Ispirazioni, Prosa Poetica, Visioni

Là dove si svela il desiderio, Ana…

I found a love for me… Ana… fine di ogni storia, fine di ogni pensiero, perdersi così, in questa melodia, in officina, sul finire di una giornata di lavoro, “La ragazza di mio fratello è romena”, diceva quell’operaio oggi in giro in un’altra offcina, romena, come Eugenia, come Ana, “Anche la mia”, mi veniva da dire, la mia ragazza, fare come se fosse la mia ragazza, perché il sentimento è quello, nonostante tutto, se non la mia ragazza, almeno la ragazza che ferma ogni storia, ogni pensiero, ogni rimuginazione, rispetto a tutte le altre, come scrivevo, al di là di tutto il resto, al di là di tutte le altre, Ana… kiss me slow, when we fell in love, il suo sguardo, i suoi occhi, di chi aveva già capito che mi ero innamorato di lei, e sono ancora innamorato, al di là della sua arte erotica, le scene più belle dell’ultima volta, toccarle le mani fredde per vedere se si erano scaldate, baciarle il collo e in quel momento desiderare baciarla, vedere i suoi occhi grandi, pieni di luce che si spande come un chiaro di luna nella notte, le sue labbra che accenano un sorriso, la sua mano che mi salutava, quei due baci sulla guancia augurandoci il natale, dorinta de craciun, voglia di natale, che è voglia di amore, lei che tornerà non si sa quando, a febbraio, il 14? Le chiedevo, a San Valentino? Non si sa quando tornerà, che mi viene voglia di aspettarla e di non voler più nessun’altra, il desiderio, il desiderio, il desiderio, come scriveva qualcuno, che non ci può essere amore senza desiderio, e solo ora lo capisco, solo ora capisco che desidero solo lei, e che le altre non mi smuovono l’anima, e non so perché e non me lo voglio chiedere, so solo che là dove non c’è il desiderio non si può forzarsi di amare, come per Marina, come per Marta, come per non so chi, storie chiuse, là dove si svela il desiderio, Ana… che mi sembra di tornare ai tempi di Alina, lo stesso nascere del desiderio, la stessa luce blu e nera della notte, e una luce argentata, come la luna, come lo sguardo di lei, di Ana, nuttat ‘e luna, nuttat ‘e bene, mi verrebbe da dire ricordando tutta la passione di una volta per Xhuliana, ora che quell’aquila non mi tormenta più, ora che la passione infernale per Leida è finita, quella passione rosso nera che faceva solo male, passione infernale che travolgeva me riversandosi su Manuela, se non fosse che quel suo sguardo quella volta sapeva cos’era l’amore, come lo sapevo anch’io guardandola, quel guardarsi negli occhi e parlare con lo sguardo, senza una sola parola, che non finiva più, quando ancora soffrivo dell’aver perso Alina e dell’averla ritrovata, per perderla di nuovo e perdermi in quella passione dorata d’artificialità con Leida, quella passione rosso nera che ora non voglio più, e che si perde adesso in questa canzone che sa solo del desiderio per lei, per Ana, e della voglia di amore, che se tornassi da lei vorrei solo baciarla, guardare nei suoi occhi, come facevo l’ultima volta, e non distogliere mai l’immagine di lei da dentro l’anima, ora che rimane solo lei e ogni altra storia finisce, là dove si svela il desiderio, Ana, e non rimane più niente, più nessuna… che l’arte erotica mi sembra solo un qualcosa di passaggio, la vetta del desiderio, del piacere, della voluttà, ma come mi dicevano una relazione è tutto ciò che c’è prima e che c’è dopo l’erotismo, e mi perdo in lei, mi perdo in lei e nelle sue parole, “Al massimo tra una settimana e vado via…”, e non importa più la sua lingua, il suo paese, le sue canzoni, la sua amica dal nome Alina, che pensavo di non poter più pronunciare, e ogni volta invece le chiedo di lei e della sua amica, con la quale ha litigato, eppure la vita va avanti, come ogni cosa in questa vita, il bene e il male, fa tutto parte della vita, al di là di ogni pensiero ogni volta che vorrebbe buttarmi giù o che mi fa preoccupare, la vita va avanti e continuo ad elogiare quella normalità che mi fa sentire vero, e questo desiderio per lei, che cancella ogni falsa elucubrazione e pensiero, e bastava solo una ballad per farmi sprofondare ancora nel desiderio di lei, desiderio che è nato poco alla volta, come se l’amore poco alla volta avesse fatto un nido dentro di me solo per far dissolvere tutto ciò che non c’entrava niente, i deliri politici, i filosofismi e gli scientismi, i pensieri da setta religiosa, gli alti e i bassi, tra esaltazione e depressione, gli sviamenti di riflessioni simboliche e collegamenti che non c’entravano niente, la russità di Marina che doveva nascondere chissà cosa, o l’albanesità di Leida o di Rudina, o chissà cos’altro ancora, mentre qui tutto si dissolve, tra il nero e il blu e la luce bianca di lei, come ai tempi di Alina, che è questo il vero colore della notte, il vero colore dell’innamoramento per me, il perdersi nella stanchezza del giorno, nella voluttà della notte, nei suoi occhi, negli occhi di lei, nel suo sguardo e nel suo volto, che ora ricordo a memoria, senza confonderla più con altre cantanti o altre ragazze, lei che non è lo specchio di altre, quel mondo simbolico dove ogni cosa richiama un’altra che smette di esistere, dove lei è solo lei, e dove non ci sono più rimandi e foreste di simboli, tutto si chiarisce andando in dissolvenza, e rimane solo lei, solo Ana, che dal desiderio ha fatto nascere l’amore, con il suo sguardo, il suo saluto, le sue mani, il suo sorriso, la luce argentea dei suoi occhi, che l’unica lettura per questa sera possono essere solo poesie d’amore che mai avrei pensato di tornare a leggere, dopo mille poesie scapigliate piene di inferno come quei racconti balcanici che sembrano dipingere la cattiveria passata di Leida, mentre qui rimane solo lei, solo Ana, senza rimandi, senza simbolismi… e non so quanto ci sarebbe voluto, non lo so, so solo che ora tutto torna, nella stanchezza, nei ricordi e nei sogni e nel sentire e nella musica e nella poesia e in ogni cosa, in ogni istante, in ogni pensiero, e l’anima prende un’altra via, che sa solo di lei, del suo profumo, della sua arte, del suo sguardo, delle sue parole, della sua voce, della sua musica internazionale, del blu della notte, del nero dei suoi vestiti, dell’argento della luce dei suoi occhi, e l’immagine di lei e del suo sorriso, che due baci sulla guancia valgono di più di mille erotismi, e questo Natale torna a sapere d’amore, con lei che sarà via, e io che forse la starò aspettando, senza per forza cercare altre, cercare ancora e senza sosta erotismi che mi stordiscano, che mi diano l’elettroshock dell’anima, e la musica, la musica, la musica saprà ancora di lei, ancora una volta, là dove le lingue straniere e la musica e le parole non bastano più, come ai tempi di Alina, come ai tempi di quel prologo perduto, che ritrovo me stesso ritrovando lei, là dove tutto si dissolve, là dove si celava il desiderio, là dove resta solo Ana, e qui è ancora una volta ispirazione infinita…

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