Day: July 11, 2017

Nella musica infinita d’altrove…

Aspettare nella sala d’attesa
Macchinette automatiche
Nemici compagni di sventura
Per un colloquio
Parole a casaccio
Per rompere il ghiaccio
Da dove vieni?
Si può arrivare qui in macchina?
Voglio andare in India
Faccio Yoga
Mi sono appassionato dell’India
Io sono dello Sri Lanka
Il mare in India non è il massimo
Mi hai distrutto i sogni in cinque minuti
Altri impiegati più in là
Sulla lunga tavola
Luogo di pause pranzo
E pause cena
Un negro
Una sudamericana
Un’altra
Le ragazzine brutte italiane
Che avevo sentito
Parlare
Nel bar
Qualche ora prima
Chiamate in inglese
Per alberghi
Fidanzati in Svezia
Come fanno ragazze così brutte ad avere un ragazzo
Mi chiedevo
La gente deve essere proprio messa male
E quasi quasi
Rivalutavo Marina
L’ansia che saliva
Chi è capace di parlare in inglese?
Altro che imitare
Le pronunce di Stanlio e Onlio
O di Sherlock Holmes
O di Harry Potter
Come dicevano gli altri due lì
Ansia a mille
Che si calmava solo quando arrivava lei
La ragazza russa
Dai capelli biondi
Nella sala d’attesa
Della pausa pranzo
Lei e quel suo cellulare
Che chissà cosa guardava
Il suo volto tipicamente slavo
I lunghi capelli biondi
Che chissà dove avevo visto
Già
Ma non stavo uscendo anch’io con una ragazza russa?
Marina?
Eppure lei di quella bellezza non ha niente
Anche se la russa del lavoro
Aveva quei pantaloncini un po’ corti
Neri
Che lasciavano vedere le gambe
Cellulite qua e là
Non troppo magre
Guadagnerebbe poco
Se facesse il mestiere
Una ragazza da niente
Ma con l’ovale del volto perfetto
Gli occhi azzurri
Da perdersi per una notte
O per una vita
Sogni antichi e passati
Ispirazione che dava però la calma
E la voglia di sognare
Anche quando quell’HR
Chiamava per il colloquio
Che già sapevo sarebbe morto lì
Facciamo quello modesto
E simpatico
Che tanto qui non c’è da guadagnare niente
Salviamo il salvabile
E mi sentivo solo di benedire quella ragazza
Che andava via
Quando arrivava l’HR
E seguire lui
Era esattamente come seguire lei
Fino alla sua postazione
Passando per altre cabine di call center
Dove una ragazzina romena
Parlava nella sua lingua
Pace dell’anima
E quiete
Di ascoltare lingue altrui
Capirle
Ma non parlarle
Questa è la mia sorte che capivo
Solo alla fine del colloquio
Con l’ansia a mille
Altro che C1
Se vogliamo essere tecnici
Quel mio discorso in inglese
Non valeva neanche un A1
E non mi importava
Era già tanto riuscire a salvare
Il salvabile
Dicendo semplicemente
Che il mio punto forte era ascoltare gli altri
Il mio punto debole
L’ansia o il panico
Come dicono in gergo
Tanti sono passati di lì
Tante
E non vedevo l’ora di andarmene via
Per fumarmi la mia sigaretta
Di troppo
Bermi il mio caffè lungo al bar
E salvare della giornata
Solo la ragazza russa
E quella romena
E quel discorso al bar
Di quel cameriere che andava in Albania
Con la sua ragazza al mare
Saranda
Valona
Ksamil
Il ricordo di quel luogo che neanche citavo
Nei miei ricordi “abroad”
Che me ne importava
E me ne andavo via
Senza neanche aver voglia
Di chiamare Marina
E condividere con lei
Quei momenti
Quell’after job interview
Una ragazza russa
Che non è come quella del call center
Che non è neanche Katia
E liberarsi del demone
Delle lingue da parlare
Una volta per tutte
Squadrando ogni autofficina
Che vedevo per il viale e per le vie
Se l’assistenza tecnica non fa per me
Non fa neanche per me
Parlare quelle lingue
Che so leggere ed ascoltare
Forse anche scrivere
Ma non parlare
E chi è mai stato capace di parlare?
Le parole umane non le ho mai capite
E liberarsi di quei demoni
E sognare di pensare a qualcos’altro
Ancora da capire
Qualcos’altro da fare e su cui puntare
La filosofia
La scrittura
Testi scientifici
Altro
Di certo non parlare
Di certo non desiderare Marina
Quando su quella lunga via
Rivedevo tutte loro
E l’energia erotica si stagliava solo
Su una ragazzina adolescente
Sul bus
Che ricordava le ultime notti
E il sorriso di lei
Ragazzina romena
Per la quale mi sono perso
Che l’idea di Marina neanche regge
E il vecchio sogno derelitto
Di una ragazza russa
E della sua lingua
E delle altre lingue
Lasciamole vivere nelle canzoni
Nelle parole altrui
Nei testi e nei libri
Nelle poesie
Ma qui di parlare non ne posso fare un lavoro
E anche tutta l’ansia
Si scacciava solo con loro
Ragazza russa
Ragazza romena
E le mie semplici parole italiane
Come un povero prete spretato
Semplicità cristiana
Oltre ogni cosa
Altro che Yoga e India
Pronunce britanniche o texane
Altro che serie tv
Da imitare la voce
E la pronuncia
La mia è una pura conoscenza
Da linguista dei poveracci
Senza alcuna voglia
Di fare discorsi
Non c’è niente da dire e raccontare
In questo mare di opinioni e di vite
Le troppe parole
Lasciamole alle ragazze
Sempre così
“Talkative”
I miei doni sono altri
Mi accorgevo
Lo spirito e la tranquillità
L’ispirazione infinita
Della bellezza femminile
E di lingue e voci altrui
Come le canzoni e la musica
Accorgiamoci di questo
E rendiamocene conto
Una buona volta per tutte
Io
Le lingue straniere
Non le parlo
Le leggo e le ascolto
Forse le scrivo
Ma di parlare non mi va
Non c’è niente da raccontare
A voce
Per me
Lasciatemi scrivere
Lasciatemi leggere e ragionare
Filosofare
Ma non sarò io a raccontarvi della mia vita
Con parole a voce
In altre lingue
O nella mia stessa
Lo spirito ha altri doni
E i sogni d’amore sono altro
La ragazza russa
La ragazza romena
L’adolescente ragazzina sul bus
Che chiamava
Il suo amore
Ma ogni tanto mi lanciava un’occhiata
L’ultima notte da sogno
Con la ragazzina romena
Il suo sorriso
La sua bellezza
Estasi erotica
E musicale
E dei sensi
Non chiedetemi di parlare
Non chiedetemi di intraprendere storie
Impegnate
Con una ragazza russa
Che si vuole solo sposare
Che di quella bellezza
Niente non ha
Non lo so neanch’io cosa ci facevo lì
Forse solo per capire
Che il mio mondo non è lì
E neanche nelle autofficine
Qualcos’altro forse sarà
Sarà da vedere
Ma ora non mi va di pensare
Lasciatemi sognare
La ragazza russa
La ragazza romena
L’adolescente giovane sul bus
La ragazzina romena della notte
E lasciatemi perdere
Nella musica infinita
D’altrove…

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Mentre qui tutto continua a fluire…

Canzoni maneliste
Che ancora riempiono l’anima
Risciacquo di parole
Dopo il sogno di un’Inghilterra
Della consistenza
Di qualche voce alla radio
Di serie tv
Che liberavano l’anima
Dopo il nero
Che piombava su di me
Ieri pomeriggio
Il senso di prigione
Di quest’abitazione
Di questo lavoro che non ti lascia mai
Sotto casa
La prigione
Librarsi nelle voci altrui
E sognare un’Inghilterra
Dove passare i giorni
Pieno di parole altre
Inglesi
Che fluivano in me
Con naturalezza
Trovare la forza e l’energia
Che pensavo sperdute
E il nero d’Alina
Si colorava invece di immagini
Diari dei vampiri
Non più dalla pesante lingua russa
Ma dalla più leggera e fluida
Lingua inglese
Tutto fluiva
Tutto fluisce
E non c’è più l’incombenza nera di chissà
Quale compito
Scivola via così il sentire
E i colori dei diari dei vampiri
Vincono i ricordi anneriti e pesanti
Del passato
Si va oltre Alina
E si vive di positività
Da invocare ogni istante
Per non lasciarsi andare
Agli sbalzi d’umore imprevedibili
Sarebbe anche ora
Di smettere d’annotare
Ogni cambio d’umore in me
E l’ultima notte
E i suoi colori vivono in me
Come per darmi
Ispirazione infinita
Non forzerò i pensieri per Marina
Ragazza che va e che viene
Nei miei pensieri
Non di più che i sogni della notte
E della mattina
E temo quasi di scrivere
Per paura di sprofondare
In ricordi che non devono essere più rievocati
Pena l’oscurità dell’anima
Dovrei imparare a vivere più leggero
E senza rimorsi
Un mondo è ancora possibile
Al di là dei sogni inglesi
Che si disperdevano
Nei colori e nelle immagini delle serie tv
Delle parole inglesi della radio
L’Inghilterra dell’anima
Era solo una cornice linguistica
Di altre parole che non opprimevano più
Di pensieri ripetitivi
Di parole
Sempre le stesse
Prigione di parole e pensieri
Dai quali uscivo
Solo facendo viaggiare la mia anima all’estero
Non so cosa mi attende
E non mi importa neanche
Farò un giro in città
Cercando di essere il più naturale e leggero possibile
Anche se la pressione forse qualche parola
E pensiero
Macchierà
Ma non importa
È il gioco della vita
Che ora come non mai
Vorrei vivere
Senza più sogni di erudizione
E di ambizioni accademiche
Imparare a vivere la vita
Nella sua leggerezza
Con la visione di un futuro ancora aperto
Senza false premesse
Prese per vere
Che occludono solo le possibilità
E le virtualità del mondo
Premesse depressive
Prese per verità
Che conducono solo nell’abisso
Usciamo dagli anfratti del baratro
E riempiamoci di luce ancora viva
Di questa vita
Dove non c’è niente da perdere
E tutto da guadagnare
Alors, dans l’ère succesive
Il faut tenter de vivre
Bisogna tentare di vivere
Oltre il cimitero marino dell’anima
Oltre il tempo passato
E le sue epoche
Al di là dei ricordi sperduti
Che a volte affiorano
Come per farsi inchiostro monumentale
E monolitico
Mentre qui è tutto come l’acqua
Di un fiume
Che scorre senza fine
E in questa visione liquida
Della realtà
Mi disperdo nella corrente
Che va avanti e ancora avanti
Senza fermarsi
Senza sapere
Quando tutto sfocerà
In chissà quale mare o oceano
La luce e la libertà
Sono ancora possibili
Non sono vecchi sogni smorti
Di uno studentello nevrotico
Che nega ogni vitalità
Annegato e annerito dalle troppe scritte
Dalle troppe pagine dai troppi libri
Dove tutto è il contrario di tutti
Contraddizioni insolvibili
Di una mente andata in tilt
I pensieri non si odono più
Scivolano via
Impossibile afferrare
Qualche x e y dell’anima
Tutto è indefinito
E sfuma via
Rimane solo il teatro dei sogni
Che è la vita
Con le sue infinite scene e parole
Che si susseguono senza sosta
In un continuo aprirsi e chiudersi
Di un palco
Che ospita infinite visioni
Passate presenti e future
Con la linearità
Della propria storia
Che si disperde come in una galassia
Ispirazione infinita
E non c’è da programmare giorni
Da trovare le regole divine
Da seguire
Per vivere la vita
Ogni cosa ritorna
Ogni cosa cambia
E non c’è legge eterna
Per definire il tempo e la storia e l’anima
Tutto fluisce
Liberamente
E non c’è modo di fermare
Questo flusso
Pena la statica e monolitica
Nerezza
Che fa sprofondare
Negli abissi
Dai quali ci si risveglia
Per accogliere ancora la vita
Ere passate sono andate
Non è possibile che era future non ci saranno
Per quanto incalcolabili
E imprevedibili
Il tempo si staglia ancora
Nelle sue divisioni
Che forse un giorno malamente saranno
Mentre qui tutto continua a fluire