Prosa Poetica, Sogni, Visioni

Che non rimane più niente…

Nel sogno, la notte, Leida, i suoi capelli biondi, il ricordo e il desiderio sperduto, nel fondo della notte, sognare qualcuno che suonava al campanello di casa, l’uomo nero delle paure infantili, qualcuno che entrava in casa, lungo il corridoio, avere ancora l’impressione di stare dormendo con il letto orientato verso Est, come quando ero piccolo, il senso di paura, di smarrimento, la paura che quell’uomo nero potesse fare del male a noi, la paura di qualche rumore, di qualcuno, svegliarsi… non c’era niente, non c’era nessuno, mi stupivo solo di aver dormito come quando ero piccolo, di aver avuto la stessa paura, la stessa sensazione di quiete e di paura, era la una di notte, e avevo dimenticato la mia medicina, la prendevo, dopo che ieri sera andavo a dormire senza voglia di niente, di nessuno, con il vago pensiero di Manuela che scivolava via, tornare a dormire dopo una sigaretta, forse, non mi ricordo più… e sognare di una ragazza albanese, trentenne, non molto bella, un po’ come Tania, un po’ come quell’altra ragazza che vedevo l’altro giorno, trentenne, quando stavo ascoltando la musica di Lyric Master, lei che mi parlava di università, di quel corso Stranimedia, per gli stranieri e le straniere che vogliono imparare l’italiano, e mi faceva delle domande sulla lingua italiana, mentre mi mostrava lo schermo di un computer dove erano schedate tutte le straniere, con i loro difetti, i loro pregi, schedatura da parte delle professoresse, per capire meglio come insegnare l’italiano, sogni di un’Albania in macerie, forse il Kosovo, e sognare come il medico di una volta, il dottor R., compariva davanti a me e mi diceva che quella ragazza mi aveva fatto andare di volta il cervello, e mi spiegava le lacune, la furbizia di lei, di quella ragazza e di altre straniere, stando davanti al monitor del pc, in piedi, mentre quella ragazza si sentiva presa in contropiede, lei che non aveva più il coraggio di parlare, che si sentiva offesa, forse irritata, una ragazza mai vista, una ragazza che esiste solo nel mondo dei sogni… e sognare forse di altre feste, come capodanno, mia madre che mi chiedeva con chi uscivo, il sogno di un pub, di una festa, non so dove, l’atmosfera fredda, natalizia, che preannunciava neve, un sogno che si sperdeva tra gli altri, nella notte o forse nella mattinata…

Svegliarsi la mattina, le solite cose, la colazione, il bar dei mille, incrociare Stas che accompagnava Dmitrij alla stazione del treno, mentre mi fumavo la mia sigaretta dopo aver bevuto il mio caffè al bar, organizzarsi per capire come mettere assieme le commissioni della mattina, aspettare i soldi, per benzina, tintoria, supermercato, non fai in tempo a svegliarti che c’è già da fare, da andare, da spostarsi, non avere voglia di leggere niente, non avere voglia di lavorare, di cercare ragazze, di pensare a Manuela, non avere voglia di niente, neanche di pensare al colesterolo alto, alla dieta, ad ogni cosa, mettersi come punto fermo, come meta, quella di stare in pace, di stare tranquillo, di stare rilassato e spensierato, che mi sembra di trovare qui il senso della vita: la salute psico-fisica, niente di più…

E i sogni mi turbano ancora, mi devo ancora come svegliare, passare forse ad altri sogni, scritti nei libri, per non buttare via la mattinata, la giornata, senza avere più il demone dello studio ad ogni costo, le lingue straniere che ormai ho quasi dimenticato, che non mi attizzano più, il caos del pc, dello schermo, di combinazioni di lettere strane, come una follia che passa, cercare solo la quiete in questo periodo, niente più assalti dell’anima e degli umori, cercare solo di stare in pace senza neanche pensare al lavoro, senza pensare a niente, che non ci sarebbe più niente da scrivere, se non che alla prossima visita mi piacerebbe dire soltanto che sono più rilassato e spensierato, che non ho voglia di riassumere le mie ultime settimane, che non ho niente da dire, lasciarsi andare così, alla stanchezza, al non desiderare quasi più niente, se non alla quiete dell’anima…

Non so come sarà la giornata e non mi importa, non mi prefiguro niente, non mi va più di pensare e immaginare, non sento più il demone dei doveri impellenti, mondi artificiali, idee fisse, ideologie personali mancate, lo sforzo di dover per forza sapere, di diventare quasi un professore, il senso di solitudine, di lasciare andare tutto, e di non farsi più ingannare da me stesso con i miei stessi pensieri, che non rimane più niente…

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