Pensieri liberi, Visioni

Due parole con Marta e Marina per farmi sentire di nuovo vivo…

Ah! E per fortuna ci sono le chat, per fortuna, che ieri era un piacere chattare con Marina e con Marta, Marina che mi parlava del suo lavoro al call center in russo, lei, russa, che finalmente ha trovato un lavoro, visto che si lamentava sempre che non riusciva a trovare… parlare del più e del meno, di dove le piacerebbe andare, Siena, Roma, Firenze, il suo semplice colloquio di lavoro, il suo audiolibro fantasy preferito, in russo, che ogni tanto magari ascolterò anch’io al posto delle noiose notizie di Rossiya24, parlare del più e del meno, durante tutta la serata, che alla fine mi sentivo di nuovo vivo, di nuovo in mezzo agli altri, a ragazze e gente della mia età, che mi ritornava la voglia di vivere che durante il giorno stavo perdendo… sì, perché dopo la mattinata di lavoro mi ero perso di nuovo, sempre a pensare al lavoro, alle ragazze, e mi ero perso totalmente, anche andando in biblioteca a leggere “La tregua” di Primo Levi, non proprio un romanzo pieno di energia, e dovevo andarmene via dopo un’ora, quando il pensiero di chiedere come si fa a lavorare in biblioteca mi rodeva… quella discussione con mio padre sul lavoro non aiutava, a pranzo, anzi, appesantiva, anche se lui mi diceva alla fine che una decisione va presa, e che se non cerco altrove mai potrò trovare, questo lavoro che è quasi diventata un’ossessione… e me ne tornavo dalla biblioteca a piedi, al posto della camminata di un’ora cinque volte alla settimana, o più o meno così, e stavo male, sdraiato sul letto, una volta arrivato a casa, che neppure la musica classica aiutava a disperdere i pensieri… ci sarebbe voluta la visita del prete e della sua donna verso il fine pomeriggio, in casa, a fare la benedizione, solo così mi riprendevo, non so come, non so perché, so solo che finivo di cenare e andavo al supermercato, ravvivato, dopo essere passato in chiesa a pregare, a fare un’offerta, e tornavo a casa con il morale che finalmente tornava ad essere normale, e non più abbattuto, e anche i pensieri di suicidio andavano via… mi muovevo di qua e di là in officina, parlando con Marco, parlando con mio padre, con Stas, alla fine del pomeriggio, quando già faceva buio, che arrivava l’altro prete, quello ufficiale, a benedire anche l’officina, e anche lì ricevevo un altro impulso di vita, forse grazie anche alla donna che l’accompagnava… e che strano era stare lì con mio padre e con Marco a recitare il Padre Nostro e sentire la benedizione, con il prete che appunto mi conosce, io che per un attimo mi vergognavo di stare fumando quando arrivava, io che stranamente avevo cucito assieme la preghiera tra Marco e mio padre, che probabilmente senza di me non ci sarebbe stata la benedizione, e niente, il prete augurava buon natale e se ne andava, e finiva tutto così… la serata, poi, la serata, che cercavo di riprendermi dalle mie paranoie e dai miei complessi, che mi rendevo veramente conto che la questione ruota tutto attorno al lavoro e alle ragazze… guardavo qualche foto di Nikki Benz, la pornoattrice ucraina, che mi risvegliava, lasciandomi andare a fantasie con quelle giovane prof di russo ucraina, quella Liana che tante volte ho sognato, e mi lasciavo andare alla fantasia erotica, ai ricordi erotici, che tornavano, mentre ascoltavo ancora musica classica, quando arrivavano i primi messaggi di Marina… e avremmo chattato, tra un’interruzione e l’altra, tutta la serata, fino a mezzanotte, quando anche Marta rispondeva dopo tre o quattro giorni, e mi diceva che aveva trovato lavoro anche lei, alla Puma, nelle risorse umane, dove chiedevano le lingue, e non so come mai, non so perché, ma vedere queste ragazze che trovano lavoro mi dava ancora la forza di crederci, di provare ancora a cercare, almeno una volta alla settimana, lanciare curriculum qua e là, provarci di nuovo, e nel frattempo tenere questo lavoretto che ho, per ogni evenienza, ma non arrendersi più a non cercare lavoro, dopo tutto sono laureato, le lingue le so, ho le mie capacità, e non mi va più di sentirmi troppo umiliato a volte con quel lavoro che ho, bisogna tentare, provarci, andare avanti…

Che stamattina mi svegliavo sollevato, senza strani pensieri, rilassato, senza sensazioni di oppressione, anche se dovevo andare con Stas a LeRoyMerlin a comprare del materiale, non ci pensavo più di tanto, la cosa non mi disturbava, finché c’era il pensiero di aver scambiato due parole simpatiche e normali con Marta e Marina, senza l’onnipresente demone dell’erotismo a tutti i costi, e dell’ossessione del lavoro… sì, ci si può ancora provare, non posso parcheggiarmi qui in questo lavoro che a volte non va, non mi devo arrendere a non chattare più con le tipe, a non sentirle più, fa piacere ricevere e dare attenzioni, ci si sente vivi e ci si sente in mezzo ad altre persone più simili a te, per età, interessi, formazione, che non mi sento più esiliato in un mondo che non sento mio, quello di quel lavoro che a volte mi fa stare male… e aveva proprio ragione il dottore quando mi diceva che sono impegnato in altro: conoscere le ragazze, cercare un lavoro, che tutto il resto del male deriva da questi due punti fondamentali, due punti da mettere a posto, nel corso del tempo, continuando a provare e riprovare, senza abbattermi, che il trucco di ieri nella benedizione non era tanto i preti e le parole magiche, quanto le donne che li accompagnavano, e voglio solo non buttarmi più giù, e credere ancora che una via d’uscita ci sia…

Ma ora non va di scervellarmi troppo, dovrò solo prendere l’abitudine di inviare curriculum, almeno una volta alla settimana, come avevo fatto per un certo periodo, e nel frattempo non pormi troppi problemi con il lavoro che ho, misura temporanea, per tenermi occupato, per non finire in mondi dove si pensa troppo e ci si scervella, e dovrò prendere come esempio Marina e Marta, che loro il lavoro, dopo infiniti tentativi, alla fine l’hanno trovato, e se ce l’hanno fatta loro ce la posso fare anch’io… non chiederò in biblioteca, quell’ambiente va bene per rilassarsi, per dedicarmi alle mie letture, per svagarmi, per avere un altro ambiente che non la solita angusta stanza, e non voglio rovinare i miei rapporti con i bibliotecari chiedendo di un lavoro che magari neanche c’è, e che ieri, al vedere il nuovo stagista, non mi allettava per niente… devo recuperare la fiducia in me, la voglia di vivere, seguire l’esempio di Marina e Marta, non buttarmi più giù, stare più tranquillo e continuare a cercare, non posso lasciarmi senza speranza, senza obiettivi, adesso che capisco che tutto girava attorno al lavoro e alle ragazze… provarci ancora, sempre, non mollare mai, con calma, almeno una volta alla settimana cercare, e per il resto del tempo vivere i miei giorni così, tra giorni di lavoro, momenti di pausa, letture, interessi, ma d’ora in poi cercare di non dimenticare le parole con gli altri, con le altre sopratutto, e provare a vedere un futuro alternativo, possibile, e rimanere positivo, come diceva anche Dario, quando però sono bastate due parole con Marta e Marina per farmi sentire di nuovo vivo…

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