Descrizioni, Ispirazioni

Per non pensare più e vincere l’insonnia…

Strana insonnia, questa, dai pensieri antichi che non voglio più sentire, loop di religioni e pensieri di paternità che non stanno in piedi, pensieri religiosi dopo che vedevo il film scioccante di Aranofsky “Requiem for a dream”… film dal finale nichilistico, scrivevano, ma non più di tanto, film che parla di questa madre con il figlio che si dà allo spaccio di droga con il suo amico negro e la sua tipa flippata, la stessa madre che è tutta rincoglionita per un programma televisivo, al quale le promettono di partecipare, e nasce tutta una storia che porterà la madre alla follia, tra pasticche di un medico che le promette di dimagrire con la dieta, la madre che voleva dimagrire per apparire meglio alla televisione, e finisce con le allucinazioni del frigorifero e del figlio che lei crede lavori in qualche ditta di import export, madre che finisce in psichiatria dove la sottopongono anche ad elettroshock, perché le altre cure non avevano funzionato, e viene rappresentato il peggio dei dottori, quelli che pensano solo a prescrivere farmaci e a fare cure, senza interessarsi delle persone, mentre la madre, vecchia e sola, senza marito, senza figlio in casa, si disperde sempre di più nella sua follia dello show televisivo, interessanti le riprese che fanno vedere la parte psicotica del tutto, tra riprese flash di cibi e bevande, come a rappresentare la vera e propria pulsione al consumo, gli effetti sonori che disturbano, l’ambiente psicotico… e non va meglio ai tre giovani, che finiscono in un brutto giro, dipendenti dalla droga, dopo l’euforia iniziale tra consumo e spaccio, un sacco di soldi, e si ritrovano con delle crisi d’astinenza terribili, che porteranno il protagonista a trovarsi con un braccio amputato, per la cancrena a furia di farsi di eroina, il negro costretto a lavorare per un niente, e lei che alla fine si prostituisce, anche qui sono terribili le scene flash che rappresentano l’impulso al consumo di droga, la fase di preparazione, l’iniezione letale, e altrettanto discordanti sono i suoni e le musiche… film che si divide in tre parti, estate, autunno e inverno, e la primavera non c’è, tutto si arresta con la madre impazzita, il negro costretto a lavorare, lui con il braccio amputato, e lei che fa la prostituta che gode dei suoi soldi guadagnati, l’unica speranza? Una primavera che non si sa se arriverà, oppure le ultime scene, il negretto che ricorda l’infanzia e sua madre, e lo stesso protagonista che abbraccia la madre nella fantasia di quella partecipazione a quello show televisivo, l’innocenza perduta, una primavera che non si sa se ci sarà… finale allora non del tutto nichilista, ma che forse lascia una speranza, non si sa, mentre tutto il film è dalle tinte fosche, disturbante, scioccante, molto peggio di trainspotting, davvero disturbante…

E oggi avevo anche guardato un altro film, “The secret scripture”, film più recente, di questa vecchia internata in ospedale psichiatrico, per la presunta uccisione del suo neonato… film ambientato nell’Irlanda degli anni ’80, dove un medico decide di riconsiderare il caso di questa anziana, e il film si sviluppa tutto in dei lunghi flashback, basati sul diario che la vecchia aveva scritto, dentro una bibbia, e si viene a sapere del suo passato, un amante durante la guerra, con il quale si era sposata con tutto l’amore del mondo, poco prima che i dissidi tra cattolici e protestanti, nel periodo di guerra, non portassero via lei e suo marito, mentre un prete la faceva internare apposta in ospedale psichiatrico per salvarla, accusandola solo di ninfomania… la vicenda si sviluppa poi su di lei che scappa dall’ospedale psichiatrico, non vuole lasciare il marito, che crede ancora in fuga, vorrebbe tenere il bambino, ma durante la fuga si tuffa in mare e, mentre la inseguono, finisce in una grotta tra le scogliere, dove la vedono dalla barca mentre sembra che uccida il suo neonato appena dopo il parto… in realtà non è così, come si scoprirà, sarà il prete a salvare il neonato, ma all’ospedale psichiatrico la terranno dentro per 40 anni, con la stessa accusa, lei che nel frattempo era peggiorata perché le avevano detto che il marito intanto era stato ucciso, e si mostrano tutte le pratiche violente della psichiatria di una volta, tra elettroshock e disciplina da carcere, da caserma, che non tiene conto dell’umanità delle persone… ma alla fine del film ci sarà il colpo di scena, il medico che deve riesaminare il caso dopo quarant’anni scoprirà di essere il figlio della signora, e il finale è di certo commuovente, con quel pendaglio a forma di croce che era già del marito di lei, e anche del padre adottivo di lui, una croce che si passa da famiglia a famiglia, e dopo quarant’anni la povera signora ha finalmente diritto a trovare una vera “casa”, non più le istituzioni e la storia che la opprime, un viaggio attraverso una certa follia tutta femminile, tra il marito e il figlio, gli affetti più cari, ma anche una riflessione sul trauma della seconda guerra mondiale, il conflitto in Irlanda tra cattolici e protestanti, una riflessione sui metodi, una volta brutali, di certa psichiatria, che andava troppo a braccetto con la polizia e una visione da forze dell’ordine, davvero un bel film…

E davvero quasi mi riconciliavo con mia madre dopo questi film, mi riconciliavo con la mia famiglia, sopratutto dopo “The secret scripture”, e vedevo solo nei parenti e nei famigliari l’ancora di salvezza al mio sentirmi strano di ultimamente, e mi ricordavo anche degli ospedali, di mia madre malata, della mia degenza, della degenza di mia nonna prima di morire, e mi sembrava che davvero solo la famiglia potesse salvare, potesse dare quella tranquillità che l’irrequietezza di quest’ultimo periodo mi stava facendo dimenticare, e quasi mi riconciliavo anche con il mio essere cattolico, dopo che l’eroe del film era in sostanza un prete che voleva bene a quella donna… sì, era un film che mi faceva sentire bene, o comunque mi dava la visione della mia famiglia, e mi faceva anche pensare ad una mia possibile famiglia futura, e tra le ragazze che vedevo la romena e Leida scomparivano, senza alcuna possibilità di storia, e cercavo ancora quel qualcosa di più che non riesco a trovare, e trovavo solo nelle lacrime per aver troppo a lungo dimenticato i miei e i miei parenti…

Ma poi non bastava, non potevo arrendermi, e rovinavo infatti tutto con quel film scioccante di Aranofsky, che faceva perdere quasi tutte le speranze, se non con quelle due scene finali, il ricordo della madre, di fronte ai mali del mondo, all’andare fuori strada, e non so neanch’io come partivano invece altri pensieri religiosi, tra quella primavera che non c’era, quel salvatore che non c’era, quella specie di attesa o invocazione messianica alla fine del film, che mi usciva dall’anima, e lì partiva tutto un delirio in me, i soliti deliri religiosi, e se sto scrivendo è proprio perché non li voglio più ripetere in me…

Ed è venerdì notte, e mi sembra strano star qui a scrivere e non desiderare nessuna, solo prima, per un attimo, desideravo Manuela, ma non di un desiderio erotico, ma solo di una fantasia, di una visione di un amore che non c’è, non ci può essere, ma potrebbe essere, con una ragazza che non dia solo passione erotica, ma anche tutto l’amore a 360 gradi, quel “qualcosa di più” che non so immaginare, non so esprimere, a cui non so più credere, e credo che se troverò il sonno lo troverò solo con il pensiero di lei, e non con quello di Leida o della romena, e neanche con i pensieri religiosi che ritornavano…

E rimango così, con questa giornata fatta di questi due film, mentre nel pomeriggio mi ero divertito a leggere “Difference and repetition” di Gilles Deleuze, la filosofia della differenza, e non del platonismo, alcuni temi che riguardano la temporalità, Bergson, Nietzsche e tanti altri, tanti temi, tra memoria ed eterno ritorno, le origini che non ci sono, il gioco di simulacri, il continuo espandere discorsi tra ciò che si ripete e ciò che si differenzia, ed è una lettura interessante, che mi apre la mente, se solo poi, come spesso mi è successo, non mi dimentichi delle cose che leggo, come anche per esempio quest’oggi mentre leggevo delle pulsioni secondo Freud, tra eros e thanatos, e trovavo qui in quelle righe quella spiegazione psicanalitica che mi indicava anche quella dottoressa, che non si può essere sempre in fase erotica, e in questo periodo sono davvero in “fase funerale”, thanatos, ed è fisiologico che sia anche così, e non mi va di preoccuparmi più di tanto…

E continuerò la lettura domani di quel saggio, e chissà, forse mi darò ad altri film, ad altre letture, ad altro, e non mi va di dilungarmi troppo, che se dovessi scrivere tutto ciò che mi passa per la mente, tutto ciò che mi è passato per la mente, riempirei centinaia di pagine, e mi va solo di non pensare più, non pensare più…

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