Prosa Poetica, Sogni, Visioni

Il sorriso e le lacrime dell’anima…

In un sogno sempre lei, il sogno sublime, Katia, ancora una volta, che ricompare nei momenti più alti del mio sentire, Katia, nel sogno, dove io e lei ci trovavamo come in una specie di ipermercato, in Russia, un luogo dedito al commercio, dove c’erano anche delle palestre mezze illegali, dove vedevo Andrea A. che cacciava a calci vari allievi dentro le palestre, di arti marziali, giovani di tutte le età e le nazionalità che si esercitavano in calci acrobatici, sopra dei materassi giganti, saltando qua e là, gente che ci provava, gente che sbagliava, ed ero preso dall’agonia del tutto, e dalla vivacità ed esaltazione senza regole che però non disturbavano la sublimità del sogno, di Katia, lei e la sua bellezza, le sue parole leggere, la sua giovinezza, per come me la ricordo con quell’immagine che non muore mai, lei, poco più che ventenne, come me, quando ci incontravamo quasi furtivamente in mezzo a delle vie, e lei riappariva nel sogno, per dirmi qualcosa, per farmi andare verso di lei, per farsi desiderare, e ad un certo punto mi trovavo come in una piccola sala di una palestra, dove c’erano altri compagni di quel corso di taekwondo, e si discuteva, con delle ragazze, con dei ragazzi, del più e del meno, della vita, si rideva assieme… e poi mi addormentavo, andavo come in coma, e mi vedevo guidare un Ducato giallo, un furgoncino, e dovevo muovermi tra varie officine, dove compariva Marco, e poi mio padre, e poi un altro vecchio che doveva vendere l’officina, e forse riadattarla al cambiamento dei tempi, rivendendola, trasformandola in qualcos’altro, rilevando l’enorme parcheggio, e mi sembrava di andare in coma di nuovo, e il sogno del Ducato giallo spariva… mi risvegliavo e mi dicevano che Katia mi aveva fatto uno scherzetto, mi aveva massaggiato le palle durante la notte, passata con lei, nell’ipermercato, o chissà dove, tra quei negozi di profumi e altro, era una tecnica segreta di qualche spia russa, che mi aveva mandato in coma per tre anni, e mi chiedevano cosa mi ricordavo, e ricordavo solo il furgoncino giallo, l’officina, qualcosa che lei e i suoi amici mafiosi russi avevano rubato, si erano infiltrati, mentre io ero in coma durante quei tre anni, ed era tutto finito, ogni cosa, lei se ne era andata e aveva portato via tutto…

Non ci credevo molto a quel sogno, e ad altri sogni della notte, credevo solo nelle ultime parole di Eugenia, che mi ridavano la quiete, la pace, la serenità dopo i mesi infernali con altre ragazze, lei, Eugenia, così lontana eppure così vicina, per quel suo modo di sentire che ora sento anche essere il mio, e le sue parole di mattina mi confortavano, più di ogni altra ragazza, più di ogni altra logica, e riuscivo ad andare anche a quel colloquio di lavoro con l’anima in pace… e il pensiero di lei mi aiutava, durante quelle slide che ricordavano l’università, e ricordavano anche i momenti al Carrefour, tra Giulio, Herzl, Manuela e le altre cassiere e gli altri cassieri, e sentivo l’amore che provavo per quel negozio, quasi mi fossi innamorato, di Manuela, per poi spiritualizzare tutto di nuovo, nelle parole di Eugenia… e trovavo la pace e mi sentivo vivo e me stesso, tranquillo, sereno, sicuro, ma non spavaldo, e mi gustavo quelle tre ore di colloquio, come non mai, e potevo uscire con il sorriso nell’anima…

La via del ritorno, quasi piangere al rendermi conto di aver ritrovato un’amica, seppur lontana, Eugenia, lei e le sue parole, la comunanza del sentire e della fede, che ci unisce nonostante siamo lontani, e le altre smettevano di avere importanza, e tutto si disperdeva in una luce dell’anima, dove c’era lei, dove c’erano le immagine sacre, e camminando e muovendomi per la città era come se fossi in costante preghiera, raccoglimento, come quei versetti di Enok che lei mi mandava la mattina, quel profeta che non si lasciava portare via dalla vita, non si lasciava travolgere, e dedicava momenti al raccoglimento… avevo le lacrime e il sorriso dell’anima, e al mio ritorno volevo solo raccogliermi in preghiera e liberare l’anima, tra il sorriso e le lacrime dell’anima, e la serenità ritrovata, che il pomeriggio non mi pesava neanche uscire a lavorare sul furgone, finché c’era tutto quel trovare pace senza luoghi, senza pensieri fissi, senza dimora, ovunque e sempre, in ogni luogo, in ogni momento, il pensiero di Eugenia e le sue parole mi davano pace, e non c’era intrico o logica che tenesse, tutto si trasformava come una grande illusione di idoli, di pensieri sbagliati, e il sentire e la fede di Eugenia mi univa e mi dava il sorriso e le lacrime dell’anima…

E’ ora sera, e come lei non mi inquieto più, ovunque io sia lei ci sarà sempre, a ricordarmi la via, e vorrei che la pace fosse sempre mia compagna e mi accompagni per sempre, per vincere tutte le avversità, le inquietudini, in ogni istante, e non c’è luogo, parola, idea, ragionamento, sogno o spiegazione che tenga finché la pace è in me, l’amica ritrovata, Eugenia, il sorriso e le lacrime dell’anima…

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Ispirazioni, Poesie, Visioni

Amore…

Speriamo sempre di trovare quel paradiso in noi
Eugenia…
e le porte del paradiso si aprono
amore vero ritrovato
lei immersa nella natura selvaggia
della Malesia
i suoi costanti pensieri spirituali
il suo volto che irraggia luce
che porta la luce
anche là dove l’erotismo
si fa diafano
si spiritualizza
amore vero ritrovato
la pellicola della mia vita
che si riavvolgeva
inondata dalle parole
e dal volto di lei
quiete dell’anima ritrovata
dopo aver abbandonato
sentimenti infernali e di passione rosso nera
con quella ragazza
che mi ha dato l’ultimo addio
addio che a lei avevo già lasciato
non ricordo più il percorso della mia anima
i suoi intrichi
che mi portavano via da lei
per andare da lei
parabola ascendente verso le vette
dell’esaltazione erotica
che si dissolve ora
in quegli attimi erotici spiritualizzati
quell’altra
che era presente nell’anima
nei momenti con lei
Eugenia ritrovata
la mia dannazione sembra ora finita
ora
che le porte del paradiso si sono spalancate
amore
che era eresia
cercare nei meccanismi e negli intrichi
della psiche
una via d’uscita
amavo Eugenia
e la amo ancora
come non ho mai amato nessuna
e bastava liberarsi
da quegli oggetti magici e incantati
che dovevano funzionare
da talismani
e sigilli dell’anima
grande inganno stregonesco
soffiato via
dai momenti con Marina
che ricordavano quell’amore
per Eugenia che mai si è spento
quella Romania
dove finiva il mondo
quelle nottate erotiche con lei
la ragazzina romena
Lolita dell’anima
che sapeva di tutti i sogni paradisiaci
con altre ragazzine d’oratorio
quasi da sviare
da farsi sviare
dopo che non ricordavo più
che l’aver rivisto Alina
spostava l’asse del mondo
e soffiava via i talismani impazziti
non c’è più un’origine
dei pensieri
della mia storia
la pellicola dell’anima si è riavvolta
e mi ha riportato lei
Eugenia
e la poesia
là quando per il grande rifiuto
smettevo di credere nell’amore
e mi davo all’inferno
di una Circe
che avrebbe solo fatto guai
follie erotiche
estasi di luce dorate
come un idolo senza confini
mentre ora vince l’oro
del fondo delle icone
immagini di luce divina dorata
dove ritrovo lei
Eugenia
e la sua luce celestiale
tra i ricordi delle notti erotiche
e dell’erotismo spiritualizzato
passioni dalle quali andrò in vacanza
per un po’ di tempo
non si sa quanto
quando con l’erotismo esageri
quando la ricerca della ragazza della tua vita
diventa un compito che fa impazzire
sferzato dai demoni
che ti dicono che ormai il tempo è alle gocce
e bisogna muoversi
zizzania seminata da altri
spazzata via dall’unico amore
e dagli unici ricordi che erano in me
sempre presenti
dimenticati
amore
Eugenia
che sento più vicina di ogni altra
nonostante la sua lontananza
questi anni senza esserci sentiti
eppure c’era solo lei nel fondo e alle vette
dell’anima
che ora l’anima
si raccoglie come in una preghiera
solo per vedere l’immagine e la bellezza
e il volto di lei
sentire la sua voce e le sue parole
in quel paradiso ritrovato
come un Eden
nel quale lei è immersa
amore
Eugenia
e non ci sono più storie
non c’è più follia
l’anima risuona come un canto
angelico
immagina solo il paradiso
d’amore
non se la prende più con il mondo
al quale non so neppure se ritornerà
i lugubri pensieri di una volta
il silenzio della Sheol
e l’immagine senza vita di lei
è spazzata dall’eterna musica e arte
di quella cantante
che al solo nominarla
inondava di verità e umanità
la ragazzina dall’erotismo spiritualizzato
ispirazione infinita
nella notte che sapeva
di paradiso d’amore
ritrovare la propria anima perduta
luce celestiale e diafana
la bellezza e la tenerezza di lei
il suo sguardo di pura luce
il suo sorriso
le sue parole
amore
Eugenia
paradiso d’amore

Ispirazioni, Prosa Poetica, Ricordi, Visioni

Paradiso d’amore…

Fare il giro del parcheggio, alla ricerca di Leida, neanche tanto convinto, il ricordo erotico di lei che ritornava, nella notte, nel desiderio, pioggia di immagini impazzite, davanti a quel romanzo sulla Russia prerivoluzioaria, davanti a quel libro sulle icone, preghiere impazzite di erotismo e freni dell’anima, mi dicevo che per un mese potevo cercare di stare senza erotismo, per rimettere a posto l’anima, invece ero là, a passare di fianco a Leida, lei, vestita di bianco e d’azzurro, con i suoi capelli biondi, il suo lungo naso che quando le passavo di fianco mi sembrava di vedere un quadro espressionista, lei e la sua selvaticità, la mia voglia di sfogarmi parlando con lei, del lavoro, delle cose che non andavano con Marina, che non rispondeva, io che le passavo di fianco e lei che non saliva, non reagiva, stava distante, aprivo la portiera e le chiedevo: “C’è la polizia?” “E’ più in là, in fondo…” “Ah, va bene, passo dopo allora, ciao!” “Ciao!”, e me ne andavo più in là, convinto che ormai con lei era tutto finito, come già mi dicevo da tempo, e quella era solo la conferma… guidavo più in là, fino alla fine del viale, una macchina della polizia che controllava qualcuno, l’auto azzurra della polizia… tornavo indietro e mi dicevo che forse era meglio fermarsi dalla ragazzina romena… facevo un’altro giro e la tiravo su, lei, sorridente, dal volto splendente di bellezza, lei che si fumava una sigaretta, e quando saliva in macchina la buttava via, per terra, lasciandola accesa, lei che era vestita di pantaloncini neri come una minigonna, di scarpine con il tacco alto, come dei sandali rosa, e una maglietta nera, sopra la quale aveva la sua camicetta a scacchi bianco nera, per proteggersi dal fresco della sera… la sua bellezza, i suoi capelli castani scuri, raccolti in una corta coda di cavallo, le sue parole, i suoi sguardi, il suo volto così simile alla cantante Inna, la sua giovinezza, il suo splendore… ed ero ancora impestato di pensieri sul lavoro, il colloquio di lunedì, gli altri momenti sul lavoro non proprio propizi, eppure sentivo tutta la libertà con lei, e la gioia… “Allora?” dicevamo quasi assieme, l’uno all’altra, “Tutto bene! Te allora venerdì parti per la Romania?” “Sìììììì!” diceva con tutta la gioia del mondo, “Così poi fai la patente!” “Sì” “Ti vedi con le tue amiche qua invece?” “Eh? Sì sì” e non ricordo altre parole, so solo che la portavo lì, al solito posto, e le dicevo solo che le devo venti, che quella sera avevo più voglia di parlare, che di fare qualcosa… ma poi non era così… annegavo tra i suoi seni, tra le sue gambe, la toccavo dappertutto, mi perdevo nella sua bellezza, nei seni formosi e aggraziati, abbondanti, e godevo a leccarle i capezzoli, a perdere la mia testa nel suo seno, e godevo di quella visione, di quel toccarla senza sosta, di vedere le sue gambe e toccarle, pura delizia dei sensi, e mi eccitavo… non so per quanto tempo continuavo così, fino a quando non mi spogliavo anch’io, e lei cominciava a servirmi con le labbra, con la bocca, e tutta la mia fantasia andava a quei porno di una volta, dimenticati, che riaffioravano nella mente, come per scacciare i troppi pensieri repressivi dell’ultimo periodo, l’estasi non avveniva… allora lei cominciava a servirmi con la mano, e io a perdermi nei suoi seni, di nuovo, nel suo corpo, quel corpo femminile che donava pace ed estasi, delizia dei sensi, piacere senza confini, e con il sorriso sul volto lei continuava a servirmi… e la fantasia prendeva il volo, mentre continuavo a toccarle i seni, a giocare con la mia lingua sul suo capezzolo, come se potessi baciarla, farla mia, e godevo sempre di più… allora le dicevo di riprendere il suo servizio, con la bocca, con le labbra, e lei mi si posava sopra, con quella visione erotica mai avuta prima d’ora, se non le altre volte, le altre volte che godevo, e continuava a fare su e giù, su e giù con la testa, e godevo sempre di più… continuava così per un po’, e la mia fantasia toccava le stelle, non c’erano più quei pensieri a frenarmi, quelle preoccupazioni, e godevo di quella visione erotica e pornografica, che al pensarci godo ancora adesso, e le sfioravo i capelli, la sua coda di cavallo, i suoi capelli castano scuro, quasi neri, e godevo ancora nel vedere le sue sottili labbra, servirmi, i lineamenti delicati del suo volto, la ragazzina romena, come una Lolita, come tutto il desiderio per quelle altre ragazzine che vedevo all’oratorio, quella bellezza che accomuna lei, Isabella e quelle ragazzine, mentre lei, la ragazzina romena mi serviva ancora e infine le venivo in bocca, con un orgasmo di piacere senza confini, mentre godevo della visione di lei… e non so quanto tempo era andato via, quanto la mia anima avesse fatto il giro del mondo, dei pensieri, e mi dicevo che era finita lì, per un po’ di tempo, adesso che lei andrà in Romania settimana prossima, una vacanza dalle passioni, con il ricordo delle ultime volte, il paesaggio dell’anima che è il suo corpo, le valli e i monti, quel paesaggio di Romania che piaceva anche a Eugenia, e godevo di lei, e delle ultime volte, e mi mettevo l’anima in pace, l’anima in paradiso, assicurata per un po’ di tempo, e non pensavo più a niente, solo alla bellezza di lei, e alle parole ritrovate con l’altra romena, Eugenia… “Denisa… manelista… è morta alla fine!” le dicevo, un po’ colpito, deluso, triste, ma con un fare quasi scherzoso, e il suo volto invece mi colpiva, come se fosse veramente trafitta da quella disgrazia, il suo volto, il suo sguardo cambiavano d’aspetto, e mi sembrava di essere di fronte ad una ragazzina che è come se fosse presente ad un qualche funerale della chiesa ortodossa, e la mia anima crollava, per un istante, nell’abisso, in quelle canzoni che non saranno più come prima, quella musica che è diventata immortale ora che Denisa non c’è più, ora che non ci saranno più canzoni nuove di lei… ci risistemavamo, lei si puliva il seno dove avevo lasciato le mie impronte, quei seni formosi che tanto mi avevano fatto eccitare, quel suo corpicino da favola, la giovinezza, la prelibatezza della sua carne, della sua pelle, che gustavo in bocca, sulla lingua, sulle mie labbra, ci rimettevamo a posto e tornavamo indietro, io, cercando di dirle qualcosa sulla sua suoneria, non era Inna come mi sembrava, lei che si rimetteva sul suo cellulare, un amico diceva, lei che diceva “un’altra”, ad un certo punto, non so perché, “Alta…”, dicevo in romeno, un’altra, chi? Marina, no… Eugenia, forse, i miei pensieri che tornavano a lei, a quell’amore platonico che avevo dimenticato, quell’amore vero che mi riempiva ancora, adesso che è da qualche giorno che la sto sentendo di nuovo, solo lei che ha riavvolto la pellicola degli ultimi miei anni, d’università, di sempre, lei che è l’unica ragazza che forse ho amato, che forse amo, e con la quale mi trovo ancora bene a parlare, a distanza di anni, lontanissimi dai sentimenti quasi nulli per Marina, nella mia pellicola che riavvolgeva la vita c’era solo Eugenia, e ancora lei mi riempie l’anima… e riportavo indietro la ragazzina romena, lei che per un attimo mi sembrava facesse segno verso la sua amica, Isabella, e poi no, scherzava, riprendeva a parlare in romeno con qualche sua amichetta, e infine le auguravo una buona notte, un buon viaggio, e andavo via, con tutta l’anima piena di estasi… sì, sì, esultavo, ricordo e visione dell’anima riparate per sempre, l’addio a Leida, l’addio a Marina, quella ragazzina romena che riempiva l’anima, il sogno erotico, i desideri, e la voglia di sentire ancora Eugenia, a distanza, il pensiero del lavoro che andava via, del colloquio, e tutta l’anima si riempiva di musica, e avevo solo bisogno di musica, e di estasi… facevo il giro e la rivedevo forse per l’ultima volta, per un mese o di più che sarà, non si sa, lasciamoci riposare in questo mese, non pretendiamo troppo, non pensiamo troppo, lasciamoci portare dagli istinti, da dove va l’anima, dallo spirito, e rivedevo lei, la ragazzina romena, ancora là, vestita come sempre, sempre a parlare a bassa voce sul suo cellulare, e quella bellezza portava via la notte, non si sa per quanto o forse per sempre… arrivavo al Carrefour, magari per bere qualcosa, una coca cola zero, ma alla cassa lei non c’era, da dove vedevo, dal parcheggio, non c’era Manuela, fa niente, e anche nel parcheggio dove settimana scorsa mi accasciavo in un sonno profondo c’erano macchine, quattro o cinque, altre tre che forse si divertivano a fare le gare nel lungo e largo parcheggio quasi deserto, e me ne andavo via da lì, finendo nella via chiusa poco più in là, per fumarmi una sigaretta, e l’anima si liberava… avevo voglia solo di musica, musica di Denisa, musica d’altrove, e ricordavo ancora quello sguardo di lei, pieno di pathos, al mio dirle che Denisa era morta, uno sguardo spirituale, pieno di umanità, che non pensavo di trovare, quello sguardo che valeva più del mondo, che mi ricordava tutte le icone viste nell’ultimo periodo, tutta la spiritualità, il canto di Denisa, l’amore e la morte, la sofferenza, la rinascita nello spirito, l’eternità della musica e dell’arte, che il tempo smetteva di esistere, e la mia anima gioiva di un periodo che sarà, lontano per un po’ dalle passioni, forzate e non, dai desideri, lontano da quella passione infernale che era una volta per Leida, da quelle mie parole libere e automatiche per lei, libero anche da troppe repressioni, da troppi freni, da troppe ansie e paure, e la mia anima si liberava insieme con il tempo, che non aveva più scadenze, si liberava con il pensiero anche di Eugenia, sempre presente, seppur lontana, e quella sensazione di amore spirituale che lei mi dà, dalla sua lontana Malesia, dalle sue parole, che di Leida e Marina non mi mi interessava più niente, esistevano solo la ragazzina romena ed Eugenia, un sogno nell’anima che si disperdeva nell’infinito… e la notte non avrebbe mai avuto fine, con quelle canzoni di Denisa, che provenivano da un altro mondo, da un paradiso d’amore, dal canto dell’aldilà, musica eterna, ispirazione infinita, e attendevo solo con quiete i messaggi di Eugenia, che sarebbero arrivati il giorno dopo, la mattina, e durante la notte la mia anima tornava indietro nel tempo e recuperava tutto ciò che Leida nell’ultimo periodo aveva offuscato, e tutto l’inferno maledetto di sempre finiva, anche sotto quel vino rosso che accompagnava la notte infinita… e pensavo all’amore, come mai non avevo fatto, all’eros che diventa esasperazione, e che ritorna in sé grazie all’amore per Eugenia, agapè o philia non si sa, anche i termini non bastavano più, le parole e i concetti non bastavano più, e cercavo di capire chi amassi di più, cos’era l’amore e mi perdevo nel ricordo e nei sentimenti di tutte le ragazze… Anna Maria, a cui piaceva anche a lei quell’immagine e quel paesaggio romeno, la natura, quel paesaggio che è solo una metafora del corpo di delizia della ragazzina romena, della visione della vita di Eugenia, Anna Maria che forse mi vuole bene, mi segue su Facebook, si fa sentire, ma per lei è più che altro amicizia, simpatia, una ragazza che lavora sempre, che sa mille lingue, ma per cui più che ammirazione non provo… Olimpia, la sua amica, che per un attimo pensavo di poter sostituire così, dall’alto della ragione, con Andra, con la ragazzina romena, con Eugenia, ma per la quale non so cosa c’è, forse solo l’incanto della nuova musica romena, di quelle manele, quel ricordo sperduto di erotismo per Andra, la stessa bellezza, la solita magia romena, là dove finisce il mondo… Marina, che ho sempre più considerato come un’amica, una con la quale, parlando in russo, avrei potuto dimenticare Alina e la mia sofferenza per lei, per quell’amore non corrisposto andato male, quella passione senza fine, che nell’ultimo periodo si era trasformato in nerezza, eppure nella notte la celestialità e la luce di quella ragazzina romena, di quegli amplessi con lei, di quei momenti erotici, vincevano su Alina e sul nero per lei, e tutta la luce dell’anima inondava quei ricordi, solo per lasciarmi così, in un paradiso d’amore, dove Eugenia era la ragazza che stava dietro a tutto, dove l’eros per lei si liberava su quella ragazzina romena, sulla piccola Anna… e le parole e i concetti non bastavano più, tutte queste ragazze e quei ricordi ritornavano, anche Xhuliana e quelle nottate e luna piene di passione, quando ancora l’amore non mi aveva avvolto nelle vampiresche trame di Alina, quella passione che sfociava in una notte d’erotismo dopo il funerale di mia nonna, a Mantova, quel funerale che ora sembrava ritornare, nell’immaginario della morte di Denisa, un’altra morta, che quando dicevo: “E’ morta…” ritornava lei, ritornava Xhuliana, ritornava il ricordo del funerale, quel sentimento lugubre, quello sguardo triste che rivedevo in Anna, quella visione di quella notte, dove il silenzio davanti a Manuela e la follia faceva ritornare il silenzio della morte, e l’immagine di lei, che ora ritornava nel volto di Denisa, immortalato e immortale per sempre, nella sua morte, nelle sue canzoni d’amore, Denisa, morta di domenica, i funerali ortodossi, i canti spirituali ortodossi, la messa per l’eternità, l’amore e la morte, l’eros e la passione, l’amore paradisiaco per Eugenia, tutto si elevava, come una scala spirituale, e nella notte c’era solo un paradiso d’amore… non mi curavo del fatto che non potrei bere, per una notte si poteva lasciare anche così, in quell’estasi paradisiaca d’amore, dove attendevo solo Eugenia, i messaggi di lei, dove vedevo solo lei, l’unica rimasta nella pellicola di tutti i ricordi, pellicola che si riavvolgeva, tornava su di lei, e cancellava quegli oggetti magici e incantati di ricerche dell’anima impazzite, non c’era più niente, c’era solo l’amore, il paradiso, la natura, il ricordo di Eugenia, unica luce del passato, unica vera luce del passato, e ogni altro ricordo si spegneva, andava in ombra, annegato dalla luce di Eugenia e dalle ultime nottate erotiche con lei, con Anna, mi potevo prendere una vacanza dalle passioni, e vivere nel paradiso d’amore… mi addormentavo e mi svegliavo solo per essere un po’ frastornato, i tipici postumi della sbornia, non mi curavo di loro, dei sensi di colpa, del bere, dell’aver fatto qualche spuntino la notte, la morte non mi faceva più paura, le rigide regole e il freddo ragionare medico e scientifico sparivano, la clemenza di una qualche divinità sperduta vinceva sul suo continuo accusare e redarguire, e solo una passeggiata verso la chiesa, stare per qualche minuto là dentro, a fare mente locale, a ritrovare l’anima, mi aiutavano a rimettere a posto la mattina, dopo la notte di paradiso d’amore… avevo già letto i messaggi di Eugenia, la natura che ci fa accorgere che non possiamo creare niente, quei paesaggi selvatici delle sue foto, nella giungla, un mondo distante, una specie di paradiso terrestre tropicale, lei che cercava di immaginarsi il paradiso, quel luogo che ci è stato preparato, là dove immagini e parole umane non si sono mai viste e sentite, quel suo leggero essere attorniata da un’aureola di morte, l’attesa del paradiso, eppure la sua bellezza, le sue parole, la sua partecipazione, anche lei che diceva che a volte Milano soffoca, e che solo la natura può dare davvero pace, la natura, Dio, l’erotismo e l’amore con la ragazzina romena, una vacanza da queste passioni, una spiritualità vissuta in modo più leggero, più semplice, senza divieti e repressioni, senza troppe sofisticatezze, la leggerezza della mattina che ricordava l’estasi della notte, il paradiso d’amore, tutte le parole, gli attimi erotici, le canzoni, il canto, la morte e la risurrezione dell’anima, la luce che inondava ogni sentire, quel paradiso d’amore che è ancora Eugenia, che è ancora quella ragazzina romena, là dove il ragionare non funziona più, dove l’amore prende mille forme, sa di mille ragazze, quella pellicola della mia vita che si riavvolgeva, l’amore nella sua forma più spirituale e più vera, nella notte, la ragazzina romena, l’erotismo, la musica, Eugenia, al mattino, la spiritualità, la vacanza dalle passioni, il paradiso, paradiso d’amore…

Poesie, Ricordi, Visioni

Millenarismi…

Sono un esperto di millenarismi
quando arriverà il regno dei cieli
quando arriverà il messia
quando arriverà il mahdi
quando il comunismo regnerà sul mondo
quando un governo mondiale religioso
porterà pace alla terra
quando finirò l’università
quando troverò la ragazza dei miei sogni
quando comincerò a lavorare
quando troverò il lavoro della mia vita
quando andrò mi sposerò
quando avrò figli
quando andrò in pensione
quando…
un futuro…
un’epoca…
un mondo nuovo
un sentire nuovo
un nuovo scopo
un nuovo obiettivo
la rinascita dei sensi
il senso di libertà
la fine di ogni oppressione
sogni…
futuro…
millenarismi
attese quasi messianiche
speranze
si dissolvono così tutte le attese
tutte le aspirazioni
la vita va avanti senza storia
senza tempo
senza attese
la tranquillità dimora nell’istante
con queste varie promesse
non so più a quale di queste votarmi
forse ad una
forse a tutte
senza precisione
l’eterna danza degli umori
e delle emozioni
delle sensazioni
l’eterno gioco dell’estasi dei sensi
e della pace dei sensi
sentire ciclico
che ora si innesta
su una pace dell’anima
confrontando il mio sentire
con Eugenia
l’epoca destabilizzante
dei cambiamenti
come anche lei sentiva
come anche Marta
quando parlavamo assieme
il finire dell’università
le attese
siamo tutti esperti di millenarismi
siamo tutti impregnati
di attese e speranze
un giorno
un’epoca
un periodo che ci farà sentire
vivi pieni veri
contenti
soddisfatti
le attese
le speranze
il futuro
le utopie
molte di queste rimangono deluse
tutto che ruota intornoa alle attese
e alle delusioni
e alla rinascita di altre attese
va via una ragazza
se ne trova un’altra
si riesumano dal passato
vecchie conoscenze
intanto le strade e la vita ci hanno divisi
ognuno per sé
ognuno la sua strada nel mondo la trova
e altri destini forse si incrociano
e si incroceranno
l’eterna danza della vita
delle sue epoche e delle sue attese
ogni volta sembra che un messia
con le sue ispirazioni
sia arrivato
una nuova epoca
la definitiva
un nuovo sentire
che sembra possa durare in eterno
questa vita
che è un passaggio eterno
un continuo passaggio
sono un esperto
di millenarismi
e ci vivo ancora
sperando di trovare in lei
quello che non ho trovato in lei
ognuna poi è unica
a modo suo
al di là di provenienze
credo
stili di vita
carattere
apparenze
chissà il gioco delle emozioni
quando rinascerà
è ora periodo di quiete
vacanza dalle passioni
non so cosa mi aspetterà
nel frattempo attendo
come ho sempre fatto
senza frustrarmi più di tanto
la ricetta dell’avvenire e del presente
non ce l’ha in mano nessuno
si vive semplicemente
così come viene
è lontana l’epoca di sogni di rivoluzioni
del mondo
dell’anima
del sentire
del vivere
le rivoluzioni ingannano
utopie illusorie
stati d’animo alterati
che raccontano quello che non è
poi tutto ritorna
alla normalità
alla quiete di sempre
che a volte sembra roderci
come la noia
eppure
questa è la vita
benvenuti!
Sono esperto di millenarismi
vi sono sprofondato
da sempre
è questa la stoffa del mio essere
e non so più se credervi
o se arrendermi
a vivere in essi
con le speranze di un avvenire
che per sua natura
non viene mai
tutto passa
tutto scorre
ma non c’è come la quiete
dell’anima
che possa sopportare
e attendere ancora tutto
mi rimane il pensiero di lei
un’altra attesa
che possa rivoluzionare l’anima e il mondo
per ora si vive così
e mi allontano almeno
da catastrofismi e apocalissi
dell’anima
si attende ancora
speranze millenarie
tutto si risolverà da sé
qualunque cosa accada
perché preoccuparsi
se non c’è soluzione
se una soluzione comunque c’è e ci sarà
quiete dell’anima
attesa
sono un esperto di millenarismi
e nella quiete attendo
come tutti noi
quell’epoca che arriverà
mentre nel presente
domina
un’emozione
la pienezza dei sensi
che provavo per lei
che relegavo al passato
mia mania maledetta di dividere il tempo
della vita
di storicizzarlo
qui si va oltre gli schemi del tempo
le emozioni coesistono
anche i sentimenti
quelli passati
ancora più vivi e più forti del presente
e del suo fluttuare
e tutto fluttua
senza tempo
e di lei mi rimane l’anima ritrovata
il suo sentire
il suo pensiero
le sue parole
la sua bellezza
un sentire che ci accomuna
seppur ognuno per la sua strada
e di lei mi si riempie l’anima
non so come continuerò
gli umori si alterneranno
le passioni
perché qui
tutto fluttua
anche i pensieri
senza più cornici
tutte le categorie si sfaldano
e si aprono le porte del sentire
amore
eterna sensazione

Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Sogni, Visioni

Ma intanto rimane il ricordo vivo di lei, Eugenia…

Risentire Eugenia, lei, lontana, in Malesia, che dice che non è facile mollare tutto e andarsene, ma che è contenta, si mette in gioco, lei che ogni tanto, come me, pensa ancora agli anni di università, e poi gli amici, il lavoro… pensarla così, da ieri sera, lei che era la vera romena alla quale pensavo, la quale desideravo, che mi sarebbe piaciuto rivedere, per scambiare due parole, altro che Marina, per la quale non provo niente… e saltavano tutte le categorie di sempre, e mi sentivo liberato, lei, la ragazza russa, che speravo nascondesse tutta la magia che una volta c’era per Katia, ma non era così, la nazionalità non c’entrava niente, in quella sua nazionalità russa non si nascondeva nessuna magia… la magia non era neanche nella nazionalità romena di Anna, Isabella o altre, no, era tutta nel ricordo di Eugenia, l’amore di università, amore che non mi ha ancora lasciato, nonostante tutto, l’unico ricordo vero di quegli anni di università, insieme forse ai ricordi di Andra, Xhuliana e Alina, ragazze che amavo con passione, per liberare tutto l’amore che forse provavo per altre, in quei territori di scuola e università, immerso da ragazze… e rimane solo Eugenia, che non mi va più di pensare troppo all’erotismo, forzandomi di farmi piacere qualche ragazza, di desiderarla, l’epoca del desiderio va in vacanza, dopo aver lasciato Leida… e me ne devo fare una ragione, le categorie saltano, non era nelle nazionalità di quelle ragazze che si insidiava il trucco, erano solo i miei sentimenti per loro, e anche se non ci sono più quelle pagine che parlavano di quegli amori, quelle ragazze sono rimaste dentro di me, e ogni volta che guardo al passato non è per guardare alle scritte ormai perdute per loro, ma ai miei sentimenti ancora vivi, forse di nostalgia, per quelle ragazze che hanno segnato la mia vita finora… non ci sono più, come tutte le scritte per loro… madò, che errore è stato cancellare quelle pagine, avrei forse potuto rivivere i miei sentimenti per loro, ma la depressione e lo stare male cancellavano via quei ricordi… eppure si va avanti, come ieri sentivo anche Olimpia, che diceva ci saremmo sentiti più avanti, quando tornerà a Milano, in Italia, lei che ora si muove in Romania, il suo paese, dal quale tirava fuori una foto che mi ricordava quel tempo mitico a Iasi: delle case immerse nel verde, tra i monti, e su un rialzamento dei cavalli liberi nella selvaticità, vero ricordo di quando stavo a Iasi, davanti all’hotel, nella natura, nel villaggio, con mio padre e Ruggero, in mezzo alla selvaticità della natura, il silenzio la tranquillità, i cavalli e i cani, la vita tranquilla di un villaggio romeno… e forse mi sbaglio anche con lei, con Olimpia, a desiderarla lontanamente solo perché è romena, solo perché le sue foto su Facebook, i suoi post, me la fanno sognare, desiderare, forse perché mi aspetto quel qualcosa di più che Marina non è riuscita a darmi, quel qualcosa di più di cui parla sempre Saverio, quel qualcosa di più che avrei voluto da Alina, ma che invece si trasformava in cenere… eppure non è forse proprio periodo di amori, o di amore, è periodo più che altro di vacanza dai moti dell’anima, dalle passioni, devo solo riposarmi un po’ dal caos degli ultimi mesi, cercare di non forzare più i sentimenti e le uscite, con Marina, con altre, sono forse stremato dall’avventura con Leida, e le ultime settimane con la ragazzina romena erano solo forse il colpo di coda, o riversare su di lei la delusione per Marina, o un modo per far riemergere dall’anima l’unica vera romena: Eugenia… sì, non so cosa scriverle, in questa mattina intristita, dove mi svegliavo da un sonno che neanche pensavo di fare, ieri sera, quando mi sdraiavo dopo la camminata serale, mi dicevo che volevo riposare solo un po’, pensando e ricordando Eugenia, e poi mi addormentavo, fino a stamattina, senza rendermene conto, tra i sogni erotici e i sogni di poter volare, di poter camminare sull’aria delle strade del mio paese, mentre i suoi abitanti guardavano in modo stupito quell’uomo volante… Eugenia, che rischierei di farne un nuovo idolo dell’anima se non mi prendesse ancora nel profondo, lei che mi ha insegnato forse ad amare, senza che me ne rendessi conto, lei che mi ha insegnato a smettere di bere, a mangiare in modo più sano, lei che ancora non è riuscita a farmi smettere di fumare, lei, nella quale vedo forse una compagna di fede, là dove nel mondo di fedeli non ne vedo più, lei che in fondo mi dà quella pace dell’anima che nessuna mi sa dare, lei, la ragazza romena… e che strano era stamattina andare al bar, fare il solito giro, e pensare solo a lei, in una specie di dissolvenza dell’anima e dei pensieri, che non mi importava più di sentire gli altri, di vedere cosa dicevano, mi riprendevo solo un attimo nella vita quando sentivo parlare in albanese due uomini che stavano lì, e mi tornava quasi la voglia di leggere qualcosa in quella lingua, di guardare la televisione, ora che il demone per Leida è andato via, e rimane ancora la mia voglia di lingue, staccate dallo stress del lavoro, come ieri sera per un attimo mi tranquillizzavo ascoltando nuova musica romena… ma non c’è più il demone di una volta, quello che mi obbligava a riempirmi di lingue, come se non fosse già abbastanza tutto quello di cui mi sono riempito, senza il desiderio di dover essere chissà chi, di riempirmi di nuove parole, come per supplire ad una qualche mia mancanza, a qualche vuoto, perché ora tutto ciò che mi riempie l’anima è il ricordo e il pensiero di Eugenia… sì, saltano tutte le categorie, le nazionalità, i desideri di quelle ragazze, i ricordi, le mie passioni, i miei modi di pensare, come anche ieri mi succedeva leggendo quel libro sul comunismo in Europa nel XX secolo, tra Stalin, Hitler, gli ebrei, il fascismo, l’antifascismo, le utopie, il liberalismo, i miti e i personaggi di quella guerra, di quegli anni, e mi accorgevo di aver fatto una specie di religione di quella storia, che ora che approfondivo non poteva più dividersi in spiegazioni semplicistiche e schematiche, come una specie di dottrina mistica, e quel mito mi crollava, insieme a tutte le narrazioni, alle mie ideologie passate, che riflettevano solo i miei stati d’animo, le mie passioni, i miei pensieri, e tutte le narrazioni si disperdevano, tutte le ideologie, i pensieri, e in quel pensare debole la razionalità non arrivava più, con i suoi schemi, e tutto sapeva solo di pensieri sparsi, idee, emozioni, che ricordavano e pensavano Eugenia, l’unica vera ragazza romena… e mi mettevo l’anima in pace, saltavano le categorie del cercare lavoro, di implementare le lingue, di lavorare con Marco e mio padre, e mi dicevo che in fondo basta vivere così, lavorando quando si può, continuando a cercare altrove, non facendo di Marina o di altre ragazze in mezzo alla strada degli idoli, sentendomi ancora libero di provare a conoscere altre ragazze, come Olimpia, e non adorando più il piacere, l’estasi dei sensi, ma cercando di ricordarmi anche dell’amore, questo grande spettro degli ultimi anni, quell’amore che non si capisce più, tra tutte queste ragazze, esperienze, vissuti, e ora che sono saltate tutte le categorie si capisce ancora di meno… e tutto si dissolve ancora, sfuma via, non rimane niente di preciso a cui aggrapparsi, a cui credere, i pensieri e le idee vanno e vengono, e si dissolvono tutte le categorie, tutti i pensieri, tutte le idee, e non so più neanch’io cosa e chi rimane… chissà, forse conoscerò Olimpia, forse troverò in lei quel qualcosa che in Marina non riesco a trovare, forse troverò dell’altro, tutt’altro, o forse niente, non so che ne sarà di questo mio ricordo per Eugenia, non so ancora dove il gioco degli umori e dei ricordi mi porterà, ma vivrò più sereno, senza schemi e idee precise, idee fisse, narrazioni schematiche e un po’ ideologizzate della vita, e tutto forse si dissolverà di nuovo, mentre non so più verso cosa sto andando, ma intanto rimane il ricordo vivo di lei, Eugenia…

Prosa Poetica, Ricordi, Sogni, Visioni

E la notte si liberava da sé…

Ah, quante volte l’ho scopata quella ragazzina romena, quanto piacere, quanta voluttà, anche ieri notte, quando per la troppa ansia non avevo voglia, ma mi bastava vederla, parlare un po’ con lei, che mi diceva semplicemente di stare più tranquillo, di non pensare troppo, di non farmi prendere da emozioni negative, mentre lei mi sorrideva, e si scherzava su, su quante troppe volte sono andato ultimamente… e il ricordo di Leida e quella notte che non capivo se ne andava via, mentre mi rendevo conto di non essere innamorato, di non essere preso dalla passione, ma solo da una certa voglia di stare con quelle ragazze, per qualche minuto, per darmi tutto il piacere dei sensi… e la notte prima era invece un delirio senza fine, tra quelle canzoni manele, quelle due birre che bevevo, solo per sentire da lontano il ricordo di Eugenia, del suo sorriso, delle sue parole, che mi dicevano ancora una volta di lasciar perdere l’alcol, e mi davo ad altra musica romena, più bella delle manele, quell’estate dopo che arriva, senza grandi differenze, solo la coscienza di essere più spensierato, di accorgermi che l’amore e la passione che una volta c’erano per Alina, per Xhuliana, non le sto più provando per altre ragazze, e almeno non c’è più il nero dell’anima, i pensieri oscuri, i fatalismi, i catastrofismi, e vivo più leggero, ogni tanto dando una mano in officina, quando capita, senza pensare troppo a futuri apocalittici, con la coscienza che anche con il sesso ad un certo punto bisogna dire: “E’ bastato così, me la sono scopato un po’ di volte, con tutto il piacere del mondo, e sono soddisfatto così, il sogno vince su ogni cosa, il sogno erotico, di piacere, di bellezza, e non si può ogni volta rievocare a piacimento quelle sensazioni, basterà attendere, senza pensarci troppo, alla prossima chiamata dell’anima che vorrà riversarsi su di lei…”… come ieri notte, tra i suoi seni, le se sue gambe, il suo volto e la sua voce, lei che parlava romeno con la sua amica al telefono, io che non volevo più pensare a Marina, lei che se ne sta in questi giorni a Rimini, mentre ieri sera sentivo alla televisione della vita notturna di quel posto commerciale di Italia… e l’anima veniva invasa invece dal ricordo apollineo di Eugenia, lei che mi acquietava l’anima, mentre lei prendeva forma nell’immagine dell’altra ragazzina romena, e tutto era salvato, non c’erano più deliranti desideri, manie di sesso ad ogni costo, e l’anima si acquietava e decideva di stare in pace non so ancora per quanto tempo, fino a quando la calma ritornerà da sé… e non mi preoccupavo troppo del troppo alcol della sera prima, avrò modo di rifarmi nei prossimi giorni, stando attento alla dieta, ricordando le dolci parole e il dolce sguardo di Eugenia, unica vera guida in questo nuovo mondo, ultimo vero ricordo di un passato che ritorna solo con la visione di lei, di quei giorni in università, in chiesa da lei, con le sue parole, le sue dolci e leggere parole che semplificano tutto… e quella nottata sbagliata con Leida è dimenticata, sovrascritta dall’ultima nottata quasi sbagliata, quella di ieri sera, di ieri notte, dove dovevo solo indagare l’anima, capire i suoi funzionamenti, e capire che il sesso non si può comandare con la ragione, ha bisogno dei suoi tempi, della passione, della voglia, e la mia era solo una voglia invece ieri sera di passare degli attimi con lei, con la ragazzina romena, senza pretendere troppo… e se la notte prima era infestata dai fumi dell’alcol, ma anche da quelle canzoni che davano la tranquillità, ma intreaba inima de ce nu am noroc in dragoste, pana vara viitoare, e striga, in quel senso di voluttà alcolica, la notte scorsa doveva essere solo invasa dal rendermi conto di non dover pensare troppo, di non farmi prendere da pensieri negativi, ed era uno stato d’animo dove non davo più ascolto ai contenuti dei pensieri, ma mi concentravo solo sul sentire, e sui pensieri sbagliati che sarebbero potuti nascere, e da vero medico mi prendevo solo 25 gocce di Diazepam, che funzionava come una vera e propria droga… che sogni, la notte, che rilassamento, sogni dove mi vedevo in procinto di partire per chissà dove, all’areoporto, e i sogni si coloravano di un mondo alla matrix, dove la realtà virtuale faceva vedere alle persone quello che vogliono vedere, con dei giochi di realtà costruite su misura al compuer, mentre una qualche organizzazione cercava di incastrare me e altre persone, una specie di sogno thriller, d’azione, dove però vedevo la realtà camuffata da quegli agenti, e la gente che ci credeva e ci cascava, e la notte sapeva solo di vacanza, di una vacanza in un aeroporto dove non capivo più come dovevo partire per andarmene via, e la notte, e la droga, e il sorriso di quella ragazzina romena spazzavano via i sentimenti negativi che mi portavo dietro da un’estate, da una vita, liberato dal demone forzato del sesso… e non so se erano le canzoni romene pubblicate qua e là su facebook, il post di Denisa morta, quelle altre canzoni a farmi ritrovare Eugenia a distanza, lei che mi mandava una richiesta d’amicizia su LinkedIN e non pensavo neanche più al lavoro, a chissà cosa, alla religione, ai demoni o a quant’altro, e mi dicevo solo di quanto mi sarebbe piaciuto rivederla, stare un po’ con lei, parlare, vedere il suo volto, sentire la sua voce, perdermi nella sua bellezza, e sognare in lei quella ragazzina romena che mi sono fatto un sacco di volte, nell’estasi e nei sogni di tutti i sensi… e così mi metto l’anima in pace, liberato dal demone del sesso, nato forse da troppi discorsi malati con Leida, dalla paura della polizia, da non so che cosa, e mi rendevo conto soltanto di non dovermi più far divorare dall’ansia, dalle paure, dai catostrofismi e dagli apocalittismi, e mi dicevo solo di vivere più serenamente, lontano dall’obbligo del sesso ogni due per tre, e mi dicevo solo che mi si apre uno spazio davanti, di non so quanti giorni, per stare tranquillo e stare in pace, senza essere più forzato, e il demone se ne andava via e rimaneva solo il sorriso di lei, e la sua voce, e il ricordo delle ultime volte dal piacere infinito, e di Marina non mi importava più di tanto, lasciavo aperta la porta a lei, senza volerla troppo, senza ripudiarla, le lasciavo perdere, lasciavo perdere un sacco di cose, di persone, e mi liberavo e mi lasciavo andare nelle mani della leggerezza, lontano dai demoni, nel ricordo di pura bellezza della ragazzina romena che sfumava via con il ricordo di Eugenia, e la notte si liberava da sé…

Pensieri liberi, Prosa Poetica, Riflessioni, Visioni

Nel ricordo delle notti erotiche e della musica…

E’ tutta qui la vita? Andare a fare un giro al bar, da Benito, questa volta, a prendermi un caffè, a comprarmi le sigarette, quattro parole, sul supermercato che devono costruire qui a fianco, non si sa quando sarà pronto, è da una ventina di giorni che sono fermi con i lavori, mancanza di soldi… il locale di fianco a lui, la pizzeria, che non si sa se rende oppure no, visto gli innumerevoli tentativi ogni volta di aprire un locale, piadineria, trattoria, e quanti altri se ne sono visti passare, non più di un anno duravano, e poi cambiava tutto, mistero della fede, diceva Benito, perché la vita è un mistero, io sono ateo, aggiungeva, ed è sempre colpa di Gesù e di tutti i suoi addetti… mi strappava un sorriso, il suo solito dire, e poi le elezioni che fino al 2018 non si sa, il tram che passa oppure no, anche quello un mistero, già, la vita che è un mistero… andare a fare un salto in chiesa, cercando di capire, capire o non capire, la mia fede o meno, il mio ateismo, la mia inquietudine, e non c’era risposta, recitavo una parte, anche quando andavo in oratorio, a vedere i ragazzini giocare a calcetto, e offrendo una sigaretta ad un’altra ragazzina, che mi chiedeva una sigaretta, la stessa che incontravo qualche settimana fa, forse un’animatrice dell’oratorio estivo, pensare di chiederle qualcosa, del suo fare l’animatrice, oppure no, io che mi perdevo nell’identità, a provarci con una ragazzina più piccola di me, come una specie di Lolita, all’oratorio, le vie del diavolo sono infinite… e lei e le sue amiche che parlavano di ragazzi, di relazioni, come solo le adolescenti sanno fare, davanti ai loro cellulari, che mi tornavano in mente Isabella e Anna, e Leida, ragazze da strada, anche loro sempre a parlare, sempre al cellulare, e mi tornava in mente la nottata di ieri sera, e le ultime nottate con lei, quei miei pensieri e ricordi non proprio da oratorio, io e la mia distanza siderale da quelle ragazzine, anche da quei ragazzini che poi arrivavano a far loro compagnia, storie di adolescenti, la vita che va avanti così, da sempre… e non c’era tanta differenza tra quelle ragazzine all’oratorio e quelle ragazzine in mezzo ad una via, sono solo le circostanze che hanno segnato destini diversi, ma le ragazzine sono sempre ragazzine, con la loro carica d’amore ed erotica, che i loro corpi e le loro voci, il loro modo di fare si confondevano con le giovanissime Isabella e Anna, le mie lolite… i miei pensieri, delle ultime notti, le canzoni manele che quasi ritornavano in me, a darmi la tranquillità e l’energia della vita, l’inquietudine che andava via, la ruota della vita, delle circostanze, l’eterno gioco tra ragazzi e ragazze, che mi sembrava di non essere mai cresciuto, mi chiedevo qual era la differenza tra avere trent’anni e averne venti, o neanche, quasi, e non c’era differenza, siamo sempre lì, a giocare con l’amore, con le relazioni, con la vita, questa vita che è un mistero… e provavo a darmi un tono nei miei pensieri pensando alla relazione con Marina, al dover lavorare, al dover leggere quel libro sul comunismo, o quell’altro sulla Russia, o quel romanzo giallo norvegese, letture adulte, impegnate, eppure non mi convinceva, non mi sembrava di avere trent’anni, gli unici trent’anni che sentivo erano nel ricordare gli ultimi dieci anni, con tutte quelle ragazze, da strada, le amicizie in università, le ragazzine che non è che cambino molto i loro discorsi, tra amiche, sia che siano all’oratorio, per strada, o all’università, siamo sempre lì, e non sembrava esserci via d’uscita, neanche pensando al lavoro, neanche pensando alla relazione da continuare con Marina, senza sapere che fine farò, e l’inquietudine mi colpiva ancora, ricordandomi quel quadro di Munch, malinconia sulla spiaggia, io lì, seduto su una panchina, con le braccia appoggiate sul tavolo, senza sapere più a cosa pensare… e mi accendevo un’altra sigaretta, gesto forse tra i più trasgressivi in un oratorio, insieme al pensiero di quella Lolita, di quella ragazzina che ricordava Isabella, e io che ricordavo Anna, la ragazzina romena, le ultime notti, senza un minimo di senso di responsabilità di crescere, di cercare di costruire qualcosa di serio con Marina, e l’amore che non ha età, e che siamo sempre lì, ai soliti giochi di sempre, e non importa il lavoro, l’istruzione, i soldi nel portafoglio, il conto in banca, i viaggi, le esperienze, il mistero dell’amore non ha età… e forse la dovrei smettere di pensare a questi trent’anni come qualcosa che cambiano la vita, a questa crisi che sto attraversando, da quando è finita l’università, lasciar perdere questa inquietudine e vivere più spensierato, più liberamente, cercando di non risolvere dilemmi eterni, come la fede o non la fede, l’ateismo o meno, so solo che in quei momenti, tra quelle ragazzine, gli unici pensieri andavano a Isabella, Anna e Marina, nella libertà del giorno e della notte, i miei pensieri andavano agli studi, ai libri seri, sulla Russia, sul comunismo, la mia formazione si faceva sentire, mi distaccava dagli altri così come le mie esperienze notturne, le infinite volte a bere per Alina, le nottate erotiche, e crescere forse vuol dire solo fare più esperienze, avere più ferite, e perdere poco alla volta quell’innocenza che non può più tornare, se non con l’illusione che solo una regressione nel passato può dare, non si torna indietro, anche se tutto è compresente… sì, le nottate erotiche con Anna, la ragazzina romena, che chissà se la sua patente la prenderà, che chissà quali altre storie simili a quelle ragazzine dell’oratorio aveva, solo in contesti e circostanze diverse, un mondo meno innocente, tutto lì, ma la sostanza del gioco della vita non cambia, e la mia innocenza era perduta, come la sua, tra quelle ragazzine, nel ricordo delle notti erotiche, della vita buttata per strada, del lavoro che per vivere devi mantenerti, delle illusioni e dei sogni della vita, delle gite con Marina, senza sapere perché, e mi accorgevo, in quell’innocenza perduta, in quell’inquietudine, non tanto differente da quando sto in mezzo ad altre persone, sul lavoro, nelle officine, in università, mi accorgevo che la mia vocazione era solo una proiezione di un mondo depurato da tutti i mali, un mondo che non può esistere, un sogno, un sogno di innocenza perduta, l’innocenza che non c’è più… e di quella innocenza perduta ne facevo un vanto, tuttavia, le ultime notti erotiche, l’aver tradito il sogno come su una riva di un lago con Marina, le parole tra di noi, la visione di Alina nel presente, alle prese con altri modi per guadagnare questa vita, in questa specie di inferno dove va tutto a puttane, dove non ci si orienta più, e accorgersi che l’amore e le relazioni serie sono anche degli impegni, delle responsabilità, che non mi voglio prendere, eternamente libero di godere della notte e della vita, eternamente libero di dire anche: “calmiamoci ad un certo punto, la vita è un mistero, e cercare di comprendere tutto non è possibile, rimane sempre una via aperta al nuovo che arriva, al divenire, alle nostre relazioni con gli altri e le altre, e tutto rimane aperto al caso e al gioco della vita, al suo mistero”…. e l’innocenza che non c’è più mi portava via, e suonava ancora di manele che cantano questa vita che vive ormai senza più alcuna innocenza, tutto disperso, tutto incomprensibile, tutto aperto ad ogni cosa, e non c’erano più oscuri monaci dell’anima a inseguirmi come ombre, non c’erano più inquietudini da far portare via con gesti un po’ scaramantici, o con spiegazioni psicologiche onnicomprensive, tutto si apriva così, alla vita, a questa innocenza che non c’è più, e tutto si disperdeva nel ricordo delle notti erotiche e della musica…

Ispirazioni, Prosa Poetica, Ricordi, Visioni

Il sorriso celestiale di lei, in questa musica dalla magia infinita…

E voglio ricordarla così, con dei momenti belli e sereni, ora che la mia cantante manelista preferita è morta: Denisa, oggi, di domenica, domenica 23 luglio 2017, e non ho parole… quante volte l’avevo ascoltata ai tempi di Andra, che non mi ricordo neanche più le infinite note e canti che uscivano dalle sue canzoni, Andra, Andra, Andra… e anche ai tempi di Eugenia, quando credevo ancora che ci potesse essere una qualche storia, che quell’amore platonico potesse portare a qualcosa, e mi avrebbe solo portato invece a smettere di bere, a smettere di credere di essere un superuomo, un filosofo, una persona distinta dalle altre per chissà quali assurde qualità… Andra, Eugenia, e ora anche Anna, con la quale avevamo scambiato due parole su Denisa che stava per morire, è morta, e mi piange l’anima, non sarà più la stessa cosa ascoltare ora le sue canzoni, non ci sarà più forse quella magia, che aveva contraddistinto le ultime settimane, insieme a lei, insieme ad Anna, quando non volevo pensare a quello che diceva Eugenia, Veronica, Iulia, di non ascoltare le manele, finché solo le manele riuscivano a darmi quella serenità con i loro motivetti incantati e ipnotici… è morta questa cantante, si spegne quasi il sogno di Anna, la magia, forse ritornerà, non si sa, mi rimane tutto l’oro di questa musica, tutti i sogni di allora per Eugenia, tutto il ricordo lontano della Romania, quelle valli, quei monti, quella chiesa ortodossa, quell’atmosfera che sapeva di umanità, nei bassifondi della vita trovare la speranza, quando tutto non è ancora perduto, quando ancora ci puoi credere che un futuro è possibile, che bisogna lottare, mettersi in pace, ma lottare… è morta questa cantante e muore anche una parte di me, dei miei ricordi, non so più come presentarmi il futuro, so solo che anche la morte è presente in questa vita, come quando moriva mia nonna nel 2013 e la notte tutta l’energia andava verso Xhuliana, in quelle notti piene di voluttà… c’è anche la morte, quella che mi fa paura, quella che mi fa chiedere che ne sarà di me tra qualche anno, se non avrò imparato a lavorare, se non sarò in grado di mantenermi, tutte le preoccupazioni di questo mondo, ma alla fine non è morto nessuno, è solo morta questa cantante, anche se la sua arte continuerà a vivere in eterno, e forse anche i ricordi di queste ragazze, che accompagnavano la sua musica nella mia fantasia: Andra, Eugenia, Anna… ed è una domenica strana, dove ho troppa paura del lunedì che arriverà, del lavoro, con quella carica che mi dava una volta Leida per lavorare, quella carica che non c’è più, sepolta forse dai troppi scherzi dei colleghi e di altri, è morta la mia cantante preferita, tra un po’ Anna tornerà in Romania, con Marina non so cosa ne sarà, così come non so cosa ne sarà del lavoro, della vita, degli studi… ricordo solo un post di una volta su Facebook, nell’account di Denisa: una bambina che baciava un’icona più grande di lei, lasciarsi andare alla fede, alla speranza, alla carità, anche là dove vedi che il mondo è fatto di persone cattive, dove la cattiveria a volte è dappertutto, non si perde la speranza di un giorno migliore, di un periodo migliore, questo sentire preoccupato potrà pure passare mi dico, e poco alla volta riconquisterò quella sicurezza che avevo negli anni di università… la vita va avanti, anche quando muore la tua cantante preferita, anche quando la notte non corrisponde esattamente ai tuoi sogni, anche quando gli studi non sono sufficienti per creare lavoro, cercherò lo stesso di darmi da fare, e guarderò al futuro, dove forse c’è Marina, per adesso, dove per adesso c’è un minimo di lavoro, c’è la voglia ancora di ragazze come Anna, che mi appare nella sua bellezza, con la sua musica piena di energia, la sua voluttà, il suo sorriso che illuminava la notte, coloravo il blu scuro del cielo nel celeste del giorno sereno e dei suoi vestiti, c’è anche chi sta peggio di me, non mi posso lamentare più di tanto, non pretendiamo troppo da questa vita, non può essere una costante salita, una costante ascesa, ci sono momenti e momenti, come la morte della mia cantante preferita, la magia di questa musica, i ricordi e i desideri inspiegabili a essa legati, e nella notte e nel giorno risplende ancora il sorriso celestiale di lei, e si disperde ancora in questa musica dalla magia infinita…

Poesie, Ricordi, Visioni

Tutto sa di celestialità…

Desiderio spirituale
le lacrime
la croce che porto
Alina
un amore erotico
finito nella nerezza dell’anima
non sapere se andare oltre
o fermarmi al ricordo di lei
la spiritualità che ritorna
che quasi non mi interessano più
le nottate erotiche
con quelle ragazze
se non fosse per il sogno
e il piacere
di quella ragazzina romena
che mi ha portato via
dal mondo infernale di Leida
il futuro che non si sa come sarà
le preoccupazioni
le voci rassicuranti di loro
Anna e Marina
qualcosa troverò
Isabella
che diceva che non può sempre andare bene
le nottate di piacere
con Aleksia
lo spirituale e l’erotico si infondono
in lacrime e sogni
e abissi onirici
come la notte
sdraiato in macchina su un parcheggio
ad ascoltare i suoni della strada
la libertà
di vivere fuori dai soliti schemi
l’abisso del sonno
e della spiritualità
e del lasciarsi andare
da ogni compito
con le troppe parole russe
che ieri infestavano la mente
sforzo intellettuale
che toglieva energia
all’erotismo
guadagnato di notte
il piacere dell’amplesso
dei giochi di lei
con le labbra
con la mani
il suo dolce corpo
nel quale affondavo
tra i suoi seni
baciandoli
accarezzandoli
sprofondando nella sua bellezza
anche quando la spiritualità
sembrava avvolgermi di più
dell’erotismo
la cappa nera del futuro
il lavoro
la relazione con Marina
i soldi
le gite e le uscite con lei
troppi pensieri
e questo mio corpo
che comincia ad essere stanco
dopo la voluttà infinita
con Leida
voluttà demoniaca
e la voluttà spiritualizzata
con Anna
Madonna munchiana
di puro piacere
che ancora mi infonde i pensieri
come una Madonna lungo la via
che nonostante tutto
continua a sorridermi
anche quando andrà via
nel mese che una volta
consideravo il peggiore
agosto
lontano da tutti
mese di vacanze
senza vacanza
una sola “vacanza”
come “mancanza”
lei che andrà in Romania
per fare la patente
e qui mi rimarrà solo Marina
e un mese dove forse ricaricare
i miei desideri
le mie voglie
mentre forse la musica manele
non incanta più
dopo aver rivisto Stas
che parlava di Larisa
e Dmitrij
loro al mare
il bambino che si estasiava
alla visita della bandiera americana
sulla spiaggia
storie autistiche
di un Est
che l’estate scorsa
mi mandava
all’inferno
tra quei libri russofobi di Aleksievic
Leida che mi estasiava
e mi condannava
al crederla via
la depressione
della fine dell’università
il saltare di tutti gli schemi
l’incertezza e la nerezza del futuro
dai quali mi lasciavo stupidamente
travolgere
non c’era serenità
c’era solo una cappa oscura
quella che quest’estate
non voglio riprovare
ricordando le nottate erotiche
con lei
con la ragazzina romena
la sua luce celestiale
come gli occhi di Marina
e le uscite con lei
desiderio erotico che si spiritualizza
e non si perde più
nei meandri infernali
del desiderio impazzito di erotismo
come l’anno scorso
con Leida
ritrovo la mia anima pura
che vuole ancora amore
che non si preoccupa più
delle nottate che devono essere
tutte perfette
la vita va avanti così
nel suo divenire
tra dei momenti
stupendi
e altri di meno
non può essere tutto in costante ascesa
come una scala mistica
che si perdeva nella musica
ipnotica
manele
con lei passavo la notte
i giorni
attimi di puro onirismo
nelle profondità dell’anima
quando il desiderio erotico
si spiritualizza
e rimangono le visioni di loro
di lei
di Marina
di Anna
e tutto si confonde e si perde
che quasi le parole
e i pensieri
e le immagini
non coincidono più
si volatilizzano
e della mia carriera erotica
vorrei solo farne una lunga pausa
per inebriarmi di spiritualità
e momenti di vita
tra paesaggi lacustri
città antiche rinascimentali
opere d’arte
sorrisi di lei
di Marina
le dolci parole tra noi
che non si sa dove porteranno
e rimane la visione futura
di infinita ispirazione
di un cristallino azzurro dell’anima
che non si sa di cosa ancora mi riempirà
lavorare sarà forse più facile adesso
anche studiare
anche non abbattersi più
di pensieri negativi
quando il desiderio erotico
si spiritualizza
e rimangono i ricordi
degli amplessi
della voluttà
della musica ipnotica
dei momenti con lei
e un divenire del tutto aperto
senza più
precisi obiettivi
e manie di perfezione
tutto va e tutto viene
sono immerso nella celestialità
della loro bellezza
Marina e Anna
che non c’è più niente da desiderare
quando il desiderio erotico
si spiritualizza
e la loro celestialità
scardina il tempo
il passato il presente e il futuro
e tutto convive come in una canzone d’amore
dalle mille sfumature
in un coro spirituale
ed angelico
si perde l’immaginazione
e si perdono le parole
tutto sa di celestialità

Prosa Poetica, Riflessioni, Visioni

E’ ancora tutto aperto al divenire…

“Hai visto Anna Tatangelo? Adesso se la scopa Nino!” “Eh sì, lei è bella, ma con Gigi c’erano trent’anni di differenza, ha lasciato moglie e figli!” “Eh sì, le cose non possono funzionare, che poi lei è molto bella” “Eh sì”, così parlavano due napoletani con Bruna, la barista, stamattina al bar, trent’anni di differenza, Gigi e Anna, che mi ricordavo della notte passata con la ragazzina romena, gli attimi erotici, uscire dai pensieri di sempre, per un attimo, nella notte, là dove, nel parcheggio del Carrefour mi lasciavo prendere dalla profondità della notte, e ascoltavo le macchine passare sulla via, sulla strada, mentre un sonno incredibile mi disfaceva, mi lanciava in abissi mai visti, mai provati, e mi allontanavo dai soliti meccanismi, dal solito computer, dai soliti pensieri, e mi inabissavo… la nottata non era andata al massimo, come le ultime volte, ma avevo goduto lo stesso del suo corpo, delle sue gambe, dei suoi fianchi, del suo sesso, che osservavo dall’alto, quando decidevo di smettere di scopare, e mi si mostrava la sua vista, il suo corpo, le sue gambe divaricate, e il suo gentil sesso, di bellezza sopraffina, come una vera Madonna, e di lei mi rimanevano le sue parole, il suo volto, che mi incoraggiava, e mi finiva con una magia delle mani, mentre io godevo del suo corpo ancora, dei suoi seni, con cui giocavo, che palpavo e strizzavo, per fare di quella notte un ricordo erotico insieme agli altri delle altre volte, quando venivo in lei, e godevo… non so cosa mi fermava ieri notte, forse i troppi pensieri, il lavoro, il dover mettere da parte i soldi per vedere Marina, che si era fatta sentire durante la settimana, la sfiga che porta sempre Stas e Larisa e Dmitrij, quel mondo dell’Est che mi fa quasi smettere di sognare, quelle canzoni manele che non mi incantavano più, quasi la fine dell’incanto… ma la notte poi giravo ancora, dopo essere stato dalla ragazzina, quella che non ha trent’anni meno di me, ma solo una decina, eppure è tutto il regalo e la follia della notte, in me, e la rivedevo, là, in piedi, sull’angolo della via, e quando passavo mi sorrideva, vedevo il suo volto e la sua bellezza come la vedevo altre volte, una specie di madonna del piacere, dei sogni, come quel dipinto di Munch che non smette mai di affascinarmi, e passavo oltre, cercando di non farmi divorare da pensieri negativi, e ricordavo anche Isabella, quando mi diceva che non tutte le volte può andare bene, non tutte le volte può andare male, e l’ispirazione infinita mi dice che la prossima volta andrà meglio, senza stare così in ansia, senza pensarla troppo, senza essere divorato da pensieri esagerati, sul lavoro, sullo studio, sul cosa fare con Marina, pensieri che ieri mi spegnevano, insieme alla mia spiritualità ritrovata, che a volte è però di intralcio ai piaceri erotici… e giravo ancora la notte, e vedevo un’altra prelibatezza della natura, là, dal benzinaio dietro la via di Barresi, e mi dicevo che magari ad Agosto potrò fare un salto da lei, se avrò voglia, se questo calo fisiologico non si protrarrà ancora, anche perché Anna il 4 agosto andrà via, come diceva, per fare la patente in Romania, fino ai primi giorni di settembre, e chissà se mi verrà ancora voglia di ragazze così, se la rivedrò prima che lei partirà, o se questo periodo spirituale si protrarrà ancora… e non ci penso più di tanto, mi basta ricordare le ultime volte con lei, con Anna, la ragazzina romena, i sogni infiniti sotto la musica manele, la libertà dalle grinfie di Leida, la libertà anche da quella relazione un po’ forzata con Marina, da cui mi aspetto altro, lei che in fondo mi ha dato a volte alla testa, con quel desiderio erotico sempre più spiritualizzato, negli ultimi tempi, dopo aver rivisto Alina, all’inizio dell’anno, dopo la quasi scomparsa di desideri, se non si dimenticano quei mesi infernali dove ancora desideravo Leida, come un indemoniato, e ottenevo tutto il piacere del mondo, quello che ho ottenuto ieri notte, e le altre nottate insieme alla ragazzina romena… e non c’è molto da pensare, alla fine, non so se domani lavorerò, se davvero mi metteranno in regola, cosa potrò fare lavorando da mio padre, visto che negli altri lavori non si trova niente, visto che le uniche letture che davvero mi interessano ora sono quelle pagine sulla “Russofobia”, che finalmente tolgono via la cortina di tenebre calata sulla Russia dopo la tesi di quella megere di una Svetlana Aleksievic, lei che mi faceva perdere tutto l’amore per la Russia, mentre questo libro indaga i mille anni di diffidenza dell’Occidente con la Russia, e mi distacco dalle sensazioni negative che la Russia ha in me sempre provocato… c’è Marina, dopo tutto, che si è fatta sentire, che vuole uscire al lago, che ha detto che le piacerebbe andare a Mantova un giorno, a visitare la città, e con lei è tutto ancora da costruire, da vivere, e basta dare il tempo al tempo, non affrettare le cose, non prendere decisioni estreme, e lasciare tutto aperto al divenire delle cose… mi bastano i ricordi delle ultime nottate erotiche, delle giornate vissute con Marina, dei nostri discorsi, dei suoi sorrisi, come il sorriso di ieri notte della ragazzina romena, il senso di perdita nelle canzoni dell’Est, nelle manele, la spiritualità e l’erotismo ritrovati, una certa serenità d’animo, aver scoperto i miei punti deboli e i miei punti forti nello studio, non scervellarsi più per scrivere chissà che cosa, per andare a rileggere chissà quali voluttà passate, che vivono in me, anche se sulle pagine non ci sono più, ricordi di ragazze passate, lasciamoli perdere, è ancora tutto aperto al divenire delle cose, con ragazze come Marina, come Anna, con il lavoro, gli studi, l’erotismo e la spiritualità, la storia d’amicizia tra me e Marina, che non si sa dove porterà, questo mio periodo difficile, come anche mi dicevano, indeciso sul cosa fare di questa vita, del lavoro, i paletti che saltano, la cornice che non c’è più, una cornice precisa, e non mi devo far travolgere da pensieri negativi, è ancora tutto aperto al divenire…