Month: March 2017

Tra lavoro e studio, spiritualità, risate e ricordo di Leida…

Lavorare tutta la giornata, ieri, altro che rimettere in moto il cervello, spegnerlo quasi e usarlo per operazioni più pratiche che non la lettura e lo studio, ma imparare almeno ad essere più rilassati e fregarsene quando si va in officina e ci sono i vari lavoratori che ti stanno addosso, sì, imparare a fregarsene e stare più rilassati, convinti che alla fine solo davvero la pace dell’anima può salvare… e la giornata andava avanti così, tra il caldo primaverile, le officine, le puttane della peggior specie che si vedevano ai margini della strada là a Rho, aiutando Marco che è ancora sofferente dopo la sua ferita di lavoro al ginocchio, e alla fine della serata essere soddisfatti del proprio lavoro, di aver fatto qualcosa… tornavo a casa solo verso le sette di sera, con la giornata che era ancora illuminata dopo questo cambio dell’ora legale e accorgersi che il Barresi aveva chiamato… risentirlo un attimo al telefono, parlare più o meno delle solite cose, il lavoro, che non ci crede nessuno che due tipi come noi stiano lavorando, Fizi e le sue puttane, che non si sa quando smetterà, forse solo quando troverà quella che gli fa perdere la testa e lo calmerà… Barresi che diceva che in chat ci sono quelle della peggior specie, magari anche miliardarie, come quella che incontrava lui, ma che poi alla fine parlandoci assieme si scopre che sono insipide, niente di speciale, e viene da chiedersi proprio cosa sia l’attrazione e la voglia di conoscere tipe… si scherzava anche un po’ tra la sua indecisione tipica di non saper scegliere le foto da sviluppare, lui che si cimenta con diversi tipi di fotografie, e alla fine si scherzava su, magari riuscirà a sceglierle drogandosi o alcolizzandosi un po’, oppure facendole scegliere a casaccio ai suoi nipoti, e si scherzava, così come anche con Marco quando il lavoratore romeno di un’officina ci lasciava due barrette di cioccolato con crème caramel e arachidi, due tavolette da quasi 300 g l’una, e ci si chiedeva chi le avrebbe mangiate, visto che con questa dieta che sto seguendo non posso toccare assolutamente zuccheri e grassi, e la giornata finiva così, con Stas che ancora lavorava ieri sera alle otto, e io che m ne salivo su in casa per cenare, dopo aver salutato Marco… cenavo con tranquillità, con la testa un po’ confusa, ero davvero stanco, e non riuscivo a mettere assieme i pensieri, il cervello era ancora spento, fatto di troppa pace spirituale, e dopo cena decidevo di andare a comprare le sigarette e bermi un caffè lungo al bar, anche se era già sera… al ritorno dal bar sentivo dagli speaker della chiesa che stavano leggendo un brano su Giacobbe e la scala angelica, e allora, anche per demistificare certe mie visioni degli ultimi tempi, visioni religiose, decidevo di entrare in chiesa e seguire la messa… sentivo brani qua e là, le prediche, che mi portavano diversi ricordi, il discernimento che dice papa Francesco di fare, la porta stretta che mi ricordava quella serata con gli avventisti, quando c’era Eugenia, e io e il mio dilemma se desiderare o no Leida ancora, tra una decina di giorni, pensiero che ieri ogni tanto riappariva, mentre lavoravo, come se l’unico obiettivo del lavoro fosse in fondo tirare su soldi per andare una sera di queste da lei, quando ritornerà la voglia erotica… e mi veniva quasi da piangere, da lacrimare, mentre pensavo alla vita assurda di Alina e Leida, ancora una volta, segno che buona parte dell’amore è ancora rimasta su quelle due ragazze, che proprio non riesco a togliermi dall’anima… e me ne uscivo dalla chiesa con pensieri in lingue strane, come mi capita sempre quando sono stanco e rilassato, in pace, con lo spirito che si mischia a lingue ebraiche, a parole spirituali, e mi lasciavo perdere in quella strana dimensione spirituale, che forse mi curava da troppe visioni dell’ultimo periodo, che stavano diventando ossessive… e me ne tornavo a casa solo per riaccendere il cervello, e rimettermi su quel libro interessantissimo di psicologia, in inglese, che ho trovato su internet, un libro introduttivo di psicologia, che riprendeva alcuni temi che avevo trovato sugli altri due libri italiani che avevo preso a prestito, e mi ritrovavo in quelle parole, e la mentalità scientifica ritornava a me dopo gli eccessi spirituali della giornata, ed era una lettura prolifica… me ne andavo a dormire solo tardi, verso le undici e mezza, con i soldi in teoria per visitare Leida, ma con la stanchezza che non sarebbe mai riuscita a farla diventare mia, e mi compiacevo di quegli studi, di quella pace dell’anima trovata durante la gioranata, e non avevo più niente da chiedere da ieri, andava bene così, e potevo andarmene a dormire…

Mi svegliavo tardi, forse per la stanchezza, verso le nove, tutto agitato perché credevo che pochi minuti dopo sarebbe arrivato Marco e saremmo dovuti andare ancora a fare altri giri nelle officine, e mi sembrava di non avere il tempo per bere i soliti caffè, fare il solito giro al bar e al supermercato, ed ero tutto agitato, con mille pensieri in testa… ma poi alla fine mio padre sarebbe uscito con Marco, con il furgone, e io sarei rimasto qui, proprio per fare i miei soliti giri la mattina, per fare andare via quella strana eccitazione, e ritrovare la pace dell’anima, che ora sono qui solo con l’intenzione di proseguire quel libro di ieri di psicologia, e dedicare la giornata agli studi, dopo una giornata dedicata al lavoro… ed è proprio vero che in questa vita ci vuole una via di mezzo, tra lavori intellettuali e lavori pratici, che il troppo sia da una parte che dall’altra mi fanno diventare scemo, così come certi discorsi storici, politici, religiosi e spirituali, e davvero mi devo barcamenare ogni volta in questi strani cambi di umore e di differenti attività, il cui segreto è proprio il variare, il cambiare, per non fossilizzarmi troppo su una cosa alla volta, su pensieri o azioni fisse, e mi sento di sottoscrivere questa vita sempre in movimento, tra lavoro e studi e letture, desideri di pace dell’anima, risate, desideri per Leida, e in questo continuo variare dinamico mi ritrovo ora, che non mi faccio più paranoie per cercare altri lavori, e non parlo più dentro di me né con Maria Teresa né con Saverio, che non so, per fortuna, quando rivedrò… e così è tutto più leggero, più tranquillo, più pacifico, tra lavoro e studio, spiritualità, risate e ricordo di Leida…

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Ed è meglio davvero rimettere in moto il cervello…

Aggiungere gente a casaccio su VK, per lo più ragazze, di rara bellezza, quasi ad eguagliare il ricordo sperduto di Katia, ragazze russe, dalla bellezza sopraffina, per cercare di riequilibrare questa mia povera mente che negli ultimi giorni si è persa in misticismi e desideri di cambiare la storia e la politica del mondo, mentre per queste cose non c’è che da pregare che la situazione migliori, che le guerre finiscano, che l’economia e il mondo del lavoro possano riprendere, e che le disuguaglianze eccessive nel mondo possano sfumare… e mi risveglio così, senza davvero niente in mente da fare, neanche leggere a casaccio articoli in chissà quali lingue, articoli che poi mi fanno male, con la loro politica che non è come un romanzo che poi puoi arrivare alla fine, alla risoluzione del conflitto, mentre invece tutti quegli argomenti rimangono aperti lì, così, senza che tu possa far niente a parte leggere le varie opinioni, i vari commenti, venire a sapere cosa succede nel mondo, ma poi cosa ti cambia non lo sai neanche te… non mi va di impiastrarmi con altre lingue, alla ricerca di chissà quali altre parole, dopo che ieri, con Stas, nel pomeriggio, mi accorgevo che non avevo neanche voglia di parlare russo, lingua che lascio ai giorni di università e ai momenti con Alina, e davvero mi chiedevo chi me l’aveva fatto fare di studiare russo se poi non lo parlo… ed era una sensazione strana muoversi con lui qua in periferia in macchina, per andare a comprare delle guarnizioni idrauliche in un negozio, portarlo di qua e di là da casa sua, per portare giù e riprendere un’altra bombola del gas, senza rivedere Larisa e Dmitrij che se ne stavano in casa, là in quell’appartamento per poveracci vicino alla stazione del treno… era una sensazione strana perché mi sembrava di essere in Romania, la stessa sensazione, quando sei all’estero, con degli sconosciuti, con degli stranieri, dove non sai neanche di cosa parlare, cosa stare lì a sentire, cosa chiedere, una certa distanza, una certa barriera linguistica, che in fondo tutto lo stare all’estero per me si fonda su quella sensazione di barriera linguistica, che mi accorgevo non può mai essere colmata, rimane la diffidenza, la distanza, la censura di certi argomenti e modi di parlare, l’estraneità, e tuttavia la voglia di salvare alcuni momenti, alcune parole… e me ne tornavo poi a casa, nel pomeriggio, dopo quel giro, solo per accorgermi che non avevo voglia di fare niente, leggere niente, neanche dare una mano in officina, come invece facevo lunedì, e mi chiedo oggi che giorno sarà, se ci sarà Marco da aiutare, come sarà la giornata senza mio padre che deve ancora andare in giro per lavoro già di mattina presto, e se anche oggi Stas romperà le scatole con i suoi lavori di idraulica e di giardinaggio… rimane una giornata così, che non so come iniziare, forse riprendendo le pagine di quel libro israeliano, un po’ noioso, e nel quale ci si perde, come diceva la prof di cultura ebraica, e mi accorgo che davvero in questo mondo non c’è più molto da pensare, da riflettere, da studiare e leggere, perché, al posto del demone dello studio, sto cercando di fare pace con me stesso e con la storia e con il mondo e con la politica, una pace che a volte, come ieri, rasenta però la fine dell’attività cerebrale, una specie di elettroencefalogramma piatto che non porta da nessuna parte, ed è per questo che stamattina voglio almeno iniziare con qualche libro impegnativo, per risvegliare quella mente che negli ultimi giorni si è spenta… e che strano era ieri andare al CPS per accompagnare mia madre, e vedere là nello studio del dottore un pachistano musulmano, malato, e poi un’altra ragazza, giovane donna, che si lanciava dal dottore saltellando come solo le ragazze che sembrano innamorate sanno fare, mentre io me ne stavo lì ad aspettare che mia madre finisse la visita, e cercavo di capire come funzionava meglio quel CPS, come si può star lì ad aspettare i vari malati, e cosa fanno i vari dottori mentre aspettano delle visite… stavo lì e cercavo di capire e descrivere la situazione, cercando di recuperare i pochi neuroni rimasti, che negli ultimi giorni si erano spenti, ma non riuscivo a trovare un racconto, una descrizione fedele, anche adesso non la trovo, anche perché il tema è noioso… e così riprendo da oggi ad occuparmi di più di temi intellettivi, perché tra Marco e Stas a volte davvero il cervello si spegne, senza avere cose in comune, lingue in comune con cui parlare, ed è meglio davvero rimettere in moto il cervello…

P… Z… Poezi…

P z
PiZetaEdizioni
Il messia secondo gli ebrei
P z
E posi te sulla terra per…
Poesie
Pazze
Pozzi
La prof di filosofia
P z
Pazzia
Pussy
JHWH
Hawwa
Eva
E posi te sulla terra per…
Non tutto è razionale
Le parole di rabbì C.
Messia dell’anima
La salvezza e la pace
Salam aleykum
Shalom aleichem
Sha sha sha
杀杀杀
Se incontri il Buddha uccidilo
Shatan
天下第一
Il primo sotto il cielo
Un dito puntato verso il cielo
Come in sfida a non si può dire
Sfracellarsi al suolo
Nell’inferno
La caduta
Di Satan
Alla fine dei tempi verrà perdonato
Ma nel frattempo
Porterà scompiglio
Fino al giorno del giudizio
Isa al masih
Paderno Dugnano
Ho fatto l’egira
Da Cesano Maderno
A Paderno Dugnano
Mader
Mater
Pader
Pater
Pater no
Pater noster
Nell’islam Dio non è padre
Paderno dugnano
Il prof di tedesco
Il prof di inglese
La prof di francese
Trinità impazzita
Di parole
“Io ho” in inglese
“Io avevo” in francese
I have
J’avais
Non si può dire
JHWH
Una lingua senza “H”
Come si può pronunciare?
L’italiano?
Senza H
Bomba acca dell’anima
JHWH
Avinu malkeinu
Adonai melekh
Adonai eyeyeyeye elogi
Shemà Israel
Non so pregare
Cosa c’è al di là di questo muro
Della scuola
Mattoni
Verso sud-est
Yerushalaim
Makka
Al-Aqsa
Là verso dove guardava la mia televisione di casa
Sud-Est
Verso quella scuola
Oltre quella scuola di lingue
Sud-Est
Yerushalaim
Il muro del pianto
Le parole che vengono dal pianto
Se si chiama muro del pianto
Un motivo ci sarà
L’esame di tedesco
Aver dimenticato
Come sempre
La shoah
Impossibile fare poesia dopo la Shoah
Diceva Adorno
C’è sempre l’anima che contraddice
Nella follia delle parole
Pader
Mein Vater hat ein deutscher Name
Walter
Il prof Reale
Reel
Veleno in ebraico
Rel
Come la materia scritta sul diario delle superiori
Rel
Come religione
La mia ora preferita
Non mi staccherò mai da qui
Dicevo
Non so se si è capito
Ma io qui sto male
Tra queste mura di mattoni
Tra questa materia di tedesco
Ogni volta dimenticare la shoah
E ricordarsela così
Con un prof figlio di prof della Cattolica
Pio XII
E il suo silenzio
Va e i tuoi peccati ti saranno perdonati
Questo è il potere del figlio dell’uomo
Dimenticarsi e ricordarsi la regola d’oro
Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso
La regola d’oro
Appesa in una chiesa avventista
Tra le ore di studio della scuola del sabato
Tornare a nutrirsi
Come volevano loro
Dieta
Digiuno
Quaresima
Ramadhan dell’anima
Tutto per evitare di morire più presto
Di quanto stabilito
Là nel cielo
Se non si cura e mangia ancora schifezze
Tra qualche anno la paga
In Germania ha vinto ancora la Merkel
Fluchtlingskrise
Angela
Engel e Marx
I filosofi hanno solo interpretato il mondo
È giunto il tempo di cambiarlo
Messia indemoniato
Che crea il mondo con le parole
Abracadabra
Abramo cadavere
Rabbì Avraham
La mecca
Il santuario di Ibrahim
La pietra nera
Una preghiera che non sa in che lingua parlare
A chi rivolgersi
Cosa dire
In quale lingua pregare
Poezi
P Z
PiZetaEdizioni
Pazzia e poesia
Io non so scrivere
Soprattutto le vocali
P Z
P S
Pazzia poesia
Pussy
Pozzi la prof di filosofia
Poezi
Dashuri
Là dove abita Leida
Paderno Dugnano
Madonna Maddalena
L d
L d
Aldo
Il mio nome
Elèd che vuol dire padre in arabo
L D
La la la
Lei la lei da
La la la dì
Come una canto
Che non sa quale note intonare
Alda
Yaldah Shel ahavà
La ragazza dell’amore
Alda
Il nome di mia nonna materna già morta
Alla mia nascita
Gli ashkenaziti davano il nome dei figli
Basandosi sui parenti defunti
Aldo! Basta!
Non impazzire!
Come non impazzire
Di fronte al ricordo della shoah
Alla memoria
Che impazzisce su di sé
Tra mille e troppe parole da ricordare
Ascolta
Le lingue
Trinità fatta di lingue inglesi francesi e tedesche
I tre professori davanti a me
Le dediche impazzite d’amore
Di fronte alla prof di francese
“Avevo” in francese
Non si può dire
Se volete un consiglio
Lasciate lo stacco di una materia in italiano
Quando volete interrogare alla maturità
In inglese, francese, tedesco
Lo stacco che ritorna alla lingua della ragione
L’italiano
Da queste parti qua
Lei si chiama Reale vero?
Il manifesto del nuovo realismo
Ci sarà qualche scienza in grado di dire
Cosa mi sta succedendo
Questo impazzire di lingue
Non può essere tutto interpretazione
Ermeneutica
Gioco di parole
Pensiero debole
Tutto un gioco di simulacri
Un gioco
Al non c’è niente fuori dal testo
E questo morto dove lo mettiamo?
In Israele
Nasci e ti dicono
“Ah, lo sai?
Qui c’è la guerra!”
Ah sì?
I morti delle guerre
Vanno al di là dei testi
Delle interpretazioni
I fatti sussistono al di là di dimenticare
La verità e la realtà
Fake news
Non ci sono fatti solo interpretazioni
Non può stare in piedi
Come dimenticare la realtà?
Il manifesto del nuovo realismo
Che forse ci sarà un termine psichiatrico
Per definire questo impazzire
Dell’anima
Di fronte al ricordo della shoah
Dedicare una scuola elementare
Ad Anna Frank
Ma come?
Già così bambini
Fargli sapere di Anna Frank?
Il ricordo di Schindler’s List
In quinta elementare
Agli ebrei che già da piccoli gli si dice
Lo sai?
Siamo un popolo maledetto e perseguitato
Nasci e sai
Che c’è una guerra
Che da generazioni sei perseguitato
Eppure vai avanti
Che gioco sarà
Dedicare una scuola elementare
Ad Anna Frank
Una scuola dell’infanzia
A Madre Teresa
Lei che era albanese
Come Leida
L D
L D
Lettere impazzite
P z
Poezi dhe dashuri
Leida
Vajza pa pun
Hai lavorato?
No
Queste due settimane no
Ricomincio lunedì
Eh la vita è così
Cosa ci dobbiamo fare?
Lavorare senza volere niente di più
Una muraglia bianca
Di purezza
Come un muro senza più idoli e icone
Verso sud-est
Come le vesti candide
Di un profeta che non c’è
La pace dell’anima
Senza volere niente di più
I giochi di parole impazzite
Le lacrime
La shoah e la rinascita
Le lingue da leggere
Gli articoli e le news
In quali lingue non si sa più
Scrivere una poesia
Invece di pregare
Ci sono mille modi di pregare
Diceva rabbì C.
E questa poesia è solo una preghiera abortita
A Paderno Dugnano
Vive Leida
La ragazza d’amore
Come anni fa era Katia
I deliri di parole e lacrime
Leida
La ragazza d’amore
Una poesia
Che la gente lavora lavora lavora
Love ora
Cos’è un incrocio tra latino e inglese
Love
Oro
Ora et labora
E la gente lavora lavora lavora
Solo per poi trovarsi
L’amore a pagamento
Che non è amore
Ma è solo sesso impazzito
Per scaricare il nervoso
Di un lavoro che non sa che farsene
Di Leida ricordo ancora
Le sue parole di quella sera
Dobbiamo pensare a sposarci
Ad avere figli
Vai da nipoti
Parla con tuo padre
Cosa credi di trovare
Venendo da una prostituta
La felicità?
Dio ha promesso a tutti
La felicità
Cosa ti manca?
Cosa ti manca?
Mi manca l’amore
Quando era davanti a me
E di fianco a me
E in me nei ricordi
Nell’anima
Ancora una volta
Una preghiera che si fa poesia
Poezi dhe dashuri
Isa al masih
Salam aleykum
Salam aleykum
Salam aleykum
Ashadullah ilaha illa lah
Taweed
Pa fund du shpirt
Shpirt dhe zemer
Dhe dashuria
Jeta ime
Poezi dhe dashuri…

Archetipo d’amore, Katia…

E parlavo in macchina di fianco a Katia, mentre guidavo su un’autostrada trafficata, nella corsia di centro davanti a macchine infinite, ad una velocità giusta per conversare, giusta per sentirmi a mio agio con Katia che non so cosa mi diceva in italiano, Katia, la ragazza dagli occhi azzurri e dall’ovale del viso perfetto, come uscita da una copertina di vogue, i suoi tratti russi, e i suoi capelli rossi, non troppo lunghi, ad altezza spalle, la sua bellezza, la sua voce squillante, il suo corpicino da ragazzina ventenne, dalle curve perfette e leggere, una vera prelibatezza dell’anima, ragazza la cui bellezza poche ancora possono eguagliare, sogno elevato ad archetipo di bellezza femminile… parlavo con lei e dietro di me una macchina mi suonava per fare strada, mi incazzavo e mi portavo sulla corsia a destra per far passare quella honda civic nera nuovo modello fiammeggiante davanti a me che sgasava come una vera tamarrata e me la prendevo con quella macchina e Katia cercava di calmarmi… acceleravo a manetta per inseguire quella macchina che mi aveva superato, che aveva chiesto strada, e vedevo di fianco a me il profilo di Katia che guardava la strada con attenzione, un po’ spaventata, andavo fuori di me e sgasavo, come per inseguire tutte le macchine davanti a me, la strada trafficata… e sgasavo a velocità folle solo per accorgermi che ad un certo punto tutte le macchine rallentavano, si stava per avvicinare uno stop in quella superstrada, l’incrocio per decidere se prendere un’altra superstrada o altrove, e dovevo frenare di forza per non andare contro tutte quelle macchine davanti, e si sentiva la sgommata fino alla fine del cielo, io che cercavo di controllare la macchina impazzita, che giravo il volante ora a destra ora a sinistra per far più pressione sulle gomme, per mangiare quel poco di strada che mi avrebbe permesso di non scontrarmi con le macchine davanti, ed era una sgommata disperata, nata dalla rabbia di quella macchina nera, e alla fine, quando tutte le macchine davanti a me si fermavano io ero ancora là impazzito a cercare di fermare la mia auto e mi buttavo nella corsia di sinistra, dove c’era spazio, e tra due macchine riuscivo a trovare quel giusto poco di strada che mi permetteva di fermare la macchina schizzata in corsa e davanti ad una panda rossa mi fermavo quasi al limite, solo per tamponare leggermente quell’auto rossa, che a sua volta, per il colpo, colpiva un’altra macchina più avanti… Katia era spaventata, mi diceva cosa hai fatto? Oddio, e io mi toglievo dalla fronte il sudore freddo per aver rischiato tanto su quella via, per un eccesso di rabbia, e uscivo dalla mia macchina per vedere se era tutto a posto con quella panda e quell’altra macchina, ed ero fuori di me… una signora se ne usciva dalla panda, e cominciava a blaterare, che l’avevo colpita, che avevo preso dentro la sua macchina, e lei non se lo aspettava e aveva colpito l’altra macchina davanti a lei, da dove usciva un trentenne senza dire una parola con disegnato in volto l’espressione embè mò che facciamo? Guardando a terra e guardando la sua auto sul paraurti posteriore… non c’erano segni particolari, né sulla mia macchina, né sulle altre due, era un semplice tamponamento da niente, dopo una sgommata infinita, al limite dell’avaria automobilistica da causare morti, ma ce l’avevo fatta almeno ad evitare quello, dovevo ora solo sorbirmi il chiacchiericcio di quella vecchia, di come aveva rischiato il colpo al collo, ma per fortuna che aveva il coso sopra il sedile, e non si era fatta niente, e anche l’altro si guardava attorno, mentre mi diceva di come avesse sentito quella sgommata impazzita, e in quella concitazione Katia se ne stava seduta sul suo sedile, come ad aspettare che tutta quella messa in scena finisse…

Il sogno cambiava scena e mi ritrovavo in una fabbrica russa, dove insieme al materiale industriale c’era anche una scuola di russo, e Katia faceva la guida… ero con altre persone, ragazzi e ragazze, innamorati della Russia, in qualche angolo sperduto di quel paese grigio e maledetto, dalle distanze infinite… e giravamo per i reparti di quella fabbrica, a vedere come si produceva materiale industriale, e c’erano anche delle scritte cinesi qua e là, cartelloni, insegne, mentre scoprivamo che quel luogo faceva da fabbrica, ma anche da outlet di capi d’abbigliamento cinesi a basso prezzo, ed era come un labirinto, un labirinto di negozietti dentro quella fabbrica, dove mi sembrava di girare alla ricerca del vestito ultimo che potesse esaltare tutta la sensualità e la bellezza di Katia, che ancora mi guardava con quel suo sguardo di ghiaccio, dagli occhi azzurri, quel suo volto che sembrava chiedere da me parole su parole, in russo, in italiano, poco importava, e lei ci metteva l’anima per vendere il suo paese, mentre faceva la guida, raccontando dell’orgoglio di quella fabbrica, della scuola di russo dentro quel centro commerciale di vestiti, un luogo che nel sogno era come un ambiente di Final Fantasy, labirintico, pieno di magia… e ad un certo punto la visita guidata finiva e ci ritrovavamo su un lungo corridoio, che percorreva tutto il perimetro della fabbrica, dal quale si potevano vedere tutti le divisioni della fabbrica, passare affianco a tutti i negozietti cinesi, e noi, come un gruppo di studenti delle superiori, ci mettevamo in fila indiana per uscire dalla fabbrica, e Katia ora mi seguiva, ora stava davanti a me, e sul pavimento di quel corridoio c’erano degli adesivi con delle cifre e dei numeri, come per segnalare la giusta posizione all’interno di quell’enorme capannone, e dopo la nostra camminata in quel lungo corridoio eravamo finalmente fuori dalla fabbrica… avevamo davanti a noi, là fuori, un autocarro enorme, pieno di materiale pesante, macchinari, container, e c’erano delle scritte e delle insegne cinesi, un’altra volta, che non si capiva se eravamo in Russia o se eravamo in Cina, e mi dicevo: “Ma come si fa ad avere una scuola di russo dentro una fabbrica che è allo stesso tempo un grande magazzino cinese di abbigliamento?”, e Katia mi diceva che era così, per sfruttare al meglio l’ambiente, e le dicevo: “Ma non basterebbe un appartamento chissà dove per mettere su una scuola privata di russo? C’era proprio bisogno di occupare una fabbrica?” e lei mi diceva che le cose in Russia funzionano così, in modo un po’ strano, anche in seguito all’alleanza e alla collaborazione commerciale tra Russia e Cina, di cui potevo vedere i tratti su quell’autocarro enorme, dentro quella fabbrica, e il suo volto di bellezza mi appariva ancora in sogno, con le sue parole…

E mi svegliavo da quei sogni solo per avere ancora dentro di me i ricordi sbloccati di quella ragazza, di Katia, che mi avrebbe fatto impazzire anni e anni fa, e non ricordavo più solamente i nostri momenti erotici, ma ricordavo la sua bellezza sopraffina, che per troppo tempo ho creduto fosse ineguagliabile nel mondo, lei elevata ad unica bellezza suprema e sopraffina, inarrivabile, come se non ci potesse più essere una ragazza così bella come lei nella mia vita… e mi accorgevo del sogno impossibile, quel sogno d’amore e di bellezza, che avevo lasciato bloccato nella mia anima, e mi accorgevo anche della storia banale che in fondo c’era stata tra noi due, quelle sere nelle quali uscivamo assieme, e mi dicevo che in fondo ciò che ho avuto con lei potrei averlo da qualsiasi altra ragazza dalla bellezza più o meno simile alla sua… ma non so perché per tutti questi anni ho creduto che stare con lei qualche sera fosse l’apice del sogno d’amore, come se in futuro non ci potesse più essere un sogno simile, delle uscite simili, perché credevo che la sua bellezza fosse qualcosa di divino, di incomparabile sulla terra, e i ricordi si liberavano da soli… quelle serate dove andavo a prenderla là in via calabria, dove una schiera di marocchini se ne stava seduta lì ad oziare e ad ascoltare musica araba, mentre io aspettavo in macchina che lei scendesse di casa, per poi accompagnarla là, al posto di lavoro… me ne stavo seduto in macchina là in quel parcheggio, credendomi il pappone di turno, a giocare con il cellulare, ad aspettarla, a domandarmi cosa sarebbe stato della mia vita, di quella relazione appena incominciata con lei, e la aspettavo, una sera come tante altre sere, sotto casa sua… lei ad un certo punto scendeva, con addosso dei vestiti normali, da ragazza normale, mentre mi diceva di non stare proprio lì davanti che quelli del suo palazzo le facevano storie, perché appunto sapevano che lavoro lei faceva, e scendeva e saliva in macchina con me, mentre si parlava di niente e di tutto, quando ancora mi sentivo pieno di energia, di vita, e dei libri e delle religioni e del sapere niente mi importava, pieno di amore erotico da ventenne un po’ tamarro, senza peli sulla lingua, che parlava con lei non mi ricordo neanche più come… lei era seduta di fianco a me, con la sua borsetta da ragazzina, con quell’aquila a due testa rosso nera cucita sulla sua borsetta, e parlava, della Russia, di Milano, del suo lavoro, mi chiedeva come stavo, e mi immaginavo quella storia come destinata a continuare, a durare, e avevo già paura che tutto finisse, in maniera tragica, con qualche colpo di scena, i papponi che mi avrebbero chiesto di lavorare con loro, insieme alla mafia russa, o che io e Katia saremmo rimasti due compagni per sempre, amanti e colleghi di quel lavoro da strada, e le chiedevo se era tornata dalla Russia, dove era stata per un mese intero, ad Aprile, a Mosca… e si parlava mentre la accompagnavo al posto di lavoro… era là, in quel parcheggio, che negli anni dopo mi avrebbe visto perdermi per Diana, per Magda, per Xhuliana, per Leida, e là in quel parcheggio lei si cambiava, alle nove e mezza di sera, da quei suoi vestiti normali a quei suoi vestiti sexy per vendersi, una bellezza incomparabile, da modella giovanissima da copertina da vogue, una puttanella davvero prelibata, tutta da gustare… e mi parlava della Russia, di quando sarei dovuto tornare a prenderla la sera, dopo il lavoro, mi diceva dei suoi ex, carabinieri, tedeschi, ebrei, come se io ci potessi credere a tutte quelle sue stronzate, e ogni tanto mi chiedeva anche di andare a comprarle le sigarette, Philip Morris Blue Slim… e la notte me la giravo, là attorno, al suo posto di lavoro, che me ne fottevo di quegli altri clienti che se la facevano, perché io in fondo ero l’accompagnatore, una persona privilegiata, che per qualche assurdo scherzo del destino che non capivo ero stato prescelto per essere suo compagno… e ora, nei ricordi, non si focalizzano solo le scene erotiche, di sesso, avute con lei, momenti memorabili e di estremo piacere, quando per le prime volte conoscevo la voluttà dell’erotismo, il piacere, l’estasi dei sensi, ma mi ricordo solo le notti dove la lasciavo là, in quel parcheggio, e quando la andavo a riprendere, la notte tardi, di come a volte ci si fermava a prendere un panino da quelli ambulanti in mezzo alla strada, o di come un’altra volta si era fermata a comprare una scatola intera di profilattici, o come un’altra notte, d’estate, stesse diluviando come non mai e ci riparavamo, con la macchina, sotto il tetto di una stazione di servizio, di come, quella stessa notte, per via delle strade allagate, bucavo anche una ruota… e altre notti dove lei lavorava più lontano, verso Como, quando la andavo a prendere anche là, e di quella nottata, dove tra parole varie alla fine ci si baciava, un bacio che sapeva di gioventù, senza passione e languore e profondità dell’anima, ma con tutti i sogni da giovani che avevamo, con tutta la fantasia che ancora ci doveva essere estirpata da noi, e quel bacio sulle labbra, senza lingua, solo con il piacere di stare lì a toccarci, a guardarci negli occhi, a godere di quel bacio, quel bacio veniva interrotto da una volante dei carabinieri che piombava dietro di noi, e ci chiedeva: “Cosa state facendo?”… niente, stranamente, quella volta, un solo bacio, niente sesso, niente erotismo impazzito, ma un solo bacio mentre i carabinieri chiedevano a lei e a me i documenti, niente di che, lei usciva dall’auto, e dopo il controllo ci lasciavano andare, e anch’io riportavo Katia ad un altro luogo di lavoro, vicino forse al benzinaio… e la notte la riportavo a casa, ancora, mentre lei stava seduta di fianco a me in macchina, sulla superstrada, di notte, e ad un certo punto si accucciava sulle mie gambe mentre guidavo, lasciandomi impazzire di sogni e desideri erotici che rimanevano solo nel regno della fantasia… e non ricordo poi come l’avrei dimenticata, come sarei impazzito dopo, forse per colpa di altre ragazze che cercavo come un invasato, per cercare di vincere la voglia di lei, di Katia, e di vincere anche la gelosia per lei e quel suo lavoro dove si dava a tutti, e mi fiondavo dalle altre, e non sapevo mai se Katia fosse tornata in Russia, cosa facesse durante il giorno, perché non potevamo vederci un pomeriggio, per andare al cinema, o a bere qualcosa, e mi perdevo nel suo parlare a volte in russo al telefono, non so con chi, forse suoi papponi, altre sue colleghe, e non ci capivo più niente, non sapevo cosa ne sarebbe stato di quella mia occupazione di accompagnatore, di puttaniere impazzito, di innamorato perso di lei, con la fantasia e i sogni a mille, esaltati…

L’avrei rivista solo qualche anno dopo, sempre là, in quel suo posto di lavoro, “Allora come va?” “Se sono ancora qui vuol dire che non va bene…”, lei, sempre là, a vendersi, a non chiedermi più come una volta se ci sposavamo, che non si parlava più di quanto la gente avesse i soldi ma non lo faceva vedere, senza perderci più in fantasie erotiche proibite, senza giocare più al puttaniere accompagnatore e alla puttana, ai discorsi sulla Russia, a tante altre cose, lei ora gli accompagnatori ce li aveva, non abitava più là, anni dopo, non era più San Valentino quando le portavo un set di trucchi e un pendaglio a forma di cuore da bigiotteria, non c’era più quella magia impazzita fatta di fantasia, mi diceva solo che ero un po’ ingrassato, che con la barba stavo male, e oltre a quel piacere erotico buttato lì, oltre a quei soldi che si faceva cambiare da una sua collega, là in quel parcheggio, non c’era più nessuna fantasia di uscire assieme, di costruire strani rapporti, non c’era più fantasia proibita, erotica e di vita, non c’era più niente, lei stava bene così, anzi, forse stava male così, se diceva che se faceva ancora quel lavoro vuol dire che non andava molto bene… sì, quella notte mi rassegnavo, Katia non sarebbe mai potuta essere mia, per la gelosia e la follia di vederla stare con altri, essere desiderata da tutti, lei che si dava a tutti, lei e la sua stupidità, la sua voce squillante, al di là della sua bellezza sopraffina da far impazzire, ragazzina venduta, russa, dalle mille e una ispirazione, che mi chiedo se dietro tutti questi studi della lingua russa per questi lunghi anni in fondo non ci fosse che il ricordo di lei, e di nessun’altra… una storia di sesso criminale che sembrava un amore, un’ispirazione infinita, che ora tornava nei sogni, come già altre volte era successo, con lei di pura bellezza, io che sognavo di volare nel cielo, tra i suoi occhi azzurri, senza che mai mi ricordassi veramente di quello che c’era stato tra di noi… la follia, la fantasia, l’erotismo, un amore criminale che non so più neanche quanto mi ha segnato, forse ho sbagliato per questi lunghi anni a cercare di dimenticarla, dimenticare una storia banale, così, vissuta troppo di fantasia e ispirazione, ma in fondo che serate erano? Stare semplicemente in macchina, girare qua e là, delle uscite come tante, senza grandi storie, ma tanta fantasia e tanta eccitazione e tanti sogni… i sogni, dove lei ritornava, i ricordi, dove lei ancora c’è, sperduta nella fantasia di pura bellezza che è l’archetipo di ogni ragazza, lei, Katia… e i ricordi e i sogni non bastano più, ora che lei ritorna, in quelle immagine che non sono fatte solo di erotismo, ma anche di un rapporto, di parole, di altri luoghi, di altri momenti, un amore criminale che chissà dove sarebbe finito, chissà cosa ne sarebbe stato di me e di lei, lei, la ragazza russa, che da allora non ho quasi avuto più storie e uscite con altre ragazze, in macchina, per le strade, per i luoghi di questi paesi, sarei solo uscito con Eugenia qua e là altre volte, ma di storie così, tra l’idilliaco e la sublime bellezza nello squallore della città, di storie così non ci sarebbero più state, e mi chiedo ora se non sarebbe il momento di crearne altre di storie così, per andare oltre quest’archetipo che si ripresenta sempre in quel suo luogo di lavoro e in quelle ragazze lì, sirene che non riesco a lasciare, e mi chiedo davvero quando ci sarà un’altra storia, viaggiando qua e là con la macchina, nello squallore di queste periferie, quando ancora potrò andare a prendere un’altra ragazza, portarla di qua e di là, anche se adesso la macchina non è più quell’oggetto fonte di tutti i piaceri che era una volta, tra la follia della velocità e la voglia di viaggiare e perdermi chissà dove… da allora mi sono calmato, forse troppo, senza credere più a una possibile altra storia con una ragazza come lei, da allora non ci ho più creduto, e lei è rimasta là, nascosta per sempre, per troppo tempo, come l’archetipo di una storia di pura bellezza, Katia, oltre i ricordi e i desideri… che ora non so più che farmene di lei, di quegli attimi, di quelle parole, di quella ispirazione infinita, e di lei mi rimane una striscia azzurra e bianca, come i suoi occhi, e mi perdo nei cieli dell’archetipo di pura bellezza sublime, lei, una ragazza russa, Katia… che per lungo tempo ho sempre avuto paura di andare là, a Mosca, come se potessi ritrovarla lì, e impazzire un’altra volta, mentre lei era solo l’archetipo di ogni amore, Katia, e non c’era niente da temere, né nei ricordi, né nei desideri, né nella fantasia, e l’amore va oltre il semplice desiderio erotico, la bellezza anche, si perde nella gelosia, nei sogni, nelle parole dette a caso, o forse quella è solo un’età che non tornerà più, età di esaltazione e di giovinezza, età ingenua, fuori di sé, che sembra avere nelle mani il mondo intero, il potere infinito dei sogni, e non so più che farmene di questa bellezza e sogno d’amore sublime, di questi ricordi, Katia…

Questa scia di profondità erotica e voluttuosa lunga dieci anni…

E sarebbe bastato cambiare nome, per non far leggere quei diari a chi non volevo, sarebbe bastato cambiare nome, e in una giornata come questa, di primavera, mi sarebbe piaciuto rileggere i vecchi post per Alina, per Xhuliana, quando provavo questa sensazione di voluttà e piacere e pace dell’anima che riesco a ritrovare dopo l’ultima nottata con Leida… ma purtroppo quei diari e quei post d’amore sono andati perduti, ma non il loro ricordo dentro me, di quelle nottate erotiche e piene di voluttà con Xhuliana, quelle nottate ‘e luna dove mi perdevo nelle sue cavalcate e nelle sue parole anarchiche e piene di vita, che per la prima volta mi facevano assaporare una vita che non aveva più bisogno di divinità, nella primavera che scoppiava, in quel periodo funereo che agonizzava la morte di mia nonna, e quella notte dove, dopo il funerale da lei, dopo che mi sembrava di aver visto nella mia cugina un quadro ottocentesco di una ragazza là, in mezzo all’orizzonte, tra quella campagna e quei campi, quelle foreste là nel sottofondo, dopo una visione così, di bellezza, la notte la passavo con lei, con Xhuliana, con una delle sue cavalcate d’amore che davano piacere infinito, voluttà senza fine, quella notte dove la riaccompagnavo anche a casa, là a Milano, e dove tutto il suo sguardo e la sua bellezza si davano a me nella più pura naturalità… ricordo ancora quelle nottate infinite, dove scoprivo le estasi alcoliche, erotiche, musicali, di quel periodo dove a volte c’era anche Lorita, che si dava a me con piacere, ricordo quel periodo come il più voluttuoso ed erotico del mondo, dove in fondo mi accorgevo che bastava una vita sentimentale, una vita sessuale appagante per fare andare via troppi pensieri che erano solo delle appendici intrusive… e allo stesso modo, come allora, mi sento adesso, avendo fatto la pace nell’anima, senza pretendere più da me ore e ore di studio certosino, per raggiungere chissà quale livello intellettuale, ora che l’università non è più un’ansia, ora che non c’è più, e a maggior ragione in questa primavera, che non ha fine e non ha inizio, come il mio desiderio e la mia ispirazione infinita per Leida, l’unica che poteva farmi passare troppi giri dell’anima infruttuosi, che non sapevano affatto portare la pace e la tranquillità… sì, c’è ancora tutta la voluttà in me, che torno a desiderare Leida come una volta avrei desiderato Alina, con tutta l’anima, con tutto il corpo, lei e solo lei, che ho provato davvero sulla mia pelle cosa significa desiderarla dal profondo, quando ho provato sulla mia pelle a cercare lo stesso piacere erotico con altre ragazze, che però non mi ridavano lo stesso, non sapevano farmi sentire quello che provo per lei, che è inspiegabile e voluttuoso allo stesso tempo… e sento ora questo languore, che mi fa scrivere come se niente fosse, e mi accorgo che non c’è come il desiderio erotico che possa mettere a posto l’anima, e tutto il resto è divagazione, tempo perso, curiosità strane, esercizi di lettura e scrittura, ma come tutti gli uomini alla fine non desidero che una ragazza, una ragazza e basta, alla quale dedicare l’anima… che ieri notte la sua risata sembrava dire proprio quello, la sua risata, che solo lei aveva vinto contro tutte le altre ragazze, contro tutti gli altri ricordi, contro ogni altra estasi dell’anima, e non servono più altri diversivi, lingue strane, studi strani, estasi alcoliche, per farmi sentire questa voluttà e questo piacere, basta davvero la sua presenza, la presenza di Leida, quattro parole, degli attimi erotici, e tutta la voluttà e il piacere e il languore si infondono in me, che non ho più bisogno di nient’altro, neanche di scritte vecchie, momenti passati, e deliri di una volta tra religioni e politica, e non mi importa neanche più di quelle mie vecchie ispirazioni passate, al limite con la follia, sarebbe certo stato divertente vedere come una volta impazzivo, solo per trovare gli anelli mancanti, gli errori, le cose di cui non mi accorgevo, l’ingenuità anche di quella scrittura, che elevava ad amore dei semplici attimi erotici goduti appieno, l’inganno dei sensi, il credere che una di quelle, Xhuliana o Alina, potesse essere mia nella vita normale, o così adesso Leida, che ieri notte mi accorgevo, mentre mi serviva con la sua arte, che in quel momento l’avrei voluta sposare, avrei voluto sposare una ragazza che mi fa provare altrettanto, quel piacere infinito, sposare il piacere e la voluttà e il languore e l’orgasmo, con una ragazza che davvero mi piace… che oggi al passare in pizzeria vedevo altre giovani coppiette con delle ragazze tutt’altro che suadenti e seducenti come lei, e mi dicevo che in questa vita non mi posso accontentare di una ragazza come tante, se non ha la stessa seduzione che per me hanno avuto Xhuliana, Alina e Leida, e tempo addietro Amalia, Katia e Xhulia, e forse anche Diana e Andra, in quel tempo di mezzo che era la fine delle scuole superiori e l’inizio dell’università, no, non posso davvero scadere e trovarmene una a casaccio, perché tanto le tipe, appunto, sono tutte uguali, no, se non c’è questa sensazione di voluttà e piacere, di languore, se durante gli attimi erotici non desidero quella ragazza come l’unica in questo mondo, l’amore in sé non può mai funzionare, e neanche l’attrazione, e neanche il piacere, e non c’è davvero fine a questi amori che vanno e vengono, a queste seduzioni, che ora appunto in questo languore vedo assieme tutte loro, tutte le ragazze passate ed amate, desiderate davvero dal profondo di me stesso, e quelle ragazze che conoscevo in università mai mi hanno saputo dare altrettanto… sarà stato anche conoscerle in situazioni diverse, in stati d’animo differenti, in serate e giornate che non sapevano di languore e abissi, ma gli stessi stupidi sguardi e parole non possono eguagliare ciò che in questi anni ho sentito, per Xhuliana, la prima forse in assoluto a farmi provare questa profondità, e poi Alina, e adesso Leida che per tanto tempo avevo creduto come una semplice ragazza di superficie, una con cui fare solo sesso, provare attimi di erotismo, mentre ieri notte mi colpiva con la sua femminilità che non posso ritrovare nei ricordi neanche in Alina, in Amalia, e neanche in quella femminilità appena appena visibile nel modo di parlare ed atteggiarsi di Manuela… si cresce, non si desidera più l’amore erotico tutto pieno di fuochi d’artificio e di bellezza da copertina di vogue come ai tempi di Katia, ragazza che sembrava uscita da una di quelle riviste di moda per tutti, una bellezza quasi artificiale, astratta, che dava al cervello, e faceva impazzire il corpo, con quei suoi discorsi pre-deliranti, tra quel suo dire che i suoi ex erano un tedesco e un ebreo, e stupidaggini simili, come il nostro sposarci, e tutto il sesso che c’era tra di noi non sarebbe bastato mai a farmi provare la profondità che ho sentito in questi anni dopo la perdita di Alina, dopo il tira e molla infinito con Leida, che ancora ritrovavo per caso, per una disperazione dell’anima ieri notte, quando sconfiggevo tutte le paure e lasciavo andare tutti i miei istinti su di lei, solo per trovare quella sua femminilità da donna che non trovo di certo nella giovanissima Isabella, e neanche nella superficiale Aleksia, e in nessuna altra ragazza albanese, segno che non era il marchio del loro paese a incantarmi, come era stato le ultime volte con Simona, con Giulia, no, era proprio la femminilità di Leida, al di là delle canzoni albanesi, delle parole albanesi, del ricordo sperduto di una Rudina al mare, era proprio tutta la femminilità di Leida a colpirmi, come anni fa era la selvaticità di Xhuliana a risvegliare i miei sensi assopiti… e ora rimango qui, con le conseguenze dell’averla perduta, di aver cercato di dimenticarla, di ripudiarla, di razionalizzarla, tra quelle lingue che sapevano del suo nome, Leida, olandese, tedesco, albanese, che non era nelle lingue che potevo ritrovare lei, neppure nella sua lingua madre, non era nei libri e neanche nei teologismi e nelle riflessioni sui massimi sistemi religiosi a poter far freno a questo istinto naturale, vero, biologico, questo istinto alla carnalità, che non si risolve però in ragazze a casaccio, un istinto che sa sia di carnale ma anche di emozionale, di attrazione e affettività, di vissuto personale, di abissi e vette, follie e depressioni, un casino totale, che nessuna ragazza aveva mai scatenato prima, con il mio eterno dilemma se vincere quelle paure, rischiare o no di tornare da lei, desiderarla e cercare di vincere il desiderio per lei, che alla fine nella notte esplodeva e mi dava questo languore che pone fine ad ogni delirio… e ora non mi rimane che desiderarla ancora, tenere vivo dentro di me questo desiderio, questo desiderio che sa d’amore,anche non corrisposto, impossibile, con una ragazza come quelle, che già mi ricordo il suo discorso di una volta, che non può più avere effetto, che è inutile sforzarsi di cercare altre ragazze se alla fine desidero solo lei, solo Leida, e sulla stessa scia si inseriscono i ricordi di voluttà di tanto tempo fa, Amalia e la prima infatuazione per le ragazze dell’est, una russa che sembrava uscita dal galaxy express, dalla rivoluzione d’ottobre, Giulia che era la faccia oscura di lei, di Amalia, con quel suo volto tartaro e un po’ orientale che anche lei sembrava uscita da vecchie steppe siberiane, mentre Katia era solo una ragazza da Vogue, con quella bellezza astratta e perfetta, da mandare su di giri e da impazzire… e come dimenticare tutta la vodka bevuta e le infinite canzoni russe quando mi godevo Diana, con quel suo corpicino tutto da gustare, come un dolce, che la vodka e la musica russa non bastava mai… e poi Andra e i tanti pomeriggi da lei, quando studiavo prima di andare alla scuola serale, e passavo il pomeriggio con lei, a volte sempre uguale, in macchina o nel boschetto, tra quell’amore trash tutto romeno, e quelle sue canzoni manele sorpassate, melodie arabeggianti, sesso da spazzatura nel boschetto, come la natura impazzita vuole… e l’epoca d’oro, quando ancora non scrivevo, ai tempi d’Amalia, Katia e Julia, quando una notte sì e due notti no andavo alla ricerca di tutte quelle principesse de’l’est, senza nessun freno, per liberare tutto l’erotismo giovanile dei miei vent’anni che esplodevano così, in una galassia d’erotismo dell’est marcato Russia, Romania, Albania, Moldavia, che tutte quelle ragazze forse ancora vivono dentro il mio inconscio, come l’epoca d’oro di ragazze che non torneranno più… e poi Xhuliana, ancora lei, che mi portava via da quei pensieri ancora un po’ troppo religiosi, dopo il fracasso del ricovero, quando mi credevo ebreo, alla ricerca del messia, ancora là a quei tempi, dove ogni sabato era fatto della messa e di una pizza con i genitori, tra i primi anni degli studi universitari, dove ero una specie di soldato dello studio, degli esami, quando impazzivo perché rabbì C. ai tempi già mi diceva che le conversioni non le faceva, e io scoprivo la bellezza di stare lì a scrivere, come Teresa mi aveva suggerito, almeno 750 parole al giorno, poco mi importava se le parole e gli argomenti erano sempre gli stessi, ma scoprivo la scrittura poetica dopo le nottati con Xhuliana, che mi sembrava finalmente di aver trovato la mia divinità, l’erotismo, il languore, le lettere, la poesia, e forse anche per stordirmi un po’ di più, dopo quella vacanza in Repubblica Ceca, l’alcol e tutta la birra del mondo, tra quelle sinagoghe abbandonate, quei musei tra Kafka e Mucha, quei bordelli che non andavo a visitare per paura di chissà che cosa, o forse perché non ne avevo bisogno, e vivevo ancora dei miei deliri post ricovero, ancora i soliti deliri religiosi, che sempre ricompaiono quando una perdita affettiva, una perdita d’amore, come era allora per Amalia, che pappone mi vietava, mi faceva impazzire, e sarei impazzito proprio su Katia, che quei deliri religiosi non sapeva fermare, sì, la religione che ricompare ogni volta che l’amore non si può riversare su una ragazza, e solo ora me ne accorgo, e non c’è più da relegare quei pensieri ad un anno preciso, come credevo che fosse il 2008, no, quei pensieri e quel modo di sentire fanno parte di me, perché mi succedeva lo stesso anche dopo aver perso Leida per una stupida multa, quando la riperdevo l’estate dopo quando pensavo fosse andata via, ed era già tanto se pensieri religiosi non si manifestavano ai tempi di Alina, che lei sì che era una sicurezza, un libero andare di sensazioni e sentimenti, senza alcun freno per la sua posizione in una città che non conosce polizia, e lì liberavo tutto me stesso, la lingua russa, la poesia russa, i miei affetti per lei, forse accecati, innocenti, ingenui, che mi perdevo nelle sue parole e nella sua musica, tra musica manele, albanese e russa, e tropo, davvero troppo mi davo alla dottrina segreta delle estasi alcoliche erotiche e musicali che avevo scoperto con Xhuliana, e tutto questo era una specie di preparazione, di stato di trance alternativo, solo per scrivere poesia su poesia, per trovare l’ispirazione infinita… ispirazione che sarebbe andata avanti per anni e per anni ancora, forse ripetendosi troppe volte, senza trovare mai nuovo materiale, nuovi argomenti, giravo e forse giro attorno sempre allo stesso argomento, l’erotismo e la voluttà, il languore, il desiderio erotico, ma non ci posso fare niente se questa è davvero l’unica materia della mia anima che mi fa essere me stesso, e sono me stesso solo quando vedo come una scia del profondo dentro me che porta i nomi delle ragazze amate, nonostante tutto, nonostante tutte le vette deliranti e gli abissi che giocavano a volte con il suicidio, con l’incapacità di adattarmi al mondo, allora in università tra tutte quelle ragazzine superficiali e quegli studenti e studentesse modello, quelle borghesine o borghesucci pieni di soldi che si permettevano gli studi in Russia, loro che quella lingua mai hanno usato per amare come io ho amato Alina fino alla follia, e ora non me ne importa neanche più di questa invidia nascosta perché la Russia era dentro me, era tutto l’amore per quelle ragazze, e neanche deliri di una Katia perduta possono più smuovermi, dopo quella tesi tutta russa che smuoveva l’apocalisse e la guerra mondiale in me, tra tutte le lingue studiate, set mentali congelati, dove la Germania era maledetta per sempre, e lei e la sua lingua e la sua storia, così come anche l’Italia, quando avevo paura di avventurarmi in altri stati mentali, al di là dell’alcol, causati da estasi linguistiche in lingue strane, una specie di patto con il demonio per tutte le lingue, che ultimamente ha riportato anche in vita il ricordo della mia età vergine, là in quella scuola di giapponese, dove la visione di Tatyana, la prima ragazza russa, scatenava in me il desiderio infinito di ragazze dell’est, facendomi dimenticare una buona volta per tutte gli studi, e aprendo alla vita e al desiderio sessuale ed erotico, che da solo può espandere la mente, e far scoprire recessi dell’anima sconosciuti, tra abissi e vette e deliri e depressioni, che però meritano di essere vissuti, come stati dell’animo da conoscere, conoscere tutte le sfumature dell’amore e dell’erotismo e dei sentimenti, degli affetti e dei desideri, che solo conoscendoli si può capire qualcosa di questa vita… e ti accorgi che ragazze come loro alla fine possono sì darti pace e serenità, voluttà, ma con loro costruire una vita ti accorgi alla fine che non è possibile, potevi forse sognarla una vita nelle tue estasi alcoliche, erotiche e musicali di una volta, in quel mondo dei sogni alla Peter Pan che era l’università, dove ancora non ti affacciavi alla vita del mondo che vuole che tu abbia un qualche lavoro per campare, abbia delle relazioni solide, tra amicizie e ragazze, e l’amore non si può costruire solo su delle singole nottate erotiche che vanno e vengono ogni decina di giorni o poco più o poco meno, e dove non ti puoi perdere nei tuoi deliri ideologici fatti su misura per contenere la seconda guerra mondiale e l’incomprensibilità di dio, dell’amore e della shoah, e tutto infatti si disfaceva, si disfaceva aprendo quel vaso di pandora che era la storia russa, che portava con sé troppi ricordi, di ragazze dell’Est, delle parole e degli attimi erotici con Alina e Katia, in quel periodo dove non sapevo più se volere o no Leida, ragazza dell’Est anche lei, albanese, che si apre una voragine tra il ricordo di quella morte e quella scoperta del desiderio erotico con Xhuliana, che forse è all’inizio di tutto questo poetare e sentire vero, e tutto prima di lei era solo un gioco erotico, una specie di piacere per non cadere nel semplice autoerotismo condannato, mentre solo lei, Xhuliana, era forse la prima vera ragazza da desiderare dal fondo dello spirito… e tutto si mescola ora, come in questa scrittura che non trova inizio e non trova fine, che tenta recuperare in poche pagine tutte quelle scritte in questi dieci anni, che cerca di contenere qualcosa che non è contenibile, tutto l’abisso e la profondità dei sentimenti ritrovati con una semplice nottata con la ragazza giusta, Leida… già, la ragazza, che già mi dicevano quando parlavo di Alina che era come se stessi parlando della mia ragazza, tra quelle sue storie di vampiri, di serie televisive, di quel suo atteggiamento sempre cangiante, impossibile da carpire e decifrare, come una ragazza che faceva della sua bellezza l’arte erotica, la seduzione, a volte profonda, a volte sbarazzina, capricciosa e con i suoi cambiamenti d’umore da far impazzire, io e lei quando le dicevo che mi ero innamorato di lei, quando senza di lei non avrei saputo più che cosa fare, e lei mi diceva che avrei trovato un’altra, che era meglio non amare, in quello strano periodo dove ero così accecato anche da Eugenia, prima che diventasse una specie di avventista fanatica… la ragazza, che non sapevo più chi fosse, quando quasi ci credevo che Eugenia sarebbe potuta diventare mia, con quei nostri discorsi in università, quel tempo passato assieme, quelle ore di lingua russa dove sembrava davvero la lingua dell’amore che studiavamo assieme, e credevo quasi alla vecchia leggenda che in università si trova la propria ragazza, si trova l’amore, si trova la relazione almeno della giovinezza… e invece, e invece no, come diceva Alina, meglio non amare, diceva, e me ne sarei accorto anni dopo, quando ormai Eugenia non la vedevo più, lei che aveva lasciato l’università, dopo la laurea triennale, io che avevo continuato nella specialistica, tutto per l’amore della lingua russa, che ai tempi condividevo ancora con Alina… anno terribile, il 2015, quando decidevo di lasciare anche Alina, perché io desideravo di più da lei, lei più di tanto non poteva darmi, era solo il suo lavoro quello di dare arte erotica, niente di più, e allora, se era solo arte erotica era meglio scegliersi una ragazza più sensuale ancora di lei, e trovavo Leida… delirio del tempo, nuova ideologia del solo sesso, ma ero ancora imbevuto della profondità di Alina, anche quando decidevo di non vederla più, e con Leida sembrava un paradiso ritrovato, il solo erotismo puro, in sé, se non fosse stata per quella multa che mi spezzava i rapporti, come una volta era successo, due anni prima, con Xhuliana, una relazione finita così, sul nascere, sul nascere del desiderio, della carica erotica, e lo stesso succedeva con Leida… e mi tuffavo nel passato, nel passato recente, in quelle ore di studio di lingua russa in università, con Eugenia, quei momenti d’oro con lei, e decidevo di andarla a ritrovare nella sua chiesa avventista… illuso che non ero altro, lei ormai imbambolata tra tutte quelle teorie e pratiche religiose, io che reggevo per un po’, qualche mese, anche mezzo spiazzato qua e là tra quella palestra di taekwondo che decidevo di frequentare per dimenticare Alina, quando avevo smesso di vederla, quando volevo una volta per tutte disintossicarmi dalle estasi erotiche, alcoliche e musicali, da quella vampira che stava diventando Alina per me… e ritornavo da Eugenia, ma era pura illusione, pura illusione religiosa e spirituale, ricordo ancora la notte dove la mia anima si ribellava ed evocava dal profondo Leida, l’amore erotico sopra di tutto… poesie sperduti, amori persi, amori desiderati, gli ultimi anni di università senza trovarsi davvero a proprio agio tra quei compagni e quelle compagne, nessuna più mi ispirava, provavo anzi odio per loro e della Russia, senza più Alina, non sapevo più che farmene, era quasi diventata una maledizione, e nel mio piccolo cominciavo a riaprire il vaso di pandora di altre lingue, albanese, tedesco, olandese, e sarebbe andato avanti così, per altri mesi, fino alla fine di tutti gli esami, la fine della lingua russa, dopo Alina, dopo le ore con Eugenia, dopo l’università la lingua russa si riversava solo sulla tesi che non sapevo più a chi la stessi scrivendo, se a me stesso, a Katia, ad Alina, a Eugenia, non capivo più cosa c’entrasse la Russia in me, ora che forse solo Leida mi teneva assieme e lì sarebbe nato il fracasso, il delirio, la follia, l’irrazionalità e il non senso, perdere Alina, desiderare Leida con tutta la follia del mondo, non capire più dove andava avanti la mia vita, cosa fare, cosa scrivere nella tesi, cosa fare dopo, e ricordo ancora quelle ubriacature dell’estate appena passata, dell’abisso depressivo per Leida, Alina, l’università che finiva, la tesi che non sapevo più a che cosa fosse dedicata… i deliri religiosi, sprituali, politici, ideologici, Leida che non mi bastava più, quel suo discorso quella notte dove fallivo, per lo stress, come diceva lei, per la pressione, per l’inconoscibilità del futuro, la mancanza di una cornice futura, senza più università, senza più Alina, senza più Eugenia, con quelle ragazzine d’università che desideravo di un desiderio spento, infantile quasi, ingenuo, e che in fondo non potevano darmi indietro niente… quanti deliri, quanta poesia buttata via di quegli anni d’università e di scuole superiori che tenevano ancora tutto assieme, tra deliri solidificati in ideologie, pozzi neri che alla fine eruttavano abissi e peci dell’anima, vasi di pandora scoperchiati, lingue che si mischiavano, deliri linguistici che si credevano spirituali ma erano solo voci demoniache, l’apocalisse e il delirio, i vasi di pandora scoperchiati… e poi il giorno della laurea, che neanche mi sembrava vero, cosa mi rimaneva, cosa restava di quegli anni? Eugenia non c’era più, neanche Alina, che ricordavo invece i giorni della mia tesi triennale, in quel periodo tutto alcolizzato di me stesso, dove pensavo solo agli studi universitari, alla lingua russa con Alina, ai momenti erotici, all’alcol, all’amore, ai momenti con lei, alla musica, che lei sarà sempre legata come uno spirito a quella tesi sull’Albania della triennale, e invece, alla fine della Russia cosa c’era, alla fine della tesi sulla Russia? Un casino, un casino che aspettava solo di essere riordinato, e se non fosse stato per il ritorno di Alina forse mai più avrei recuperato quella lingua russa in me che avevo deciso di esiliare dallo spirito, quel me stesso impazzito che rinsaviva, al ritrovarla per caso in una nottata come tante altre, lei che portava via i momenti russi che mi avevano rubato anche Stas, Dmitrij e Larisa, quegli ucraini che facevano lavori in casa, quel disorientamento che provavo, ma io perché amo la Russia, perché? E la risposta una volta sarebbe stata Katia, Amalia e Julia, mentre ora tutto si riversava su di lei, su Alina, anche quelle due notti fuggiasche in cui la ritrovavo per caso, tra dicembre e gennaio… e poi, pensare di recuperare tutto ciò che avevo perduto, il rapporto con Alina, sognare ancora un paradiso che non poteva più essere, ora che le estasi alcoliche, erotiche e musicali erano finite anche per lei, ritrovarla una notta, parlare di Leida, dell’Albania, di come mi ero perso ancora, come già le avevo detto, cosa avrei fatto dopo di lei, mi sarei davvero perso, e infatti mi ero perso, mi ero proprio perso, da impazzire di nuovo, come nel 2008, i soliti deliri linguistici, politici, religiosi, un nonsense generale, uno sbalzo di umori senza fine, senza mai trovare l’ultima parola, l’ultimo pensiero, che alla fine si dissolveva solo in tutto l’abisso e l’amore per Alina… Alina, che avrei rivisto una notte, l’ho già scritto, salire e scendere da una macchina all’altra, come in una catena di montaggio, e impazzire di nuovo, ridesiderare di nuovo un’utopia che fosse fatta di solo sesso, e ritornare da Leida, scoprire Isabella, Anna, Ana, Simona, Aleksia, Estrella, puttane su puttane, che mi dicevano, in altri contesti, non andare, diventi matto, eppure perché, perché una volta l’erotismo mi salvava e ora mi faceva impazzire, perché i conti non tornavano più, deliri su deliri, di nuovo, libri e lingue che non stavano assieme, ore di lavoro che mi insultavano, insultavano i miei studi, un lavoro come un altro, senza aver cambiato niente in questi dieci anni di studi, avendo rimosso tutte le ragazze e tutti gli affetti di questi anni, il solito errore, fare tabula rasa, avere l’impressione di ricominciare da zero un’altra volta, dimenticando le ragazze prima nella mia vita, tutte le esperienze e le conoscenze accumulate, altri deliri su deliri… e così andava avanti, fino all’ultimo mese, senza lavoro, troppo perso fino al delirio in cose da studiare, forzature dell’anima e dei pensieri, i soliti deliri, e non avere più cosa desiderare, una ragazza da desiderare, qualcosa e qualcuno di preciso, il disorientamento totale, che neanche la poesia di una volta, quella scritta per Xhuliana, Alina e Diana, per Leida, neanche quella poesia poteva più salvare, perché erano di più i discorsi deliranti che tutto… la fine dei diari, bruciarli del tutto dalle pagine virtuali, se c’è qualcosa di questi dieci anni rimarrà dentro di me, e lo farò rifruttare, come sto facendo ora, inseguendo la scia di voluttà e languore ed erotismo… che solo il desiderio erotico, ancora una volta, in nome di Leida, l’altra notte, poteva far ritornare l’anima, con la lingua russa che stamattina si risvegliava di nuovo con la presenza di Stas, con il ricordo di Alina, e tutta la scia che parte dall’epoca mitologica ormai di Amalia, Katia e Julia, fino al risveglio e alla comprensione con Xhuliana, che avrebbe spalancato le porte ad Alina, ai tentativi illusori con Eugenia, all’utopia erotica con Leida che alla fine si dimostrava amore tale e quale, profondo allo stesso modo che ai tempi di Alina, di Eugenia, la stessa profondità dell’anima, che le utopie erotiche erano invece Estrella, Isabella e Aleksia, e altre come loro… no, non si scappa da qui, da questa scia di profondità erotica e voluttuosa lunga dieci anni, è questa la mia ispirazione infinita, è questa, e in questa scia mi perdo solo per ritrovare me stesso…

Лейда…

Что со мной происходит ещё раз? Стас дома, и где проблема? Он работает, и я? Думаю, думаю ещё раз об Алине, и всё… я ещё раз чувствую себя другой человек, как в этот раз, когда она появилась ещё раз, неожиданно… мыслы по-русски, что я больше не понимаю, кто я, тот, человек, который вчера ночью не мог уснут, потому что религиозные мыслы штурмировали во мне? И почему я думал об Украние, в том мире, где суки приглашают Костанцо, чтобы посмотреть порны и трахать? Я делал то же самое, смотрел порны в ВК, чтобы уничтожить эти мешающие и сумашедщие мыслы о религии, порны, порны, порны… что я стал дрожать и думать о Изабеле, что мне делать?! Что мне делать?! Секс и только секс, и у меня были деньги, случайно, и решил выехать, купить сигареты, водить машину по улицам, даже если возбуждение так силное не было, мне наплевать, подумал, я хочу секс и только секс, меня эти религиозные мыслы тошнит! И водил машину и решил, только одна девушка могла меня удовлетворить: Лейда… она была там, как всегда, по-телефону разговарывала, с кем я не знаю, были также другие девушки: полная, новая и глупая Алексия, мне наплевать на всё, и полиция, и Изабела и эти три другие, я знал, что я только Лейду, только её хотел… и страх, что я? Что был? Еврей, который боится полицию, как будто она нацисты? Это что? Боится отцом? Боится штраф? Нет, хватит с этой ерундой! Сила любви была силнее чем все страхи и парковал машину ближе её, пока ждал, что она ко мне приходила… и она, Лейда, приходила… “Ciao! Come stai? Tutto bene?” “Sì, tutto bene…” и во мне слушались мыслы торжественные, как будто я первый раз видел её и решил быть вместе с ней, почему так бояться?! Почему?! Почему не преодолеть страх?! И все эти безумные мыслы, что я даже не хочу больше их называть?! Она была рядом со мной, что я уже не помню, когда был последный раз… “Andiamo di là!” “Dove? A destra?” “Sì, là c’è quella là, mi sta sul cazzo!” “Cos’è? Nuova?” “No, mi sta sul cazzo…” “Cos’è? Russa?” “No, albanese…” “Ah, albanese anche lei…” и я чувствовал всю её ревность к этой девушки и почти улыбался, но не стал, и думал как все эти дорожные девушки ненавидят друг друга, для одной кусочки тротуара, что это словно война, война для клиентов, для красоты, для соблазнения, и заметил, наконец-то, как Лейда эту войну во мне выгрывала… “Allora, come va il lavoro?” “Queste due settimane non ho lavorato, ricomincio settimana prossima” “Eh, è così, il lavoro… cosa dobbiamo fare…” “Eh sì…” но я в горле не знал, что чувствовал, желание, чертовое желание, что я даже не умел найти слов, найти мыслы и рассеял все эти идеи о мессии, о чистоте души, и концентрировал только о сексе… “Andiamo di lì!” в паркировке, где один фургон стоял, я нашёл скрытное место, чтобы насладиться Лейдой, и мы остались там… “Spengo il riscaldamento, o hai freddo?” “No, spegni pure, che tanto non fa freddo…” и я безнадежно раздевался, и боялся, что нет силы во мне, чтобы насладиться с ней, безнадежно стал трогать мой член, и где была инспирация, где была?! В эти порны? Нет, инспирация была рядом со мной, была только она, только Лейда, которая начинала нежно трогать меня и я её, её ноги, её черную одежду, и боялся смотреть в её глаза ещё раз, чтобы не влюбляться, но уже поздно было, когда думал об этом, и я мог только признаться, в конце всего бреда, что я её люблю… её нежный голос, её нежные слова, что я даже их больше не понимал, потому что падал в глубине души, и её голос от глубыны вылетала в мой дух… я дал ей деньги, несмотря на всё, не были важны, важно было и есть моё чувство к ней… и потом… потом… эротическое её исскуство, ртом, моё наслаждение ласкать её тело, её волосы, её эротическое исскуство… и я насладился, как никогда, девушка, которую я люблю ещё раз была со мной… рай… рай… рай наслаждения… “Ecco fatto, era da tanto?” “Eh, sì, era da tanto sì, e poi, come te non fa nessuna…” “Ma smettila…” как она, никто, как её я никого сейчас не желаю, наверное только Алину, но её уже нет, Алина и Лейда, девушки любви… “Eeh, oggi è venerdì, chissà se passa qualcuno, se si ferma…” “Cos’è? C’è poco lavoro?” “Eh sì, di solito di venerdì e di sabato passa qualcuno, ma se non si ferma… e poi di solito c’è più gente il venerdì…” “Ti je vajza pa pun!” “Vajza pa pun, vajza pa pun, vajza pa pun…” что её голос не знал, что она искреннее имела в виду, прошлое? Когда она стала проституткой, или теперь? И эти два слова, pa pun, pa pun, это «ё», которое произнослиа она было совершенное, эти два слова были болшебные, pa pun, без работы, но на итальянском звучат как сутенёр… сутенёр… сутенёр… я… который мечтал бы советовать Лейду всем, потому что она богиня любви и секса, которая все духовные болезни лечит, что если бы я был её сутенёр, который её любит?! Что если бы было действительно так?? Мечта, мечта о криминалной любви… с Лейдой… “Sì, senza lavoro, di venerdì, cosa ci puoi fare, questa è la vita…” “Shum i keq” “Mmh, hai detto, molto cattiva…” “Ah, no, come si dice, che non va bene… non va giusto?” “Nuk eshte mir…” Nuk eshte mir…” и наслаждался эти албанские слова, как никогда, что я опять жив чувствовал себя… её женственность, которой у никого нет, только она поистине девушка и женщина блондинка, красивая, женщина, что я забываю мечты Амалии и Мануелы, и только она, Лейда, была моя любовь, моя эротическая мечта, что ни Эстрелья, ни Изабела, ни Алексия, ни Симона, никто не может выполнить… только она, только Лейда… “Che adesso ti ricordi, nuk eshte mir, ma poi ti dimentichi, anch’io quando mi dicono le parole straniere all’inizio mi ricordo, poi dimentico…” я не забуду, подумал я, не забуде албанский, албанский с лейдой… “E perché non si allaccia questo giubbino?” её чёрная жилетка… “Cos’è? Non si allaccia?” “No, che non c’ho voglia di andare a casa per cambiarlo…” “Abiti ancora qui vicino?” “Sì… ma se vado a casa non torno più…” “Non torni più…” и мы были уже в машине около её места работы, и я остановил машину… “Vabbene, ciao, naten e mir!” “Naten e mir” “Ahaha” “Ahaha” и она смеялась, и я как эхо засмеялся, и она смеялась, как будто заметила, что она выигрывала войну любви против всех, и это была правда, она выиграла войну любви против всех… и только её лицо сейчас во мне… её голос… её нежность… её любовь…

E poi la notte, la notte, che doveva essere davvero buona, come non mai, con quella sua voce, la sua bellezza, quel volto che alla fine guardavo, fotografavo con l’anima, il suo profilo, lei, di fianco a me, la sua bellezza e la sua arte di sedurre, il suo augurio notturno che in altri tempi mi sarei dato all’alcol infinito, e invece mi bastava l’ebbrezza di averla ritrovata, insieme alla musica della notte, quella musica albanese che non sentivo da tempo, così in sequenza, senza fine, una canzone dopo l’altra, con in mente solo lei e la sua bellezza, Leida, che tanti pensieri stupidi e irrazionali andavano via, la mia fissa ebraica, tipica di quando sto male, di quando non ho nessuna da amare, tutti quei discorsi sul messia, sui sentimenti, il mio controllo dei pensieri e delle emozioni, tutto si sfaldava per lasciare spazio a questa nuova ondata di sensazioni e sentire, che niente li poteva più contenere, e l’immagine di lei e della sua bellezza, della sua arte erotica, vinceva contro ogni porno, ogni discorso, ogni teoria, ogni libro, ogni paura, ogni inutile oggetto simbolico piazzato qua e là, per ricordarmi poi chissà che cosa, tutte le parole albanesi, tutte quelle russe, che lei, insieme ad Alina rappresenta ancora tutto l’amore che ho per quelle ragazze, che nessun’altra poteva intromettersi, nessun discorso, niente, e anche le pagine perdute dei miei diari non avevano più senso, e aveva senso solo quella sensazione d’amore erotico, una ragazza da amare, da sentire vicina, Leida, che niente la può fermare, e tutte le paure erano vinte, e desideravo solo rivederla, rivederla ancora, quando sarò di nuovo pieno di erotismo da riversare su di lei… e ora questa giusta sensazione di languore mi avvolge, diventa tutta me stessa, che non ho più paura di leggere quei libri strani, quegli altri articoli, quelle altre lingue, finché c’è Leida in me, che non capivo più come potevo essermi perso per la stupidità di Aleksia o Isabella, e tutta la profondità si nascondeva ancora in lei, in Leida, che avevo cercato di estirpare dall’anima, solo per stare male, e di colpo lei mi guariva con la sua sola presenza, con la sua arte erotica, che solo ora mi sento davvero salvo e me stesso, al di là delle preghiere, delle teologie, degli psicologismi, di ogni discorso che non stava in piedi, e senza amore sono davvero un uomo folle, un pazzo, un pazzo che può solo rinsavire grazie a lei, grazie a Leida, e non ci sono storie… quanti deliri ieri mentre credevo di essere arrivato al punto di capitone dei miei deliri, mentre quello era solo un altro delirio tra i tanti, quel maledetto messia che la notte non mi dava pace, che se non ci fosse stata Leida sarei qui ancora ad impazzire, a scervellarmi per delle cose senza senso, e solo l’amore per lei ha saputo vincere… e la notte andava avanti così, con questo rendersi conto di queste cose, tutti i pensieri negativi andavano via, ed ero immerso nella voluttà e nel piacere di lei, e la musica andava avanti e andava avanti, fino all’infinito, nella notte stellata dove solo Leida poteva avvolgere tutto me stesso… che rimane solo il suo nome, Leida, e la voce dell’anima che ancora sa della lingua russa di Alina, sensazioni che nascono solo così, che si esprimono solo così, e ora la lingua italiana, albanese e russa si mischiano, come una volta, come ai tempi di Alina, le prime volte che uscivo con Leida, e di loro due ne faccio davvero la voluttà della mia anima, quella che non impazzisce più, e si rende conto che solo l’amore erotico può andare al di là di tutto, e tutto il resto è facezia, delirio, rimuginazioni senza senso, e solo la voce calda di Alina, quella voce calda di Leida, mi hanno portato quella pace dei sensi, quella voluttà dell’anima, quella profondità che non sentivo più da tempo, e anche se tutte le pagine di una volta, disperse, che parlavano di questa voluttà, non ci sono più, solo ora posso sentire che i sensi vanno oltre le parole, i ricordi, le scritte, i pensieri trovati nei libri, e solo con l’emozione, con l’amore erotico posso sentirmi a posto, desiderando ancora Leida, altre notti, altre notti ancora, con tutta la voluttà al di là di tutto…

 

Messia…

Il problema del messia nell’ebraismo, non è quello con i capelli lunghi e la barba che fa segni strani con le dita, e allora chi è? Non c’è, non si può nemmeno raffigurare, e allora chi è? Bella domanda… a chi ti ispiri per essere te stesso? Non c’è risposta, per me, qualcuno potrebbe rispondere Obama, Berlusconi, Putin, Erdogan, o perché no Hitler, Stalin, Mussolini… figure politiche… e il messia ebraico ha qualcosa di politico, come quel Barabba che voleva la rivolta contro i romani, o Bar Kochbà, o altri… figure politiche… uomini che con le loro azioni dovrebbero portare la pace nel mondo… non c’era Gandhi, non c’era il Papa a predicare la pace? Difficile ispirarsi a figure così nella vita di tutti i giorni, figure debolucce, che mal si adeguano allo sforzo di essere un uomo in questo mondo di sciacalli e bestie… e allora chi? Difficile rispondere, chi essere? Essere un uomo… cosa vuol dire essere un uomo… domanda che i miei trent’anni mi impongono, non essere più un giovane ventenne, ma non essere neanche un quarantenne, sposato, padre di famiglia… che quando vedo i ragazzini e le ragazzine mi dico: “Potrei essere loro padre”… il padre, il mio, quello che adorava Hitler e Mussolini, quello che si guarda “Quinta colonna”, che forse è un po’ leghista, ignorante, ma pur sempre padre di famiglia, il padre… non si diventa padri dopo una scopata e basta, così si dice, c’è un lavorio dell’anima dietro, diventare padre, diventare adulti, educatori… “How many roads must a man walk down before you can call him a man…” cantava qualcuno… difficile trovare la quadratura dell’anima per me, sono laureato, ma ciò fa di me un uomo? Ho trentanni, e ciò fa di me un uomo? Evidentemente non basta, trovare delle figure di riferimento, capi politici, spirituali, artisti, uomini dello spettacolo, la psicologia li chiama “Garanti metasociali”, il problema, l’ebraismo, il messia, una figura sempre vuota, da riempire, che nega ogni garante metasociale e metapsichico, una figura che non c’è mai, irrappresentabile come Maometto, il profeta di cui non si può avere immagine, eppure il mondo arabo è pieno di gente che si chiama “Muhammad”… il messia, una figura vuota, che forse, a un certo punto, si può riempire solo con la propria immagine allo specchio, arrivare a un punto con tutti quei miei pensieri, tutte quelle figure a cui ispirarsi, tutti quei pensieri alla fine sono dentro me, ma… il messia… arrivare a essere adulti, il messia… non doveva portare la pace? Come? Che ogni volta questo delirio si conclude con una specie di barzelletta: “Ah, è arrivato il messia!” “Dove?” “Come? Non l’hai visto?” “No, e poi com’è che è arrivato se c’è ancora Hezbollah, Hamas, Al-Qaeda, l’ISIS, l’antisemitismo, l’odio nel mondo?” “Ah, è vero, mi ero dimenticato… beh, lo sai che noi ebrei abbiamo problemi di memoria…” si ritorna alla Shoah, all’incomprensibilità della questione, dell’evento storico, impossibile comprendere, un po’ come l’amore, un come Dio, “Se lo comprendi non è più Dio” scriveva Sant’Agostino… e nascono deliri teologici, quale fede è giusta? Perché la Chiesa Cattolica ha una così lunga storia di antisemitismo? Perché Pio XII tacque? L’odio per la Chiesa Cattolica, per l’Italia Fascista, un messia che si vorrebbe vendicare, invece di perdonare, come perdonare? Immaginiamo un messia capace del perdono, le disquisizioni teologiche lasciamole a Ratzinger, ai rabbini, agli imam, a chi si occupa di queste cose… la Shoah… il delirio… l’impossibilità di comprendere questa mia italianità che mi sta stretta… io, italiano, discendente di fascisti assassini, cattolico con 2.000 anni di antisemitismo cristiano alle spalle, come fare pace con tutto ciò? Fare pace, appunto, imparare a non vendicarsi, a venire a patti che molta gente italiana, un po’ ignorante, come mio padre e la sua cricca, vedono in Mussolini l’uomo a cui ispirarsi, e io? Mai e poi mai me lo permetterei, così come quella frase di mio padre quand’ero piccolo: “Hitler ha sbagliato solo una cosa: doveva sterminare tutti gli ebrei!” anatema, maledizione sull’Italia, sulla Germania, sul Giappone! Per sempre! Adoriamo Stalin, lui sì che l’ha messa in quel posto a Hitler e Mussolini, oppure adoriamo gli americani… la nascita dello stato di Israele… che però David Ben Gurion si comportò da uomo nei confronti della Germania, nessun rancore, nessuna sete di vendetta, al contrario di Begin e della destra israeliana, riparazioni economiche dalla Germania, questione chiusa… che poi sulla storia di Israele e del sionismo ci si potrebbe perdere, questione non risolta, anche oggi, in corso… messia… che mi appare solo un politico degno di rispetto: Netanyahu… messia… che io però non sono ebreo, ufficialmente sono cristiano cattolico, e qui torna il conflitto, Pio XII e la lunga storia di antisemitismo, epperò Papa Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco, non hanno forse visitato la sinagoga e Israele? Il filosemitismo cristiano del XXI secolo… questione risolta… sono italiano… come difendersi dal ricordo del fascismo e da certe simpatie hitleriane e mussoliniane dell’ambiente di mio padre? Forse è semplice, basta ricordare i partigiani, cattolici e comunisti e liberali che hanno liberato l’Italia, ecco forse un mito da salvare: i partigiani… in effetti allora ci sono delle figure che salvo, non è tutto un delirio nazista, una ricerca senza volto di un messia di pace, c’è ancora qualcosa che mi tiene assieme, la volontà di pace, di solidarietà, di fratellanza… questo in fondo sono io, che a questo punto potrei dire di essere un cattolico di sinistra filo-israeliano, senza più i sogni giovanili di collettivismo ed economia pianificata alla sovietica, alla Stalin, ma fautore del libero mercato e del libero commercio… cattolico, dicevo, con tutti i  problemi del moralismo cattolico, in particolare la morale sessuale, e qui il delirio ricomincerebbe… dove trovare una religione che dia libertà alla sessualità? Difficile da trovare, e allora forse è più vero che sono laico, che salva però molti motivi religiosi, la fratellanza su tutti, al di là di certe retoriche contemporanee xenofobe e populistiche, già qui una religione non la trovo, trovo solo ideali politici, umanitari, lo Stato come garante delle libertà individuali, la dichiarazione dei diritti dell’uomo, la libertà, la libertà al di sopra di tutto… che solo così posso vivere e giustificare la mia libertà sessuale e che forse in paesi democratici come l’Olanda e la Germania la prostituzione è legalizzata? Discorsi complessi, che ci distanziano dal nucleo iniziale, il messia, l’identità religiosa, nazionale, politica… messia… la difficoltà di definirmi… lasciamo aperte le porte… e la domanda fondamentale: cosa vuol dire essere uomo? Avere trent’anni, sapere chi si è, cosa si vuole, cosa farmene dei miei studi, sentirmi un po’ uno scolaretto, un ebreuccio di una volta, con tutti questi studi letterari e politologici, culturali, non essere di certo un uomo, come mio padre e la sua cricca, venditori, tecnici, manovali, uomini pratici e di azione, no? Una specie di ebreuccio letterato dalle mani raffinate, un po’ politico, come quei pezzenti che ci governano, così dice vox populi… dove trovare un riferimento? Chi essere? Cosa volere? E’ già tanto aver messo per iscritto il mio delirio di sempre… messia…

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore…

Gv 14:27

Mettiamoci l’anima in pace…

Apocalisse in corso, che la Shoah la comprenderebbe solo papa Ratzinger, se solo non avesse lasciato, che quel libro israeliano mi ha mandato a male, vedi alla voce amore, che non so più quali libri leggere, tre libri alla volta sembrano un po’ troppi, come quel mare della fertilità, quei fantasmi e quel libro israeliano, che ogni volta che penso alla Shoah e cerco di capirla è un inferno perché non c’è modo, e non so se tutto questo è causato dal ricordo di Katia, dalla dipartita di Leida e Alina, da quelle ragazze russe su VK che vendono il loro corpo agli sguardi assetati di erotismo, e non mi riprendo quasi più se non che ritorna la carica erotica che pensavo perduta, e forse dovrei smetterla di pensare così tanto, di impormi così tanti libri e lingue da sapere, che dovrei uscire dall’Occidente e dall’Europa e non so neanch’io se la Shoah è meglio dimenticarla, come vorrebbero fare certi israeliani, o non dimenticarla, come vorrebbero i rabbini, e non si può continuare a combattere con il rimosso che stamattina andrò in biblioteca a riprendere quel libro israeliano che ieri consegnavo e mi darò solo quella lettura, tra le tante altre lingue, e al massimo in inglese Yukio Mishima, così, senza limite di tempo,e i libri italiani potranno aspettare, visto che ormai ho fatto pace con l’Italia che non ha una grande tradizione di antisemitismo per fortuna, e già bastava papa Giovanni Paolo a ricordare la Polonia e i suoi errori, e così Ratzinger la fine di ogni delirio, lasciamoli a loro certi pensieri teologici e conseguenze storiche di Dio, che non so più come pregare e ogni volta che penso alla Shoah ci sono diversi esiti religiosi perché la chiesa cattolica è colpevole e quindi non la posso pregare, ma neanche l’ebraismo e l’islam che sembra una religione di pace si convoglia nei bahaì e poi nella pace dell’anima predicata dai buddhisti e non c’è fine a questo delirio, se non forse cercando di mettere assieme tutti questi pensieri davanti a un romanzo scritto meglio che non le mie divagazioni e David Grossman in questo periodo potrebbe funzionare proprio come una libro terapia, che è inutile cercare di scappare in Giappone là dove non si sa neanche molto bene della Shoah e dove il quadro e la cartina dell’anima è spostata ad Est dove certe atrocità mondiali si sono fatte sentire ma non così tanto, e i comunisti cinesi ce l’hanno ancora con il Giappone che non si finisce mai di fare guerra nell’anima e allora forse è meglio un messia spirituale che porti la pace prima di portarla nel mondo e devo venire a patti con tutto questo caos dentro di me che non si può dire e oggi salterò anche la visita a Maria Teresa che non può capire e solo con i libri mi posso curare non recitando personaggi che non sono miei e in questo periodo non ho bisogno di lavoro ma davvero di fare pace e ordine nell’anima che gli idoli della notte ieri crollavano Era Istrefi che sembrava la fine di tutto, una ragazza, che non può portare pace invece, che solo ti può fare ammattire di più con le sue pretese erotiche, le sue voglie i suoi pensieri, la sua ignoranza, che riesumare l’aquila era un ritorno del vitello d’oro, il dio del piacere erotico che non può salvare, non può dare pace, ma dà solo più caos, e ci si deve forse abituare ad una vita dove il piacere erotico non può essere tutto, ma forse dovrei ristabilire e creare relazioni e contatti, relazioni umane e sentimenti da scaricare su persone, essere curato e curare gli altri, che solo con il demone dell’erotismo non si risolve niente, ci si elettrizza un attimo come per dimenticare, ma poi se la tua vita è vuota di relazioni, come invece non era ai tempi dell’università, si rischia di cadere in un inferno senza fine, e mi mancano quelle battute tra compagni e compagne in università, ma non sento nostalgia, per fortuna, di quel periodo universitario dove il tempo era segnato dall’attesa degli esami, che dava sì una cornice, ma faceva stare in ansia, e ora che il tempo è aperto e non si sa la fine quando sarà tutto si riversa in me come un’apocalisse che non so quando il tempo finirà, se allo scadere del prestito dei libri, sul finire della settimana, che non si sa più neanche in che giorno finisce, o quando moriranno i miei, o mio padre, o mia madre, e quando il lavoro non ci sarà più, o forse alla prossima intervista con il dottore, o al prossimo incontro infruttuoso con Maria Teresa, o quando la carica erotica tornerà davvero al di là delle ragazzine russe su VK, che tutto è un grande idolo del tempo, e dovrei solo imparare a fare pace con me, con il mondo, con la storia, e non perdermi più in studi che si scagliano da una parte e dall’altra solo perché la Shoah mi fa impazzire e cos’è la Shoah se non il crollare di ogni sentimento d’amore, il disamore, non avere più ragazze da amare, che si vive nell’odio, nella politica dell’odio, nella storia, che forse però è meglio avere tanti libri che ti portano indietro ad epoche passate così magari la smetti di pensare al populismo di destra alle notizie in quattro o cinque lingue che parlano solo del presente e della politica internazionale, che è meglio uscire da questo mondo chiuso in sé che diventa un loop infinito, e non sai neanche che fartene di quell’immagine di quella ragazzina di ieri che leggeva un libro su San Francesco in biblioteca, che pensare che solo due giorni prima volevi farti monaco in un monastero francescano perché non sopportavi più i rumori del mondo, ma poi le ragazze russe sexy su VK ti hanno fatto capire che al mondo ci sei ancora troppo legato, così come quel rapporto con Isabella che per fortuna ha fatto rinascere la carica erotica, e pensare che un solo libro sulla Shoah, un libro israeliano, ti possa portare via la libido è qualcosa che non è scientifico e che non sta in piedi, e i miei deliri, diceva il dottore, sono molto ricchi, che però non devono sfociare in stranezze, ma solo nella pace dell’anima, senza delirare più e odiare l’Italia, che qualche altro libro italiano potrò tranquillamente leggerlo, quando imparerò a non sovraccaricarmi di interessi e di letture, e devo capire che le lingue mica scappano, programmi televisivi ce ne saranno sempre, così come notizie e libri, e devo solo fare la pace, e non disperdermi ancora di più che il dottore comunque lo diceva che mi sarei disperso nei libri senza lavorare, ma non so cosa fare sul lavoro, che non mi stimola più, e lavoravo solo per avere i soldi per andare da quelle ragazze, che alla fine era un delirio erotico che non trovava pace, e devo solo imparare a fare la pace nell’anima, senza pregare divinità astruse, fare infiniti salamalecchi, che tutto è un delirio sul sesso, l’amore e la morte, la shoah e la religione e la storia e le lingue, che una volta credevo di fermare tutto concentrandomi su altre scritte, per tenere impegnata la mente, mentre in italiano tutto si sfalda, e ormai ascolto e vedo simili deliri senza neanche più farci troppo caso, convinto che alla fine la pace arriverà, e tutto è un pozzo senza fine di ricerche, che non c’è sosta e non c’è pace, e non so neanch’io allora se mi conviene prendere quel romanzo israeliano, ma forse è meglio di sì perché altrimenti mi scimmierei con mille articoli in albanese, tedesco, olandese, russo, inglese, chissà perché poi, per dimenticare, per non venire a patti con questa storia irrisolvibile della Shoah che cento libri di teologia non basterebbero, diecimila puttane che mi facciano dimenticare Alina e Leida e Katia, e rimane solo Isabella da desiderare, senza troppe storie, o forse rifarsi la vista con altre ragazze russe su Vk che per fortuna risvegliano l’eccitazione erotica e fanno calare l’intellettualismo esasperato, e non serve disperdersi in Giappone, va bene per leggere l’inglese certo, che ormai non penso più a che lavoro potrei fare, ma penso solo a fare la pace in me e a non impazzire, e sono stufo di parlare di me, di pensare a me, ma anche di perdermi nella storia, e quel libro giapponese va bene ma non mi soddisfa, ho bisogno di qualcosa che tenga più impegnata la mente, e quando mai ho smesso di leggere in lingua, solo per lo sguardo non comprensivo di Maria Teresa e le parole stupide di Isabella, che forse era meglio quando mi tenevo in pista così, e c’è un’infinità di cose da sapere, ma prima di tutto mettiamo la pace, che non sono ebreo che la mia divinità assomiglia allo studio, ma un po’ sono fatto così, anche se bibbia corano talmud hadith misticismi cabbale e spiritualismi non fanno per me, ed era ora di smetterla con quell’ideologia di un libro italiano per forza, per fare la pace, già bastano i papi e sapere che hanno visitato le sinagoghe, e già è pace basta con ‘sta storia che solo perché non trovo più nessuna ragazza da amare sto davvero male, e non c’è soluzione nel lavoro, ma solo nello studio e nella lettura, forse in qualche uscita per distrarsi un po’, così come mi distraggo con quelle ragazze russe su VK che mi rifanno gli occhi dopo che li avevo accecati troppo per colpa di Leida e Alina, e il ricordo di Katia ritorna per darmi pace, una storia finita, una storia di sesso e d’amore, che basta con i neologismi, con scegliere la religione giusta, che tanto non c’è fine, è tutto un disturbo d’umore e di emozioni, di affetti, la Shoah che diventa il tema migliore per non pensarci troppo e un tempo avrei delirato ancora di più trovando degli esiti malati e deliranti, religioni strane, credenze strane, odio ideologico per l’Italia o per la Germania, che già David Ben Gurion sapeva gestire quando accettava le riparazioni dalla Germania e non si comportava con una mentalità da tribù, ed è ora di fare pace, di non odiare più, di non prendersela a cuore, che confondo la mia vita privata, i miei sentimenti, con i deliri storici, e i libri e le lingue da leggere sarebbero infinite, che tanto non scappano mica, ed è allora ora di fare pace, e non pensare più a chissà quali soluzioni, mettiamoci l’anima in pace…

Sbalzi d’umore…

Sbalzi d’umore, come sempre, esaltazione di ieri sera che dovevo sfumare con un po’ di musica, a casaccio, albanese, araba, non ha importanza, perdermi ancora nel cercare di definire me completando le caselle esistenziali dei social network, andare fuori di testa, nell’esaltazione… cercare di recuperare la sanità mentale guardando alcuni post di rabbì C., del gruppo di ebraismo culturale, trovare là la razionalità perduta, scoprire la vergogna di aver postato simili cavolate, di non avere un volto vero nel profilo, ma solo un avatar, cercare di metterci la faccia, come se fossi occhi negli occhi con rabbì, cercare di presentarmi come una persona seria… recuperare dagli archivi la foto che mi aveva fatto mio padre quando ero in Albania, la foto del profilo, in quello sguardo c’era tutto, come in quella foto, non sono ancora da solo, per ora, c’è ancora qualcuno che mi mantiene, che forse mi vuol bene, nonostante tutti i miei difetti e questa mia malattia che mi impedisce a volte di fare una vita normale, di vivere un’interiorità che non sia sfalsata, esagerata, ogni volta ai limiti, agli estremi… non poterne più di questi sbalzi d’umore, che ieri a mezzogiorno mi sentivo pronto per fare la vita monastica, e nel pomeriggio invece sognavo solo Isabella e pensavo a lei come al pensiero definitivo per stare bene, al delirio di quella macchina che passava con la bandiera albanese sulla targa… l’aquila, guardare i pensieri dall’alto, andare oltre i pensieri che nascono dagli sbalzi d’umore, e la sera arrendersi, rendendosi conto di aver trasformato il proprio face book in un puttanaio, che Enkel ci rideva sopra, come forse avrà riso sopra a quel mio video dedicato a Katia, kuq e zi… recuperare la foto di quella sorgente d’acqua fresca, là in Albania, syr i kalter, blue eyes, che mi ricordava ancora quel viaggio, nell’anno di Xhuliana, nell’anno di Alina… arrendersi verso sera e lasciarsi andare a tre o quattro bicchieri di vino rosso, cercando di recuperare la sanità mentale, i miei pensieri che vagavano, e che finivano in Polinesia, dove non si sa niente di Bibbia, Corano, Europa, Shoah, Israele, i soldi, la carriera, il successo, la vita all’occidentale, cambiare punto di vista, cambiare centro del mondo, cambiare luoghi e spazi, dove ci si sente veramente se stessi, spogliati di ogni sovrastruttura e di ogni mondo culturale che ti rinchiude in Occidente, tra la sua storia, le sue tragedie, i suoi difetti, che forse aveva un minimo di ragione quel guru che leggevo nel libro di De Carlo, quando criticava il mondo occidentale, senza però farmi imbambolare dalla retorica dei santoni induisti, bastava in fondo cambiare prospettiva, cambiare centro, e rimaneva solo la vita nuda, senza astruserie, come in una notte con una ragazza che ami… una ragazza, quella che mi fa impazzire, ma che allo stesso tempo mi riporta con i piedi per terra, senza che io mi perda più autisticamente in libri da leggere per forza, psicologismi della mia vita, lingue da studiare come un precetto religioso malato, una ragazza da amare, come Valentina Tr. che incontravo ieri sera per caso, mentre andavo a comprare le sigarette al bar, lei, lì, forse non ancora laureata a distanza di anni, senza salutarmi, come se avesse visto un mostro, io che le passavo di fianco, ma per educazione la salutavo lo stesso “Ciao, Valentina…”, un saluto sincero di risposta il suo, senza star lì a parlarci troppo, cosa ci sarebbe da dire, che vita fai, che vita non fai, stai uscendo con le amiche o con il ragazzo, i tuoi sono ancora comunisti o sono passati ai cinque stelle, lo sai, sono disoccupato adesso, come sempre, mi sono laureato, non sono così scemo di certe voci che girano, nonostante sai, il Beccaria, l’ospedale psichiatrico, le puttane, ho amato anch’io e sono impazzito, sono umano anch’io, ho i miei problemi, ho i miei difetti e le mie qualità, ma con certe ragazze simili discorsi non possono funzionare, lei non mi interessa, forse troppo italiana, troppo comandono, e in questo periodo non anelo più a chissà quali storie d’amore e neanche a chissà quali storie di sesso, le passavo di fianco e tiravo dritto, verso il bar… incontravo un gruppo di ragazzini, che mi chiedevano una sigaretta, en passant, “Non ce le ho, le sto andando a comprare…”, l’ultimo tiro di una sigaretta, di troppo, come sempre… e rimane questa mattinata dove mi svegliavo su di giri, tipico effetto collaterale dell’alcol, dopo che prima ti dà la botta di relax, come ieri notte, la visione del mondo al di là dei soliti schemi, della solita prospettiva, svegliarsi su di giri e per una volta lasciare perdere il caffè la mattina, lasciare perdere i sensi di colpa da “uomo peccaminoso che beve alcol”, al di là dei divieti perentori di certa gente, che forse si annidia troppo tra i miei pensieri, mi fa il terzo grado, e sono anche stufo di tenere tutta la concentrazione su di me, di dover fare la relazione di me stesso e della mia vita una volta alla settimana, con questi pensieri insidiosi, che non mi lasciano libero, che non so neanche se venerdì andrò ancora a trovare Maria Teresa, mentre è un bene che il dottore per un po’ non ci sia… il vino rosso, che morirò se ne berrò ancora un po’, morirò comunque, in ogni caso, ma almeno questa bevuta mi fa ricordare del rischio che ho preso, consapevolmente, di bere, con tutti i miei valori del sangue sballati, che devo sempre stare a dieta, e fa niente, morirò, è già una sicurezza, la fine di questa vita che a volte non sopporto più con questi sbalzi d’umore e i loro pensieri a volte deliranti connessi, che a volte davvero vorrei farla finita, non dedicarmi più a niente, non pensare più, lasciar perdere ogni cosa, ma per fortuna ieri notte nella bevuta di vino rosso riuscivo ad uscire dagli schemi, a cambiare prospettiva, a guardare alla mia vita, al mio mondo, ai miei pensieri, dall’alto, come un’aquila, come se fossi stato cacciato in Polinesia, tra le popolazioni primitive, e tanti di quei miei problemi e menate tutte occidentali poco alla volta sfumavano via, cambiando prospettiva… che non so neanche a questo punto se mi conviene leggere quel libro israeliano, quei romanzi giapponesi, quel romanzetto italiano preso, che non so neanche più chi me lo fa fare di studiare le lingue, chi me lo fa fare di spremermi le meningi, così come di cercare di studiare la psicologia solo per cadere in psicologismi deliranti, e anche della conversazione con la divinità non so più che farmene, dato che era solo un modo per rimettere a posto l’umore, questo umore che mi sballa sempre, tra alti e bassi, che non ce la faccio davvero più a volte… perdo anche la fiducia e la speranza di trovare altri lavori, di trovare altre amicizie e compagnie, finché sto così male e sono sempre al limite dell’esaltazione folle e dell’abbattimento generale che si chiuderebbe in un monastero, e spero solo a questo punto di un giorno dove potrò vivere tranquillamente i miei vissuti interiori, cercando di lasciar perdere certi pensieri ossessivi, che ritornano sempre, che non so come gestire, perché sono davvero stufo di questi sbalzi d’umore… e cerco di vivere la vita come un trentenne, a questo punto, fuori e dentro di me, “Ho trent’anni”, mi dicevo ieri mentre mi lasciavo andare all’alcol, è possibile che ogni tanto i pensieri e il vissuto tornino ad essere infantili, invasati, fuori di testa? Ho trent’anni e a volte mi sembra di averne quattro, o forse di non averne proprio, perché la follia non ha età, l’esaltazione e l’abbattimento, e mai una via di mezzo, le stranezze, le fisse, le ossessioni che ritornano, l’umore che non si controlla mai, e io qui, sempre a subire questi sbalzi, che a volte proprio non ce la faccio più, non ce la faccio più, e mi sembra di arrendermi a questa mia vita da malato, senza desiderare più niente dalla vita, una vita che a questo punto vedo solo in perdita, senza possibilità di ristabilirla, di rendere le cose migliori, si perde quasi la speranza, mentre sono stufo di questi sbalzi d’umore…

Nella follia dell’amore erotica che ritorna una volta per tutte…

Il ritorno dell’aquila, simbolo mistico che celava il ricordo primo d’amore, di Katia, i suoi occhi azzurri su quella targa finta europea albanese, l’azzurro e il bianco, come i suoi occhi, come la tesi sulla Russia, come la bandiera israeliana, la venuta del messia che è solo follia e demone d’amore impazzito, senza amore, senza follia e invasamento erotico è impossibile vivere, diventa la morte, la fine del desiderio, la non-vita, che ogni cosa si colora di nero, come un’eterna Shoah, come un fracasso di musica elettronica e satanica, pesante, deprimente, tra psicologismi che non portano da nessuna parte, l’amore non si può comprendere, impossibile comprendere, né con la ragione né con la psicologia, forse neanche con la fede, con la mistica, va oltre ogni spiritualismo, come dimenticare il primo amore, le prime arti erotiche, con la ragazza più bella mai vista, premio di invenzioni e follie politiche, religiose, artistiche, premio e ispirazione dell’amore, creazione artistica e desiderio erotico, atti di voluttà, di passione, prima e dopo, l’amore, l’innamoramento, la passione, morte e resurrezione dell’amore, l’archetipo e l’ideale di pura bellezza, Katia, se ti dimentico, Katia, possa paralizzarsi la mia lingua… in nome di lei, che ogni volta ritorna, lei come puro spirito di bellezza, dea afrodite dell’anima che va girare tutto il mondo e tutto l’universo, che quasi ogni altra divinità le sembra soggiogata, impotente senza di lei, desiderio erotico e attesa di bellezza e passione, le dolci parole semplici di una ragazza, senza intellettualismi e psicologismi, astruserie e sofisticatezze, senza quella noia tipica e antipatica di certe ragazze troppo attratte dal potere della donna, dal femminismo, senza attrattiva sessuale ed erotica, che oltre a non ispirare amore e voluttà, ispirano anche noia e menate, come quella che dovrebbe seguirmi e sa solo castrarmi, peggior specie mai vista di femminilità che ha perso ogni femminilità di che donna è mobile qual piuma al vento, muta d’accento e di pensiero, si perde così la femminilità in troppe ragazze che non ti sanno ispirare, troppo attaccate al potere, alla loro ideologia, alla voglia di comandare l’uomo, si disperde invece nella notte il desiderio erotico con ragazze come sirene che sanno ridere e sorridere e dare ancora semplice e incontestato amore, senza freni e rimorsi, senza remore, nella loro voluttà ed arte erotica, ragazze come tante, senza volgarità delle parole e dell’anima, con l’amore e il sesso che sono le cose più naturali di questo mondo, vero e libero e anarchico amore che altrove non si può trovare per chi come me ha un animo d’artista, am o fire de artist, che la vita diventa come una zingara che vagabonda e viaggia nei pensieri tra la musica che sa d’oriente e di tsiganità, là dove non ci sono regole, che a morte i romeni e a morte gli albanesi è come dire morte alla vitalità, all’anarchia dei sensi, alla vita, che si riprende solo nella notte con ragazze di là e quei papponi che sanno ancora offrirti la vita che altrove non puoi trovare nella sua monotonia, nelle sue regole, nei suoi conformismi sociali, in quel mondo tutto e troppo italiano conformizzante che ti rinchiude, opprime e sopprime senza darti un orientamento che non sia aria di morte e noia, senza vita, solo la notte può ribellarsi a questa vita senza trasgressione, solo una vita che non sappia d’arte può star lì a urlare la politica della nostra patria delle nostre tradizioni di noi prima degli altri a morte la diversità che invece è solo fonte di ispirazione e vitalità che senza di lei l’anima e il corpo si sarebbe già suicidati censurati repressi e castrati mentre tutto risorge in quell’aquila che si libra nel cielo, kuq e zi, rosso e nero, rosso e bianco, bianco e azzurro, nel cielo, nel mare, nell’etere degli occhi di lei che non c’è più ma il cui spirito c’è ancora la vitalità di Katia che rinasceva in Xhuliana, l’amore e la voluttà e l’erotismo e le nottate ‘e luna senza fine, notte rubate alla luna e alla musica d’amore napoletane, sospiri senza fine, parole semplici buttate lì, come chi incespica sulla lingua che tanto sa che parlare perfetto non serve a niente, accenti strani, d’altrove, suadenti e dolci come non mai che al ritorno del viaggio di là, in Albania, dopo la più dolce delle nottate di miele l’anima era stanca dopo un funerale che si era insidiato come la morte nell’anima per strisciare nella lingua russa opprimente senza quasi umorismi in quella nuova ondata che doveva essere Alina, amore erotico imbriacato di musica e vampiri, di lingue d’altrove, di comportamenti impossibili da decifrare, volubilità degli spiriti, maledizione e discesa dell’ispirazione tra Albania e Italia, tesi che ancora ricordo fatta del ricordo di Alina e della voluttà, la pazzia per il lavoro che non c’era, quella vita inquadrata, senza artisticità, am o fire de artist, che non posso stare nella vita inquadrata, tra regole, convenzioni sociali, noi e non loro, noi chi? Ma noi chi? Noi non esiste mi dico, è tutta finzione che ancora ci credete in quei programmi politici fatti di schifo e odio solo perché voi non sapete uscire dall’ovile della vostra marcita lingua madre, dalle vostre tradizioni che sanno di muffa come le case dei vostri avi, qui tutto si mischia, si perde, rinasce e rivive nel mix dei sensi e dell’anarchia dell’anima che non c’è ideologia che tenga neanche quella che dell’amore ne faceva un bypass ed elevava solo il sesso più brutale con una ragazza di là Leida dai capelli d’oro che voleva portarmi via il ricordo archetipo e primigenio di Katia pena farmi impazzire di sesso di discorsi impazziti e invasati demonio dell’anima che ritornavo a rivivere la Shoah in me del disamore della storia del mondo della guerra mondiale Amalia la russa nobile Giulia l’ebrea l’imperatore del Giappone e la bomba atomica e i nobili giapponesi di Yukio Mishima e gli ebrei e i comunisti e Israele e le religioni che circoncidono la vitalità e castrano la vita e la morte nell’anima che si rende impotente che ora richiama lo spirito della vita al ricordo di lei di Katia in quell’aquila che è simbolo d’erotismo e che rinasce come l’amore per la ragazzina di nome Isabella come una dèa di cartoni animati bruciati nel rogo dei fumetti l’età adulta maledetta che voleva arrivare come un punto fermo senza più differenza come la morte senza vita l’età adulta che si pensava arrivata con la sua noia le sue regole i suo conformismi, am o fire de artist, non potete inquadrarmi educatoro psichiatri psicologi professori mi libero nella mia immaginazione senza fine ispirazione infinita che nasce da Katia si libera la penna della scrittura come inchiostro dell’anima come l’aquila rossa e nera che richiama musica anarchica e impazzita d’erotismo e d’amore al diavolo gli psicologismi gli intellettualismi gli escatologismi i razionalismi che non potranno mai comprendere la follia vivente e vitale del primo amore che mi era stato portato via dal disamore onnicomprensivo di Leida che ora rivedo nella fase esaltata di quando ancora l’amavo e la desideravo come se ora fosse già andata via mentre lei è ancora là ma per me è come se non ci fosse più in quest’attesa dell’erotismo che ritorni con la sua energia nella visione di Isabella che richiamava Katia ancora una volta che infinita musica ora mi avvolgerà di nuovo e mi farà impazzire di nuovo nella follia dell’amore erotica che ritorna una volta per tutte…