Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

La liberazione…

Sentirsi come ai tempi del ricovero, sdraiato sul letto, incapacitato di ogni pensiero e ogni attività, il sogno di una quiete ineffabile, il silenzio, un silenzio monastico, o da ospedale, corsia dei malati di mente, il silenzio, la quiete… passare un paio d’ore così, senza che il sonno arrivasse, alzarsi solo per uscire da quel luogo opprimente, la voce delle donne che facevano le pulizie in casa, l’ucraino che lavorava l’orto, i due lavoratori che installavano l’apricancello automatico, fuggire, fuggire di qui, prendere i soldi e fuggire, andare via, cambiare ambiente… fermarsi a comprare un paio di jeans neri, di ricambio, bersi un caffè alla macchinetta del supermercato, fumarsi una sigaretta, nel piazzale, guardando verso un Est irraggiungibile, senza dire niente, senza pensare a niente, nella quiete del primo pomeriggio… entrare nel supermercato e comprare un paio di cose che avevo lasciato in sospeso, uscire, prendere la macchina e andare al parco, verso la biblioteca, e un’aria di liberazione cominciava a lasciarmi libero… non dirigersi subito in biblioteca, alla ricerca di chissà quali libri, ma mettersi lì, sulla panchina del parco, dopo essermi fumato una sigaretta, e finire quel libro commerciale di Jo Nesbo, le ultime pagine, le ultime righe, che non dicevano più niente, neanche l’atmosfera di trepidazione da thriller… e la rivelazione, su quella panchina del parco, un po’ come stare sdraiati su quel letto che sembrava di ospedale, la sessomania, l’erotomania, il sesso eccessivo, in due parole, troppo sesso, troppo sesso ultimamente, da prendersi una pausa a tempo indefinito… il sesso e la libertà, la libertà da relazioni con le ragazze, dalla smania di cercare una ragazza che faccia per me, cambiare le immagini attorno a me, basta pensare alla Romania, basta, vedere in quell’aquila che ogni volta cambia immagine ai tratti l’icona di Cristo, ai tratti l’immagine di Madre Teresa, il ricordo di Leida, che ora finalmente non c’è più, la liberazione… ascoltarsi in automatismo una canzone di Nora Istrefi, bona gabime, ho sbagliato, ho sbagliato, troppo sesso, da stare male, la liberazione… il senso di libertà, il senso di liberazione e di salvezza dal sesso, come un’oscura dottrina rasputiniano o shabbatiana, la redenzione attraverso l’eccesso nella trasgressione, il Volto che mi acquietava… finire il libro di Nesbo e andare in biblioteca, senza pensare più alla nevrosi della mattina, quando scambiavo due parole con Miryam al bar, il Volto che mi salvava, e i libri da consegnare, altri da cercare… non più romanzi, per un po’ basta con le storielle, anche Hoffmann e i racconti horror non mi attraevano più, cercare qualcosa di saggistica, filosofia, scienze politiche, sociologia, come ai tempi dell’università, trovare i miei titoli, tre libri, dopo aver soppesato di prendere un fumoso libro sull’Islam, l’Islam di una volta, di altri luoghi, un Islam che non c’è più, lasciar perdere quella cultura e civiltà così diversa e così distante… la quiete del pomeriggio, scegliere libri con calma, leggere con tranquillità, non essere sospinto dalla camminata, già fatta la mattina, avere solo fame, la sera, cenare a casa, leggere altre pagine di quel saggio, pagine illuminanti, e la quiete, la liberazione da Leida, dal sesso, dalla Romania… finire di cenare e accogliere al cancello gli ucraini, con tutta la leggerezza del mondo, senza più l’oppressione della settimana lavorativa, dei soldi da aspettare, da spendere in malo modo, la liberazione dal troppo studio, dal rosso e il nero dell’anima, da quella lingua olandese che sentivo frusciare in me quando mi distendevo sul letto moribondo, nella quiete, nel silenzio, lingua piacevole da ascoltare, non altrettanto da capire e parlare, la voglia di parlare in lingue straniere che non c’era, la liberazione da troppi compiti e precetti, da troppi comandi e ingiunzioni, la liberazione… passare la sera così, dopo un decaffeinato al bar, un’altra sigaretta, e non pensare più ai soliti discorsi, la liberazione dal sesso, dalla Romania, da Eugenia, dal dover scrivere per forza qualche racconto, dal dover per forza “dare una mano”, dallo stare chiuso in casa/magazzino, cambiare prospettiva, spostarsi, muoversi, senza scappare da niente, se non dai miei demoni personali, senza eccedere nei libri, nei film, nella musica, cambiare luogo, cambiare prospettiva, fermarsi un attimo, riposare… il pomeriggio di quiete, la sera di quiete, che non so nemmeno che musica più ascoltare, che film più guardare, che lingua più leggere, forse solo la voglia del silenzio, niente più gesti occulti e nevrosi, il Volto, il Volto, la liberazione…

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s