Pensieri liberi, Riflessioni, Visioni

I colori di Marina e la ragazzina romena…

E non posso lasciar vincere i ricordi passati per Alina, il nero dell’anima, l’ispirazione poetica che rasenta la depressione, non posso lasciar vincere il nero quando ancora nella mia memoria ci sono i ricordi freschi della giornata al lago con Marina, i colori sgargianti del suo vestito, i suoi occhi illuminati di felicità, i suoi occhi azzurri, la sua vitalità, la sua contentezza a bagnarsi le gambe sulla riva del lago, non posso lasciar vincere quei ricordi e quella mania passata di trovare l’ispirazione finale nel nero dell’anima, non me lo posso permettere… domani ho un colloquio, e sarebbe meglio se cominciassi a guardare almeno il sito dell’azienda, come mi diceva Federica, quella dell’agenzia del lavoro, ma una strana ansia mista a depressione mi prendeva stamattina, già da ieri sera, quando il libro sulle icone, invece di darmi la tranquillità dell’altro giorno, mi faceva sprofondare nel ricordo di Alina… devo ricordare quei brevi istanti, nelle chiese lì a Como, con Marina, dove lei mi chiedeva se andavo in chiesa, ogni tanto le dicevo, ma di solito no, quegli attimi fuggenti dove non ci si lascia travolgere dalla spiritualità nera, dal sentore di morte e di passato, e di ricordi oscuri, devo ancora ricordare il suo volto, raggiante di gioia, i colori dei suoi vestiti, e non pensare a dover scrivere troppo… e allora guarderò un attimo il sito dell’azienda, cercherò di concentrarmi sul raccontare a Marina ciò che ne sarà di domani, e dei giorni dopo, e non mi farò prendere dal demone dei ricordi, dai demoni alla ricerca dell’unico pensiero e ricordo e sensazione che può salvare, devo lasciare aperta la visione del futuro, anche prossimo, e ricordare la lucentezza e la leggerezza del volto di Marina, senza sprofondare giù… “E’ così pesante la tua vita?”, mi chiedeva, forse la sto appesantendo troppo, sto sprofondando troppo, quando imparerò ad essere più leggero? Ricordiamo i colori di lei, di Marina, di quella splendida giornata al lago, e lasciamo perdere il passato e le poesie ispirate, fonte di ansia e depressione, lasciamole perdere, impariamo ad alleggerirci e a rilassarci, e lasciamo il passato seppellire il passato, non tuffiamoci in tunnel neri, anche al di là del volto raggiante di Eugenia, lasciamo il passato seppellire il passato… in fondo basta ricordare tutta la lucentezza di questo sabato appena passato, la luce di Marina, i suoi colori, e tutto andrà avanti da sé, senza appesantimenti, viviamo più leggeri, la poesia è già stata scritta, e non merita di essere imparata a memoria, accordiamo l’anima a gusti più leggeri, la mia vita non è così pesante, sono solo io che l’appesantisco, liberiamoci dai mali e non tuffiamoci più nel passato, in fondo, bastano tutti i colori e la lucentezza di Marina, e di più non ho bisogno, viviamo più leggeri… pensiamo un attimo al lavoro e non facciamoci travolgere dalla vita, una vita che può continuare anche così, tra il dolce ricordo della ragazzina romena, e le semplici e leggere parole con Marina, per ora va bene così, non sprofondiamo… sì, i colori di Marina e la ragazzina romena…

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Ispirazioni, Poesie, Ricordi, Visioni

E i ricordi oscuri non possono vincere sul piacere degli ultimi giorni…

Questi ricordi
Mi intralciano la vita
Il nero corvino dei suoi capelli
Il nero dei suoi occhi
Il nero delle sue vesti
Quella maglietta nera e attillata
Che lasciava vedere le sue forme
Quella minigonna scura
Che sfilava ogni volta
Per donarmi piacere
Quei lunghi stivali scuri
Alzati per aria
Il suo volto
Dagli occhi chiusi
Lei che giaceva
Distesa sul sedile
A gustare l’amore
I suoi “Aspetta”
Le sue attese
I nostri tempi
L’amplesso
Le canzoni che mi avvolgevano
Nel fare l’amore con lei
Questi ricordi
Ora riaffiorano
Come quando le chiedevo
Se si ricordava
Che amavo una prostituta
“Mi ricordo”
Lei diceva
Mi sono innamorato di una prostituta
E sbattevo la fronte
Sul volante
Non può essere vero
L’asse del mondo
Si spostava
E il nero calava su di me
Una volta per tutte
A chiudere gli abissi
Una volta e per sempre
Labirinto di sentimenti
Perché hanno inventato
L’amore?
Sarebbe nata solo la follia
Per sconfiggere il nero
E quei ricordi
Vette deliranti
Di passione erotica
Che cancellavano lei
E tutte le altre
Pena la follia
Se dimenticavo l’amore
Ora questi ricordi riaffiorano
E si intromettono nel nuovo
Nei colori di mille tonalità di Marina
Lei che di lei
Ha solo la lingua russa
Niente di più
Una passione che non riesce a involarsi
O forse un vero amore
Che non conosce più
Profondità e abissi
Non so da quale anfratto dell’anima
Queste canzoni ritornano
E il nero del ricordo di lei
Sono cristiana
Diceva
Ortodossa?

Forse scherzando
La passione e la discesa agli inferi
In questi ricordi
Le canzoni di una volta
Mentre dal nero dovrei farne uscire
Tutti i colori
Delle parole di Marina
Ma non riesco
Forse perché lei
Alina
Diceva che l’inglese
È la lingua più importante
Altro che canzoni e suoni
D’oriente
Ucraina e Romania
Passioni oscure
Non introduciamoci
In questi ricordi oscuri
Lasciamo il passato seppellire
Il passato
Si va avanti nella vita
Non può sempre andare tutto bene
Sempre andare
Tutto male
Male e bene che si alternano
Nel corso dei giorni
Ma non poter dimenticare il proprio
Passato
Fare tabula rasa qui
È impossibile
Sarebbe solo deleterio
E i nuovi demoni che mi infestano
Dovrebbero imparare a dissolversi
E a stare silenti
Mi ricordo
Diceva
Parla in russo
Per non dimenticarlo
Diceva
Lei e le sue dolci parole italiane
La sua dolce voce
Dolcezza infinita
Che ancora ispira
Il crollo e la rinascita del tempo
In questa fuga di ricordi
E sentimenti
In questo labirinto bizantino
Di ricordi
E sensazioni
Non so più quale posto
Dare a lei
Alina
Che con il suo corvino dell’anima
Infesta ancora giornate
Colorate e solari
Nel profondo dell’anima
Come un’eterna penitenza
Di non si sa quale dolore
Sfoglierò forse ancore le pagine nere
Piene di icone
E non penserò più
A quanto sia importante l’inglese
Forse per costruirsi una vita
Là dove la vita non c’è
E non sembra esserci futuro
Ma solo un tuffo nei ricordi
E nel passato oscuro
Ma in questo labirinto di sentimenti
Una via d’uscita forse c’è
L’ultima volta
Con lei
La ragazzina romena
L’amplesso
Dopo una giornata dai mille colori
Non tuffiamoci nel passato lontano
Delimitiamo il tempo
Alla bellezza degli ultimi giorni
Non lasciamo il nero invadere tutto
C’è ancora un chiarore
Pronto ad attendermi
E la tranquillità oscura
Non può dettare
Il mio costante e incostante umore
Che non sa più
A cosa accordarsi
Riecheggiano queste canzoni
Queste ispirazioni di una volta
È come se non avessi musica per il presente
È come se tutto fosse rivivere il passato
E riesumarlo e farlo riaffiorare
Per cercare una calma oscura
Che forse non c’è mai stata
Smettiamola con questi abissi
Con questo nero dell’anima
Ma neanche lanciamoci in elettriche
E deliranti luci
Impazzite
Piene di parole
E ideali
Difficile trovare l’accordo
Dei ricordi
Dell’anima
Degli umori
Il passato mi infesta
Non so come uscirne
E queste canzoni fanno solo peggio
Che siano solo dei ricordi
Sbagliati
Di una vita che non c’è più
Il corvino dei suoi capelli
E il rosso
Mi hanno vampirizzato l’anima
C’ forse ancora la quiete
Meglio non amare
Diceva
Si sta male
Già
Meglio non amare
Si sprofonda negli abissi
Con questi amori
C’è ancora una luce!
L’ultima notte
L’ultima giornata
I mille colori del giorno
Le tinte eteree della notte
La ragazza russa
E la ragazzina romena
Le canzoni d’amore
Lo spirito
E la quiete
E i ricordi oscuri
Non possono vincere sul piacere
Degli ultimi giorni

Poesie, Ricordi, Visioni

Destino spirituale ed erotico dell’anima…

Destino spirituale ed erotico dell’anima
Manuela che diventa un’icona dorata
Lei e la luce del suo volto
Amalia
Riaffiorata
Dall’abisso dei ricordi
Come una cantante manelista
Denisa
Che invade ogni angolo dello spirito
Con il suo canto
Sette anni e di più
Che riaffioravano
Nel nero della notte
Abisso oscuro
Come i capelli corvini di Alina
Colorati di quel rosso
Fuoco infernale
O passione d’amore senza fine?
Impossibile da comprendere
Come quell’aquila rosso nera
Che per troppo tempo
Mi ha accompagnato
Dai tempi
Di Xhuliana
E le nottate ‘e luna con lei
Vera estasi erotica e sensuale
Poetica e alcolica
Di sempre
Vitalità e languore senza fine
Prima di atterrare nel paese delle aquile
Dopo un funerale diurno
Che di notte si colorava di erotismo
Passione senza fine
Quella notte indimenticabile con Xhuliana
Il paese delle aquile
Idolo che mi avrebbe quasi portato via
Se Alina non fosse venuta
Con la sua carica vampiresca di passione
A portarmi via
Nelle estasi dell’Est, passione senza fine
Lingua russa di una sacralità
Senza confini
Parole che scivolavano via nella notte
Tra gli amplessi
Nelle estasi di canzoni e di alcol
Come dei fiori del male
Risorti nell’anima
Lei e quella sua figlia in Ucraina
Lei che con la sua arte
Ricordava lo sguardo
Spirituale di Andra
Altra ragazza con un figlio in Romania
Là nel boschetto
Quanti giorni
Ai tempi
Quanti amplessi e quanta voluttà
Oriente dell’anima
Destino spirituale ed erotico
Estasi dell’Est
Passione senza fine
E tutti questi ricordi e questo sentire
Riviveva in me
Al ricordo della luce alla fine del tunnel
Il volto candido di Eugenia
Ragazzina romena avventista
Che solo con il suo sorriso e il suo sguardo
Ridavano pace all’anima
La facevano risorgere
Tra i ricordi erotici e spirituali
Facendomi uscire da quegli inferi
Come in una sacra icona
Dopo che il rosso e il nero
Del paese delle aquile
Privato di ogni spiritualità
Mi avrebbe inghiottito come non mai
Sviando l’oro dello spirito
In una doratura idolatrica
Di biblica memoria
L’attaccamento e la possessività
Di Leida
Le sue parole oscure
E infrante di nero
E di nevrosi
Di lavoro
E di un destino segnato
Dal male
Oscurità cremisi dell’anima
Inferi
Dai quali solo un paesaggio transilvano
Liberato dall’antica maledizione vampiresca
Poteva ridonare la spiritualità erotica
Di un panorama che svaniva
Sul volto e sulle curve leggere e dolci
Del suo corpo
Bellezza erotica e spirituale
Di una ragazzina romena
Che spezzava l’incantesimo
Di quella strega
Del paese delle aquile
Una volta per tutte
E i colori elettrizzati e deliranti
Dell’anima
Dove Manuela riappariva
Solo per disperdersi
Tra il volto di Amalia
Di Denisa
Di Leida
Di non so più chi
Doratura elettrica impazzita dell’anima
Solo quei paesaggi potevano salvarmi
E la spiritualità erotica di lei
Romania Ortodossa dell’anima
Canti spirituali
E d’amore
Passione dell’Est
Senza fine
Tra gli abissi e le vette
Nel suo spettro di rosso e di nero
Di azzurro blu e celeste
Di nero e di dorato
Di bianco e d’oro
Colori dell’anima
Che si illuminano nella notte
Nelle mie visioni
Solo per lasciare poi spazio al nero
E alla luce alla fine del tunnel
Il volto candido di Eugenia
Sette anni mi passavano davanti
E poi di più
Tutta la vita
Tutti gli amori
Tutte le estasi
Ritrovando dell’anima il suo oriente
Destino spirituale ed erotico
Nell’ultima notte
Che dà ancora la quiete ed il languore
Ragazzina romena
Che si disperdeva
Nei colori della giornata
Tra la natura di un lago e delle montagne
Tra i colori sgargianti
Di Marina
Ragazza russa che non può far riaffiorare
Tutta l’estasi dei sensi
E la spiritualità funerea ed erotica
Di un Est
Che è l’oriente dell’anima
Tra i suoi paesaggi
E le sue figlie
Visioni di rara bellezza
Languore e piacere
E spiritualità
Si dissolvono così
Tutti gli ultimi anni
Tra ricordi riaffiorati
E viaggi nello spirito
Saltano tutti gli schemi
Le narrazioni
I desideri
Che passeggiando per le vie
Della città
Viaggiando
Ogni rimando
Ad Ucraina e Romania
È come lo spirito risorto
Nel destino erotico e spirituale
E il nero della lingua d’Alina
Si smacchia
Tra i colori vivi delle vesti di Marina
E l’azzurro celestiale delle notti
Di infinita voluttà
Tra le nottate ‘e luna
E quelle di languori senza fine
Rimane il ricordo nero dell’abisso
Da cui l’anima
Si può solo colorare
Di paesaggi spirituali ed erotici
E la luce alla fine del tunnel
Riaffiora e scompare
Mentre l’oro di un’icona
Vince sull’oscurità
Degli abissi
Destino spirituale ed erotico dell’anima

Prosa Poetica, Ricordi, Visioni

Estasi e amori dell’Est, passione senza fine…

Guardare le icone russe con la loro descrizione su quel libro e ad un certo punto spegnersi, vedere il nero calare su di me, il ricordo di Alina che spazzava via tutto, la giornata scorsa con Marina, i suoi colori, del suo vestito, del lago, delle montagne, un’ondata di nero mi attraversava e il senso della croce, come quella canzone di Marco Masini, voglio volare da te, crocifissione, un senso di nerezza che invadeva l’anima, e le lacrime, e la voglia di abbandonare tutto, mentre nell’icona della discesa negli inferi vedevo me stesso, i miei ultimi giorni di quel 2016, i primi giorni del 2017, con la speranza di ritornare a vedere Alina, di recuperarla, dopo il viaggio dell’anima nell’oltretomba, e tutto il mio amore per lei, finito nel mondo degli abissi… e il nero mi avvolgeva, mi saturava, e chiudevo quel libro, dove non ce la facevo più a vedere e leggere altre icone, e ogni colore e dipinto dell’anima, ogni immaginazione che si colora nella mente svaniva, solo per lasciare spazio ad una sigaretta funerea che fumavo là in giardino, lontano dall’aria fresca della stanza, con l’aria condizionata che innaturalmente saturava questo luglio… un’ondata di nero… e mi buttavo giù, sul letto, chiudevo le persiane, l’aria, ogni dispositivo virtuale, e mi lasciavo andare a quell’ondata di depressione e di nessuna voglia di vivere, e anche le pagine del Vangelo in inglese mi sembravano fonte di mostri, dicerie, storie, senza alcun senso, e il male oscuro mi invadeva… e nei ricordi cercavo di recuperare l’altra notte con la ragazzina romena, unico sogno di pura bellezza, che ancora infondeva l’anima di tranquillità e pace, e sognavo quei paesaggi romeni, tra i monti transilvani, le foreste verdeggianti, il cielo grigio, o forse il cielo colorato di un tramonto, e quel paesaggio era la visione finale dopo la bellezza del corpo e del volto di lei, come una madonna munchiana che si trasformava nell’erotismo, e nella trasfigurazione di tutto il piacere, dopo gli attimi con lei e le curve del suo corpo, quei suoi fianchi aggraziati e quella sua arte erotica, quel suo corpo dai seni abbondanti, nei quali immergevo il volto, e che accarezzavo con la lingua, sui capezzoli, per godere della visione e del piacere definitivo, mentre lei ancora mi serviva con le labbra, mentre la sua voce accendeva di passione eterea ed erotica quegli attimi, prima che lei si donasse a me, con la sua arte erotica, le sue parole, prima che la voluttà di farla mia si perdesse nel suo volto che mi lanciava uno sguardo, prima di iniziare l’amplesso, quei suoi occhi che lei chiudeva, quel suo sguardo acceso e comprensivo, contento, di una ragazzina che sa trovare il bello nella notte, nel suo destino, e le sue braccia, alzate come al vento, libere, si confondevano con la figura del suo corpo, che mi si dava, e la notte aveva quel ricordo, quella voluttà, che cancellava via ogni nerezza dell’anima, in quella visione blu e celeste come la notte, che donava tutto il piacere della bellezza di lei, della ragazzina romena… e godevo anche delle sue parole, con quell’aria fresca che non funzionava, ma che invocavamo, in quella giornata dal caldo estremo, lei che si rivestiva, mostrandomi ancora tutte le curve gentili del suo corpo, dei suoi seni, delle sue gambe, quel suo volto che la fa assomigliare ad una ragazzina d’altrove, esotica, di rara bellezza, e le sue leggere e dolci parole si perdevano nella notte, mentre si puliva, si rivestiva, cercava il verso giusto dei suoi vestiti, i lacci giusti delle sue scarpette con il tacco, e per un attimo la luce interna della macchina illuminava quel paesaggio d’oro, come la luce di sante icone, che richiamavano ancora quell’ortodossia dell’anima che si lascia andare ai piaceri d’amore, là dove tutta la spiritualità si diffonde nell’erotismo, ed era la visione finale, dal piacere immenso, mentre dentro l’anima canzoni maneliste d’amore continuavano a suonare, a riemergere dal profondo, come ai tempi dolci di Andra, come ai tempi di voluttà di Alina, e il passato e tutti i suoi spettri, i suoi ricordi e le sue sensazioni mi riempivano l’anima, mentre quella notte sapeva di voluttà e languore, e di piacere intenso, e di una spiritualità erotica che non lasciava parole, ma solo il canto dell’anima… si ripartiva per tornare indietro e lei, con le sue soffici parole, mi parlava di quel suo cugino e di quella macchina che avevo anch’io, la sua stessa, una macchina sportiva nera, rielaborata in tuning, con l’alettone dietro, foto che lei ritrovava sul suo cellulare, dopo che con la sua soffice voce parlava in romeno con la sua amica, e quella voce e quella lingua coloravano l’anima di colori tersi e celestiali, che si disperdevano nel blu della notte, in un’eterea visione di spiritualità erotica, e quel suo sorriso sapeva di serenità e leggerezza, quelle sue parole, e la notte poteva finire così, con le mie parole che si disperdevano nell’eccitazione del piacere, a ricordare i canti manelisti denisiani, e a rivedere per l’ultima volta la bellezza del suo volto, del suo corpo, del suo sorriso e del suo sguardo, che solo una madonna spirituale ed erotica di piacere mi sa dare, quella ragazzina romena che risvegliava il piacere e la voluttà dal nero della notte… e mi riprendevo da quel ricordo, e non sognavo neanche più la luce diafana del ricordo di Eugenia, le sue parole e il suo sorriso avventista, pieno di luce spirituale, privata di erotismo, e non era più nemmeno lei la luce alla fine del tunnel, come mi sembrava poco prima, perché il ricordo di lei si disperdeva nelle immagini di piacere intenso che una volta c’erano per Andra, e che ora c’erano per la ragazzina romena, e nessuna nerezza mi avvolgeva più, nessuna luce alla fine del tunnel, con il volto comprensivo di Eugenia, con il volto di casta spiritualità, si andava oltre, nel piacere intenso degli attimi di amplesso, e i paesaggi romeni, e le sue chiese e i suoi monasteri si disperdevano in quel sogno, in quel ricordo dell’ultima ragazza, che mi dava ancora l’energia e il piacere là dove ci sembrava ci fosse solo morte e digiuno e penitenza dell’anima, il mio alter ego nero e oscuro, dai capelli e la barba lunga, dal lungo vestito nero, come un pope o un monaco ortodosso, e della voluttà ne facevo un anelito, un ricordo, insieme a quella ragazzina romena che mi invadeva l’anima e mi liberava dal nero e da luci spirituali alla fine del tunnel, dove ormai Eugenia non poteva più niente, lei e i desideri per lei, spariti ormai nell’anticamera dei ricordi… tutti questi anni si mischiavano, questi ultimi sette anni, dai tempi di Andra attraverso gli anni di università, quei giorni di rara felicità e illusione ai tempi di Eugenia, quando tra i corridoi e le aule di università ci si desiderava, si scherzava, si rideva, parlando di Romania e Russia, di ragazze e religione e matrimoni e fidanzamenti e di ogni cosa del mondo, e quei ricordi che avevo dimenticato riaffioravano, facendomi capire che quegli anni di università erano stati dedicati tutti a lei, ad Eugenia, al sogno per lei, che si sarebbe poi disperso quando lei se ne sarebbe andata in Inghilterra, a studiare in una scuola evangelica ed avventista, mentre io la notte cominciavo a conoscere l’ebbrezza erotica come non mai, ai tempi di Xhuliana, di Lorita, passione erotica senza fine, che faceva sfumare il nero e l’azzurro dell’anima, in un rosso fuoco di passione, e di estasi erotica, alcolica e musicale, e poetica, come solo una volta potevo provare, l’estasi dei sensi in tutto me stesso, l’estasi di ogni ragazza dell’est che mi portava via, facendomi godere e sognare, e dentro di me sempre il ricordo principe di quei lontani giorni in Romania, ancora adolescente, al vedere quella ragazzina romena che mi si voleva dare, quell’altra giovane donna che Ruggero si sposava, quella chiesa ortodossa piena di icone, libera da panchine, libera, come per inchinarsi una volta per tutte, e arrendersi, come diceva Eugenia, all’amore, alla passione, alla morte per amore, e accettare il destino spirituale ed erotico dell’anima… avrei perso Eugenia e neanche me ne rendevo conto, quando avrei trovato Alina, e tutta l’illusione delle sue parole russe, delle nostre parole russe, che ricordavano sempre e quasi i diari dei vampiri, lei, vera vampira dai capelli corvini tinti nelle punte di rosso, un sogno di voluttà infinita, un piacere senza confini, dall’abisso del piacere e del languore, quanti giorni e quante notti ubriaco di canzoni dell’est e di vodka e di birra mi avrebbero portato via, e d’erotismo per lei, per Alina, che ogni volta l’anima si riempiva fino al suo fondo, fino all’abisso, e la voluttà mi avvolgeva in ogni dove, fino a desiderare sempre di più, che lei fosse davvero mia, che io fossi soltanto suo, che un’amicizia poteva nascere, qualcosa di più, condividere un destino, lei che come Andra aveva un figlio, anzi, una figlia, lei, in Ucraina, non in Romania, e lei, Alina, che parlava anche romeno, con me, una volta, lingua di chissà quali chiese sperdute, di chissà quali valli vampiresche transilvane, e la notte si colorava anche di canzoni russe, albanesi, le mie preferite, le nostre preferite, lei che diceva che senza musica stava male, canzoni dell’est, amori ed estasi dell’Est… e si sarebbe dispersa anche lei, nell’anticamera dei ricordi e dei desideri, quando ormai le estasi alcoliche, erotiche e musicali non bastavano più, quando l’amore aveva raggiunto l’apice e la follia, quando avrebbe voluto qualcosa di più, quando l’estasi più non bastava, quando il ricordo di Eugenia ormai si disperdeva, e con lei quella luce spirituale del suo sorriso che solo lei sapeva comunicare, e l’estasi erotica alcolica e musicale doveva solo disperdersi in un’utopia di pura sensualità e vette senza abissi, esaltazione dell’anima con Leida, che mi elettrizzava l’anima e il corpo, tutti i sensi, mentre cercavo di dimenticare la vampiresca Alina, il suo nero, le sue estasi, solo per trovare piacere erotico senza confini, i salti dell’anima, i passaggi dell’anima, le sue stazioni, le sue fasi e i suoi ritmi… due anni passati così, quasi tre, con lei, rivedendo Eugenia per un breve periodo, rivedendo per due notti Alina, là dove l’asse del mondo si spostava, e dove il baratro che era iniziato dalle vette elettriche con Leida si sarebbe aperto, facendomi sprofondare in quegli inferi che solo un’icona possono trascrivere, con tutti quei ricordi di vita, deliri storici, passioni dell’anima, vette e abissi, là dove solo Alina mi poteva far sprofondare, senza più la luce di Eugenia, con tutte le estasi e gli amori dell’Est, le sue ragazze, la sua musica, le sue lingue… estasi e amori dell’Est, passione senza fine… e mi sarei perso così, dopo l’abisso, avendo quasi dimenticato tutte e tutto, tutti quei ricordi di università, con Eugenia, l’amore vero per Andra, l’antico amore, mi sarei perso, nel ricordo di Alina, e sarei uscito dall’abisso solo impazzendo del volto dorato di Manuela, e poi di Leida, e poi nelle parole russe con Marina, come per cercare di sovrascrivere l’estasi e gli abissi con Alina, quando tutto doveva ritornare, dopo il viaggio negli inferi rosso e neri per Leida, per spazzare via tutto, dall’anima, e ritrovare solo il ricordo paradisiaco primigenio, quei paesaggi romeni e quella chiesa ortodossa, quelle icone, quegli sguardi spirituali di quelle ragazze romene, Andra, lo sguardo d’amore di Alina, tutto si doveva spazzare via, ogni costruzione psichica impazzita, fatta solo di erotismo e materialità, edonismo e vita votata agli istinti e all’ignoranza, idoli di antiche aquile di sogni quasi pornografici con Leida, del ricordo impazzito di Katia, di quelle tre prime ragazze russe assurte a divinità dei ricordi, tutto si doveva spazzare via mentre l’estasi spirituale ed erotica mi riportava dalle ragazzine romene, le sole che danno quella ispirazione infinita che spazza via ogni costruzione dell’anima astratta e artificiale, solo per rimanere così, sospeso tra il nero d’Alina e i paesaggi dell’anima eterei, dimenticati gli inferi rossi e neri, e i ricordi di luci diafane come ai tempi di Andra, come la luce alla fine del tunnel nel sorriso di Eugenia, Romania dell’anima, oriente dell’anima… estasi e amori dell’Est, passione senza fine…