Ispirazioni, Poesie, Ricordi, Visioni

Là dove il mondo finisce…

I dipinti di Munch
Vedere il proprio passato
Andra dai capelli rossi
Le sue lentiggini
L’ovale del suo volto
Il suo sguardo perso nel vuoto
Dell’esistenza
In mezzo ad una rotonda
A vendersi
Vicino alle porte del boschetto
La natura e l’erotismo
Fatto d’amore
Di misericordia
Quegli anni dove tutto filava
Nella quiete
Solo con un vago senso
Di dover arrivare
Allo studio definitivo
Quello che mi avrebbe riconnesso
Alla Russia
E alla sua lingua
Ai ricordi di lei
Andra
La romena
Che già nell’immaginario
Lei era icona del passato
Di un amore che non avevo mai ammesso
Nel ricordo di lei
Tutta la passione
Che ritornava
Al ricordare
Anche Alina
Di fronte a quelle icone ortodosse
Un’invasione di nero
Come il saio di un monaco ortodosso
“Se vuoi andare in chiesa
Vai in una chiesa normale”
Diceva
Le icone
I canti spirituali ortodossi
La Romania
Quella volta in quella chiesa ortodossa
A Iasi
Visione finale
Dove finisce il mondo
Quegli inchini mancati
Quelle icone dimenticate
Quel ricordo di quella ragazza
Noi adolescenti
Le prime attrazioni
Piene di pathos
La fine di ogni ricordo
L’alfa e l’omega
La visione di Eugenia
Lei e il suo essere missionaria
In Cristo
Sentire ortodosso cristiano
Là dove finiscono i ricordi e la fantasia
Dove finisce il mondo
Là dove l’ultima volta
Con la ragazza romena
Sentivo aprirsi le porte di un quieto paradiso
La fine della dorata voglia
Idolatrica e impazzita
Di desideri erotici estremi
Con Leida
Il colpo di coda del suo desiderio perverso
Che ritornava in me
Ad infestarmi
Per l’ultima volta
Come un porno vissuto e di cui lei era l’attrice
Lei e le sue parole che sfiorivano via
Si dissolvevano
E in me l’estasi e la mania erotica
Ansiogena
Che troppe volte mi aveva fatto perdere
Per Manuela
Tutto si risolveva
Nel vedere la mia vita
In quei quadri di Munch
Rivedere nella sua Madonna
Alina e l’ultima romena
Visione trascendentale di un amore erotizzato
Dopo l’amplesso
La trasfigurazione dell’amore nell’erotismo
La malinconia
E quei giorni e quelle settimane
Nel desiderio di Alina
Sentire norvegese quasi depresso
In quei mesi grigi
Senza di lei
Senza ammettere di averla amata
I colori rossi e neri
Dell’autoritratto del pittore
Qui all’inferno
Dal quale si esce
Nel quadro della vita
La donna bianca
La donna rossa
La donna nera
L’urlo che ricordava il finire
Dell’università
L’angoscia che mi pervadeva
La perdita di riferimenti e di senso
Il nero che mi inghiottiva
La depressione più possente
Quasi a scavalcare il tempo in sanatorio
Del pittore
A ricordarmi i miei mesi di degenza
Dieci anni fa
Per mesi
Solo per ritrovare la quiete
E l’addio al racconto romanzato di una vita che si vive
Con troppi generi e troppe parole
Che si fanno trappola della mente
La visione lineare della vita
Tutto tesa a salire
In una linea del tempo
Orizzontale
Che credeva ancora nel progresso
Qui è l’alfa e l’omega
Dove tutti i ricordi e le passioni convivono
Si spezza la circolarità
Si spezza la linearità
Ora vivono i sentimenti
In coesistenza
Dei ricordi delle ragazze del passato
Che ieri mi travolgevano
Di fronte ai dipinti
L’assassinio di Marat
La ferita e il colpo
Che si sentiva
Dopo aver lasciato Alina
Colpo mortale
Un amplesso di oscurità
Dopo le vampiresche notti erotiche
Come quel quadro
Che ricordava il bacio di Leida
Sulla fronte
Solo per ritrovarvi poi
Tutta l’estasi erotica
I mesi dopo
E la quiete dell’erotismo
Che si trasformava in follia e mania
Come a ribaltare l’animo umano
Scappando dall’umanità
Che volevo perdere
Per una vita fatta di estasi orgiastica e dionisiaca
Come quegli scritti di Nietzsche
Che preannunciano solo
L’esaurimento
Per una vita che si fotte
Il messia si dimette
E pensa solo alle cose piccole della vita
E il suo volto sa ora di icona
Ortodossa
Segretamente custodita
Nel fondo dell’anima
Come quella donna che andava via dalla Romania
Con le sue icone
Per raggiungere l’Italia e sposarsi
Portando dietro di sé
Ciò che la legava al suo paese
Romania
E qui finisce il mondo
Oltre quei dipinti
Di via Karl Johan
E gli spettri
I fantasmi della pubertà
Le spiagge norvegesi disperse
In una natura che tutto travolge
Come la transilvanica foresta
Di settembre
Tra il grigio e il verde intenso
Di un mondo che non conosce la frenesia
Spirito ortodosso
Che si disperde nel paesaggio
Di una natura che travolge
E che si appresta a cancellare
Tutti i racconti lineari del passato
Ormai fuori dai cardini del tempo
Tutto ora convive
L’alfa e l’omega
Dell’anima
Senza linearità
Il ricordo finale
Là dove finisce il mondo
In quella musica denisiana manelista
Che ricordava
Ragazzine che baciavano le icone in una chiesa
Musica d’amore
E di passione
E malinconia e sofferenza
Che si innestava
Sui cori della chiesa ortodossa
Cori spirituali
Dove solo le lacrime
Per Andra
Per Alina
E per Eugenia
Davano significato al mondo
L’ultima romena
La vittoria sull’idolo d’oro
E il blu e il nero e il bruno e tutti i colori
Più intensi
Più fulvi
Più cremisi
Si infondevano nell’anima
Che pitturava il passato
E la fantasia
Descrivendo nella ricerca dell’anima e della psiche
Nuovi quadri dei sentimenti
Senza più una versione ufficiale
Della mia biografia
Dove tutto era rielaborazione di
Colori
Forme
Ricordi
Ispirazione infinita
Nel volto di Andra
Nelle notti con Alina
Nei giorni con Eugenia
Romania
Là dove finisce il mondo
Dove si disperdono i ricordi
In quel giorno
In una chiesa ortodossa
Là dove finisce il mondo
E comincia tutto il passato
E la storia dei sentimenti
Che sono discontinui
Più di linee e forme
Che si compenetrano
Come una galassia che esplode
E si infonde il cosmo
Là dove il mondo finisce
Romania

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