Ispirazioni, Pensieri liberi, Visioni

Un’aquila rosso nera…

Rudina che mi invita su Instagram, ci saranno foto da fare allora, forse, andando di qua, di là, magari al parco di Monza, in giro per Milano, una domenica, un sabato, magari fuori da casa, come mi diceva il dottore, staccare, staccare, farmi i fatti miei, la situazione destabilizzante con i nuovi coinquilini, oggettivamente destabilizzante, la chiamata di Almalaurea che quasi mi mandava in mania di persecuzione, tra lavoro regolare o no, la libido che ultimamente si spegne un po’ per via di altri impegni, ed è normale che sia così, superare quei tremori in testa che sentivo, attacchi d’ansia, con una ventina di gocce di valium, tutto questo sono io, alla fine dei conti, in un periodo un po’ così, destabilizzante oggettivamente, come diceva il dottore, e non sminuito come faceva Marina, o Dario, o altri, che poco possono capire… ritrovare me stesso in questo fine pomeriggio, riposando, non stressandomi troppo con troppe notizie, troppi libri, troppe pagine da scrivere, recuperare la voglia di scrivere così per così, per passare il tempo, per registrare liberamente le giornate, per confessarsi… quest’oggi che non ho lavorato, quest’oggi che forse l’idea di scappare, come diceva mia zia, l’idea di trovare altri mondi, con Maria Teresa, queste idee mi portavano fuori strada, quei suggerimenti sbagliati, e ogni volta ci casco sempre, nel caos di sempre, ma è finita, oggi la giornata è finita, la giornata lavorativa, gli impegni, i pensieri, sentirsi così libero la sera, rilassato, al caldo del condizionatore che spara aria calda, un letto su cui riposare, un giorno di malattia quasi, da star male, e la sera finalmente torno a stare bene, e che difficoltà, come diceva qualcuno, essere normali… dopo che ieri sera rivedevo Ana, rivedevo Alina, ma non mi fermavo da loro, mi perdevo solo in quei siti rosso neri ansiogeni di videoclip che è meglio se non guardo, quell’appendice nuova che è diventata il nuovo cellulare, e già una volta il dottore mi avvertiva delle appendici tecnologiche, quella volta era il tablet, e basta darsi delle semplici regole da seguire, seguire le spiegazioni oggettive di come sto, vedere il contesto, capire, e non farsi più sviare da modi di pensare impossibili da trasformare in pratica, riferiti a tempi e modi diversi di vivere, di stare al mondo, e insomma un periodo oggettivamente destabilizzante lo sto vivendo, e non si può negare, devo solo imparare ad adattarmi al nuovo periodo, tutto qui… e da domani si riprenderà forse a lavorare, chi lo sa, forse sarà meglio così che non stare qui a scervellarsi e a farsi troppe paranoie, e per due mesi potrò essere anche libero da CPS e CD, libero senza forzature, senza obblighi di alcun genere, libero, finalmente libero… e ritorna la veste grafica rosso nera che mi ricorda le belle foto di Rudina, di Aida, l’amicizia con Enkel, con Dorian, forse anche le ultime volte con Leida, ora che lei davvero non c’è più, e quanta libidine che c’era con lei, e quanta normalità in questa Albania che contiene tutte le fedi e nessuna, che sa di normalità e di amicizia, di gente comune, e di infinite cose, di libido, di piacere, di normalità, di bella musica, che il blu e il nero della depressione della notte con Alina non sta più in piedi, e neanche il blu e il nero delle notti con Ana, mi è bastato rivederle ieri sera per non provare più molto piacere, ma solo per sognare ancora un po’, adesso che sono qui a ripensarci, senza romanticizzare cose per niente romantiche, dopo il film del devasto di ieri sera: “On the road”, manifesto di un’epoca e di un periodo della vita dove ci si dà al devasto fino alla fine, ai piaceri smodati, alla disperazione, una lunga parabola, vissuta da tutti quelli che hanno vissuto veramente, una lunga parabola che porta poi al vuoto esistenziale, al vuoto del tutto, dove non si trova niente, e ci si calma allora, senza dimenticare i piaceri di una volta, la libidine, gli eccessi, la voglia di scrivere, raccontare, vivere, anche se poi ci si calma, come nell’ultima scena dove Sam si imborghesisce, sulla sua macchina, e guarda con distacco l’uomo tutto pulsionale, Dean, solo per dedicargli poi infinite pagine, tra chi vive veramente tutti gli eccessi e chi poi li razionalizza e ne fa materia di scrittura, questa la vita, dopo tutto, è così, che avrei ispirazioni infinite tra me, Nicolosi e Dorian, devastati da tutto, noi tre, tra amori, follie, droga, alcol, puttane, e poi ognuno si è trovato il suo modo di vivere alla fine, i più devastati di tutti, mezzi tipi da galera, Nicolosi in Irlanda, Dorian in Australia, io qui a cercare di mandare avanti il business, perché, a differenza di loro, ho ancora qualcosa da perdere, io che mi sento come il Sam imborghesito che guarda a distanza gli uomini tutti pulsioni, amici di una volta, Dorian e Nicolosi, e che mal si trova, al solo pensiero, con altri maniaci come Barresi, Fisichella e Costanzo, lasciamoli perdere quei degenerati, lasciamoli perdere e dedichiamoci al lavoro, allo studio, riassunti bene ancora dall’aquila rosso nera, “Work with your father!”, mi diceva Rudina, e quante pagine mi avrà visto sfogliare e leggere quell’aquila rosso nera, quante pagine da scrivere, che ogni volta è ispirazione infinita, che non posso lasciare mai, così come non posso lasciare, alla fine dei conti, un desiderio durato tre anni, come quello di Leida, non si può negare tutto questo, senza farne però nostalgia o malinconia… sta di fatto che Alina, anche al rivederla, non mi dà più nessun effetto, solo un desiderio lontano, ma che sa di volgarità, così come Ana, libido allontanata forse dalle loro lingue, dai loro paesi, che ora ho in casa, Ucraina e Romania che non sono più erotizzate come una volta, ma diventano vita normale, di tutti i giorni, e la libido,  il piacere, la voglia di vivere si sposta solo in Albania, là dove c’è la sorridente Rudina che mi parla in inglese, che mi invita su Instagram, che mi fa quasi venire la voglia di immagini, io che le immagini dentro di me le ho sempre odiate per un antichissimo pregiudizio dell’irrappresentabilità della divinità, una divinità tutta parole, tutta musica la mia, tutto ascolto e sentire, che le immagini cosa possono esprimere? Cosa possono comunicare? Come fermare a volte la valanga di immagini che mi colpisce? Come fa certa gente ad essere così convinta delle immagini, magari dei tatuaggi che si fa addosso? Qui le immagini a volte scorrono senza sosta, e non rimane mai niente, solo un point blank, la ricerca della libido e della positività, senza immagini, senza riflessi e distorsioni da immaginare, la mia fuga dall’arte del disegno e dei colori e delle immagini, solo per trovare le parole, e la musica, e il canto, fuga dalle immagini sigillate da quest’aquila rosso nera che ogni volta vuol dire infinite cose, ispirazione infinita… e va bene così, con il ricordo e le attenzioni di Rudina, il ricordo di Leida e di tutto il piacere con lei, la bellezza della musica albanese, la tranquillità che si trova nel rosso e nel nero dell’anima, e l’ispirazione infinita: un’aquila rosso nera…

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