Descrizioni, Pensieri liberi, Riflessioni, Sogni

In questo settembre che è come se fosse iniziato…

Andare a dormire stanco, stanco della televisione tedesca e di quel film tv che stavo guardando, stanco ma contento di cominciare a capire il tedesco, di cominciare a seguire le varie battute che gli attori e le attrici si scambiavano… e addormentarsi così, e sognare… sognare di essere in una specie di laboratorio in qualche città sperduta, che assomigliava a Silent Hill, solo che non era nebbia quella che mi circondava, ma il gelido vento di qualche posto polare, o siberiano, o un mondo distopico dove la temperatura della terra era scesa sotto livelli invivibili, e ci trovavamo lì, in quel laboratorio, io e altre persone a fare delle ricerche… e succedevano cose strane, alcuni colleghi che rimanevano là fuori oltre l’orario prestabilito, e cominciavano ad assiderarsi, e una specie di demone o mostro colpiva gli altri colleghi che, poco alla volta, si trovavano tutti morti, e solo qualcuno era salvato, in quel laboratorio siberiano… e mi svegliavo, svegliavo sdraiato sul letto, e avevo freddo, semplicemente freddo, e decidevo di mettermi le coperte, neanche fosse settembre inoltrato, dove il tempo comincia a diventare più fresco, e tornavo a dormire… e questa volta era un sogno strano, mi trovavo nella vietta dietro al Carrefour, in quella piccola zona industriale, e c’erano due pakistani che camminavano con i loro due figli, che giocavano a pallone, e tiravano la palla più in là, più lontano, verso quella via in discesa, e pensavo che il pallone sarebbe scivolato giù di lì, nella via, mentre invece anche l’altro ragazzino tirava un calcio all’altro pallone, e i due palloni seguivano il percorso della via, e scivolavano via verso l’altra traversa, e si salvavano dalla discesa… e mi trovavo con mio padre in un’officina, dove un negretto che lavorava aveva scoperto un nuovo metodo per usare quei macchinari strani, un macchinario che andava posizionato su un camper, per misurare i freni, o gli ammortizzatori, o non so che cosa, visto che era un attrezzo mai visto, inventato, presente solo nei sogni, che avvolgeva tutto quel camper, e il negretto spiegava agli altri lavoratori come far funzionare quello strumento, e io e mio padre eravamo grati a quell’operaio che aveva scoperto il nuovo metodo… alla fine del lavoro il negretto ci diceva qualcosa, e io e mio padre andavamo via e ci trovavamo per le vie di Tokyo, a cercare il piccolo albergo nel quale eravamo ospitati, e mia madre era ancora in giro, in una delle sue crisi deliranti di schizofrenia, e più di tanto non ci facevamo caso, io e mio padre, perché ormai eravamo abituati a quel suo star male, e lei dormiva in un’altra stanza dell’albergo, da sola, continuando a parlare da sola, mentre io e mio padre eravamo sistemati in una piccola stanza d’albergo, dove c’era spazio solo per cinque letti, e mio padre si stendeva sull’estrema sinistra, e io sul letto d’estrema destra, e potevamo dormire dopo la lunga ed estenuante giornata di lavoro… e mi svegliavo dal letto, e mio padre e mia madre erano scomparsi, c’erano dei miei amici giapponesi che mi dicevano che volevano fare qualcosa nell’albergo, stuprare una tipa, o picchiarla, per vendetta, come in una specie di yakuza per giovani, e anch’io mi dirigevo verso una stanza d’albergo, dove giacevano due ragazze, a dormire, una occidentale sul letto di destra, e Sissi, la cinesina, sul letto di sinistra, e sognavo di andare nel letto con lei, per svegliarla, per dirle qualcosa, forse solo per dormire affianco a lei, ma mi diceva qualcosa, che aveva il ragazzo, anche se non rifiutava il mio abbraccio… e poi gli amici giovani giapponesi, che ricordavano Satoshi e Yusuke mi chiamavano di fretta, c’era del lavoro da fare, e ci movimentavamo per le vie di Tokyo, alla ricerca di non so chi, di non so cosa, per compiere qualche azione criminale, tra bande, e mi perdevo nel fracasso della città, della metropoli, perso fra le mille persone, fra le mille pubblicità sui grattacieli, e mi disperdevo anche da Satoshi e Yusuke, mentre nel sogno era fissa quell’idea di aver bruciato i fumetti giapponesi di una volta, dove compariva solo la copertina di qualche manga anni ’80…

E mi svegliavo da questi strani sogni, mi svegliavo per scoprire che erano già le otto, c’erano cinquanta euro sul mio comodino, ed ero contento di avere la ricarica di quei soldi, il tempo di svegliarsi, di bere il nescafé, lasciar perdere raccoglimenti dell’anima, per andare subito al supermercato e al bar, a bere un caffè, a comprare le sigarette, e pensare al modo di salvare al meglio i soldi che mi sarebbero rimasti… e cominciavo a pensare in tedesco, in quell’andare via e venire, da un posto all’altro, e mi dicevo che era anche ora di impegnarsi seriamente sullo studio, nelle ore libere, di cercare di imparare davvero il tedesco, e di non spegnere troppo il cervello come negli scorsi giorni, anche quando dovrò lavorare… certo, forse ero un po’ teso e lo sono ancora, per via di riprendere a lavorare, per via che il tempo manca per imparare tutto quello che vorrei imparare, il tedesco, l’albanese, non dimenticare il russo, ma l’idea di guardare la televisione in lingua su internet mi salva ora dalle letture compulsive di articoli, e la televisione è un buon mezzo per distrarsi e imparare, e dovrò tenerne conto l’utilizzo o forse il consumo… e sono forse un po’ teso, di certo non rilassato, estasiato forse dalla lingua tedesca che ieri capivo, e mi perderei tutto il giorno nella televisione, nello studio, con tutta tranquillità, se solo non ci fosse da lavorare, da portare a casa i soldi, da staccare un attimo da questo studio ossessivo, che non so se mi dà l’energia per non spegnere il cervello o se è solo una strana mania… e devo calmarmi, rilassarmi, la televisione in lingua non scappa, così come anche gli articoli, e nessuno mi corre dietro, certo sarebbe bello fare tutto questo per soldi, altro che lavoro in mezzo a trogloditi ignoranti, ma al giorno d’oggi, come leggevo sul quotidiano ieri, il lavoro è un privilegio e non posso farmelo scappare… spero solo che questa settimana o settimana prossima quelli dell’Esselunga chiamino, per un altro colloquio, così magari di poter iniziare davvero a lavorare altrove, in maniera giusta, e liberarmi da questo tormento del lavoro di mio padre… intanto nei prossimi giorni riprenderò a cercare, parlerò con il dottore forse per capire quando sarà la prossima visita, e cosa sarebbe meglio che facessi per fare delle mie passioni linguistiche e culturali un qualche lavoro, oppure se continuare a coltivarle nel tempo libero, per non spegnere troppo il cervello, per staccare dal lavoro, e mi accorgo ancora che questo è davvero un periodo difficile, da quando è finita l’università, ed è davvero un tormento trovare un nuovo equilibrio tra vita privata, hobby e lavoro… devo soltanto non esaurirmi alla ricerca della ricetta definitiva, coltivare il tempo libero più spensieratamente, impegnarmi per imparare il tedesco, per godere di questa lingua così come dell’albanese, del russo, e non straziarmi troppo, non caricarmi di troppi pesi, ma neanche lasciarmi andare alla rilassatezza più estrema che si risolve sempre in visioni pseudospirituali che non portano da nessuna parte… e sì, settembre è come se fosse iniziato, riprendo con tutta l’energia del mondo, e ho tante cose da fare, in questo settembre che è come se fosse iniziato, dove non mi va più di scrivere romanzi, di scrivere poesie, non penso più alle migliaia di pagine scritte in questi dieci anni, si sono dissolte con la voglia di Alina, di Leida, con altri pensieri più importanti, e le ragazze che riempivano quelle pagine vivono ancora in me, non ho più voglia di scrivere, dopo aver letto quanto sia difficile sfondare, quanto molte persone siano nella stessa mia situazione, e usino instagram e altri social per pubblicizzarsi, il mondo è già strapieno di aspiranti scrittori e scrittrici, e uno in più o uno in meno non fa differenza… trovo la mia voglia di studiare, di capire il mondo, di filosofare, e i libri e i quotidiani e le notizie e la gente comune mi dà sempre lo spunto per capire di più il mondo dove vivo, e forse solo così, se avrò voglia, potrò scrivere davvero qualcosa, solo vivendo come fanno tanti altri… e ora posso anche cominciare a guardare un po’ di tv tedesca, perdermi nelle immagini, nelle parole, e conciliare lavoro e studi, di nuovo, un’altra volta, in questo settembre che è come se fosse iniziato…

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