Pensieri liberi, Prosa Poetica, Riflessioni, Sogni, Visioni

Ana, al di là di tutto il resto, al di là di tutte le altre…

“Quando era in Albania, forse…”, diceva così una donna stamattina al supermercato davanti al bancone della carne, “Quando era in Albania…”… viaggio dimenticato, passato, superato, quel ricordo che aveva fatto il suo tempo, ieri, che quella frase pronunciata stamattina da quella donna sembrava fatta apposta per me, mentre ero in fibrillazione per la nottata passata di ieri… “Maria…”, diceva un altro, un altro napoletano, e non potevo fare a meno di pensare ad Ana… il potlatch, spendere soldi a più non posso, il quotidiano, la carne, al supermercato, ieri un paio di scarpette nuove, da ginnastica, everlast, l’infinito, come l’ispirazione che mi segue, il potlatch, andare a Milano dopo essere passato da Ana, vedere scattarmi una foto dell’autovelox, là dove gli autovelox non c’erano mai, superare il limite di 10 km/h, una multarella, e chi se ne frega, potlatch, esaltazione di me stesso, “Devi pensare ai miliardi!”, mi diceva Rizzi, ed è così che ci si sente bene, non pensando sempre agli spiccioli, potlatch dell’anima, esaltazione, dopo aver buttato nel passato il ricordo di Leida, Katia, Xhuliana, Alina, esaltazione dell’anima dopo che mi rendevo conto che quella che mi smuove l’anima, che mi fa ancora innamorare è Ana… “Madò, che musica triste, prendo un rasoio e mi taglio le vene, perché non mettono qualcosa di più brioso?!”, Bruna, al bar, stamattina, “E’ la sua musica”, diceva lei, indicando Paolo il cinese-italiano giovane proprietario del bar, “Ma non c’era Disco Radio una volta?”, dicevo io, sì, mi diceva Bruna, e sorrideva, e dentro l’anima avevo ancora l’immagine di Ana in me, il suo volto, la sua bellezza, la sua giovane età, le mie parole per lei, il mio sentimento d’amore per lei, un nuovo innamoramento… e ancora ieri notte, al quartiere Isola, dopo essere passato da lei, tutta l’esaltazione di sempre, stare in mezzo ad altri giovani, ad altre giovani, là, al Frida, dove andavamo sempre con i miei amici di una volta, a parlare, a dire e ascoltare cazzate, ma ieri sera loro non c’erano, e vedevo gente normale, parlare, coppiette abbracciarsi, giovanissimi e meno giovani, un sabato sera in un locale di Milano, a bermi del tè verde al limone, in mezzo agli altri, estasiato ancora dalla nottata con Ana, e dal mio sentimento per lei… fare foto alle vie illuminate di Natale, le luminarie, il clima dicembrino, la musica di Denisa che mi partiva dalle cuffie del cellulare, un sentimento nuovo, che cancellava le mille uscite con Barre, Fizi e gli altri, là, da solo, per quelle vie, completamente libero, libero di essere me stesso, di fare un giro, e poco importa se presentivo che avrei preso una multa, come l’ho presa, qui c’è l’esaltazione e il potlatch dell’anima, sentirsi alle stelle, estasiato, dopo la notte con Ana… e camminavo di qua e di là, per le vie dell’Isola, a cercare segni, a cercare di spostare l’anima da quella stanza che troppi incantesimi di magia nera ha visto, dopo che ieri risestemavo la stanza, mentre mi guardavo “Narnia” e poi il nuovo film di Zvyagintsev, “Nelyubov'”, e la stanza prendeva il volo, liberando quell’aquila e quei Balcani che mi avevano fatto una magia nera, dai tempi di Leida, di Katia, di Alina, liberare la stanza e per un attimo mettere al muro l’immagine del Tempio sacro e dei suoi giardini, solo per andare poi a messa, per rilassarmi di sabato sera, e sentire Isaia, la fine dei tempi, quando tutto il male sarà sconfitto, quando arriverà il giorno del Signore, l’era messianica, quando tutti gli odi di questa terra saranno sconfitti, pensiero che mi ispirava l’anima, dopo lo stress del fine settimana lavorativa, in mezzo a discorsi d’odio e discorsi pesanti, di quei colleghi dalla mente ottusa e chiusa, e le parole di Isaia risuonavano davvero profetiche, così come l’anelito alla libertà, alla pace, all’amore… liberare la mente da pensieri che erano diventati di magia nera, là, davanti all’altare, la magia bianca dell’anima, liberare l’anima, e non pensare più a discorsi vagamente depressivi, che stamattina Bruna aveva davvero ragione, a cercare della musica più briosa, più gioiosa, più viva, e nel ricordo di Ana tutto questo si realizzava… prima il film di Narnia, nel quale mi era impossibile identificarmi, film per bambini, film di Natale per bambini, della Walt Disney, quei tempi sono passati ed era impossibile trovare quella stessa sensazione natalizia dell’infanzia, la storia non mi faceva più sognare, e non vedevo neanche la fine, visto che lo streaming si bloccava a venti minuti dalla fine, sarebbe stato un bel film vent’anni fa, in casa di mia zia a Milano, insieme con i miei parenti, dopo il pranzo di Natale, nel pomeriggio, per sognare, ieri non era più così, sarebbe potuto essere un film per i miei nipoti e le mie nipotine, ma non per me, e i tempi cambiano… che mi perdevo invece nel film nuovo di Zvyagintsev, “Nelyubov'”, non amore, si potrebbe tradurre, senza amore, questo film di questa coppia quarantenne in procinto di separarsi, con un figlio di dodici anni, loro due che hanno già rispettivamente lei il suo amante e lui la sua amante, scene d’erotismo sfilacciate dall’oscurità, dove l’amore sembra solo un lontano ricordo, parole d’amore che suonano di circostanza, parole false, e nel resto della giornata il mondo alienato tra lavoro, parrucchieri e centri benessere, la vita in giro sembra accompagnata dallo smartphone che porta un’altra realtà, la realtà virtuale in questa pellicola dal sapore di realismo, mentre la radio e la televisione danno notizie di improbabili santoni che proclamano la fine del mondo, o le solite diatribe in governo, o le solite notizie sulla ribelle Ucraina, la realtà che si sfasa tra la vita e il mondo dell informazioni… e in tutto questo questa coppia non si cura del figlio, chiuso nella sua stanzetta a fare i compiti, a dire che non ce la fa più, a non ricevere amore, la coppia che pensa solo lui al lavoro, lei a trovare l’uomo ideale, a farsi seducente con i discorsi con le amiche, a prendere in giro l’ortodossia del marito, e il figlio dimenticato a sé che si perde nei boschi, che andava con il suo amico nei posti abbandonati, tipico di tanti ragazzini di quella età, dove nelle macerie trovano la metafora della loro vita tra infanzia e adolescenza, macerie delle relazioni con i genitori, una volta forse avvolgenti, ora ridotte a macerie con il crescere… e la pellicola si divide poi in questi istanti, tra l’amore che non c’è per il figlio e neanche tra i genitori, alle prese con i loro nuovi partner, quando la pellicola si spezza e il figlio scompare… non si sa se sia scappato di casa, se sia stato rapito, non si sa, la polizia dice che statisticamente i figli che scappano di casa tornano dopo una decina di giorni, che non hanno i mezzi per cercare tutti i dispersi, per questo ci sono i volontari, che setacciano i boschi, i luoghi abbandonati, come suggeriva loro l’amico del ragazzino, ma senza trovare niente, mentre il rapporto tra i due quarantenni si spezza di più, anche quando vanno a casa della nonna del ragazzino, che vive da sola, che si lamenta e li manda a quel paese, e si comporta in tutt’altro modo rispetto a come quell’icona sacra calendario potrebbe far pensare, egoismo puro… e si cercan di qua e di là il figlio scomparso, ma non si trova, trovano solo un cadavere, la polizia, e i due provano anche a riconoscerlo, “Sarà forte”, dice il poliziotto, la visione della morte orrenda, un corpo straziato, le lacrime, l’orrore, “Non è lui!”, dice la madre, con le lacrime agli occhi e uno scatto d’odio contro il marito… non si trova, e non si troverà il ragazzino fine alla fine del film, dove lei vive con il suo nuovo uomo, dove lui vive con la sua nuova donna, il ragazzino dimenticato, di cui resta solo una foto sui tralicci della città, “Ragazzo scomparso”, nell’indifferenza generale, la polizia che più di tanto non può fare, i genitori che non sanno e si dimenticano di lui, alla fine, che importa, basta separarsi e stare con i nuovi compagni, non c’è amore, dov’è finito l’amore? Sembra dirci il regista, è sparito, come il ragazzino che non si trova più… pellicola dai toni grigi e scuri, la Russia e la società contemporanea, che non è più capace di amare, altre sono le occupazioni, quell’appartamento che alla fine del film viene anche venduto, l’immagine della stanza del ragazzino dove ora lavorano chi deve rifare l’appartamento nuovo, la vista sulla strada grigia di quell’appartamento in un palazzo come tanti, l’amore che non c’è, disperso come il ragazzino tra i boschi e i luoghi abbandonati, superbia delle immagini dai toni grigi, blu e scuri, un incanto per la vista, un incanto per le emozioni che riesce a trasmettere, l’amore che non c’è…

Finivo così la mia serata di ieri, e pensavo solo a liberarmi di me stesso, dopo la messa, dopo l’abolizione di quell’Albania in me che aveva fatto il suo tempo, ispirazione esaurita, e quel tempio sacro indicava solo la voglia di andare là fuori, di uscire, di liberarmi da quella stanza, e sognavo una serata a Milano, nel mio quartiere di sempre, tra pub e cafè e street food, e luci di Natale, senza i discorsi malati di quegli amici, libero, da solo, libero una buona volta per tutte… e uscivo con la macchina e passavo davanti a lei, davanti ad Ana, non mi volevo fermare, non volevo, ma una parte di me mi richiamava a lei, il Natale, il Natale, lei che tornerà al suo paese per le vacanze di Natale, la voglia di parlarle, di augarle buone feste, la sua bellezza, quella bellezza che mi faceva capire che l’unica ragazza che ora mi fa sognare è proprio lei, le altre non le nomino neanche più, perché non sono niente… fare un giro, arrivare quasi a Milano e tornare indietro, per fermarmi da lei, l’anima esaltata, piena di vita… fermarmi da lei, scambiare due parole, lei che andrà via e tornerà, lei che parlava in romeno con la sua amica, il suo cappellino di lana, il suo giubbottino di pelle nera, i suoi leggings neri, i suoi stivali neri, la bellezza della giovinezza e le mie parole d’amore che uscivano, i suoi sorrisi, la sua voce leggera, che sentivo l’anima muoversi di nuovo, verso la bellezza, verso il piacere, verso i sentimenti di gioia e di pace… starle affianco, quando pensavo di parlarle e basta, di scambiare gli auguri, ma poi la voglia si faceva sentire, la voglia della sua bellezza, del suo corpo di cui godere, della sua arte erotica, come un bacio che non possiamo darci, i suoi seni, le sue gambe, la sua schiena, godere con lei, con le sue parole brevi e la sua arte erotica, più bella di qualsiasi pornografia, la visione erotica e l’amore, l’esaltazione dell’anima e la voluttà, per liberarmi da quei sentimenti pesanti e opprimenti del giorno prima, liberare l’anima, liberare l’anima con Ana… che tornerà presto, diceva, verso febbraio, lei che dovrà fare la patente, diceva, così non starà più al freddo lì dove sta lei, le sue mani fredde, cercare di scaldarle, il riscaldamento della macchina che lei voleva ancora acceso, per riscaldarsi un po’, il suo consiglio di fare un salto a Milano, come le dicevo, anche senza i miei amici, ho litigato, che palle, davvero, ma si vive anche così, nella libertà della notte, con Ana… che cadevano mille pensieri appesantiti e opprimenti, l’anima si liberava, che non c’era più bisogno di talismani e di oggetti vagamenti spirituali in quella stanza che reclama solo la libertà di uscire, di vivere, di andare in giro, di vivere al di là di tutto, di non gettare l’ancora in un posto che troppe volte opprime, tra lavoro e studi, liberare l’anima uscendo, una stanza che non sa più di niente, ma solo della voglia di libertà e di uscire, nella libertà della notte con Ana… liberare l’anima, sapendo che ora lei per un po’ di tempo non ci sarà, e volere solo lei, volere solo lei, senza sforzarmi di farmi piacere ragazze che non mi piacciono, che non mi dicono niente, l’unica che mi smuove l’anima è lei, Ana, ed è così, solo in lei trovo la gioia, il piacere, la voluttà, le frasi carine e d’amore, i gesti d’amore, la sua leggerezza, la sua bellezza, che ancora mi perdo nel suo volto, dall’ovale particolare, il suo sguardo, il suo sorriso, le sue labbra, che ci si agurava un buon natale, con due baci, come ogni occasione, e un “ci vediamo” che non si sa quando sarà, che non ci penso più a volere altre ragazze per un po’, voglio solo lei, perché solo lei mi fa sentire vivo e gioioso, Ana…

La nottata tra le vie di Milano, con lei sempre nei pensieri e nell’anima, la libertà della notte, le canzoni maneliste, le vie di Milano a festa, potlatch ed esaltazione dell’anima nonostante la multa, il pensiero di Ana che dà tutta la gioia del mondo, i discorsi altrui pesanti che si dissolvono, la chiusura che si libera, una gabbia dell’anima sventrata dalla voglia di libertà, di pace e amore, dalla voglia per Ana, sognarla ancora, da sveglio, e non sognare più strani sogni, come stamattina, dove mi si presentava una ragazza mezza russa e mezza albanese, come diceva nel sogno, che mi sembrava già la donna della mia vita, mentre era solo il riflesso di una ragazza che vedevo passeggiare ieri sera a Milano, una ragazza albanese in mezzo ad altre ragazze albanesi, sue amiche, una mora dai capelli un po’ ricci, delle ragazze per niente affascinanti, che ritornavano però nel sogno, in un luogo che era una specie di ostello dove mi preparavano a chissà quale colloquio di lavoro, come nei miei antichi sogni inglesi, e compariva lei, che mi parlava un po’ in russo, un po’ in albanese, nel sogno, ora che libero l’anima anche nei sogni dove ad un tavolo di un’osteria notturna tra decina di persone compariva un personaggio da satira, che rispondeva con frasi fatte ad ogni domanda, ad ogni commento, senza dire niente in sostanza, senza poter aggiungere niente ai discorsi, un personaggio di completa povertà intellettuale, una satira nel sogno di quella gente che mi circonda, senza un’anima, e quel personaggio se ne andava via dalla tavolata dell’osteria non riuscendo a citare Woody Allen che neanche conosceva, solo per poi vedere io Berlusconi che stappava una bottiglia di rosso e prometteva che avrebbe messo un litro di vino all’osteria ad un euro per tutti, e tutti facevano baldoria, c’era il vino, c’era l’estasi della tavolata, e con quell’alcol che straripava dalla bottiglia mi svegliavo…

Solo lei, solo lei, solo Ana, che mi dà il brio, la gioia, la voglia di vivere, la leggerezza e la libertà, l’esaltazione dei sensi, che mi sento di nuovo vivo, tra Bruna e il bar, il supermercato e l’edicola, questi giorni che saranno, il Natale, il lavoro, i giri a Milano, la nottata passata a cercare di capire come funzionava Instagram per fare le foto, ma cosa me ne frega a me di Instagram? Cosa mi interessa di quella multa da pochi euro, cosa mi interessa di stare lì a contare i soldi, di pensare e strapensare, di fissarmi sui Balcani e sull’Albania e sulla Russia? Cosa me ne frega, potlatch ed esaltazione dell’anima, Ana e una nottata a Milano, libero dagli amici, da tutto, da tutti i pensieri, vivere la vita, viverla, andare in giro, liberare l’anima e dentro di me un unico sentimento che vuole e desidera e sa di Ana, al di là di tutto il resto, al di là di tutte le altre…

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