Descrizioni, Riflessioni

E posso salutare anche questo fine settimana…

“Ah, Manuela, scusa per l’altra sera, eh?” “Quale altra sera?” “Non mi ricordo, sarà stata settimana scorsa, ero andato un po’ fuori” “Perché cosa è successo?” “Ma no niente, sguardi, gesti, sceneggiate con le guardie” “Non ti preoccupare”, diceva lei con un gesto quasi schifato alla fine, mentre altri clienti passavano di lì, e Herzl dall’altra cassa guardava con occhio di approvazione, e anche la guardia davanti la quale passavo, con la mia bottiglietta d’acqua naturale… e così risolvevo tutto in cinque minuti, senza star lì a inventarmi storie e cose da dire che, come ogni sera quando passo di lì, svaniscono come niente, per la giusta emozione che provo a passare lì davanti… e così tutto si risolve in niente, che anche le mie psicosi da innamorato finiscono così, svanite con le sue semplici parole che sanno evitare le cose, e conoscono forse bene le follie di noi uomini un po’ pazzerelli per le ragazze… che alla fine mi sento bene così, mi sono scusato, ero in me stesso, e voglio tornare ad essere in me stesso, che capivo, mentre mi dirigevo al Carrefour che tutto era dovuto ad un’esplosione di emozioni dovute alla decisione di lasciare Leida, al ricordo di Amalia che mi tormentava nel volto di Manuela, alla grigliata con i miei parenti, ai messaggi con Marina, e doveva tutto esplodere così, dentro di me, che alla fine è stato anche un bene perché tutto questo mi ha insegnato qualcosa, mi ha ripulito di vecchie psicosi, e ora arriva finalmente la fase di normalizzazione… sì, perché in fondo basta pensare come se fossi sempre lì in compagnia con gli altri, davanti agli altri, e non chiuso in me stesso con i miei pensieri, le mie emozioni e tutto il resto, che oggi ritornavano di nuovo,  nel pomeriggio, nella loro stranezza, da quel like di Eugenia sulla lingua madre che frega, ai ricordi degli avventisti, ad andare al bar dei mille e rivedere Miryam che faceva strani inchini con il capo, come in preghiera o in saluto giapponese, che dovevano solo risvegliare le mie ossessioni di sesso orale, che si scatenava poi su Miryam nella fantasia una volta a casa, e anche su Eugenia, togliendo tutta quell’aura di falsa religiosità avventista e bahaì, e solo la sera, dopo una camminata, potevo anche togliermi i miei attacchi di depressione che seguivano, e ritrovare solo me stesso la sera, quando andavo lì al Carrefour, senza sapere che alla fine mi sarei dovuto soltanto scusare, per far tornare tutte le cose a posto… e ora rimarrebbe solo da capire cosa fare con Marina, che non mi va più neanche di sentire, di chiederle perché non ha risposto, se ci ha ripensato, se e che cosa, e percome e perché, che non me la sento neanche di chiederle niente, talmente oggi la lingua russa si intrometteva nei miei pensieri, tra il ricordo depressivo di Alina e voci varie, ricordi di Katia e altre, che alla fine il mio far esplodere le mie psicosi la sera, andando da quelle, l’ho pagato questa volta con Manuela, ed il bello è che si è risolto tutto, con delle semplici scuse ufficiali, e un suo semplice non ti preoccupare… che non so che farmene di questa sera, non mi va di tornare da quelle, non mi va di spendere, non mi va di pensare troppo o ascoltare troppa musica… potrei semplicemente leggere qualcosa, senza avere paura di altre lingue, altre notizie, dopo le poche che leggevo questo pomeriggio, e potrei passare la serata così, meglio solo che malaccompagnato da discorsi maniacali con Costanzo, Fisichella e Barresi, che devo proprio abituarmi alla normalità, alla fine di certe manie, e meno male che Manuela mi ha insegnato qualcosa, e anche le guardie e Herzl e, se vogliamo, anche Miryam quest’oggi, insieme forse alle paure di Marina e anche alla mia controvoglia di vederla, che proprio non c’è… e ora che scrivo a Marina me ne accorgo, dei semplici, perché non rispondi? Ci hai ripensato? Che con le tipe bisogna andare cauti, come diceva anche Ferraro, con le tipe bisogna provarci almeno tre volte, e mi ricordo ai tempi di Elena che era così, ed era stato anche così con Eugenia, ci vuole tempo per conquistare fiducia nelle ragazze, e questo mio esplodere di psicosi con Manuela è stato d’esempio, che ora capisco perché si prendono tanto in giro quelli che vanno a troie, perché in fondo non c’è tutto il gioco del tira e molla, delle proposte e controproposte, dell’emozione e contro-emozione, mentre invece a pagamento è tutto e subito, che mi viene fortemente da dubitare quando Fizi dice che lui esce e spacca tutto in una volta, e se Barresi è sempre più scemo è anche perché si beve forse tutte le cazzate che Fizi gli spara… ma quel “non ti preoccupare” di Manuela è il regalo forse più bello, e posso essere sereno per questa sera, che mi sono comportato da gentiluomo, e lei da gentildonna, e non c’è niente di meglio che questo… e adesso posso anche leggermi qualcosa in tedesco, così per non mandare in pappa il cervello, per ritrovare quella razionalità che non so perché si era perduta, e posso salutare anche questo fine settimana…

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Ispirazioni, Prosa Poetica, Riflessioni, Visioni

Nella mia coscienza che ora ha volto di donna…

E stavolta mi sa che mi sono davvero fottuto… non riesco più a pensare, non trovo più la coscienza, e ogni volta che provo a pensare a me mi sembra di star parlando con lei, con Manuela, neanche fosse mia moglie, la mia confidente, chissà chi… me ne accorgevo ieri sera, e anche stamattina, al risveglio, quando non mi interessava neanche il messaggio di risposta di Marina, ha aperto Facebook 5 ore fa, ma non ha risposto, e non ci contavo neanche in quell’invito, non ci conto più, perché è troppo piccola, perché non riesce ad essere la mia confidente, perché con la lingua russa ogni volta vado a finire da Alina, che mi accorgo ora essere stata la mia confidente, mentre l’immagine e le parole di Leida ieri notte si confondevano con l’ultimo personaggio che Manuela aveva recitato l’ultima volta, quando anche lei si imputtaniva, e sembrava davvero Leida in un altro corpo… Leida, che ieri notte ancora una volta mi tornavano desideri erotici, ma questa volta li lasciavo andare, li lasciavo disperdere, solo per immaginare questa volta anche Manuela, lasciando andare così la fantasia senza far niente, così, libera, come va e come viene, e a tratti l’immagine di lei, di Leida, di Katia, di tutte le altre si confondevano, solo sesso e niente parole, tanta fantasia… mentre l’amore e la coscienza le ritrovavo stamattina, ancora una volta, quando mi svegliavo, non c’era modo di cominciare a pensare come se non fossi in contatto con lei, con Manuela, che non so neanche se queste sarebbero cose da dirle, raccontarle la mia vita, che alla fine la racconto a me stesso come se la stessi raccontando a lei, e mi sembra di essere un nuovo me stesso, quello vero, quello di quando gli amici cinesi mi chiedevano: “Aldo, quand’è che ti sposi?”, e non quelle voci maniacali italiane, di Barre, Fizi e Costanzo, loro e le loro storie maniache, gente con la quale non mi ritrovo più, gente immatura… e se c’è qualcosa che la Russia e la Cina mi hanno insegnato è che là ci si sposa presto, e solo ora capisco l’importanza del matrimonio, o comunque di avere una relazione fissa, la possibilità di confidarsi, di avere qualcuna con cui parlare di tutto, anche dei problemi, anche delle cose un po’ brutte, che poi l’amore le fa rimpicciolire, così come l’emozione… l’emozione di ieri sera, passare di nuovo al Carrefour e non trovarla, trovare Giulio che stava parlando con una bionda, che per un attimo mi sembrava lei, ma aveva i capelli troppo lunghi, trovare Herzl alla cassa e non dirgli niente stavolta, non chiedergli se c’era Manuela, mentre già mi accorgevo che non c’era, e in quell’attimo speravo ancora, come seconda scelta Marina, e controllavo il cellulare per vedere se mi aveva lasciato un messaggio, ma niente, niente di che… tornavo a casa mentre mi bevevo la mia bottiglietta di acqua comprata al Carrefour, tornavo a casa e mi mettevo ad ascoltare russkoe radio, convinto che la lingua russa potesse distrarmi dagli ultimi pensieri, ma non era così, era anche inutile aspettare la risposta di Marina, non aveva senso, e aveva più senso invece pensare a quelle, a quelle cose là, nelle quali anche lì Manuela si intrometteva nei miei pensieri e nei miei desideri… che non riesco più neanche a capire cosa ci trovi la gente a chattare con le altre, a chiedere i loro gusti, sapere le cose in comune, parlare di interessi comuni, che non stanno più neanche in piedi, da soli, perché alla fine quelli sono solo hobby, gusti personali, interessi personali, e io potrò avere i miei interessi, e lei i suoi, ma non cambia niente, tutto ciò che conta è altro, non sono gli stessi gusti, gli stessi interessi, gli stessi luoghi, no, è tutt’altro, è quella voce della coscienza, della confidente, che fa tutto, e questa volta mi sono proprio fregato, con Manuela, che non mi va più neanche di chiamare così, ma di immaginarla come mia moglie, come per anni ho fatto con quelle ragazze di università, parlarci direttamente come se fossero già mia moglie, o la mia ragazza, indifferentemente, mentre il piacere lo lasciavo alle notti con quelle ragazze, alle quali forse mia affezionavo più di tutte, come Alina, che davvero mi ha segnato… ci pensavo ieri, sdraiato sul prato nel parco, quando lì in biblioteca non riuscivo più neanche a leggere, né il libro sull’Iran, né quello sull’Arabia Saudita, né quel libro di Buzzati, dovevo solo sdraiarmi da qualche parte, al sole, lontano da casa, per trovare il vero me stesso… e dovevo fare il solito giro, la voce di rabbì Avraham, il vecchio, i soliti pensieri anticristiani e filo-ebraici, muhammad che aveva la sua moglie preferita, il messia, il mahdi, e alla fine il messia, ma era finito il tempo di parlare con gli uomini, per quanto saggi, profeti e altro, dopo poco subentrava la voce di Alina, in russo, e lì mi accorgevo di tutto, era solo lei, solo quella ragazza, e per un attimo mi perdevo nella lingua russa, come se la soluzione fosse lì, in quella lingua, mentre era solo la mia relazione con Alina, non importa in che lingua, e capivo che dopo una storia così, dopo la sua storia, dopo la nostra, uscire con una ragazzina come Marina è impossibile… e dovevo fare ancora una volta il giro dell’anima, solo per trovare lei, la cassiera, in italiano pulito nei miei pensieri, nelle cose che le direi e non le direi, per non annoiarla, e tutto sta dentro di me ora, e si relaziona a lei, come non succedeva dai tempi di Alina, mentre la parte puttanesca di Leida si è innestata nella figura di Manuela, che recitava, senza farlo apposta, la parte di lei, la donna che sfugge, che parla di tutt’altro tranne che di te, e infine di Leida salvo quel discorso: “Abbiamo trent’anni, dobbiamo pensare a sposarci, cosa ti manca? Dici che ti manca una donna ma tu cosa fai per cercarla? Pensi di trovare la felicità uscendo con una prostituta?”, ed è così, è fatta, questa volta sono fottuto, e non so più neanch’io perché, ho bisogno di una donna, ma forse non di una donna alla quale rompere le scatole così, è solo la mia coscienza che ora ha un volto di donna, senza sapere più chi sia… e non c’è davvero modo, non c’è modo di uscire con Marina, non mi interessa, non è lei, lo so già, è troppo piccola, troppo, è troppo di buona famiglia, è troppo in riga e perbene, a lei non mi confiderei mai, dovrei recitare un personaggio che non sono, non riuscirei mai a farmela, e ieri notte il suo corpicino era solo nella fantasia di Katia, o di quella nuova, Anna, erotismo fine a se stesso per una ragazza che non mi va di traviare, e per la quale alla fine non provo niente, se non un vago affetto di un padre verso una figlia, di uno zio verso la nipote, ma niente di romantico ed erotico, non va… e forse non è neanche Manuela, non è Alina, non è Leida, non lo so più neanch’io, ho solo bisogno di trovare una confidente, non per forza nella realtà, ma solo in me, nella mia coscienza che ora ha volto di donna…

Riflessioni

Когда твой родной язык становится твоё проклятие…

Трава, парк, солнце, я лежал там, около библиотеки, и думал «Кто я? Почему я себя не узнаю? Почему?» И ответ пришёл, опять, Алина, только она, что я даже не помнил, что говорил жестами Мануэле, я не помню, может быть я сказал ей, что только одну любил, у которой была дочка, с которой мы с ней по-итальянски не разговарывали, только одну любил, Алину, которая была проститутка, и для которой я язык терял, слова терял, и поэтому я с ней, с Мануэлой по-итальянски больше не умел говорить… и там ждал ответа Марины, ждал и ждал и ещё жду, я наконец-то приглашал её в Милане, в Дуомо, в воскресение, но я даже ничего не ожидаю от неё, потому что все мои мысли сейчас едут к Мануэле, только она стала моей совести, но я даже не могу раскрыть свои мысли в человеческом языке, свои чувства, и мне показалось ещё раз, что после Алины никого другого не будет, и что только она, наверное, смогла бы слушать эту мою трагическую историю любви, после которой я выиду из игр любви навсегда, вроде бы… третий язык, язык жест, который Мануэла поняла, и это сурприз, потому что даже я не знаю больше, что ей сказал, наверное, не думай обо мне, противостои всех других, которым ты им нравишься, но сделай вид, что я не сушествую, предтворяй, что я никто, что я просто бордельер и неудачник, немой человек, сумасшедщий… сделай вид, что я не сушествую, что я даже не знаю, что сказать при встрече и с ней, и с Мариной, если они будут, если я опять найду сил чувствовать любовь… «Лучше не любить» она сказала, и сейчас я её понимаю, только сейчас, также когда она сказала, что любовь это боль, особенно, когда несовместимая, но, что любовь прекрасная вещь, и когда ты не ожидаешься, она придёт… и пришла ли любовь? С кем? С Мариной? С Мануэлой? С кем? С Элэной, с Мартой, с Алисой, с Лейдой, с Анной, с кем? Что такая любовь? Я их люблю? Нет, ни как отец, ни как брат, ни как любовник или мальчик, нет, я не люблю… и что буду делать сегодня вечером? Опять в Карфуре? Для чего? Чтобы услышать слова Мануэлы и хранителей? Которые надо мной издеваются? Я больше не верю в любовь, в романтическую любовь, но почему я так поступался с Мануэлой, чтобы увидеть её более счастливой? Религия мне не помогает… я становился опять в депрессии после того как думал, что бога нет, после концлагерей, после безумии моей, которая мне не даёт возможность, чтобы понять, кто настоящий я… кто я? Человек, который любли Алину, и как забыть её не становясь сумасшедщим? Не теряя свою личность? Кто я? Кто настоящий я? И что были эти жесты перед Мануэлой? Жесты депресси? Что это было? И почему она улыбалась? «Бедный мой», как будто она говорила, или она стала… не знаю… более счастливой, ради меня? Невозможно, это я, что стал счастливым, но это было обман, иллюзия, она про меня не думает, и я о ней тоже, это был только комплекс спасителя, то же самое с Алиной, когда я думал спасти её от улиц… сумасшедщий я… сумасшедщий… ну, подожду только ответа Марины, ну, подожду ничего особенного не ожидаться, потому что, она мне безразлична, она как будто девочка, и Мануэла сейчас моя совесть, даже если она по-русски не говорит, даже если я ей безразличен, и ничего с ней не умею говорить… и как? Почему на итальянском я мечтал о Карфуре, как моя новая компания? Это было что? Иллюзия? Обман? Бред? Безумие? Да, это было так… что я уже вижу разговоры сегодняшним вечером… люди, которые надо мной издеваются, Мануэла, которая боится меня, ну, тогда почему вчера Марко Герцл ничего страшного не говорил, и как забыть эти взгляды с ней? Как забыть их? Это бред или что? Не знаю, не знаю, не знаю, я узнаю только если я там буду, слушая её слова, смотреть её в глаза, можно, что-то сказать, но она не мой психиатр, мой бог, моя богиня, моя девушка, кто она? И сейчас все слова, которые я ей хотел сказать уже исчезают, все эти итальянские слова, которые всё время думали о богом, о религии, о любви, но забыли о всех этих встречах с Алиной, о всех этих чувствах, которые ещё здесь, и которые только сейчас возвращаются, сейчас, когда я жду ответа Марины… кто я? Кто я? И этот язык, итальянский, который я больше не говорю, стал моё проклятие, и как я буду обяснять всё это я больше не знаю… да, когда твой родной язык становится твоё проклятие…

Prosa Poetica, Visioni

Che non lo so più neanch’io cosa sta succedendo…

E mi brillano gli occhi da non so neanch’io che cosa, ieri sera, dopo tutto il giorno sulla musica classica, mi veniva un attacco di depressione, e dovevo tirarmi su da quel letto, da quella musica, per non sentire quei pensieri, in russo, il ricordo di Alina, nonostante Marina avesse detto di sì ad uscire assieme, e l’idea non mi piaceva… prendevo il libro sull’Arabia Saudita e cercavo di mettermi lì a leggerlo, in sala, e dopo poche righe cominciavo a tornare vivo, il pensiero di Manuela, andare là e dirle qualcosa di carino, superando la paura delle guardie e di lei, che mi aveva dato segni di starci, a quel gioco stupido di farle la corte lì al Carrefour, la sera… e arrivavano le nove e mezza, quando non ce la facevo più a stare lì a leggere e decidevo di andare al Carrefour… tanti pensieri andavano via mentre l’emozione saliva, non sapevo se l’avrei incontrata o no, non lo sapevo, mi dirigevo solo verso il reparto bevande, per prendere una bottiglietta d’acqua naturale, e vedevo lì in corridoio Lieta, che parlava con qualche cliente, una coppia giovane di ucraini, lei molto bella, lui il classico ucraino tutto serio, come Stas… andavo alla cassa e lei non c’era, c’era Marco, o Herzl, come lo chiamo io, e cercavo di essere me stesso, pacato, e lasciavo a chissà quale giorno il mio intervenire ancora se Manuela diceva qualcosa alle guardie, quelle frasi tutte preparate o inventate al momento non si sa… compravo la mia bottiglietta di acqua naturale, dopo aver salutato Herzl, e alla fine della corsia chiedevo solo: “Manuela stasera non c’è?” “Sì, c’è, è nella cassa centrale, sta facendo altre robe, oggi…” “Ah, vabbè, ciao…” e me ne andavo via, cercando di capire se c’era o no lei alla cassa centrale, e non c’era, e ad un certo punto la vedevo là nelle corsie, insieme ad un altro, che chissà per che cosa stava lavorando, forse agli scaffali, chi lo sa, mi dicevo, vedevo solo il suo passo in estasi, lei che si girava, forse mi vedeva, ma faceva finta di non vedermi, chi lo sa, e mi dicevo che era meglio non disturbarla sul lavoro, e la lasciavo andare così, rimandato tutto ad un’altra sera, ed era già tanto che Herzl mi diceva che Manuela c’era, senza fare storie, così, in modo pacato, sia io che lui, e andava già bene così… continuavo a pensarla, Manuela, e il Carrefour, anche quando passavo dal tabaccaio a prendere le sigarette, e poi me ne tornavo a casa, dopo aver letteralmente scolato quella bottiglietta d’acqua… e cercavo di rimettermi lì sul libro dell’Arabia Saudita… leggevo a vuoto, e il mio sguardo si colorava d’oro e di nero, e immaginavo lei, Manuela, e cosa avrebbe pensato quando Herzl le avrebbe detto che ero passato di lì, e avevo chiesto di lei, e sognavo e sognavo, non c’era modo di fermare tutta quella fantasia, e mi sembrava di aver trovato un nuovo luogo, delle nuove persone, dei nuovi amici, lontano da quei discorsi maniacali di Fizi, Barre e Costanz, e sognavo utopie d’amore, di amicizia, di parole e giochi fatti così, di relazioni, e ad un certo punto lasciavo perdere quel libro, lasciavo perdere anche Marina, organizzare quando andare a Milano a bersi qualcosa, a fare un giro nei musei, lasciavo un po’ perdere, e ascoltavo la musica nuova… un senso di abbandono e di sogno mi prendeva, un piacere mai provato, l’amore, innamorarsi pensavo, giocare all’amore, a corteggiarla, così, che mi sembrava di tornare bambino, e mi immaginavo ancora Katia e Amalia come fossimo dei bambini, e mi perdevo nel sogno e nella musica… la notte andava avanti così, con quella sensazione paradisiaca, anche nella notte con la pioggia, con il freddo di aprile, e mi svegliavo solo stamattina per intontirmi ancora di più con la solita canzone: “Emanuela, Emanuela…”… che cercavo di inventarmi altre frasi da dirle, fare in modo di farle ascoltare quella canzone dal cellulare, ma non c’era verso, su quel cellulare la canzone non si caricava, vecchio rottame di un cellulare, e fa niente mi dicevo, forse gliela canterò un giorno quella canzone, forse no, è meglio non essere ridicoli con il canto, e pensavo anche a Saverio e alla sua risata di ieri, quando gli dicevo che “avevo fatto casino con una cassiera”… e non so quando gliene potrò parlare, diceva solo che ci saremmo risentiti, e la cosa non mi interessa neanche più di tanto… sono solo qui così, rilassato e al settimo cielo, senza sapere ancora cosa ci sarà tra noi, lì al Carrefour, tra me e Manuela e gli altri, che non so neanche quando ritornerò, se ritornerò, se la rivedrò, se ci parlerò assieme, e mi sento come mai mi ero sentito prima, divertito a questa idea di questo gioco stupido, scemo, che non mi va quasi neanche di organizzare il pomeriggio con Marina, perché non so se lei mi darà lo stesso che mi sta dando Manuela, e mi sembra già quasi non di tradire lei, ma di tradire questa sensazione mai provata, la bellezza di questo gioco… e ora dovrei solo riprendermi un po’, concentrarmi su qualcosa, leggere, visto che neanche oggi si lavora, smetterla di farmi venire in mente discorsi e parole immaginarie con lei, ma quanto è difficile a volte mettere freno alla fantasia, che ora si incanta su quella canzone come un disco che non va più avanti, e mi perderei nella fantasia di canzoni e parole, e quasi dimenticherei i pensieri di ieri, su Marina, lei ragazza russa acqua e sapone, di buona famiglia, forse anche troppo, troppo ricca per me, troppo beneducata, che uscire con lei mi sembrerebbe di essere un principino, o forse no, neanche un principino, ma una specie di giullare che esce con una principessa, o uno zio che esce con la nipote, o un padre che esce con la figlia, senza aver nessun interesse erotico per lei, nessun sogno, nessun amore, niente, senza neanche quel gioco che io e Manuela stiamo giocando, un’uscita senza anima e fantasia, che non so neanche se uscirò… e aspetterò ancora un po’, vedrò cosa fare, come si evolveranno le cose, se parlando con Saverio riuscirò a capirci di più, se Marina tornerò con il suo sguardo d’amore puro che le si vede in quella fotografia, o se il gioco con Manuela vincerà, e chissà a dove porterà, o se la sete di erotismo con Anna, nuova Katia, vincerà ancora, o tutte le bassezze di ragazze come Leida, o se attacchi di depressione come ieri sera mi riporteranno la disperazione del pensiero di Alina, o chissà dove andrà a finire tutto questo, forse in niente, forse in tutto, o se mi riprenderò lavorando, parlandone con qualcuno, con qualcuna, o studiando e leggendo, che non lo so più neanch’io cosa sta succedendo…

Riflessioni, Sogni, Visioni

Pensando a tutte e pensando a nessuna…

Tsk, e sto impazzendo di nuovo, neanche il tempo di svegliarmi e il delirio era ancora lì, sempre a pensare a Manuela, a quegli sguardi tra di noi, a vedere come è cambiata adesso ogni volta che passo lì dalla cassa, e ieri sera dovevo smetterla anche con quel mio sogno di comunitarismo, del “noi”, eresia dell’anima che mi ricordava quando andavo di notte da Amalia e Julia solo per ricevere dei grandi vaffanculo, vedere chiamata la polizia, ricevere un pugno in faccia e una cellularata in faccia da parte di Julia… no, il sogno del “noi” non c’entra niente, che se non ci fosse Manuela quel sogno non partirebbe neanche… non lo so neanch’io, mi mettevo in pace ieri sera lasciando perdere le preghiere, i sogni, la musica, pensavo a Marina e a come le avevo chiesto di uscire un giorno, per un caffè, per una visita al museo, e quasi quasi speravo che mi dicesse di no, visto che quella ragazzina mi sembra più una figlia che una ragazza, visto che in testa ho solo Manuela, ma non li so più neanch’io i giri di quest’anima, che ora quasi si rammarica di non essere stata ieri sera al Carrefour, per mancanza di soldi, senza poter vedere Manuela, senza sentirle dire cavolate, senza sentire lo stupido demonio buono impazzito dentro di me, che chissà cosa le direbbe… e mi dicevo che in fondo era normale stare male così, il giorno dopo essere stato con una puttanella di quelle che ricorda Katia, dal corpicino delizioso, una ragazzina, dal corpicino sfizioso, dalle labbra che danno piacere, e ieri pomeriggio, all’ascoltare quella musica e a sognare Manuela ritornava quella sensazione esaltata di Katia, quel piacere immenso accompagnato dall’estasi erotica, quella stessa sensazione folle di quei tempi di Katia, Amalia e Julia, e per un attimo mi dicevo che non c’era niente come l’estasi d’amore e l’estasi erotica a farti sentire al settimo cielo… e lo devo ammettere, le ragazze mi piacciono troppo, e forse a troppe sto andando dietro ultimamente, Leida, Anna, Marta, Manuela, Elena e Alice, che sarebbe anche ora di contenermi un attimo e smetterla di fare quel Maometto immaginario dell’anima, che ama tante mogli, come un sultano o uno sceicco che non sono, tutto preso bene ed esaltato dalle ragazze, che prega quell’unico dio che è alla fine è amore per le donne, per le ragazze, e ora che non c’è neanche più la prospettiva della grigliata, dei nipoti, dei parenti, deve imparare a darsi un tono e un contenimento, altrimenti, se questa uscita con Marina sarà, rischierei di impazzire anche di fronte a lei, e non mi va di impazzire… e forse questa uscita mi abituerà ad essere me stesso, a riprendermi, e dovrei fare nella vita così come facevo in università, parlando con tutte senza provarci con nessuna alla fine, parlarci già come se fossero già le mie mogli, come se non ci fossero passaggi a cui arrivare e da superare, niente di che, niente scalata mistica o erotica, di chissà quali estasi… e forse quel corpo di Anna, così simile a Katia, mi ricorda anche il corpo di Marina, così minuto, così delizioso, che forse se anche Marina fosse vestita da battaglia anche per lei mi perderei così come mi perdevo per Anna e per Katia, e forse non è vero che Marina mi sembra una semplice ragazzina, una figliola, una sorella, magari anche per lei c’è il desiderio erotico che per lungo tempo per le ragazze normali avevo come bandito da me stesso, solo per poi farlo esplodere la notte, con Alina quando c’era, con Leida e ora con Anna, desiderio erotico che da solo porta alla follia se non c’è un minimo di relazione seria… e tutte quelle foto maledette di quelle ragazze su VK, tutte le altre foto stupide di quelle cantanti albanesi da quattro soldi, tutte queste immagini, questo continuo pensare alla bellezza delle ragazze fa davvero ammattire, che forse sarebbe meglio sognarle come nei paesi arabi più fondamentalisti, con il velo integrale sul volto, solo per cercare di giudicarle non dall’aspetto, ma dalle parole, dalla voce, dal modo di essere, e forse sarebbe meglio ricominciare ad interessarsi alle parole, alle lingue, e dimenticare le immagini di bellezza femminile che mi fanno delirare… e la devo anche smettere di parlare mentalmente con Manuela, farle gesti di chissà quali significati reconditi, solo perché mi si fermano le parole in bocca, solo perché non so cosa dire, ho perso le parole, ed è strano aver combinato quasi un’uscita con Manuela e desiderare ancora solo avere il numero di Manuela, per uscire un pomeriggio, per sentirla magari su Facebook, per conoscerla meglio, per scherzare un po’, insomma, per cercare di togliermela dalla testa, cosa che da una quindicina di giorni non riesco più a fare… è già tanto adesso immaginarla là, alla cassa, a parlare, con gli altri, con le altre, con i clienti, che non so neanch’io se quel suo cambiare è dovuto a me, o dovuto a qualcosa dentro di lei, e non so più neanch’io come prendere questo cambiamento, quel suo fare da ragazza squillo che cerca di recitare, sembrando una copia venuta male di Leida, che si rivolge a tutti, che parla a tutti, che sfugge sempre, e in mezzo a questi pensieri c’è solo il personaggio che dovrò recitare di fronte a Marina, quel personaggio ufficiale di quando si è in università, quel personaggio che non potrà parlare troppo liberamente in italiano, perché lei è russa e l’italiano non lo sa mica alla perfezione, e mi sembrerà forse allora di parlare con una bambina, con una che non capisce, e chissà anch’io quali zone dell’anima sono tutte imputtanate tra queste diverse ragazze: Anna, Leida, Marina, Alice, Marta, Elena, che non so più neanch’io chi voglio, forse tutte, forse nessuna… e forse il trucco sta proprio qui, immaginarle tutte in un ambiente paradisiaco, di luce, come le urì del paradiso islamico, un luogo dove compaiono tutte, nella luce splendente e folgorante di qualche divinità sconosciuta, come degli angeli di puro piacere e di amore, nel loro viso silenzioso, dal volto aggraziato, che aspettano solo che le si dica qualcosa, come delle ragazze sante e delle piccole madonne, tutte assieme, nella loro bellezza, che alla fine, ora che ci ripenso, potrebbero sembrare tutte delle modelle lì, in un ambiente fotografico di moda, tutte lì in silenzio ad ascoltare quello che gli dicono i vari fotografi e stilisti, pronte ad assecondare i loro desideri di essere così o così, di cambiare espressione del volto, di stare al gioco di essere come gli artisti desiderano, che anche questa fantasia è da buttare via… immaginiamo allora solo la luce, solo le parole, solo quel verbo divino sperso chissà dove, quella voce angelicata e spirituale che non si lascia ingannare dalle immagini e dalla bellezza, quella voce di puro amore come se fossi davvero il padre di tutte quelle ragazze, un padre un po’ perverso, che se le farebbe, che le corromperebbe, come è stato l’ultima volta con Anna, quella ragazza così simile a Katia, che mi ricordava il modo di essere uomo, di essere una specie di russo, fedele a Putin, l’unico uomo vero nella scena della politica e del mondo, lui che da solo mi dà più ispirazione ad essere che qualsiasi sultano messia profeta rabbino psicologo psichiatra, sì, che solo Putin alla fine mi sembra davvero il personaggio finale, e poche altre parole di ispirazione… che chissà davvero se riuscirò a combinare qualcosa con Marina, a uscirci assieme, o se sarà come con Eugenia, che mi faceva il pacco quando la invitavo al cinema, ma con lei le cose erano strane, lei che era ed è poi diventata una fondamentalista religiosa cristiana, adesso che lei si trova in Malesia a cercare di convertire le genti, a fare la missionaria, e se penso a lei forse anche trovo la giusta pace, parlare con le altre come parlerei con lei, e mi accorgo ora che a fare tanto casino era la posizione strana di Manuela, quel suo essere alla cassa e io non sapere cosa dirle, come essere, come parlare, senza più quella libertà di tempo e di spazio che ti dà Facebook, che ti dà anche l’università, quella somma di interessi comuni che ti permettono di rompere il ghiaccio, di far cominciare un discorso senza troppe ambiguità, senza cercare io di essere qualcun’altro, di fare colpo, semplicemente essere me stesso… e come faccio a dimostrare di essere me stesso con Manuela, lei che mi vede solo dalla cassa, da là, e non da come sono quando sono in mezzo alle ragazze da università, non pensiamoci, lasciamola perdere per un po’, lasciamo che questo mio delirio svanisca da solo, da sé, poco alla volta, e lasciamo il compito a lei, se proprio vuole, di dire qualcosa, di dirmi qualcosa, di farmi capire qualcosa, se vorrà, io che ora a passare lì alla cassa mi sento uno stupido, un inetto, quale alla fine non sono se mi trovo nell’ambiente giusto, e devo solo fare come se mi trovassi sempre nell’ambiente giusto, come quando ero in università tra le compagne di russo… che ora mi vengono in mente altre con le quali avrei voluto provarci, quell’altra Manuela, così simile a Leida, quella puttana di una polacca, Alina l’ucraina, anche lei un po’ puttana, Federica S., la superdonna, Patrizia P., la ragazzina tutta Italia e Cina, Greta la casinista, che stanotte sognavo appunto lei, e anche quel PR dell’università che alla fine era quel negro di Hervé, che sognavo appunto stanotte una festa alla quale non sarei mai andato, là vicino alla sala studio, che era solo sala casino, sala PR, sala quasi da discoteca, e già allora, come adesso, mi rendevo conto che quella non era la via, anche se allora era tutto diverso… pensavo ad Eugenia, era come se fossi assieme a Xhuliana, e poi ad Alina, per tanto tempo, sì, Alina… Alina… Alina… che l’unica vera relazione alla fine era con lei, l’unica relazione d’amore che avevo sentito, che sento ancora, che mi verrebbe da cambiare lingua, ora, basta con questi pensieri in italiano, basta, è ora di ricordarsi il russo, come facevo ieri sera, pensando a Marina, pensando a tutte e pensando a nessuna…

Riflessioni, Visioni

E non sopporto più le relazioni a due, e non so più neanche cosa vado cercando…

Tsk, e stavo impazzendo un’altra volta, dopo ieri sera, quando non ce la facevo più a leggere quel libro sull’Arabia Saudita, che palle, mi dicevo, e prendevo i soldi e andavo a cercare quella specie di nuova Katia là in strada… la trovavo subito e me la portavo via, in macchina, solo per godere del suo corpicino da ragazzina e delle sue labbra, della sua voce, un godimento intenso, pari a quello che una volta provavo con Katia, godimento intenso da farti arrivare al settimo cielo, e una volta sarei stato contento così… ma non è più come una volta, e ci arrivavo oggi, dopo che stavo quasi tutto il giorno ad ascoltare nuove canzoni e a ricordare la serata di ieri sera, dopo quella nuova Katia, quando andavo ancora al Carrefour per vedere cosa mi diceva stavolta Manuela… non diceva niente, faceva solo una scenetta con l’altra guardia, cicciotta, che mi passava davanti, di fianco, e si mettevano a parlare, Manuela quasi a urlare alle guardie: “Ah, hai visto che sei dimagrito? Lo sai, questa domenica ho smesso di fumare, non fumo più, ormai solo caffè, è vero o no che è dimagrito?”, e parlava così, a Marco, alle guardie, e non a me che me ne andavo via senza dire niente con quella stupida bottiglietta di coca cola zero che mi bevevo poi nel parcheggio, in macchina, mentre cercavo di far discernimento tra Manuela e quell’altra ragazzina che mi aveva appena servito… e non ci sarei arrivato né ieri sera, né questo pomeriggio, né mai, tra i miei deliri che mi facevano pensare che Manuela stesse giocando al mio gioco, io che le dicevo di parlare e di non stare in silenzio con quelli come me, un po’ fuori di testa, e alla fine stasera mentre facevo la passeggiata ci arrivavo: sto solo scoppiando per la solitudine, tutto qui, per essere circondato da gente che non mi va più di vedere e sentire, mio padre, mia madre, Marco, Saverio e Maria Teresa e Barresi, sempre le stesse persone, senza aver alcun interesse per loro, e in quelle frasi di Manuela c’era la verità in fondo, che le cavavo di dosso, pensare agli altri, stare insieme agli altri, poter essere libero di parlare a casaccio, con tutti, non con quei parenti di domenica che mi opprimevano, non con quella gente che chiede troppo di me, sempre di me, sempre e solo io, mai gli altri, e avevo proprio bisogno di stare insieme agli altri, che alla fine era vero quando l’altro giorno intuivo che forse avrei bisogno di più compagnia, ma di certo stare in quel Carrefour lì non è il luogo per socializzare, anche se mi fermassi lì a parlare con le guardie, con Manuela, Marco e gente varia, e della grigliata ricordavo solo quella mia madre seduta davanti a me, quel mio padre là di fianco, e io oppresso dalla loro presenza, che non mi permettevano di essere me stesso, di essere libero, di dedicarmi un po’ di più agli altri e alle altre, salvo brevi momenti con i nipoti e mia cugina, tutto perché con i vecchi che ascoltano ti passa proprio la voglia di pensare agli altri, non ti va di far vedere chi sei, mi va solo di nascondermi, che adesso mi rendo conto che sono talmente alla frutta che stasera la passerei lì al Carrefour quasi, a parlare con le guardie, Marco e Manuela, se solo la mia presenza fosse gradita, se solo riuscissi ad essere più aperto, e invece ogni cosa qua mi opprime… ed era già tanto durante quella camminata pensare a Marina e provare a chiederle se vuole uscire un sabato o una domenica, anche se di lei non me ne frega proprio niente, troppo piccola, troppo bambina, troppo di buona famiglia, e inoltre sarebbe un’altra relazione a due, relazioni che comincio a non sopportare più, tra tutte quelle che sto avendo, e davvero avrei bisogno di tanta compagnia, di caciara, bordello, di una ragazza accesa e scoppiettante come Leida, che Manuela ieri sera, involontariamente, imitava, e adesso partono sogni e utopie dove uscirei con Manuela e gli altri giovani del Carrefour, in una serata a base di coca cola e birra al pub, a ridere e scherzare, tutti assieme in allegria, lontano dalle relazioni a due, che non sopporto più, che scoppiano ogni volta, come è scoppiata con Alina, come è scoppiata con Leida, come è ancora scoppiata prima di iniziare con Marina, e non so più davvero come fare a uscire da questa impasse se non trovo altre persone… già, una volta c’era l’università, si stava sempre assieme agli altri, volente o dolente, e non sopporto più le relazioni a due, e non so più neanche che cosa vado cercando…

Ispirazioni, Poesie, Ricordi, Riflessioni, Visioni

Il regno dei cieli che convive in noi…

Il diavolo nero dorato
Un’altra volta
La sete di possesso
Come era anni fa
Per Amalia
Ricevere un pugno in faccia da pappo
Vai dalle altre!
Non andare da lei!
Grande lezione
Che riesco ad esprimere solo ora
Lezione imparata in questi anni di ragazze
In università
La tranquillità e la serenità
Come in un’ultima preghiera
Dove si augura
Pace e benedizioni su di noi
Come un papa tedesco
Che con il male della Storia
Ne fa i conti tutti i giorni
Il nero dorato
Della kaba
Santissimo santuario
Per inscatolare il demonio
Il sigillo nero dorato
Di un ebraismo
Che invoca in continuazione
Il messia
Per non soccombere al nero dell’anima
La luce bianca
Della purezza
Delle parole benedette
Per non soggiogare ragazze
E possederle
Di un istinto omicida
Stalkerante
Femminicida
Liberarsi da questo
Come nel giorno della festa della liberazione
Oggi
Liberarsi dal nazifascismo dell’anima
Là dove anche Elena
Farà la sua parata
Il suo corteo
In questo giorno che ricorda
Le cose giuste
Non c’è come il bene e la pace
Al di là di tante dottrine
E storie e teologie
Che può salvare
L’amore
Che ora mi sembra anche di intuire
Quando mi dicevano
Che il nostro
È un dio geloso
Come un padre verso la figlia
A cui ci tiene
Ma che vuole lasciare libera
Sussurri demoniaci che si disperdono
Quelle parole e quegli sguardi
Con Manuela
Forse ci siamo capiti
Senza troppo parlare
Ma quegli sguardi e quelle parole spezzate
Non possono continuare a tornare
Come un delirio
E devo solo riesumare la pace in me
Per concentrarmi e leggere qualcos’altro
O fare come se stessi parlando ad altri
Ascoltare gli altri
Senza cadere nel mondo
Nero dorato di un demonio
Che vorrebbe tutto per sé
Giorno di festa
Di liberazione
Che però oramai il male convive con me
È compiuta l’apocalisse
La battaglia finale
Che sarà sempre in corso
Apocalisse perenne
Che ieri si liberava in un istante
Al sentire quella bella voce e quell’accento bellissimo
Di quella ragazza albanese
Al telefono del call center
Del Carrefour
Mirupafshimi
Diten e mir
Che ricordava l’amore di Giulia
L’amore di Leida
Lei che sa come sfuggire sempre
Alla sete di possesso di troppi clienti
E le sue parole e il suo modo di fare
Riescono a liberarmi da ogni male
Che ora ricordo anche tutte le altre
Senza cadere in quel vampirismo di Alina
In quelle nottate ‘e luna di Xhuliana
In quella psicosi di bellezza delirante di Katia
In quel sovvenirmi di genocidi con Julia
Che sembrava l’arcangelo Gabriele
Che detta note e parole a chi si innamora
Senza quella sete di possesso per Amalia
Quell’odio
Ti odio
Mi diceva
Giustamente
Con quel suo sguardo come una maledizione
Senza gli auguri di figli maschi di Diana
Lei e la sua selvaticità
Andra e le sue parole romene
Così ortodosse e perse
Come se niente ci fosse da dare
Se non con quel suo figlio disperso in Romania
La Madonna
Come un fiore
E tutte queste anime
Insieme al mio discorrere con le ragazze di università
Convivono
Senza sceglierne nessuna in particolare
Come se fossi un sultano diventato buono
Che decide di sposarle tutte
Tutte queste donne
Ah! Le donne!
Diceva Leida
Quanto mi hanno fatto impazzire
E quanto mi hanno fatto rinsavire
Che senza di loro altre volte sarei impazzito
Ora che il desiderio ritorna
Ma non vuole più possedere e fare del male
Come un Rasputin dell’anima mi ritrovo
Tra follia in Cristo
Lascivia
E profezia e dannazione demoniaca
Strappato qua e là tra mille sensazioni umori ed emozioni
Liberaci da ogni male
E lasciaci vivere in pace
E che la pace e le benedizioni
Siano su di noi
Su tutti coloro che ci hanno lasciato
Su tutti noi in tutti i luoghi
Parenti amici genitori conoscenti sconosciuti
E sconosciute
In pace e in tranquillità
Senza luogo
Se non il luogo dell’anima
Dove tutti assieme in pace convivono
Come in una profezia di Isaia
Quando l’agnello dimorerà di fianco al lupo
L’epoca messianica
Che vuole rivolgersi a tutti
Con pace e tranquillità
Messia dell’anima
Precursore di quel regno che non si sa
Quando arriverà
Venga il tuo regno
Che Leida solo lei
Sa quanto forse si può impazzire
Della passione d’amore
E con le sue parole e il suo modo di fare sfugge sempre
Per non farmi cadere
Nella cieca passione nero dorata
Come i capelli di lei
Come i suoi vestiti neri
Che finalmente tutto il possesso
Di quella grigliata in famiglia va via
Per lasciare spazio alla libertà e alla pace
Senza intrattenermi più
In legami famigliari che sono come serpenti
Che volano di un demone e un demonio
Nero dorato
Un mostro
Una creatura infernale
Un drago come le parole di una madre possessiva
Che non lascia andare il proprio figlio
Faraone dell’anima
E quel passaggio nel mar rosso
Che solo Mosè poteva aprire
Lasciando davvero la libertà
E la terra promessa dove regna la pace e il regno
Fantasia e leggenda dell’anima
Che fa la pace con il mondo
E si rivolge a tutti
Quando tutti diventano come delle persone liberate
A cui rivolgersi
Festa della liberazione
Pasqua ebraica dell’anima
Gesù dell’anima
Che a tutti augura pace e benedizioni
Senza desiderare più
Quel mito di quel Maometto e delle sue mogli
La sete di possesso
Di avere e possedere e conquistare e comandare
Come un profeta nel deserto
Come un viaggio sopra le mura di Gerusalemme
Assunto in cielo come Isa e Idris e Musa
Dove trovare solo la pace
E il regno dei cieli
Che finalmente scende in terra
Per non uccidere più della sete di possesso e del male
Relazione faraonica
Con una madre troppo possessiva
Che fa solo del male
Non meno di Amalia
Allora
Il male che convive in noi
Che solo con la fede e l’amore
E il ricordo delle giuste ragazze può passare
Al di là delle guardie
Degli angeli custodi
Di chi ti opprime
Liberarsi dal faraone dell’anima
Verso la terra promessa
Dove scorre latte e miele
Dove il lupo dimora con l’agnello
Luogo paradisiaco dell’anima
Dove tutti e tutte sono presenti
Al di là della vita
E dei suoi luoghi e dei suoi tempi
Luogo dell’anima
Dove tutto convive
Insieme alla pace del cielo
E tutti e tutte si imparadisano nel sentire
Rimane così questo giorno
Di liberazione laica
Che sa di metafisica visione
Della fine dei tempi
Che venga il tuo regno
Di pace e tranquillità
Il regno dei cieli
Che convive in noi

Prosa Poetica, Ricordi, Visioni

E devo ancora capire quanto può far male la passione d’amore…

No, non era desiderio di compagnia, non lo era e non lo è, ora me ne rendo conto, era solo il fatto di vederla là, Manuela, sempre così, con quello sguardo, sempre incazzato e tirato, perché troppa gente passa di lì e la guarda e la desidera, e chissà che qualcun’altro non abbia anche tentato in modo villano di chiederle qualcosa… e quella sera volevo solo dirle questo, di non fare quella faccia lì, tirata, che porta solo male, e fa scatenare ancora di più il diavolo dentro l’uomo che si impunta, volevo solo darle il consiglio di fare di più la coquette, che così gli uomini gli passa la voglia, fare un po’ di più la puttanella, la stupida, la superficiale, e non fare più quello sguardo serio e pensieroso, preoccupato, pesante e profondo… ed era l’ultima volta che la vedevo che mi accorgevo che quel consiglio forse l’aveva ascoltato, quando le passavo davanti e faceva finta di niente, quasi di non vedermi, mentre prima parlava con le donne che passavano prima di me… ed era già questo, era solo questo che volevo vedere e sentire, sentire di più la sua voce, vederla reagire, e non sorbirsi più tutte le volte quegli sguardi di uomini che la desiderano, che la sognano, che rimangono incantati, volevo solo dirle questo, era questa la cosa alla quale tenevo di più, non vederla più in silenzio, non vederla più in quella situazione di scatenare il diavolo nell’uomo, e vederla più sfuggevole, più leggera, più stupida, che agli uomini almeno passa un po’ quella mania tutta strana di quando vedono delle belle ragazze pubbliche… e non so se adesso lei è a lavoro, non so se quel consiglio che lo ho dato servirà, non so neanche se lo ascolta, o se fa da lei, insomma, si saprà gestire anche lei, e se qualche uomo ci tenta ancora alla fine ci sono le guardie, nei casi estremi, e non mi devo preoccupare più di tanto… volevo solo dirle questo, tutto qui, che ero stufo di vederla così, di passare ogni volta e vedere tutti quegli sguardi così e sentire quel silenzio che richiama solo i sussurri del demonio… e sarebbe anche ora di fregarmene di questa faccenda, senza bisogno di tornare ogni sera da lei, per verificare che tutto sia a posto, non mi va di amarla, di amare solo lei, non mi va, porto ancora le ferite addosso di Alina, che lei di sguardi e cose così ne sarà stata piena, e quanto le mostravo compassione era lei che tirava fuori quel personaggio coquette, “Stai dicendo cavolate!”, quando anche lì non ne potevo più, io per lei, di vederla in quella situazione… e sto passando ormai tutti i deliri del caso, dalla mania del salvatore a quella dell’amico, a quella dell’innamorato pazzo con le rose, a quella esaltata di aver cambiato la politica della sua cassa lì al Carrefour, e tutti i deliri del caso, che alla fine non sono innamorato, la amo e basta, come si amerebbe una sorella o una figlia, o una nipote, e volevo solo non vederla più così tirata e incazzata, ma più rilassata, più contenta, più felice, in grado di scrollarsi di dosso tutti quegli uomini che passano di lì e ci provano, e lei che subisce e subisce, sì, ero stanco di vederla subire, e in tutto questo c’è un po’ la mania del salvatore, del padre, ma le donne si sanno gestire anche da sole, e fa niente se quel personaggio era anche ispirato a Leida, che anche lei di uomini invasati ne conoscerà tanti, eppure anche lei si salva scappando, sfuggendo, facendo la stupida, parlando con altre ragazze, con altri uomini, così, da vera puttanella, alleggerendo le cose e non appesantendole più con strani modi di fare che si rifiutano e si rifiutano, solo per scatenare ancora di più i tentavi invasati degli uomini, che adesso mi rendo conto anch’io di quel mio errore anni e anni fa con Amalia, quando mi impuntavo anch’io con lei, solo per ricevere quel giusto pugno in faccia da pappo, quel cellulare di Julia che mi colpiva in testa, che la lezione evidentemente l’ho imparata, a distanza di anni, ora che ritornava… sì, Amalia e Julia come per Manuela, il diavolo che vorrebbe possedere la donna, farle violenza, sottometterla, in tutto e per tutto, solo per provocare ancora più male… non lo so come vanno le cose al Carrefour, non lavoro lì, non gestisco il personale e non mi deve interessare, non sono neanche una donna e non capisco tutte le possibili combinazioni di sentimenti e controsentimenti del caso, e non so come si può davvero sfuggire a quegli sguardi, a quelle proposte, a quelle minacce, non sono un esperto di stalking e di violenza sulle donne, quindi non lo so come funziona, so solo che solo adesso mi rendo conto del vero motivo profondo del perché ero andato lì quella sera, di cosa le avrei voluto dire, di come mi sarebbe piaciuto risolvere il problema, se problema lo è, e si arrangeranno loro, insomma, non è il mio lavoro, non sono un esperto e più di tanto non ci posso fare, non sono neanche un pappone e neanche una guardia, e quindi lasciamo perdere… so solo che dentro di me continuo a fare i giri dell’anima, e mi devo fermare solo lì, solo nell’immedesimarmi nelle altre persone, in questo caso in lei, in Manuela, senza che però possa io capirla veramente, capire come vanno le cose lì, senza credermi arrivato a chissà quale punto o a chissà quale soluzione geniale, e adesso che questo giro di sensazioni continua continuerò lo stesso a leggere i quotidiani in olandese, senza che riuscirò mai a venire a capo di questo giro di sensazioni e sentimenti, senza riuscire a fermarmi di essere attratto da lei, in maniera passionale, come lo era stato anni e anni fa con Amalia, quel bacio di passione di una volta, tra noi due, che forse mi mandava più fuori di qualsiasi altra cosa, e la devo smettere, e devo fare come diceva pappone: “Non andare da quelle, vai dalle altre!”, e la lezione la devo ancora imparare, e devo ancora capire quanto può far male la passione d’amore…

Prosa Poetica, Riflessioni, Visioni

E avresti solo bisogno di nuova compagnia e nuovi discorsi…

E me ne dovevo accorgere così, in un pomeriggio che non partiva, dopo quel messaggio di Marina, o meglio, quello che le scrivevo, quando lei mi chiedeva quale cantante italiano preferissi… cosa dovevo dirle, lei che la musica italiana non l’ascolta, diceva? Tiravo fuori le canzoni di Gigi Finizio, gliene mandavo due o tre, dicendole che una volta amavo quel cantante e le sue canzoni, soprattutto ai tempi d’Alina, pensavo, canzoni d’amore che facevano sognare, ma adesso mi accorgevo che non mi piacevano più, le scrivevo, e le chiedevo se qua in Italia avesse tanti amici o tante amiche… amici… amiche… compagnia… che mi illuminavo di colpo, a pensare ancora a Manuela, a come quando vado da lei non ci tengo tanto a dirle qualcosa, che le mi dica qualcosa di personale, ma più che altro che non ci sia quel silenzio di tomba tra lei e quelle guardie e i clienti, che alla fine capivo tutto che era solo un grande desiderio di compagnia, di parole, un po’ come ieri alla grigliata, parole in compagnia, che del Carrefour ne avrei fatto quasi un luogo dove intessere relazioni e fare discorsi, dove conoscere meglio le guardie, Manuela, Giulio e Marco e tutti gli altri e tutte le altre, un posto così, dove parlare, dove fare amicizia, in quel desiderio di compagnia e nuove amicizie che finalmente si palesava, quel desiderio di parole e comunanza, di stare assieme agli altri, e me ne accorgevo così, che sognavo il Carrefour come si sogna una compagnia di amici e amiche come quando si ha 13 anni… e allora decidevo di farmi una passeggiata al Carrefour, dopo aver buttato via quasi quei libri sull’Arabia Saudita e quel libro di Buzzati “Un amore” che parla di una puttanella e di un cinquantenne che non sa amare le ragazze normali… buttavo via quei libri, non ce la facevo più a leggere, e si avveravano anche le parole di Maria Teresa, “Sono tutte attività che fai da solo, non in gruppo, con altri…”… sì, era vero, compagnia, amicizia, parole, che me ne rendevo conto grazie a quella grigliata di ieri, grazie a quel pensiero di Manuela che non stava più zitta l’ultima volta, ma parlava con i clienti, con le guardie, così, come va e come viene, e me ne accorgevo così… e mi mettevo a camminare svogliato, strisciando i piedi, senza alcuna voglia e passavo per la stradina dietro la chiesa, quella con le caprette e le pecore, e passavo di lì e ad un certo punto non so, sentivo una voce dal campo, qualcuno che diceva qualcosa e poi “Tua mamma…”, mi voltavo ed era il prete, che era lì forse a dare da mangiare alle bestie, insieme a qualcun altro, mia mamma… pensavo… proprio lì mi voltavo… mia madre, come il film di Nanni Moretti, mia madre, quella che ieri mi faceva vergognare di parlare, perché quando c’è lei presente è meglio non dire niente, quella che mi inibisce, lei, mia madre, lei e quella frase di Manuela: “Se lo vede mia mamma, non è il tipo…”, frase misteriosa, mia mamma, mia madre, che da una vita ci combatto con lei e la sua malattia, starle dietro, la sua vecchiaia, la sua malattia mentale, il suo egoismo, che ieri non si curava di nessuno e di niente, diceva solo “io sì”, “io no”, “stasera non mangio niente”, “ho queste malattie, bla, bla, bla”… l’odio, anche quando interrompeva i bei discorsi che stavo facendo con Enzo e Milena, mia madre… mia madre… mia madre… che forse aveva ragione mio padre a dirmi di ignorarla… mia madre… mia mamma… m m m, altro che Muhammad e gli arabi, tua mamma, mia mamma, tutto lì, che era ora di finirla con queste cose da psicanalisti freudiani, il padre e la madre, non si scappa mai da lì, dalla famiglia, dai genitori, che già quando oggi sentivo Rizzi arrivare e mangiare insieme a mio padre e mia madre mi davano fastidio, quei vecchietti, loro e i loro discorsi da vecchi, i loro modi bruschi, che avrei voluto trasferirmi altrove, come quei miei parenti e cugine e fratello, sposato, vivere altrove, essere indipendente, lontano dai miei, dai vecchi, dai loro discorsi, con compagnie più piacevoli di persone, persone più giovani, discorsi più freschi, che sognavo ancora di Manuela e dei discorsi da fare con lei e in compagnia, non solo tra me e lei come due amanti che alla fine la loro relazione scoppia, come è scoppiata con Alina, come è scoppiata con Leida, le relazioni a due che ad un certo punto scoppiano, e ci vuole davvero qualcos’altro, qualcun altro, compagnie, parole, discorsi, che il fulcro di tutta quella mia sceneggiata davanti a Manuela era solo questo: “Troviamoci una compagnia, parliamo un po’ a casaccio, non solo tra noi due, rompiamo questo silenzio, immergiamoci di parole e di altre persone”, che quando passavo là nella stradina dietro la chiesa mi accorgevo che il fulcro di tutto era una buona compagnia, persone giovani, discorsi nuovi, gente fresca e non più i vecchi e i loro discorsi scoppiati, neanche più la relazione a due con Alina, neanche più la relazione a due con Leida, e mi sembrava di scoprire Dio nelle relazioni e nei discorsi, nelle parole e nei sorrisi, e non più nel silenzio della morte e della tentazione e dell’egoismo e dell’inventarsi discorsi, poesie, parole, basta, mi dicevo, basta con i libri, che avrei davvero bisogno di compagnia, una buona compagnia, non quella di quei depravati dei miei amici, non quella di quei malati che si parlano come dei bambini strani in quel centro diurno, nuove amicizie, nuovi giri, nuove parole, in compagnia… ma ero abbastanza scettico, e mi sembrava di camminare come un povero ebreo da solo, solo soletto, che aspetta la venuta dell’era messianica, quando si starà tutta assieme in compagnia, in pace a ridere e scherzare, come una visione paradisiaca, una visione di comunitarismo che sfiora il religioso, o il comunista nella sua carica più utopica, e mi veniva in mente forse la compagnia di Greta e i suoi di Sesto San Giovanni, o la Parma di Elena e dei suoi amici comuni stelli che andranno a festeggiare la liberazione, ed era un sogno così, un sogno comunitario e di compagnia… passavo anche per di là e vedevo una compagnia di adolescenti, giovanotti, loro e i loro discorsi a sembrare ognuno più virile dell’altro, a cercare di crescere, di formarsi l’identità, e quell’età era oramai passata… passavo davanti al Carrefour e vedevo la guardia cicciona là fuori, che si fumava una sigaretta, una guardia che non cagava nessuno, immersa nel suo fumo… entravo al Carrefour solo per vedere alla cassa Alberto o come diamine si chiama, il napoletano insomma, e passavo per di lì senza prendere il solito cestello, dovevo solo comprare delle coste e dei broccoletti, e niente di più, Manuela non c’era, e non so neanche quando ci sarà di nuovo, una di queste sere o chissà quando, che importa poi se le parole da dire lì sono poche? Che importa se poi sono sempre così teso in mezzo agli altri, non so cosa dire, mi ci vogliono ore per sciogliermi, se sono così emozionato davanti a lei, cosa ci posso fare? Cosa ci posso fare? E prendevo la mia verdura e andavo alla cassa di Alfredo, e niente, cercavo di ispirarmi alle parole del prete, a quel sogno comunitario e un po’ comunista di parlare con tutti, così, come viene, con o senza Manuela, e quando passavo lì in cassa mi veniva da pensare: “Ma Manuela non c’è mai di giorno?!!”, e proprio mentre passavo di lì, in quell’istante, Alfredo mi chiedeva: “Tua mamma come sta?”, ancora una volta, mia mamma, mia mamma, mia mamma, che palle, “MPff, tutto bene…” dicevo, cercando di nascondere che non ne posso più, né di lei, né di quel mio inibirmi per lei, né delle parole del prete, di Manuela, di Alfredo ora, e per un attimo non mi veniva ancora da dire: “Ma Manuela di giorno non c’è mai?!!”, e passavo di lì, pagavo la mia verdura e prendevo il mio sacchetto e dicevo poi ad Alfredo che l’ultima volta ci si era sbagliati, tutto lì, quella non era la mia tessera, e lui niente, diceva che aveva controllato, e poi niente, si diceva che dovevo chiamare il numero verde, tutto lì, per controllare… me ne andavo via così, salutando, senza pensarci troppo, e me ne tornavo a casa…

Chiamavo il famoso numero verde e mi rispondevano dall’Albania, e mi veniva da pensare: “Allora è proprio un tormento, questi colori, questi paesi, tutto questo, sempre le stesse cose, basta, non ne posso più, anche quando scappo dall’Albania ecco che ritorna…” e niente, parlavo con quella del call center albanese, assaporando la sua voce e il suo accento, affascinante quanto quello di Leida, capivo che dovevo tornare al Carrefour ancora per farmi dare una nuova tessera, perché quella in effetti era dell’altra signora, e chiudevo la chiamata con mirupafshim, e la ragazza di là mi diceva solo “Diten e mir” e rispondevo: “Diten e mir”, che faceva eco a quel “Naten e mir” di Leida, l’albanese, la lingua albanese, Leida, che mi ha fatto impazzire, queste donne, madò, queste donne, come diceva Leida una volta, che mi sarei fatto anche quell’albanese del call center a distanza, talmente era bella la sua voce, così dolce e sensuale, e non so, non capivo bene, mi sembrava di aver capito che servisse mia madre ancora per rifare la tessera, andare al Carrefour di nuovo e tutto il resto, queste donne, madò, queste donne…

Andavo al Carrefour con mia madre, e là non serviva, io che credevo le dovessero chiedere i documenti, firmare qualcosa, invece no, mi davano solo le due tessere nuove, e mi dicevano che erano da attivare al telefono, tutto lì, e anche lì mi dicevo: “Ma non potevo tornare stasera quando c’è Manuela?”… e lasciavo perdere, me ne tornavo a casa, con mia madre, e richiamavo di qua e di là, in Albania, e dopo un po’ di passaggi, dove chiedevano anche a mia madre di parlare, per verificare la sua esistenza, mi attivavano quelle due maledette due tessere nuove, non facendomi perdere i punti, e andava così…

Insomma, tra Albania e le donne e mia madre e il bisogno di compagnia e i parenti e Manuela e il Carrefour e il tricolore bianco rosso e blu, e non so più che cosa giro attorno sempre alle stesse cose, da impazzire, come le dicevo anche a Manuela, impazzire davvero, quando tutto era solo un bisogno di compagnia, un bisogno di relazioni umane, di uscire da quei dualismi tra me e Leida, tra me e Alina, da quella comunicazione interrotta con mia madre, che mi inibisce davanti agli altri, e chissà ancora che cosa, che dilemma, che casino, che intrico, tra Albania, mia madre, il bisogno di compagnia, Manuela e il Carrefour, le donne e tutto il resto, che non ci capisco più niente neanch’io, non so quando tornerò al Carrefour, non so quando rivedrò Manuela, cosa mi dirà, come sarà l’atmosfera là di sera al Carrefour, se ci sarà ancora silenzio o ci saranno parole, cosa mi salterà per la testa, come mi sentirò, se ancora così emozionato o no, lei e quelle parole del prete sulla mamma, loro che forse avevano già risolto da secoli i miei demoni, quel demone della madre, della compagnia, del silenzio e delle parole, misteri, misteri psicanalitici, psicopatici, come mia madre, come me, come un po’ tutti, che non so neanch’io cosa fare quest’oggi e domani, non so cosa fare, cosa dire a Manuela, cosa scrivere a Marina, a Marta, a Elena, ad Alice, non so chi essere, cosa essere, come essere, non ne posso più di mia madre, Barresi, Fisichella e Costanzo, sono stufo delle relazioni a due con quelle ragazze là, ma anche con altre ragazze, ho bisogno di compagnia, e di vincere quel demone di mia madre, che solo ora mi accorgo che finché c’era l’università almeno c’era un gruppetto, il gruppetto di russo, di inglese, delle altre materie, dei gruppetti con i quali chiacchierare, stare assieme, e che con il finire dell’università tutto si sperdeva, cominciava la solitudine, i pensieri neri, il senso di inferiorità, i complessi di ogni genere, che mi portavano già ad impazzire con Leida, a vedere per la prima volta, là in cassa, Manuela, là con quelle bottiglie di birra, la birra, Alina, Leida, Manuela, queste relazioni a due, queste ragazze, queste donne, che non ce la faccio più, i pensieri non ce la fanno più a stare assieme, e vorrei davvero un’altra compagnia, più gente, più persone, più discorsi, più sogni comunitari o comunisti, una grigliata eterna senza mio padre e mia madre, con le persone che vorrei io, e non Barresi, Maria Teresa, Saverio o chissà chi, forse Manuela, solo per conoscerla, o chissà chi, o questa è solo una nuova altra utopia, un’utopia fatta di compagnia, che non ci capisco più niente neanch’io, e mi fermo qui perché i nodi andrebbero avanti all’infinito, e la mia vita non cambierebbe, sempre qui, con questi vecchietti in casa, loro e i loro discorsi decrepiti, non peggio di quei discorsi perversi di altri amici, niente di che, di nuovo, solo che ad un certo punto scoppi ed impazzisci, e non ce la fai più a tenere tutto dentro, a vivere sempre le stesse cose, le stesse persone, gli stessi giri, e vorresti davvero scappare via, scappare via di casa, trovarti un altro lavoro, altra gente, altra compagnia, un’altra ragazza, tutto di nuovo, quando non ce la fai più, e neanche nei libri riesci più a rifugiarti, e tutti questi nodi saltano fuori, e avresti solo bisogno di nuova compagnia e nuovi discorsi…

Prosa Poetica, Visioni

In tutta pace e tranquillità…

E alla fine c’è stata la famosa grigliata che temevo tanto dentro di me, che avevo caricato di paure, tra quelle nipotine che non vedevo da tempo, quei nipoti e quei parenti, che alla fine invece è andato tutto bene, con le nipotine praticamente non ho parlato, mentre con i nipoti ho giocato un po’ a calcio, ho sentito le loro storie, e mi sono trovato tranquillo, senza troppi pensieri, così, come veniva… cominciavo solo nel modo sbagliato, prendendo dentro la macchina di mia cugina mentre facevo manovra per andare al Carrefour, la mattina, e là mi disturbava la presenza delle nipotine che giocavano in giardino, e che avevo paura di prendere, e invece prendevo la macchina di mia cugina, che per fortuna non si faceva niente… andavo al Carrefour ed ero su di giri, me ne accorgevo, e quella strana eccitazione sarebbe passata solo nel corso della mattinata, quando poco alla volta sarebbero arrivati tutti gli altri parenti… si rideva e si scherzava, mio fratello faceva l’anima della festa, e si metteva anche a cucinare, insieme a sua moglie, e poi si scherzava con Enzo e Fabio sul fatto che il nipote non deve cambiare squadra, ed Enzo cercava di convincerlo a ritornare tifoso della Juve… mio padre era strano, si metteva lì in un angolo, in disparte, e sembrava proprio un vecchietto, che non aveva più niente da dire, niente di importante e carino, se ne usciva solo un paio di volte con le sue solite sparate sulla politica, i suoi discorsi un po’ nevrotici e pieni di odio, ma per il resto se ne stava lì, e quella sua strana presenza ricordava un po’ quella di mia nonna una volta, un presenza in disparte, che quasi si appresta a non esserci più… il pomeriggio, dopo il pranzo dove stavo attento a non mangiare lo schifo, con un certo imbarazzo di fronte ai parenti, lo passavano i bambini e le altre cugine e parenti a giocare a freccette, e si divertivano, mentre io non avevo voglia di giocare, non so perché ad un certo punto del pomeriggio mi prendeva il coccolone, e non facevo altro che pensare a Manuela, ai miei discorsi immaginari dove le avrei voluto chiedere se sarebbe voluta esserci alla grigliata, così per scherzo, per stare assieme ai nipotini e ai parenti, e le immagini di quel mio parlarle, di quel mio adocchiarla ritornavano, solo per lasciarmi lì seduto sulla sedia, come una specie di pascià o ulemà che si infondeva nelle immagini e nei discorsi d’amore, nel sentire gli altri ridere e parlare e scherzare, e in un attimo che ero così perduto in me e nell’immagine di lei forse mio fratello mi faceva una foto, con il suo cellulare, ma non mi importava, mi dava solo un certo fastidio la musica che aveva caricato su una radiolina, non è che mi dava fastidio, ma non faceva altro che farmi ricordare ancora di più Manuela, i miei pensieri per lei, con quelle canzoni un po’ romantiche, e ad un certo punto dovevo andare a bermi un caffè di quelli forti, per non soccombere al sonno e alla fantasia d’amore… solo d’un tratto, verso la fine del pomeriggio, parlavo un po’ con Enzo e Milena, del mio paese, dei miei studi, degli studi di Claudia, del lavoro, ed era lì che mi accorgevo che in fondo stavo bene, perché i discorsi erano ancora razionali, puliti, là quando mi accorgevo di parlare con loro, si scherzava anche un po’ sull’età che avanza, sul diventare adulti, e altri discorsi così, senza troppa importanza, che alla fine il pomeriggio scivolava via verso la fine, fin quando non ci salutavamo tutti, e rimaneva solo da mettere a posto panche e tutto il resto, e arrivava già la prima serata… erano le sette, mi facevo da mangiare qualcosa di leggero e poi facevo la mia solita passeggiata della sera, cercando di non pensarci più, e quando tornavo a casa mi accorgevo di un altro idolo che avevo inventato, quella Russia e i suoi colori che si confondevano con quelli del Carrefour, e anche provare a leggere in russo non mi dava più nessuna sensazione, nessun disperdersi in quelle parole, che non riuscivo quasi più neanche a pronunciare, nonostante Marina mi avesse risposto di giorno a quei miei messaggi su Facebook, ma non c’era più la magia, e la lingua russa doveva solo perdere il suo incanto, insieme a tutte le altre… mi mettevo ad ascoltare musica italiana su RMC Montecarlo, come la sera che avevo visto Manuela, e mi rilassavo davvero tanto, la sera, che ad un certo punto mi addormentavo anche, lì sul letto, pieno di sogni che non ricordo neanche più… mi svegliavo solo quando mio padre arrivava in stanza e mi diceva di abbassare il volume, e lì abbassavo un po’, solo per poi fumarmi una sigaretta e cambiare un po’ musica, passando alla playlist di canzoni nuovi in tutte le lingue, canzoni pop, nuove, che ad un certo punto, la notte, non ne potevo più… arrivava la notte e i pensieri strani, dopo che sentivo una canzone rap albanese, e mi tornava quasi voglia di vedere Leida, e uscivo così la notte, alla ricerca di quelle, senza voler più pensare a Manuela, ma la notte, in macchina, non portava desiderio erotico, nessuna mi piaceva e mi attirava davvero più di tanto, e quel giretto in macchina era solo un modo per scaricarmi un po’, per rilassarmi ancora di più… alla fine del giro decidevo di passare di nuovo al Carrefour, per vedere se c’era lei, Manuela, Giulio o Marco o chissà chi, e trovavo solo il supermercato con le porte scorrevoli chiuse, e arrivava una guardia, in tutta pace, solo per dirmi che bisognava suonare per entrare… dentro c’era un solo vecchio alla cassa, e prendevo una bottiglietta di coca cola zero da bermi lì fuori, nonostante la dieta e tutto il resto, uno sgarro lo potevo anche fare, e così me ne uscivo lì, fuori dal Carrefour, là davanti, in quel parcheggio, e mi rilassavo pensando che in fondo Manuela non c’era, chissà dov’era, forse a dormire, forse chissà, con le sue amiche, con qualche ragazzo, chi lo sa, e stare lì davanti ai tavolini del Carrefour mi rilassava, mi disperdeva i pensieri, e trovavo ridicolo vedere passare tutte quelle persone che, come me, si fermavano davanti alle porte scorrevoli e non si aprivano, e tre o quattro volte avrò dovuto ripetere: “Devi suonare…”, così come avevano detto a me… non finivo neanche la bottiglietta di Coca Cola, la buttavo che era quasi finita, e me ne tornavo a casa più che altro perché non avevo le sigarette con me, e volevo proprio fumarmene una… me ne tornavo a casa, facevo uno spuntino a base di frutta e poi tornavo a sdraiarmi sul letto, solo per ascoltare ancora infinite canzoni, fino a quando verso le tre di notte non mi trovavo addormentato sul letto, con le cuffie che mi ero tolto e la musica che continuava, solo per poi lasciarle lì, spegnere tutto e andare a dormire vestito, senza più pensieri… si risvegliava solo la carica erotica nel sonno, forse per il giro attorno alle puttane, senza fermarmi, forse per chissà quale motivo, e mi accorgevo soltanto che tanto stress e tanta inibizione erano passate, e mi domandavo soltanto come saranno i prossimi giorni, senza più l’attesa di parenti e nipoti e nipotine, senza più magari quel tarlo che mi rode del volto e delle parole e dei pensieri per Manuela, e decidevo di affidarmi a quel mio pensiero e modo di sentire che mi sembrava essere Alì Pascià, là seduto, senza troppi pensieri, senza pensare al lavoro e allo studio, agli altri lavori da cercare, a chissà quali amicizie, discorsi e frasi da preparare, così in piena pace, come se il mondo si fosse dissolto così, nella fantasia per Manuela, che adesso che ho questi due giorni liberi non so neanch’io cosa farò, se mi darò alle lingue, alle notizie, a quel libro sull’Arabia Saudita, a quell’altro di Dino Buzzati, o forse niente o forse tutto, lasciando perdere troppi pensieri, troppe decorazioni di questo nuovo modo d’essere, senza neanche pensare a cosa scrivere troppo a Marina, dopo che ieri sera mi sembrava che la Russia avesse perso il suo fascino, dopo un breve ritorno l’altro giorno, quando c’erano Stas e Larisa, e cercherò di disabituarmi a quei colori, rosso, blu e bianco, il tricolore russo, un idolo che sapeva ancora del ricordo sperduto di Katia, e mi abituo così, a vivere solo più in pace e più in tranquillità, senza pensieri, senza cerebralismi, senza niente, così come viene, in tutta pace, e forse la fantasia passerà da sé, i sogni, e i ricordi della grigliata, di quel mio parlare a Manuela, e andrà avanti così, così come viene, ora che mi accorgo di avere trent’anni, che forse è normale non essere attratto troppo da quelle ragazze là di strada, che anche ieri sera Leida non mi dava chissà quale carica di andare da lei, e avrei voluto solo fermarmi, se solo avessi sentito la spinta, da quella ragazza dal vago corpo che ricorda Katia, e il volto di Elvisa, l’altra ragazza bosniaca, che però non c’era… e in questi giorni mi perdo nel ricordo e nella fantasia di tante ragazze, di tanti pensieri, di tutti i nipoti e nipotine e parenti, e quasi imparo a non dare più ascolto alle parole, e neanche alle immagini che passano dentro di me, tutto scorre e scivola via, senza un perché, e ogni tanto mi sento così, seduto come un pascià, con tutti queste immagini e parole che passano, in tutta pace e tranquillità…