare, e potrò forse allora riposare, pensare di meno, stressarmi di meno e non cadere nel baratro del bilancio di fine anno, o del significato mistico dei miei trentatrè anni che arriveranno, perché in fondo starò solo aspettando febbraio, il primo anniversario di questo blog che ha cancellato i dieci anni scritti precedentemente, e forse dovrei anche pensare di meno a questo blog, a questa scrittura che non porta da nessuna parte, a questo computer che è diventata la mia base, dove riverso l’anima, e dovrei pensare di più a vivere, a trovare nuove amicizie, nuovi giri, dopo che i vecchi giri non portano da nessuna parte, e pensare davvero di più alle ragazze in modo normale, o forse non pensare più del tutto, non pensare più troppo, non inseguire vane immaginazioni, e riposare di più, riprendermi da questa stanchezza durata un anno, da questa frustrazione lavorativa e di studio e delle ragazze, e liberarmi, liberare l’anima e rilassarmi, riposarmi, e pensare che in fondo tutto ha sempre nascosto un grande desiderio d’amore mai espresso per quelle ragazze, quel qualcosa di più che non trovo mai e a volte neanche cerco, quel qualcosa di più di cui mi parlava il dottore, di questa ragazza che non si trova mai, di questi sogni, e tra i bilanci e l’anno che arriva mi viene solo voglia di lasciarmi ancora andare alla musica, lasciar perdere per oggi ogni lingua straniera, e perdermi ancora nei sogni tra Ana e Miryam e Marina, solo per lasciarle poi sfumare, e cercare di godermi questo rilassamento, senza pensare più troppo, se non alla poligamia dell’anima…

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