Nella musica infinita d’altrove…

Aspettare nella sala d’attesa
Macchinette automatiche
Nemici compagni di sventura
Per un colloquio
Parole a casaccio
Per rompere il ghiaccio
Da dove vieni?
Si può arrivare qui in macchina?
Voglio andare in India
Faccio Yoga
Mi sono appassionato dell’India
Io sono dello Sri Lanka
Il mare in India non è il massimo
Mi hai distrutto i sogni in cinque minuti
Altri impiegati più in là
Sulla lunga tavola
Luogo di pause pranzo
E pause cena
Un negro
Una sudamericana
Un’altra
Le ragazzine brutte italiane
Che avevo sentito
Parlare
Nel bar
Qualche ora prima
Chiamate in inglese
Per alberghi
Fidanzati in Svezia
Come fanno ragazze così brutte ad avere un ragazzo
Mi chiedevo
La gente deve essere proprio messa male
E quasi quasi
Rivalutavo Marina
L’ansia che saliva
Chi è capace di parlare in inglese?
Altro che imitare
Le pronunce di Stanlio e Onlio
O di Sherlock Holmes
O di Harry Potter
Come dicevano gli altri due lì
Ansia a mille
Che si calmava solo quando arrivava lei
La ragazza russa
Dai capelli biondi
Nella sala d’attesa
Della pausa pranzo
Lei e quel suo cellulare
Che chissà cosa guardava
Il suo volto tipicamente slavo
I lunghi capelli biondi
Che chissà dove avevo visto
Già
Ma non stavo uscendo anch’io con una ragazza russa?
Marina?
Eppure lei di quella bellezza non ha niente
Anche se la russa del lavoro
Aveva quei pantaloncini un po’ corti
Neri
Che lasciavano vedere le gambe
Cellulite qua e là
Non troppo magre
Guadagnerebbe poco
Se facesse il mestiere
Una ragazza da niente
Ma con l’ovale del volto perfetto
Gli occhi azzurri
Da perdersi per una notte
O per una vita
Sogni antichi e passati
Ispirazione che dava però la calma
E la voglia di sognare
Anche quando quell’HR
Chiamava per il colloquio
Che già sapevo sarebbe morto lì
Facciamo quello modesto
E simpatico
Che tanto qui non c’è da guadagnare niente
Salviamo il salvabile
E mi sentivo solo di benedire quella ragazza
Che andava via
Quando arrivava l’HR
E seguire lui
Era esattamente come seguire lei
Fino alla sua postazione
Passando per altre cabine di call center
Dove una ragazzina romena
Parlava nella sua lingua
Pace dell’anima
E quiete
Di ascoltare lingue altrui
Capirle
Ma non parlarle
Questa è la mia sorte che capivo
Solo alla fine del colloquio
Con l’ansia a mille
Altro che C1
Se vogliamo essere tecnici
Quel mio discorso in inglese
Non valeva neanche un A1
E non mi importava
Era già tanto riuscire a salvare
Il salvabile
Dicendo semplicemente
Che il mio punto forte era ascoltare gli altri
Il mio punto debole
L’ansia o il panico
Come dicono in gergo
Tanti sono passati di lì
Tante
E non vedevo l’ora di andarmene via
Per fumarmi la mia sigaretta
Di troppo
Bermi il mio caffè lungo al bar
E salvare della giornata
Solo la ragazza russa
E quella romena
E quel discorso al bar
Di quel cameriere che andava in Albania
Con la sua ragazza al mare
Saranda
Valona
Ksamil
Il ricordo di quel luogo che neanche citavo
Nei miei ricordi “abroad”
Che me ne importava
E me ne andavo via
Senza neanche aver voglia
Di chiamare Marina
E condividere con lei
Quei momenti
Quell’after job interview
Una ragazza russa
Che non è come quella del call center
Che non è neanche Katia
E liberarsi del demone
Delle lingue da parlare
Una volta per tutte
Squadrando ogni autofficina
Che vedevo per il viale e per le vie
Se l’assistenza tecnica non fa per me
Non fa neanche per me
Parlare quelle lingue
Che so leggere ed ascoltare
Forse anche scrivere
Ma non parlare
E chi è mai stato capace di parlare?
Le parole umane non le ho mai capite
E liberarsi di quei demoni
E sognare di pensare a qualcos’altro
Ancora da capire
Qualcos’altro da fare e su cui puntare
La filosofia
La scrittura
Testi scientifici
Altro
Di certo non parlare
Di certo non desiderare Marina
Quando su quella lunga via
Rivedevo tutte loro
E l’energia erotica si stagliava solo
Su una ragazzina adolescente
Sul bus
Che ricordava le ultime notti
E il sorriso di lei
Ragazzina romena
Per la quale mi sono perso
Che l’idea di Marina neanche regge
E il vecchio sogno derelitto
Di una ragazza russa
E della sua lingua
E delle altre lingue
Lasciamole vivere nelle canzoni
Nelle parole altrui
Nei testi e nei libri
Nelle poesie
Ma qui di parlare non ne posso fare un lavoro
E anche tutta l’ansia
Si scacciava solo con loro
Ragazza russa
Ragazza romena
E le mie semplici parole italiane
Come un povero prete spretato
Semplicità cristiana
Oltre ogni cosa
Altro che Yoga e India
Pronunce britanniche o texane
Altro che serie tv
Da imitare la voce
E la pronuncia
La mia è una pura conoscenza
Da linguista dei poveracci
Senza alcuna voglia
Di fare discorsi
Non c’è niente da dire e raccontare
In questo mare di opinioni e di vite
Le troppe parole
Lasciamole alle ragazze
Sempre così
“Talkative”
I miei doni sono altri
Mi accorgevo
Lo spirito e la tranquillità
L’ispirazione infinita
Della bellezza femminile
E di lingue e voci altrui
Come le canzoni e la musica
Accorgiamoci di questo
E rendiamocene conto
Una buona volta per tutte
Io
Le lingue straniere
Non le parlo
Le leggo e le ascolto
Forse le scrivo
Ma di parlare non mi va
Non c’è niente da raccontare
A voce
Per me
Lasciatemi scrivere
Lasciatemi leggere e ragionare
Filosofare
Ma non sarò io a raccontarvi della mia vita
Con parole a voce
In altre lingue
O nella mia stessa
Lo spirito ha altri doni
E i sogni d’amore sono altro
La ragazza russa
La ragazza romena
L’adolescente ragazzina sul bus
Che chiamava
Il suo amore
Ma ogni tanto mi lanciava un’occhiata
L’ultima notte da sogno
Con la ragazzina romena
Il suo sorriso
La sua bellezza
Estasi erotica
E musicale
E dei sensi
Non chiedetemi di parlare
Non chiedetemi di intraprendere storie
Impegnate
Con una ragazza russa
Che si vuole solo sposare
Che di quella bellezza
Niente non ha
Non lo so neanch’io cosa ci facevo lì
Forse solo per capire
Che il mio mondo non è lì
E neanche nelle autofficine
Qualcos’altro forse sarà
Sarà da vedere
Ma ora non mi va di pensare
Lasciatemi sognare
La ragazza russa
La ragazza romena
L’adolescente giovane sul bus
La ragazzina romena della notte
E lasciatemi perdere
Nella musica infinita
D’altrove…

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