Ispirazioni, Prosa Poetica, Sogni, Visioni

Quel sogno che sa di oltremare…

Perdersi in questo intonare le note, in questo canticchiare, e sognare ancora l’Albania, e Rudina, ancora una volta, queste note orientali, questo perdersi nei Balcani, che mai e poi mai potrò lasciar perdere tutta la magia di quell’aquila e di quel ricordo di lei, che ancora mi avvolge, che ogni volta una canzone che libera l’anima è il ricordo del primo amore, di quella Katia alla quale dedicavo tutte le canzoni di questo mondo, e da allora, da lei, sempre vince il sogno e il desiderio d’amore su tutte le altre ragazze, che ancora una volta mi trovo a sognare Rudina, e a desiderare un capodanno a Tirana, come ogni anno, non avendo mai il coraggio di rivederla, sognandola sempre, ma tenendola sempre a distanza, come il titolo che dà nome a questa canzone: “Amore proibito”… e mi perderei e mi perderei ancora in questa lingua che non è più criptica come sembrava all’inizio, mi dà piacere, mi dà l’ispirazione, e non potrò mai lasciarla perdere, ogni volta che si eleva il sogno, e queste parole non mi fanno più paura, sanno della melodia della voce di lei, ora che mi libero dai ricordi impestati di Leida, ora che lei non c’è più può vivere ancora il sogno di Rudina, una ragazza normale, di quel paese di cui mi informo sempre di più, come ieri sulla Deutsche Welle in inglese, quegli articoli su Albania e Kosovo, e la regione dei Balcani, che ho voglia di leggere ancora storie di laggiù, tra i racconti del Nobel Ivo Andric e storie brevi dei Balcani, da fine Ottocento a oggi, che trovo ancora ispirazione là dove pensavo di averla perduta… e anche oggi, come ieri, mi perderei in quelle notizie, solo per ascoltare altre voci, per sovrascrivere quelle voci insopportabili di certi programmi politici italiani, dalle voci dell’odio e dell’ignoranza, e trasferirei anima e mente laggiù, nei Balcani, in Albania per conoscere e conoscere e sognare, come quando scrivevo la prima laurea più ispirata del mondo, sull’Albania, e trovo la normalità in questo desiderio d’amore, in questi sogni, in questa ispirazione, che i pensieri religiosi si perdono nei millenni delle persecuzioni ebraiche e delle eresie in questo Occidente di cui leggo la storia sui libri degli ebrei erranti, e ogni volta perdersi in pensieri religiosi è ripercorrere la storia millenaria di incomprensioni ed eresie, quando tutto alla fine si risolve in voglia d’amore, in ispirazione infinita, che si illumina di una luce suadente dall’antico ricordo del primo amore, Katia, fino all’ultimo amore sognato, quella Rudina al di là del mare che mi fa cantare, mi fa imparare la sua lingua, che la maledizione della Russia scompare una buona volta per tutte, con pace per Marina e la sua voce che non evoca canto e sogni, con i suoi gusti che non si conciliano con i miei, e della Russia rimane solo quel ricordo lontano e sperduto di Katia, che si fa musica al ricordare la sua borsetta con l’aquila cucita, che da lì parte tutto il sogno, tutta la fantasia, tutto il desiderio, tutta la voglia d’amore e di canto, e di mille fotografie da scattare perdendosi per i pub di Tirana con lei, con Rudina, o a visitare la città, o a stare tra amici e amiche sognate, una vita che riesco solo a sognare al di là del mare, con lei, perché qui di ragazze che mi facciano sognare ormai non ne rimane più nessuna, e se il sogno sa di oltremare non posso farci niente, è solo così che mi metto in direzione della vita… e dimentico strani sogni della mattina, dove Aleksia compariva come tra i banchi di scuola, a cercare di dettarmi la lingua romena, come in un compito in classe e un lavoro a coppie, quelle parole sulle quali mi perdevo, che leggevo, in un ambiente scolastico grigio e nero, come disperso tra chissà quali montagne transilvane, là dove la selvaggia e oscura natura avvolgeva l’ambiente e la scuola dispersa in un villaggio in montagna, dove mi rivedevo anche con antichi compagni di classe, medie ed elementari, ed era una trasposizione oscura dei miei anni di infanzia, con gli stessi amici che si davano a pratiche oscure, magie nere fantascientifiche, solo per essere poi io bloccato dalle infermiere di non so quale compartimento, ed essere iniettato di non so quale calmante o sostanza, come per fermare quella specie di magia nera sotto forma di droga, quella strana via oscura che avevo percorso insieme ai miei compagni di classe di una volta, Dennis, Dorian e altri che nel sogno comparivano senza un motivo, se non a ricordo di quegli anni di transizione, anni bui, dall’infanzia all’adolescenza, in un sogno che sapeva di Romania transilvana e del ricordo di bellezza del volto di Aleksia, che mi incantava a voler farmi imparare la sua lingua… e mi svegliavo così, con il ricordo del sorriso di Larisa di ieri sera, quando si parlava del più e del meno anche con mia madre e Stas, e qualche parola romena emergeva, lanciandomi come in un mondo ortodosso che richiamava alla mente santi d’altrove, il silenzio dell’anima, il mondo dei morti, il silenzio e l’oscurità che ricomparivano poi nel sogno di Aleksia, che ridava vita con la sua bellezza, solo per perdermi nel sogno in quell’aquila che Dorian portava nell’oscurità dei sogni, che si illuminava poi al mattino, una volta sveglio, in questo canto infinito che ricorda Rudina, sotto la magia bianca e antica di Katia… e mi perderei sempre di più, ancora e sempre di più, in questi sogni che richiamano studi, di epoche passate e di luoghi d’altrove, di lingue d’altrove, che trovo qui e sempre l’ispirazione infinita, e mi passerebbe quasi voglia di lavorare, se solo potessi dedicarmi anima e spirito tutto il giorno a trasferire me stesso là, in quei luoghi dei sogni, per parlare in altro modo, per parlare come se fossero le parole magiche di canzoni e intonazioni di lingue d’altrove, che ritrovo sempre qui l’ispirazione infinita, e dimentico antichi comandi e antichi divieti, modi di pensare monolitici, dove non si scappava mai dalla gabbia o del russo o dell’inglese, mentre mi disperdo altrove, con l’anima, in altre parti d’Europa, a mitizzare e a sognare il passato, a sognare un futuro con Rudina, attimi di felicità, attimi di gioia, con la voglia di scherzare di non sapere bene parlare, se non qualche parola detta così, imparata da solo studiando qua e là, in nome dell’amore e dell’infinita ispirazione, voglia di lingue che non finirà mai, il mio vero compito, anche nei sogni, tra Aleksia e Dorian, tra Katia e Rudina, tra Larisa e tante altre ragazze, il sogno delle lingue e l’ispirazione infinita d’altri luoghi, altra gente, altri discorsi, la bellezza di sognare ad occhi aperti, il mondo che diventa poesia, canto, intonazione di altre parole, l’anima che si libera da sé, e la voglia di sognare, sognare, sognare un amore lontano, Rudina, ispirazione infinita, quel sogno che sa di oltremare, e disperdermi e perdermi sempre più a Est, ispirazione infinita…

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