Poesie, Visioni

Still blackness…

A fucking job interview
And the strangest thing
Is that I don’t feel anxiety
Isn’t it strange?
I have no more hope
To find something else
That’ll change my life
It’s always the same pattern
In this world of mine
And I think this time
I’ve reached the far end
Of all thoughts
When I think of closing myself up
In a monastery
Once and for all
To forget the troubles of life
To forget this work of my father
To forget once and for all
The need for girls
She is driving me insane
As much as this unbearable hot weather
She doesn’t answer
I can’t reach her
And every time I feel
Death advancing
Coloring all my mind
With blackness
Conquering all
Is it the right vision
To enclose myself in a monastery?
I can’t escape my fate
My future
The death of my father
And the end of all work he built
All through his life
I feel like I am the inept son
Unable to carry on his legacy
And I feel there’s nobody to talk to
Nor his colleagues nor any caregiver
Nobody seems to understand me
I’m all alone
Once and for all
My only company?
Books and movies
But you can’t talk to paper and a screen
I want to escape
From this life
But I take too many things for granted
Perhaps
I still have some money to survive
I just need to do the bare essential
To keep on living
And I claim too much
Perhaps
From this life
A girl who loves me
A girl who I can desire
And now desire seems to be dead
A job which satisfies me
That doesn’t humiliate me
Some real friends to talk to
But the feeling of liveliness
The drive to live
Is still lacking?
Has it gone forever?
Or will I find it again
At the end of times?
Apocalypse of the mind and of the body
And I only wish for death
To forget all troubles in life
No music seems to appease me
To raise me up from the dead
It’s black stillness
And no wish to live
And at the same time I know
It isn’t depression
It is as if I renounced life
Once and for all
Leave me alone
I don’t want to speak with dumb people
Like them in the autorepairs
I don’t want to talk with friends
Who only boast sexual adventures
Which they never had
I don’t want to talk with caregivers
Who only try to make me similar to all others
I don’t want to be like all others
I want to be me!
But who am I?
I’m giving up all hope
To fit into this life
I’m stranded in a still blackness
And I can’t come out of it
I’m just waiting for the collapse
Of everything
Of everyone
Death everywhere
No more money
No more parents and relatives
No more work
Nothing at all
Perhaps just
Insanity
The final insanity
Out of all this
Which will hospitalize me
Once and for all
In a psychiatric ward
There
To forget the world
Like a dark monastery
With no god
To pray
Who will comfort me
Still blackness
And a feeling of death

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Ispirazioni, Poesie, Sogni

Oriente dell’anima…

Quella ragazzina romena
Al supermercato
Famiglia che faceva la spesa
La lingua romena
Parlata da chi non mi attrarrebbe
Quella ragazzina
Silente
Lo sguardo spirituale
Nel girare tra gli scaffali
Girare di qua e di là
Manuela stasera non ci sarà
Dicevo
Ed era invece alla cassa
Passare senza dire niente
Come se non ci fosse stato niente
Quando niente in effetti non c’è stato
Due sacchetti grazie
Vediamo se ho moneta
Hai un centesimo?
Ciao
Buona serata
Un attimo
Dove l’oro dei suoi capelli
Si infrangeva nella mia fantasia
Che ora si imbeveva di icone
Dallo sfondo dorato
La quiete dell’anima
Dopo troppi sussulti
Camminare la sera
Intorno al cimitero
Ripensando alla rivelazione della giornata
Giornata lavorativa
Umiliante
Come sempre
Nessuno che ha bisogno di me
I soliti scherzi
Tu si che vai bene!
Ma l’aiutante non lo addestri?
E tu non trovi lavoro…
Rendersene conto
Una volta e per tutte
Ma decidere questa volta
Senza farmi portare via
Dai sussulti dell’anima
Come l’altra notte
Al passare affianco a Leida
E sentire la sua voce
Sirena che troppe volte mi ha portato via
Con l’abbaglio dei soldi e del lavoro strumentale
Del piacere
Come una bestia da soma
Un asino
Al quale si mette
Del cibo davanti
La sellatura
Per farlo lavorare
Non si può continuare così
Non si possono buttare via sette anni di studi
E ritornare a punto e a capo
Forzatura
Che non sta né in cielo né in terra
Eppure ogni tanto serve
Lavorare
Per svagarsi
Per uscire dall’inferno di letture e musica
E lingue
Dai troppi compiti
Nati dalla noia del non far niente
Nessuno ha bisogno di me
In quel lavoro
E non mi ci vedo
L’eterna battaglia
Tra chi mi diceva
“Lavora con tuo padre!”
E chi mi diceva
“Ha una laurea e si butta giù così?”
Non mi trovo
In quel mondo
Non l’ho mai capito
Il mondo della autofficine
E di quella gente
E al contempo
Non mi ritrovo
In mondi di lavoro altrui
Management
Recruiting
Customer-oriented
Mi chiedo come parli la gente
Se non abbiano loro fottuto il cervello
Con queste retoriche
Da ufficio
E da HR
La lingua pulita e naturale
Sembra essere stata mangiata via
E mi chiedo dove la parole ancora
Possano stare
Cosa farmene
Di tutte quelle parole lette e studiate e inventate
Che l’unica soddisfazione di ieri
Era leggere in inglese
Scale turntable
Unico attimo di illuminazione
Nella noia mortale di un lavoro non mio
Nell’umiliazione
Che la sera l’unica consolazione
Era di nuovo aprire quel libro sulle icone
E sprofondare nella lettura
Prima che il sonno perduto della notte prima
Ubriaco di birra e di sviamento
Non fosse recuperato
La Romania
Ora mi avvolge
Con i suoi paesaggi dell’anima
L’antica fantasia
Di disperdersi in qualche monastero
In qualche chiesa
Ortodossa
Ma perché poi
Se alla vista di quella famiglia romena
Non poteva uscire neanche una parola
Da me
Nonostante le loro parole
Romene
Non mi fossero così estranee
La fede
E il lavoro
Quello da cercare
Non arrendersi
Come fa Marina
Anche lei cerca lavoro
E non lo trova
Eppure ci tenta sempre
Finalmente essere accomunato
Con qualcuno della mia età
Una sorte comune
Per non sentirmi solo
La sua conferma d’amicizia
Su VK
Che arrivava la notte
Alla mattina vederla
E dimenticare
Le troppe immagini di ragazze succinte
Che fottevano solo il cervello
Ripulisti di contatti
Che era anche pulizia dell’anima
In Cristo
Non facciamoci più travolgere
Da discorsi e parole idolatriche
E fuori pista
Ideologie mentali
Per sopravvivere e combattere
Un lavoro e uno stile di vita
Che non fanno per me
“Nessuno ti obbliga
Se questo lavoro non ti piace”
“Lei ha una grande fortuna
Suo padre ha un’attività
E ha anche una grande sfortuna
Suo padre ha un’attività”
E bastava pensare a sette anni di studi
Per capire
Che la mia anima vuole altro
Voglio altro
“Se io non facevo questo lavoro
Non sarebbe mai andata
Mio fratello era odontoiatra
Eppure…
Se segue le regole del mercato
Non troverà mai
Ma se non segue la sua vocazione
È perso
A lei piacciono le lingue
Non è che non le piace il lavoro di suo padre
È che a lei piacciono le lingue”
E non si può buttare via tutto così
Per l’abbaglio e l’illusione dei soldi
E di quelle ragazze in mezzo ad una via
E ci voleva la ragazza romena
La musica di Denisa manelista
Il ricordo di quei giorni in quella chiesa ortodossa
In Romania
Le icone
E i ricordi di Alina
E le lacrime
Per farmi tornare me stesso
Dopo il caos che quella ragazza albanese
E l’aquila e l’abbaglio
Avevano creato
Da qui non si fugge
Pena la follia
E il malessere
Potrò forse aiutare ancora
Ogni tanto
Se il tempo libero ci sarà
Ma è ora di trovare qualcos’altro
Senza bisogno di chiudersi in monastero
Non è quella la via
“Per sei giorni lavorerai
Ma il settimo giorno sarà dedicato
Al Signore”
Quei sei giorni impossibili da reggere
Così
E ogni giorno non può essere domenica
La via di fuga non è il monastero
È solo un altro lavoro
E nello spirito
Sempre il Risorto
E la sua immagine da icona ortodossa
Che scaccia via
L’impossibile da reggere croce
In delle immagini che raccontano più sentimenti
Di mille poesie libri e canzoni
Non era quella la mia via
Non è abbattendosi e insultando il mondo
Che si trova un’altra soluzione
Un modo ci deve essere per uscire
Da quella che mi sembrava un’impasse
Se Marina continua a cercare
Perché non posso cercare anch’io?
Cercare lavoro
Cercare qualcos’altro
Senza aver ancora capito
Cosa volere
Lo spirito rimarrà in me
Quello spirito di Romania
Che mi ha infuso l’anima
Spirito ortodosso
Pena perdere me stesso e la mia identità
E vivere in mondi che non sono i miei
Riaprirò di nuovo quel portale dei lavori
Allora
Senza farmi prendere
Dal demone dei colloqui
Da una mentalità di loro
Che non posso immaginare ogni volta
Più cattiva del Terzo Reich
Forse non è così
Era tutta
Suggestione
Pregiudizio
Ansia e paura
Rimaniamo noi stessi
Con lo spirito ritrovato
E lasciamoci andare anche a Marina
Così come viene
In una domenica che forse ci vedrà al lago
Anche con quel senso di colpa
Forse di non aver troppo lavorato
Ma non sono uno schiavo
E i miei studi sono stati una lotta
Per conquistare la libertà
E ora che ero uscito dal deserto
Non rischiavo forse di compiangere
Il tempo della schiavitù?
Il vitello d’oro
Che si disperde
Nell’icona dorata salvifica
E rinasce un mondo
Là dove finisce
Alfa e Omega
Dell’anima
Romania
Stato spirituale ed esistenziale
Khristos voskres!
Non sono quelli i miei mondi
Quelli di troppi social network
Di troppo sentire laico ed edonista
Di tante amicizie che non dicono niente
Di culture italiane e americane
Che non sento mie
La Santa Russia
Vince ancora in me
Dopo l’abbaglio di gioventù
Di un comunismo immaginario dell’anima
Rivolta contro il mondo
Idea assassina
Che fa solo delirare
Contro tutti e contro tutto
Invidia dell’anima
Idea materialista
Che produce solo bile e veleno
Ritrovo lo spirito
Là dove pensavo di averlo perduto
E dove il mondo finisce
Non c’è più posto per i deliri
E le ideologie
Confezionate su misura
Non c’è più la paura
Di quel mondo del lavoro
Che una volta demonizzavo
Mentre i veri demoni stavano
Nel vendersi ai soldi così come vengono
Vedendo il lavoro solo strumentale
Là dove però non c’è futuro
E troppe troppe parole altrui
Troppe volte
Mi hanno mandato a male
Io che ero indeciso sul da farsi
Ma sette anni di studi
Non possono essere buttati via così
E sognare nella notte
Un Medvedev che mi capiva
Un maestro immaginario di arti marziali
Che comprendeva
Il mio far finta di essere pazzo
Disadattato
Non nel mio ambiente
Ma che si accorgeva di quanto valevo
Almeno nei sogni
E nel ricordo di quella tesi che dovevo scrivere
Autostima spirituale ed intellettuale
Di me stesso che sentivo nel sogno
Vocazione di qualcos’altro
Che non fosse il lavoro nelle officine
Senza sapere ancora quale sia
La mia vera vocazione
Se non le lingue e gli studi
Che non potranno mai emergere
Nel rumore assordante di autofficine
Votate all’ignoranza
Non è il mio ambiente
E devo capirlo una volta e per tutte
Il mio dilemma di identità
E personalità
Capire chi sono
Una volta per tutte
E non sognare più di essere altro
Essere me stesso
Capire chi sono
E cosa posso volere e valere
Non era quello il mio mondo
E lo spirito ortodosso mi salva
Di nuovo
Marina e la ragazza romena
Oriente dell’anima