Ispirazioni, Pensieri liberi, Sogni, Visioni

E suoni e immagini di bellezza mi fanno ancora sognare…

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Perdersi in quel film kosovaro, ieri notte, il tempo della vendetta, così, per ascoltare un po’ di lingua albanese, per capire un po’, e qualcosa capivo, anche se il film era una tamarrata/terronata, tutto basato sulla vendetta di due famiglie mafiose, a una delle quali era stato ammazzato il padre, e la figlia, quindici anni dopo, si metteva all’opera per vendicarlo… la lingua albanese dall’accento kosovaro, con tutte quelle nasali, quello “a” che diventano “o”, in quel dialetto del nord, e una serie di belle immagini, dopo tutto, accompagnate da delle musiche onnipresenti da thriller e da telefilm poliziesco, divertirsi a capire un po’ la lingua albanese, qualche parola qua e là, anche queste sono soddisfazioni… e guardavo questo film dopo che la serata mi veniva a noia, non sopportavo più quei saggi noiosi che avevo con me, non mi andava neanche di guardare altri film, americani o francesi, dopo che per un attimo sfioravo l’idea di guardare una commedia francese stupida, mentre di me sentivo ancora tutto lo slancio di essere considerato da Rudina, oltre mare, e quel mio Instagram si riempiva sempre di più di stelle del mondo dello spettacolo albanesi, ragazze, che non so come mi arrivava anche una richiesta di amicizia da una trentenne kosovara, estremamente bella e affascinante, al volante della sua Mercedes, che controllavo poi e capivo che era una che si è trasferita a Parigi, una sorte di ragazza dei sogni, dal nome mezzo europeo orientale e mezzo turco, che mi perdevo nel sognare lei, quasi come certi amici si sono innamorati via Facebook, nel mondo virtuale… ma era più una contromossa di me stesso per vincere la tentazione di parlare ancora a distanza con Rudina, che alla fine non sentivo, mentre beccavo per un attimo Marina sulla chat, con quasi la voglia di scambiare due parole in russo, di cui mi pentivo subito, con i suoi gusti di film inguardabili e la sua cena che doveva consumare a base di carciofi, quando mai… e ci voleva davvero un po’ di Albania, un po’ di Kosovo, sopratutto adesso che Leida non c’è più, e il sogno di amore si rifà tutto su Rudina, o su ragazze come Alisa, la kosovara, o altre ancora, star del mondo dello spettacolo, che mi chiedo come anche solo potevo provarci con Marina, se nessuno di questi sogni si slanciava nell’immaginazione e nel desiderio, nel sogno d’amore… e la notte andava avanti così, con le solite troppe sigarette della domenica, l’indecisione del tempo libero, come occuparlo, la voglia e la non voglia di leggere notizie albanesi, dopo che guardavo il telegiornale e vedevo che al sud dell’Albania sono alle prese con delle forti alluvioni, ed era affascinante vedere quelle immagini a rallentatore dall’elicottero, con quei paesaggi immersi nell’acqua, quei paesaggi di montagne e di pianure, che sembrava un film post-apocalittico… e mi perdevo così nell’immaginario, tra tutte le mie artiste più belle, dalle canzoni pop e un po’ orientali, e sognavo e sognavo, e mi sembra ancora di sognare, avendo scoperto questo mondo di bellezza, di bellezza femminile che fa innamorare, la sola bellezza che salva il mondo, e nei miei sogni, forse tenuta lontana non so per quale motivo, c’era ancora l’ultima notte con Ana, di cui mi veniva voglia della lingua, di quella lingua romena, così disprezzata da molti italiani, così come la lingua albanese… e nell’odio e nel sentire comune che non dà niente a tutto questo trovare invece la bellezza e la poesia, che di quei due paesi lontani ma neanche troppo mi veniva voglia di perdermi, nel sentire le loro parlate, di ascoltare ciò che comunemente fa paura, per trovare invece la bellezza… forse la lingua romena non la toccherò, troppo bella la voce di Ana per mistificare i suoi suoni, per non perdermi in qualche delirio d’amore dove solo parlando o capendo la sua lingua un amore possa nascere, là dove è meglio non amare, come diceva Alina, e mi perderò invece ancora nella lingua albanese, come una volta voleva Rudina, parlando di quegli italiani che si innamorano dell’Albania e cominciano a imparare qualcosa… ma per ieri notte andava bene così, con quel film un po’ trash, quel telgiornale, un paio di notizie, e qualche canzone in una lingua che a volte faceva paura, quando veniva parlata da Leida, ed è meglio far sfumare i ricordi di lei con altre immagini, altre ragazze, altri suoni, e lasciar andare avanti il corso del tempo, mentre mi perdo in ritrovata bellezza… e sono lontano dalla pura razionalità che serviva per imparare il tedesco, per concentrarsi su quella lingua, qui si apre invece un mondo di irrazionalità, di immagini, di suoni, di sogni, di bellezza, che non si può spiegare per quale motivo io mi perda, ma va bene così, fa anche parte di questo vivere postmoderno, dove la finzione delle immagini si confonde con la realtà, o forse fa semplicemente parte di un sogno d’amore che non c’è, che c’è forse al di là del mare, da quella Rudina che vorrei rivedere ma che non rivedrò mai, e sogno solo momenti di normalità, tra amici e amiche, di cui ormai non rimane che un vago ricordo, e forse soffro solo di una solitudine malinconica e sognatrice, che proietta i suoi desideri su mondi di altrove, perché qui non vedo possibilità di sognare… e mi prometto questa volta di lasciar perdere Marina, è una completa perdita di tempo, una ragazza che non mi piace, fisicamente, esteticamente, la cui sola voce mi dà fastidio, quel suo tono per niente affascinante, e mi perdo invece nel ricordo della voce suadente di Rudina, del suo sorriso, delle sue parole brevi, che solo sognarla è già un piacere, e non c’è da filosofare e scrivere molto per capire che i miei sogni stanno ormai altrove che non in Russia… Rudina, sì, Rudina, quel suo fascino di una volta, quella sua semplicità, quella sua normalità che ha la sua bellezza, come una volta tra me e Elena, come quelle coppiette che vedevo ieri passeggiare al parco, gente normale, un po’ sognatrice, un po’ romantica, senza tutta la trasheria che immaginavo sempre con Leida, e che ritrovavo in parte in quel film assurdo di ieri notte, che però mi strappava e mi strappa ancora un sorriso, nel vedere i mille modi in cui si può declinare lo stare al mondo, i mille modi di essere, e la libertà di ognuno di essere come si vuole… sì, la libertà finalmente, non essere più obbligato a trovarmi una ragazza, a forzare quella relazione con Marina, solo perché secondo i calcoli potremmo essere compatibili, ma la razionalità è solo un’isola piccolissima nell’oceano dell’irrazionale, là dove lei non c’è, e trovo invece tutta la bellezza altrove… e così comincia questo lunedì, che è solo il continuo della nottata di ieri leggermente insonne, per la non stanchezza, per l’incanto di musica e immagini, per quel caffè di troppo, per quell’inondarmi di parole straniere dal fascino impossibile da cancellare, che voleva farmi perdere sempre di più, fino a non farmi dormire, e l’unico modo che conoscevo per far sfumare suoni e immagini era darmi alla musica, alle note infinite di Liszt, che mi accompagnavano nel sonno e nei sogni… nei sogni, sognare di essere in macchina con qualche amico albanese che non esiste, lui che sfotteva un turco maledetto, che ancora non se ne era andato dall’Albania, le mie risate, e sognare paesaggi Balcani, da primavera, e rivedere nel sogno lei, Alisa, con tutta la sua bellezza che fa innamorare, la bellezza che salva il mondo, quella bellezza nella quale mi perdo ancora, e tutto il resto sfuma via, pensieri concettuosi, pesanti, arroccati su di sé, forzature dell’anima, distorsioni, e mi sembra di vivere così, là dove le parole non bastano più, là dove tutto diventa musica e tutto si perde nelle immagini di bellezza, e riprendo a sognare, e mi sento di nuovo un sognatore, quasi un innamorato, di una ragazza lontana, impossibile da definire, innamorato forse dell’amore, innamorato forse della bellezza, e suoni e immagini di bellezza mi fanno ancora sognare…

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