Short Story

La villa signorile in periferia…

womaninblack-960x539.jpg

Albert aveva da poco finito un grande lavoro per il mondo dello spettacolo, così mi raccontava qualche mese prima che si trasferisse in una grande villa signorile immersa nel verde, tanto che se dovevi arrivare sull’uscio di casa sua dovevi percorrere 7 minuti di orologio in macchina dalla grande cancellata che ti inoltrava nell’abitazione.
Se l’era scelta lui quella grande villa alla periferia della città, lontana dal centro, lontana dal chiasso della metropoli, perché diceva: “Così mi posso concentrare meglio, avere i miei spazi, dedicarmi completamente al mondo dell’arte e dello spettacolo, inventare personaggi, programmi, format, essere libero nella mia ispirazione…”. Così mi diceva qualche mese prima che si trasferisse, al termine di un duro lavoro che l’aveva allo stesso tempo esaltato, ma forse anche stressato, e il suo desiderio di staccare un po’, di cercare spazi per sé in una villa lontana, mi sembrava davvero un ottimo metodo, un ottimo modo di cambiare ili suo modo di lavorare e di vivere.
C’è da aggiungere però che c’era qualcosa che mi insospettiva, nell’ultimo periodo con la ragazza albanese, una biondina che aveva conosciuto al bar, nel quale lei faceva la cameriera, sembrava che le cose non andassero più nel verso giusto. Albert si lamentava che Leida, la ragazza del bar, ultimamente era diventata sempre più incontentabile, si lamentava spesso, pretendeva attenzioni da lui, voleva darsi ad una vita più agiata, visto le possibilità di Albert, mentre lui aveva scelto proprio una ragazza così per la sua semplicità, per la sua bellezza acqua e sapone, lontana dalla sofisticatezza delle ragazze del mondo dello spettacolo e della moda, ed erano ormai lontani i tempi in cui Albert mi raccontava della gioia di stare con Leida, degli attimi di passione e tenerezza, delle serate in pizzeria, delle uscite sul lungo lago, dell’intenzione di prendersi una quindicina di giorni di vacanza in Albania, magari a Butrinto, per osservare le mura archeologiche, la città antica, o anche, più semplicemente, per godersi il mare di Saranda e i paesaggi selvatici balcanici, bene descritti, mi diceva Albert, dal sommo poeta Lord Byron.
Non so se fosse una coincidenza la sua voglia di cambiare abitazione e la strana piega, appena accennata, che aveva preso la relazione tra Albert e Leida, sta di fatto, che erano ormai quattro mesi che di lui non sapevo più niente, né una telefonata, né un messaggio, né una conversazione sui social che usavamo tanto.
Avvenne per caso che un giorno, camminando io per le strade della città, nell’unico giorno libero infrasettimanale dal lavoro, e lavorare in una redazione di un quotidiano online può essere davvero, credetemi, stressante, fu per caso che un giorno incontrai sulla via che portava al negozio di alimentari dell’Est, Leida. “Allora, come va?” le chiesi, “Tutto bene, si tira avanti, e te?”, “Tutto bene, io, mentre Albert come sta? E’ da un po’ che non lo sento”, “Aah, Albert… non lo so neanch’io, l’ultima volta che ci siamo visti è stato qualche mese fa, poco prima che si trasferisse, in quella villa nuova, diceva che aveva bisogno di tempo per sé e per il lavoro, e anch’io ultimamente mi trovavo meglio da sola che con lui”, “Ah, ho capito, mi dispiace, te lavori ancora al bar dietro l’angolo?”, “Sì, sì, il lavoro non lo lascio, è una delle poche sicurezze che ho, altrove non troverei niente… adesso scusa, ma devo fare un salto al minimarket, che tra mezz’ora devo proprio essere al bar per iniziare”, “Ah, ho capito, vai al minimarket dell’Est?”, “Sì, lì trovo cose del mio paese, e costano pure poco, scusa, ma sono di fretta, devo proprio andare, ciao! Daniel!”, “Va bene, ciao, Leida, ci vediamo!”. Il suo modo di fare mi sembrava un po’ strano, più che una ragazza di fretta mi sembrava una ragazza alla ricerca di nascondere qualcosa, il suo sguardo continuava a fuggire, e i suoi occhi di ghiaccio sembravano volerti incantare per non farle più domande, per chiudere la conversazione al più presto possibile, ma non mi importava più di tanto, era la ragazza di Albert, non la mia, e mi preoccupava di più il silenzio assoluto che era calato su di lui da quattro mesi, ormai. Continuai la mia camminata per le vie della città senza incrociare più nessuno, smettendola anche di pensare alle ultime vicende che mi avevano tenuto incollato in redazione e finii la mia camminata sedendomi tranquillamente al parco fumandomi una sigaretta.

Fu due settimane più tardi che ebbi inaspettata notizia di Albert, mi aveva telefonato Walter, un suo collaboratore alla TV, che mi diceva che da una settimana Albert era irrintracciabile, al telefono, sul PC, ovunque. Walter mi chiese gentilmente di provare a sentirlo io, che ero il suo più vecchio fidato amico dai tempi delle medie, perché quel comportamento di Albert a lui appariva davvero strano. Gli dissi che avrei provato a sentirlo io, mentre Walter mi spiegava che stavano ormai lavorando da tre mesi ad un nuovo progetto molto importante, per una casa discografica e che si erano già incontrati diverse volte, nell’ultimo periodo,  nella villa di Albert, lui, Walter e la cantante Kinna, un astro nascente nel panorama della musica pop, e dovevano lavorare su testi, melodie e video, ma che da una settimana Albert era completamente irrintracciabile, non si sapeva più niente e i finanziatori del progetto gli stavano con il fiato addosso. Dissi a Walter che avrei fatto il possibile e glielo avrei comunicato e, dato che lui di Leida non aveva detto niente, non gli chiesi in merito.

Presi la macchina la sera stessa, visto che al telefono effettivamente Albert non rispondeva, tantomeno su Skype, e decisi di uscire fuori città e andarlo a trovare direttamente di persona alla sua nuova villa.
Kinna… pensavo, quella cantante che avevo visto l’altro giorno per sbaglio alla TV, girando i canali, quella ragazzina dalla pelle olivastra che, mi dicevano i colleghi di giornale, faceva tanto impazzire le giovani adolescenti di mezzo mondo, e ora in parte mi spiegavo l’assenza di notizie da parte di Albert: un progetto molto importante doveva essere, e mi chiedevo anche come avesse trovato nuova ispirazione le volte che lui e lei si erano visti nella sua nuova villa negli ultimi tre mesi.
Ci misi mezz’ora, tra le luci notturne della città, a uscire dal centro e ad arrivare in periferia alla villa di Albert, tra le strade poco trafficate della notte, che sembrava che le uniche macchine in giro fossero quelle che vedevo appostarsi di fianco alle prostitute qua e là per la città notturna, o qualche gruppo di giovani per uscire nel loro locale preferito durante la settimana.
Arrivai davanti all’enorme cancellata della villa di Albert verso le undici di sera, scesi dalla macchina e suonai al citofono, neanche troppo convinto di ottenere risposta, visto che quello che mi aveva detto Walter, eppure suonai…
“Ah! Ciao! Daniel! Cosa ci fai qui? E’ da un po’ che non ci si vede, vero?”, “Sì, Albert, ciao, ha telefonato Walter, il tuo collega, mi ha detto che sei sparito da una settimana, cosa succede con quel progetto su Kinna?”, “Guarda! Lascia perdere! Ho appena finito adesso di scrivere il progetto del video per Kinna e l’ho appena inviato a Walter, sai che fiato sul collo che mettono quei finanziatori! Comunque, vieni su, che facciamo quattro chiacchiere!”, “Va bene, arrivo…” e sentii e vidi la grande cancellata aprirsi, la grande cancellata della villa signorile in periferia…
Sette, sette minuti di orologio per arrivare, tra le piante, gli alberi, i grandi prati verdi sullo spiazzo di ghiaia che circondava la villa, dove trovavo la porta dell’uscio aperta. Scesi dalla macchina e mi avvicinai alla porta e da dentro sentivo una strana melodia pop e allo stesso tempo orientale, di una lingua che mi era sconosciuta e non riuscivo a decifrare e, con mia grande sorpresa, una volta entrato, vidi Albert e Leida seduti sul divano a bersi un drink sotto le note e la melodia orientale della musica. “Ciao! Daniel!” mi disse Leida, “Ciao! Che sorpresa vedervi qua! Assieme! Come va?”, “Tutto bene, tutto bene, alla grande” mi disse Albert aggiungendo “Ho appena finito di scrivere quel video e se non fosse stato per la splendida settimana con Leida non sarei mai riuscito a trovare le idee!” “Ah! Mi fa piacere, ecco perché eri sparito da una settimana!”, “Sì, sì, guarda, qua dentro c’è di tutto, una sala registrazioni, una sala prove, una sala cinematografica, ma senza Leida è come se non ci fosse niente! Me ne sono accorto dopo un po’, anche quando Kinna veniva a provare il canto, il video, ma non mi dava ispirazione, tutta l’ispirazione l’ho trovata lontano da tutti e solo con lei, con Leida…” e vedevo lo sguardo di lei illuminarsi, al sentire le sue parole, e mi venne spontaneamente da dire: “Vedo che allora le cose tra voi sono tornate a posto, no?”, “Sì…” disse Leida, “Abbiamo chiarito e da una settimana, diciamo così, ci siamo riavvicinati…”, “Bene, mi fa piacere!” dissi io, “Prendi! Daniel! Vuoi un drink anche tu? Raccontaci un po’ tu cosa hai combinato nell’ultimo periodo al giornale!”. Accolsi l’invito volentieri, mi presi un bicchierino di vodka e passammo tutta la serata a parlare di noi, del lavoro, della vita, del mondo dello spettacolo e di attualità e mai mi sembrava di aver visto Leida e Albert così felici assieme, così distesi e in sintonia, che quando finì la serata mi veniva quasi l’invidia per loro due, se non fosse che che il mio sentire per loro era pura amicizia.
Finimmo la serata verso la una di notte e ci mettemmo d’accordo per sentirci e vederci ancora, magari fuori, al vecchio pub del centro, per bere qualcos’altro.
Tornai a casa in macchina e la vita proseguì come sempre, tra le giornate in redazione, colleghi e colleghe, e passò un po’ di tempo prima che si sentissero di nuovo.

Avvenne circa una decina di giorni dopo, quando Walter e Leida si presentarono all’improvviso in casa mia allarmandomi: “Vai da Albert! Non so cosa gli è successo!” mi disse Leida tutta agitata e sconvolta “Deve aver esagerato con il lavoro! O con l’alcol, ma Albert sta male! Ha cominciato a delirare! Albert è andato come in trance! Non fa che ascoltare musica su musica, del mio paese! E non vuole smettere! Non vuole mettere piede fuori da quella villa e non fa entrare nessuno! Dice che sta lavorando a un progetto colossale, che cambierà la storia dei media, e che ha bisogno di ispirazione per completare il lavoro!”. “Musica? Che musica? Musica albanese?” chiesi io “Sì! Del mio paese! Gli avevo detto di non ascoltarla, che lo manda in una specie di stato di ipnosi, di trance, con tutte quelle melodie arabeggianti, me ne ero già accorta!”, “Ma non aveva finito con il progetto con Kinna?” “Sì, ma da allora è diventato sempre più strano, si era come invasato, infatuito per lei, mi aveva anche confessato che era stato a letto con lei, prima che decidesse di rivedermi, perché non trovava nessuna che le desse ispirazione come me! Ma da allora è strano!”, si agitava sempre di più Leida. “E cosa dovrei fare io?”, chiesi, “Non lo sappiamo! Tu sei il suo migliore amico dai tempi delle medie, magari con te ritrova il senno, chiamalo! Vallo a trovare! Non vogliamo che impazzisca per il lavoro! A noi due non risponde più!” mi disse Walter, che era anche lui, come Leida, visibilmente preoccupato, in agitazione, e mi stavano facendo temere per il peggio.
Decidemmo di prendere la macchina e andare tutti e tre direttamente alla sua villa, alla villa signorile in periferia.

In un attimo fummo là, attraversando la città, le vie, e ci trovammo di fronte alla grande cancellata che era però spalancata, e percorremmo subito la stradina tra il verde che portava alla villa, non sapevamo perché la cancellata fosse spalancata, e anche la porta della villa, si sentiva soltanto un frastuono immenso, le note orientali albanesi che invadevano l’aria, l’ambiente, il verde lì attorno, un frastuono tale provenire da dentro la villa, neanche fossimo al più caotico dei concerti.
Io, Walter e Leida ci precipitammo subito nell’abitazione e le nostre grida erano inudibili sotto quelle melodie allucinanti e ipnotiche, gridavamo il nome di Albert, ma non avevamo risposta, né nel nostre voci si udivano, né lui si vedeva, ovunque cercassimo. La melodia orientale era sempre più ipnotica e vedevo Leida con le lacrime agli occhi, impaurita, agitata, Walter correva dappertutto nella villa alla ricerca di Albert quando ad un tratto sentimmo la musica arrestarsi di colpo, il silenzio… il silenzio… “Albert! Dove diamine sei?!! Dannazione! Questa villa è immensa! Dove ti sei cacciato?!!” gridò Walter, mentre Leida ormai era scoppiata in pianto. Girammo ancora per tutta la villa, nella sala prove, nella sala di registrazione, ovunque, quando alla fine entrammo nella stanza matrimoniale con il letto a baldacchino rosso… là, appeso ad una trave del soffitto di legno trovammo appeso Albert, tra mille fogli di bozze di idee e di progetti per quel programma che stava studiando per rivoluzionare il mondo dei media…

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s