Ispirazioni, Prosa Poetica, Visioni

Doppia visione pornografica senza fine…

Pomeriggio di grigliata, con Stas e i miei genitori, ieri, Stas che mi faceva desistere dallo scappare via di fronte al cibo non dietetico, i divieti estremi degli avventisti e di Eugenia che mi tornavano in mente, troppo forti, “Non ti fa niente mangiare così, resta qui…”, diceva Stas, il giusto sentire, stare in compagnia, non fare l’asociale, non buttarsi in letture afinalistiche solo per sentirsi male… stare bene, nel pomeriggio, a pranzare assieme, i famosi spiedini alla russa, le costine, le bistecche, mangiare per tre, ma almeno la domenica ci si può permettere di fare uno sgarro alla dieta… più tardi tornava anche Larisa, distrutta dal lavoro, anche di domenica, e un senso di profondità infinita mi prendeva, di pesantezza, che non sapevo neanch’io se quella fosse una sensazione giusta o sbagliata, una misericordia infinita, e uno strano sentirsi bene, forse troppo profondo… la musica manele non mi piaceva più nel pomeriggio, non mi faceva sognare né Ana, Andra, Larisa, Eugenia, la romena senza nome, nessuna, forse mi venivano in mente le parole di Alexia, che quella musica la ascoltano i contadini, i paesani, e che non è il massimo della musica… e mi veniva voglia di leggere qualcosa in romeno, qualche articolo, e mi perdevo un po’ così nel pomeriggio, con quella giusta ispirazione linguistica, nata dalle poche frasi di Stas con Larisa, con Silvia, con Dima, e mi accorgevo della profondità di quel sentire, della Romania, che mi ricordava appunto quei pranzi a Iasi in famiglia, dove una sensazione di cristianità ti avvolge, di povertà, di misericordia, dove non c’è niente da dire, dove è difficile parlare, superare la barriera linguistica, la diffidenza dell’estraneità, e dove poi alla fine si sta bene, si ride un po’, si scherza, e c’è pace e c’è requie, senza bisogno di quelle sofisticatezze che avrei cercato buttandomi a capofitto in degli studi che mi avrebbero fatto sentire solo più depresso, una depressione maligna, che non si fida più di nessuno, che maledice il mondo, ogni cosa, ed era un bene passare il pomeriggio così, come anche mi dicevo due settimane fa, in un’altra grigliata, almeno un po’ di compagnia, uno stare assieme in comunione, senza sentirsi superiore o inferiore, senza sofisticatezze, la semplicità tutta cristiana di questo mondo… e il pomeriggio andava avanti così, tra parole romene trovate in rete, la mia voglia di scoprire parole nuove che rinasceva, l’attenzione alle parole, alla ricerca di parole nuove, l’attenzione nel cercare di capire, e mi sentivo me stesso, dopo tanto tempo, perso in quell’Est, che se io non vado, viene da me, sensazioni di profondità infinita… e poi passavo alla lingua russa, la lingua russa del romanzo di Pelevin, senza capire molto quelle pagine difficili, ma ritrovando il piacere e l’esaltazione di un’altra lingua, l’Est, ancora una volta, che mi tornava anche voglia di sentire Marina, solo per rinnegare in un messaggio tutto ciò che avevo scritto nell’ultimo, il caos dell’anima, i sentimenti impazziti, l’irrazionalità pura… provavo anche a chiamarla, ma non rispondeva, e non sapevo più se quella profondità tra il malefico e il divino fosse cosa giusta, e alla fine mi arrendevo, senza neanche preoccuparmi più di tanto di Marina, che, come altre volte, provoca solo sentimenti negativi, che non so più a cosa siano dovuti, alla Russia, a quella lingua, o forse solo al mio stato d’animo, che ogni volta vede in cose diverse le cause dei suoi male, quando il male è nell’occhio di chi osserva… e mi ritornava la voglia, la voglia erotica, la voglia pornografica, dopo quel pomeriggio, e per rilassarmi da quel caffè di troppo ascoltavo un po’ di musica dance russa, quella musica che tenevo salvata lì nel pc, e mi mettevo ad ascoltare la musica, andando oltre Alina, oltre Katia, oltre tutte, e sognavo solo di una nottata erotica, che mi potesse ridare il piacere e la voluttà, dopo che per un attimo combattevo con quel sentire cristiano, troppo profondo, che toglie ogni voluttà… e uscivo la sera in macchina, per cercare non so chi, sapevo che Ana non ci sarebbe stata, Isabela non mi andava, le altre neppure, e alla fine decidevo per Aleksia, dopo un po’ di tempo, lei, vestita di rosso e nero, con tutta la sua sensualità… e avevo proprio voglia di guardarmi un porno, per scacciare forse quell’ansia, quel male sentire, inspiegabile, e mi eccitavo guardando quella teenager come serviva quell’uomo, che ancora adesso al solo pensiero godo ancora, e ritrovavo tutta la libertà dei sensi, e il piacere… facevo qualche giro di qua e di là, alla ricerca di lei, e alla fine mi fermavo da lei, da Aleksia, lei e i suoi capelli biondi, il suo viso dalla strana bellezza, il suo corpo da favola, i suoi vestiti sexy, che ancora adesso al pensiero, godo ancora… ci fermavamo là, in mezzo forse a della spazzatura, che lei poi diceva che era peggio della Romania, peggio dei campi degli zingari, dicevo io, ma c’era quella libertà, quella libertà oscura della notte, che ci invadeva… e lei cominciava a servirmi, a servirmi, che ad un certo punto volevo godere ancora di più, e mentre lei mi serviva riaprivo il cellulare, la pornografia, e godevo di quel sogno doppio, tra lei che mi serviva e io che godevo davanti a lei e a quella videoclip, e godevo come non mai, in quella trasgressione, in quella libertà, che non dovevo più pensare a sentimenti negativi, e godevo di quel porno e di lei, in quel mio desiderio di guardare ancora quelle videoclip, trasgredire ai miei comandi, essere più libero, godere di più… e la Romania mi salva e mi salvava ancora, Aleksia, questa volta, che mi rassicurava, mi diceva che a volte capita di aver bisogno di qualche porno, che succede, sopratutto quando si è un po’ giù, ma godevo e godo ancora di quell’istante nella notte, con la doppia visione pornografica, in tutta libertà… e solo la notte doveva portarmi via quel piacere, quando l’ansia di quel caffè troppo forte si faceva risentire, e avevo bisogno di qualche goccia di Valium per dormire, per scacciare troppi pensieri negativi, mentre ora mi rendo conto di aver goduto come non mai, in quella doppia visione erotica, che mi dà ancora la carica e l’energia che per un attimo pensavo perdute, ho trent’anni, ho ancora voglia di erotismo, ho ancora voglia di sensazioni trasgressive, ho ancora voglia di libertà, e non sarà nessuna ragazza che non mi piace a imporre il suo giogo su di me, finché ci sono ragazze come Aleksia, finché ci sono ragazze come la romena senza nome, finché ci sono ragazze giovani come Ana, pronte a servirti, che non c’è da scervellarsi troppo, e andare in paranoia, quando tutto l’erotismo e l’amore delle sue parole, delle parole di Aleksia, nell’erotismo e nella sensualità, possono salvare, che ancora godo di lei e di quella trasgressione, in tutta libertà, in tutta la libido che torna e fa piazza pulita di pensieri e parole negative… ah, se non ci fossero le puttane! Se non ci fossero sarebbe tutto davvero monotono e troppo profondo, troppo artificialmente profondo, una profondità forzata, un sentimento troppo religioso che fa male, mentre tutta l’energia erotica si risveglia in me, in quella libertà, in quella trasgressione, con la doppia visione pornografica senza fine, e il senso della Romania, della bellezza e della trasgressione, con il ricordo della ragazza romena senza nome, di Aleksia, doppia visione pornografica senza fine che si staglia ancora nella libertà di ogni giorno e di ogni notte…

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