Ispirazioni, Prosa Poetica, Visioni

Drogarsi di musica, inebriarsi di bellezza, di sogni d’amore, follia senza fine…

Nimica, doar icoana-ţi, care mă învenină,
Nimic, doar suvenirea surâsului tău lin,
Nimic decât o rază din faţa ta senină,
Din ochiul tău senin.

Dimenticarsi del lavoro, drogarsi di musica, inebriarsi di bellezza, di sogni d’amore, follia senza fine…

Visione di bellezza che rasentava la follia, Aleksia, per strada, questo pomeriggio mentre facevo la mia solita camminata quotidiana, con le cuffie con la musica inglese che non mi piaceva più di tanto, camminare e guardare davanti a me, e vedere lei, forse lei, o non lei, non lo so, forse quei fianchi troppo larghi, ma comunque dalle belle curve, e il suo volto, con quel piercing sopra le labbra, a sinistra, tra le guance e le labbra, il suo sguardo, i suoi capelli biondi, la sua bellezza, i nostri sguardi che si incrociavano, non dire niente ai clienti, mi venivano in mente possibili frasi del suo pappone, non dire niente alle prostitute, dicevo io, anche se le incontri per strada, forse lei che era diretta a quel negozio di alimentari romeno, là dove c’era l’icona della Madonna, ma era lei, era lei nella visione più assurda di follia e bellezza, lei che mi passava davanti, incrociavamo lo sguardo, ma non ci si diceva niente, perché così forse vogliono le convenzioni, non dirsi niente, se ci si incontra per strada, al di là della notte che si vende a se stessa, non dire niente, e la follia della bellezza che poco alla volta mi invadeva, lei che abbassava lo sguardo, anch’io, senza dirci niente, un soffio al cuore, una bellezza dorata che inondava l’anima di follia, e passarci affianco, andare oltre, io per la mia via, lei per la sua, in queste camminate da promeneur solitaire… e la musica, quella musica inglese che non mi piaceva più, chiudevo il cellulare con la musica e andavo avanti, pensando non tanto all’ultima volta, all’ultima doppia visione pornografica, ma a tutto l’innamoramento che ultimamente sento per troppe ragazze, troppe, uno strano sentire che si innamora di tutte, anche quando arrivavo davanti al Carrefour, sul piazzale, e mi ricordavo di Manuela, anche quando tornavo indietro per andare in farmacia, per le pastiglie del colesterolo, sperando di incrociarla di nuovo, là, in quell’angolo della via, che ora mi sembra di impazzire, di impazzire di nuovo, nel desiderare folle di Aleksia e della sua bellezza… anche quando non so se era lei o no, come l’altro giorno, l’altro giorno, quando davanti la lavanderia mi sembrava di vedere Ana, seduta là, su quell’angolo della via, una ragazzina come tante, a stare lì a lavare la sua roba, che mi si spegne tutto l’intelletto usato finora nel leggere articoli in inglese, e si accende solo la follia che sa di Romania, e di musica manele… quella follia, quell’innamoramento che è un minimo tratto di psicosi, ma che ha la sua bellezza infinita, la bellezza della follia, quella che non provavo mai con Marina, quella che non provavo con Olimpia, né con le altre, ma sole le ultime, le ultime come la ragazza romena senza nome, Ana, Aleksia e Manuela, quella follia della bellezza, che non si sa cos’è… in the mood for love, mi verrebbe da dire, senza sapere chi amare, senza sapere cosa volere, senza sapere cosa immaginarsi di questa vita, quando poi, a conti fatti, non sapresti di cosa parlare, cosa dire, cosa fare, dove andare, senza un soldo, senza niente, che ti rimane solo la tua follia che si maschera di amore, di bellezza, visione unilaterale del mondo e follia che ricorda sempre Amalia e quel mio bacio con lei, gli attimi erotici, e quella prima follia che quei papponi per un attimo riuscivano a sistemare, la bellezza della follia, che torno a sentire di nuovo, quando mi inondo di musica nel camminare, che non smetterei mai di camminare, di ascoltare la musica, di lasciarmi andare a quei canti orientaleggianti ed ipnotici, con quel canto suadente, che porta via l’anima, che è una specie di droga, di oppiaceo, di ubriacatura dell’anima, di narcotico naturale, esaltato dalla musica, l’estasi della bellezza e della musica e dell’arte, quando poi risuonerebbe solo quella frase urlata e piena d’odio di Amalia una volta: “Ma ti sei guardato allo specchio?!!”… sì, il mondo non è fatto di sole visioni dentro di noi, di soli sentimenti, c’è poi tutto il resto, la vita reale, la vita materiale, l’esistenza, e non si può vivere di solo spirito e di soli sentimenti e fantasia e visioni, anche se con la loro bellezza ipnotica vorrebbero portarti via, in un sogno, in una visione tutta interiore fatta di puri estetismi, di arte, di musica, di bellezza femminile, che vorrebbe portarti via per sempre, fino alla follia, fino alla follia… e mi perdevo, mi perdevo e mi perdevo, con quelle canzoni manele di una volta, dulce amar, ce am avut ce am pierdut, lasa ma in pace, nu mai vreau, storie d’amore che finiscono, vere storie d’amore, quando non c’è niente in questa vita, come quando sembra di essere in Romania, senza lavoro, senza niente da fare, nessuna parte dove andare, pochi soldi, e ti rimarrebbero solo i sentimenti e la tua follia della bellezza, nell’incontrare per caso delle ragazze da strada notturne in mezzo ad una via di giorno, che impazziresti come l’eroe nazionale olandese, Van Gogh, suicida e impazzito per una puttana, sconvolto dal genio dell’arte, e della tua follia vorresti farne arte scritta, poesia, musica, canto, che ti perderesti all’infinito nei suoni, nel canto, nella musica, nelle parole, che correresti subito questa sera là in quell’angolo della via dove incontravi Amalia dieci anni fa, dove ora sta Aleksia, là vicino, solo per parlarle e chiederle se era lei quest’oggi su quell’angolo della via, sognando di incontrarla, di passare pomeriggi con lei, come quando sognavi Manuela e ti confondevi con Leida, con qualsiasi bionda, e ti dimenticavi di Aleksia, che avevi già incontrato all’inizio dell’anno, ma neanche ti ricordavi più, e cercheresti in queste pagine l’ultima volta che l’hai vista, e ti perderesti, e sogneresti una vita da romeni, senza soldi, con niente o poco lavoro, solo fatta d’amore, di sogni, di visioni, di sentimenti, senza niente, poco più che uno zingaro, con quella musica zingara che ti accompagna sempre, e non vorresti più niente, e in questo sentire ipnotico e oppiaceo smetteresti di usare la razionalità, e ti daresti a tutta la follia della bellezza, dell’arte, dimenticando ogni lavoro, ogni dovere, ogni cosa, e vivresti solo nel sogno e nelle visioni d’amore, della bellezza di Aleksia… e non sai che fare, sei indeciso se buttarti giù e farti sommergere dalla musica, dai canti ipnotici orientali, e smetteresti di usare quel minimo di cervello che ti resta, come quando ti dicevano che collegavi l’unico neurone rimasto, quello che va dalla bellezza delle ragazze alla musica, sempre la stessa, le solite melodie orientali, fino a farti impazzire, e solo qui ricordi quell’invito di Veronica S., “Non ascoltare manele…”, che mi viene in mente Eugenia, che mi viene in mente Ana, quando diceva che non le ascoltava, che è musica da zingari, come diceva Aleksia che è musica dei contadini, dei paesani, e che eppure vorresti farti sommergere, per lasciarti andare alla follia… ma se la follia della bellezza è con te preferisci ora, con uno sforzo immane, come un drogato di fronte alla sua dose, impossibilitato a prenderla, decidi di lasciar perdere quella musica e quella seduta di ipnosi musicale, e vuoi far funzionare la mente, in questa giornata senza lavoro, e preferisci lasciar perdere la follia della bellezza di Aleksia e l’ipnosi musicale, anche se sai che tutto questo vivrà in te, sarà un sentimento e un sentire che ancora durerà, nel sottofondo, con quella piacevolezza che da sola ti porta via, quel piacere che ti rende ancora vivo, e ti apre gli occhi, di fronte alla follia della bellezza del sogno d’amore… 

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